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Ricordi e testimonianze su San Massimiliano Kolbe (Padre Miecislao M. Mirochna, milite dell'Immacolata)


Padre Miecislao M. Mirochna fu uno dei primi compagni di san Massimiliano M. Kolbe nella missione giapponese. Appassionato lettore del “Cavaliere dell’Immacolata”, fin da bambino coltivò l’ardente desiderio di conoscere e seguire padre Massimiliano e il suo ideale di conquista delle anime all’Immacolata. Divenuto frate conventuale, l’incontro con san Massimiliano determinò il suo futuro quando, grazie a un capitolo provinciale che portò il Santo nel suo convento di Leopoli, poté finalmente esporgli in un colloquio personale “l’attrazione fortissima che provava per la sua attività in Giappone”. Il Santo, dopo aver ringraziato l’Immacolata, promise al giovane confratello che ne avrebbe parlato al Provinciale, il quale – diverso tempo dopo – dispose la partenza di fra’ Miecislao con padre Massimiliano per Niepokalanów e da qui in Giappone, il tutto in gran segreto.

I ricordi di quel viaggio e dell’arrivo alla Città mariana sono stati fissati dal giovane in un articolo per il “Cavaliere dell’Immacolata” giapponese, quando anni più tardi ne divenne direttore. Li offriamo inediti ai lettori italiani nella traduzione di Maciej Krzysztof Wojtal.


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RICORDI VARI SU SAN MASSIMILIANO KOLBE

«Concedimi di lodarti, o Vergine Santissima!». Il giorno 14 agosto cade il 25° anniversario da quando il fondatore della Milizia dell’Immacolata finì il suo glorioso pellegrinaggio terreno e fu condotto al Cielo dall’Immacolata Madre di Dio.

Ho vissuto insieme con il servo di Dio Padre Massimiliano M. Kolbe sei anni, e così ho ricevuto da lui il benedetto dono della formazione e della direzione spirituale: per questa grandissima grazia voglio esprimere a Dio la mia più cordiale gratitudine. Perciò, tanto quanto mi assisterà la memoria, voglio descrivere in modo preciso [...] quello che vedevo con i miei occhi e udivo con i miei orecchi, quello che sentivo nel mio cuore e che oggi rivivo in maniera particolarissima. Umilmente e ardentemente prego nel mio cuore che questo mio desiderio, che mi spinge a scrivere, diventi la mia gioia particolare ricevuta da Dio e per la gloria di Dio.

Arriviamo dunque subito alla conclusione di ciò di cui vorrei scrivere. E cioè che tutta la vita di Padre Massimiliano M. Kolbe fu un perfetto e veramente eccezionale atto di amore verso l’Immacolata Madre di Dio. Ho letto e udito diverse cose sui Santi che hanno onorato particolarmente la Madre di Dio e l’hanno amata, ma posso dire di non aver mai sentito che qualcuno di loro abbia amato e onorato la Madre di Dio più di Padre Massimiliano M. Kolbe. Confermo ciò con le parole stesse di Padre Massimiliano: «Noi, cavalieri dell’Immacolata, mirando al più perfetto e più eccezionale amore, con quest’amore vogliamo amare l’Immacolata Madre di Dio. Se qualcuno in futuro insegnasse un amore ancora più perfetto verso la Madre di Dio, allora noi, cavalieri dell’Immacolata, dovremo realizzarlo per primi».

Dunque prego con il cuore prostrato davanti all’Immacolata Madre di Dio che Lei stessa diriga la mia mente, il cuore e la mano, e mi conceda di scrivere le memorie su colui che fu il mio più grande benefattore: Padre Massimiliano M. Kolbe.

Tutto è cominciato più di 40 anni fa. Mi ricordo che quando mio fratello maggiore Giuliano, che era Sacerdote nell’Ordine dei Padri Francescani Conventuali, venne nella casa paterna, gli posi una domanda: «Nel vostro Ordine di Francescani ci sono santi?». La risposta di mio fratello fu: «Sì, ci sono. Una moltitudine. Anche adesso nella nostra patria vive un santo». A questo punto mio fratello maggiore mi diede il nome di Padre Massimiliano M. Kolbe. Aggiunse che egli era un Sacerdote, aveva fondato la Milizia dell’Immacolata e curava l’edizione del Rycerz Niepokalanej (Il Cavaliere dell’Immacolata), un periodico letto molto volentieri nell’intera nostra Patria.

Quando udii da mio fratello maggiore queste parole, allora cominciai a leggere con grande rispetto il periodico Rycerz Niepokalanej, che arrivava nelle nostre case. Sempre leggevo per primi gli articoli scritti da Padre Massimiliano. Volevo ardentemente incontrare il Santo vivente, questo era il desiderio del mio cuore. Un giorno, tormentato da questo particolare desiderio, siccome non potevo incontrare Padre Massimiliano, gli scrissi una lettera. Lo feci velocemente, non riesco a ricordarmi che cosa scrissi. Di sicuro volevo confidare qualche cosa della mia anima. La risposta aspettata arrivò. Pieno di gioia, con orgoglio raccontavo a tutti che avevo ricevuto la lettera da un Sacerdote che aveva fama di santità. Purtroppo la lettera l’ho persa, ma nel mio cuore è rimasto profondamente impresso ciò che vi era scritto: che bisogna abbandonare tutto all’Immacolata Madre di Dio e che bisogna pregare molto la Madre di Dio.

