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«Furfante! - gridò il demonio al Curato d’Ars - Mi hai già rubato ottantamila anime quest’anno! Se ci fossero quattro sacerdoti come te, sarebbe presto finito il mio regno nel mondo... »

UNA BREVE MEDITAZIONE SULL'UMILTA'

«Furfante! - gridò il demonio al santo Curato d’Ars, sbattendolo di peso contro la parete della stanza - Mi hai già rubato ottantamila anime quest’anno; se ci fossero quattro sacerdoti come te, sarebbe presto finito il mio regno nel mondo... ». Il Curato d’Ars era il sacerdote forse meno dotato è più sprovveduto della Francia! Ammesso al Sacerdozio per una grazia speciale della Madonna (perché sapeva recitare bene il Rosario), si mantenne sempre nella sua umiltà, consapevole di essere un inetto su tutta la linea. Pensò soprattutto a pregare e a fare penitenza con tutte le forze. Il resto lo fece Dio. E furono cose strabilianti che mortificarono l’Inferno intero, impotente di fronte a questo Sacerdote umilissimo. È la verità della parola di Dio: «Chi si esalta sarà umiliato; chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). E ancora: «Dio resiste ai superbi, dà invece la grazia agli umili» (1 Pt 5,5). Se ora pensiamo alla grandezza eccelsa della Madonna, possiamo comprendere quale immensità di umiltà ci dovette essere in Lei «esaltata sopra i cori degli Angeli».

’umiltà della Madonna ha il suo biglietto di presentazione nelle prime pagine del Vangelo: «ecco l’ancella del Signore» (Lc 1,38); si manifesta nella visitazione a santa Elisabetta, che giustamente le grida: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43); brilla nella nascita di Gesù, che avviene in una povera grotta, perché «non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 2,7); si ammanta di fitto silenzio e nascondimento nei trent’anni di Nazaret; arde di obbrobrio e di ignominia sul Calvario, dove la Madonna è presente quale madre del condannato, Corredentrice accanto al Redentore. L’umiltà della Madonna è né più né meno proporzionata alla sua eccelsa Regalità. Suprema l’esaltazione perché fu estrema l’umiliazione. A questa scuola dobbiamo venire per imparare l’umiltà.

La voglia di apparire

Chi più della Madonna avrebbe avuto motivo di apparire? E invece, come Ella è misteriosamente silenziosa e nascosta in tutto il Vangelo! Noi, al contrario, gonfi di stoltezza e ricchi di miserie, quale voglia di apparire ci brucia! Vedere sacrificati, vedere umiliati o non valutati i nostri talenti, l’essere messi da parte, il non potere affermarci..., che tortura e quanti risentimenti!

Ma per diventare umili, dobbiamo rintuzzar senza pietà i segreti impulsi e le velenose compiacenze dell’orgoglio. Cosi facevano i santi. Chi non ricorda sant’Antonio di Padova, mandato a fare il cuoco in uno sperduto conventino degli Appennini? Vi andò umile e mansueto come sempre. Eppure aveva una sapienza prodigiosa e diventerà Dottore della Chiesa. Quando san Vincenzo de’ Paoli si sentiva lodare, diventava loquace sui propri difetti e sulle sue umili origini. Diceva di essere figlio di un povero contadino, ignorante e incapace. Se capitava qualche disordine, attribuiva sempre la colpa a sé. Lo stesso, san Pio X, quando veniva lodato per i suoi ispirati discorsi, volgeva tutto a scherzo rispondendo: «Sciocchezze, sciocchezze!... Roba copiata, non vale la pena!... ». Se operava qualche miracolo con le sue mani, imponeva il silenzio, dicendo: «È il potere delle Somme Chiavi: io non c’entro. È la benedizione del Papa. È la fede di chi domanda la grazia... ». Anche santa Gemma Galgani una volta seppe industriarsi a trovare il modo di umiliarsi e di essere umiliata. Avendo saputo che era arrivato un dotto prelato per interrogarla sui fenomeni straordinari che le avvenivano, ella si prese sulle ginocchia il gattino che girava per la casa e si mise a giocherellare con lui senza dare nessuna importanza alle domande del prelato.

Questi, dopo un poco, andò subito via, ben convinto che quella povera ragazza fosse solo una demente. È lo stile dei santi: annullarsi, per fare splendere intatta la grandezza di Dio che opera. «Ha eletto ciò che è nulla, per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1 Cor 1,28-9).

Una cosa io non so fare...

L’umiltà schiaccia il demonio. L’umilissima Vergine Maria «schiaccia la testa» al serpente infernale. Colui che voleva essere «simile all’Altissimo» (Is 14,14) ha la testa sotto i piedi di Colei che vuole essere soltanto «l’ancella del Signore» (Lc 1,38). E chiunque è umile partecipa del potere dell’ Immacolata di colpire il demonio alla testa. San Macario è stato uno dei grandi Padri del deserto. Dovette molto lottare contro il demonio. E un giorno se lo vide venire contro con una forca di fuoco in mano. San Macario immediatamente si umiliò dinanzi al Signore, e al demonio cadde di mano la forca. Satana allora esclamò con ira e odio: «Senti, Macario, tu hai delle buone qualità ma io ne ho più di te... Tu mangi poco, io per niente. Tu dormi poco, io non dormo mai. Tu fai miracoli, io pure faccio prodigi. Una sola cosa tu sai fare, che io non so fare; tu sai umiliarti!». Per questo l’umiltà è una forza micidiale contro satana! Per questo san Francesco d’Assisi occupa in cielo il seggio di Lucifero, secondo la visione di frate Leone. Infatti, a chi gli chiese che cosa pensasse di sé, san Francesco rispose di sentirsi come l’essere più abominevole della terra, un verme spregevole; e aggiunge che le grazie donate a lui da Dio in chiunque altro avrebbero tanto più fruttificato.

Questa è l’essenza dell’umiltà; riconoscere che di esclusivamente nostro abbiamo solo il peccato. Tutto il resto, tutto ciò che è buono è da Dio (1 Cor 4,7), e ogni minima cosa buona che riusciamo a fare per la vita eterna ci è possibile solo per sua grazia (1 Cor 12,3; 2 Cor 3,5). Disse una volta il beato Pio da Pietrelcina: «Se Dio ci togliesse tutto quello che ci ha dato, noi rimarremmo con i nostri stracci».

L’umiltà è sapienza

Sant’Ambrogio dice che l’umiltà è il «trono della sapienza». Ebbene, alla Madonna dobbiamo chiedere con insistenza questa sapienza. E voglia Ella che noi l’abbiamo, perché «le altre virtù - dice sant’Agostino - picchiano alla porta del cuore di Dio, l’umiltà invece lo apre». Ricordiamo e ispiriamoci ai tre episodi evangelici più espressivi riguardo all’umiltà. Dopo la pesca miracolosa, san Pietro è sconvolto dal prodigio operato da Gesù e non può trattenersi dal prostrarsi e dirgli: «Allontanati da me, Signore, perché io sono uomo peccatore» (Lc 5,8). E Gesù per ricambio: «Tu sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10). Un povero pubblicano sta in fondo al Tempio, e non osa neppure alzare gli occhi, ma geme umilmente: «Dio, abbi pietà di me peccatore». Gesù ci assicura che è uscito dal Tempio perdonato e purificato, a differenza del fariseo stolto orgoglioso (L 18,9-14).

Sul Calvario, il buon ladrone si affida umilmente all’Innocente: «Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno», e viene investito potentemente da una grazia che lo dispone in brevissimo tempo a poter entrare nel Regno dei cieli (Lc 23,43). Siamo quasi tentati di dire che anche Gesù è debole di fronte all’umiltà. Essa è davvero una chiave che apre il Cuore di Dio! L’umilissima Vergine Maria voglia donarci questa «chiave» del Cuore di Dio.

Padre Stefano Maria Manelli, Fondatore dei Francescani dell'Immacolata


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