Attraverso il Rycerz Niepokalanej, che arrivava ogni mese a casa mia, cresceva il mio amore da bambino verso la Madonna. Alla fine venne per me un tempo molto importante. Grazie alla guida di Maria, Madre di Dio, il desiderio di sposarmi, nascosto nel mio cuore dagli anni della fanciullezza, gradualmente scompariva. Germogliava nel mio cuore invece, sempre più forte, il desiderio di entrare nello stato clericale.

«Antek! (1) Non diventerai tu un prete?». Questa domanda, rivoltami da una signora, rimbombò fortemente nel mio cuore. Di sicuro avrà pensato che fossi adatto al Sacerdozio, vedendo come spesso pregavo davanti all’altare della Madonna.

Dopo un breve periodo di esperienza in diversi luoghi, tra i quali anche da tre sacerdoti diocesani, ricevetti dai genitori il permesso di diventare sacerdote. Fu risolta anche la questione se dovessi diventare un prete diocesano o religioso. I parenti dicevano: «Il fratello è un Sacerdote religioso, sarà meglio se il fratello minore diventerà un prete diocesano». Gli amici, i sacerdoti e perfino il Vescovo mi consigliavano di farmi Sacerdote diocesano. Mi impegnai seriamente nello studio, pregando particolarmente la Madonna affinché mi venisse mostrata la Volontà di Dio su questa questione. Agli inizi delle vacanze estive nel Rycerz Niepokalanej fu pubblicato un articolo sul reclutamento al Seminario Minore dei Padri Francescani a Leopoli. Riguardava la scuola media e superiore. Anche ora mi ricordo espressamente che mentre leggevo quell’annuncio il mio cuore batteva fortemente. Questo era il luogo dove dovevo andare. E davvero ci andai! Mio fratello maggiore avrebbe fatto certamente da mediatore in questa causa. E così fu, come avevo pensato. Quando presentai a mio fratello il mio desiderio, lui, senza tardare, scrisse al proprio Provinciale, il quale mi avrebbe permesso di entrare senza condizioni.

In questa maniera il giornale del servo di Dio Padre Massimiliano mi ha aiutato nel discernimento della mia vocazione.

* * *

«E tu dove vai?», chiese energicamente il chierico fra’ Emmanuel Muzyka, mio compagno di stanza. «Vado ad accompagnare alla stazione padre Massimiliano». Quando dissi ciò, balzò dalla sorpresa. «Aspetta, aspetta, anch’io vengo con te alla stazione!». Dicendo questo, prese il cappello e il mantello e mi corse dietro. Ahi... Cosa fare? Tribolando, entrai con lui nella stanza di padre Massimiliano.
«Io e fra’ Miecislao veniamo ad accompagnarla». Quando fra’ Emmanuel disse così a padre Massimiliano, questi, sorridendo, rispose molto seriamente e con insistenza: «Grazie, grazie, ma non c’è il permesso per farmi accompagnare da due frati. Se verranno con me in due si creeranno difficoltà e di sicuro non farà piacere al Padre Provinciale». Fra’ Emmanuel intuendo in queste parole la decisa volontà di padre Massimiliano, sorpreso e insoddisfatto tornò alla propria stanza. E io potei sperimentare che quel Santo aveva non solo la virtù dell’umiltà e della devozione, ma che era anche uomo di grande sapienza e splendida intelligenza. In quel momento pensai alle parole di Gesù: «Siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16).

Padre Massimiliano desiderava portarmi a Niepokalanów, e poi in Giappone. Però non mi diceva ancora tutta la verità ma, prudentemente, solo una parte di essa. Facendo così non mentiva, ma compiva unicamente la volontà del Padre Provinciale.

Un viaggio indimenticabile

«Dai, affrettati, veloce, partiamo!». Dopo queste parole, senza farci vedere da nessuno lasciammo il convento principale di Leopoli. Arrivammo alla stazione dei treni, e lì ci trovammo in un’altra situazione insolita. Padre Massimiliano si rivolse verso di me con queste parole: «Dato che dopo la fine del capitolo provinciale tanti sacerdoti conosciuti entreranno nel treno con il quale vogliamo viaggiare, ho ricevuto dal Padre Provinciale il comando di entrarvi prima di tutti gli altri». Comprammo, dunque, i biglietti e salimmo sul treno.

In treno padre Massimiliano mi disse un’altra cosa sorprendente: «Il Padre Provinciale mi ha ordinato di dirti che dopo essere entrato in treno non puoi uscire dallo scompartimento e nemmeno affacciarti dal finestrino». “Perché devo rimanere sul treno come un prigioniero?”, mi sembrava tutto così strano, ma pensavo: “Ora sto viaggiando con un santo”. Ero molto felice per questo privilegio e non potevo concedermi interrogativi curiosi sulla causa della necessità di un viaggio così riservato. L’ho capito solo più tardi.

In treno recitammo il Rosario e altre preghiere, ogni tanto rinnovavamo il desiderio di ricevere la Santissima Comunione, parlavamo della santità dell’Immacolata, del Giappone e di altre cose importanti; guardando poi i paesaggi all’intorno, lodavamo la bellezza e la grandezza di Dio. Quando il treno si fermava nelle stazioni principali, padre Massimiliano scendeva dal vagone e salutava i sacerdoti che uscivano. Dopo qualche ora di viaggio mi disse: «Ora che tutti i sacerdoti sono usciti, ti prego di sentirti libero».

Un santo passatempo di padre Massimiliano

Mentre passavo così piacevolmente il tempo con il Padre, il nostro viaggio terminò. Quel viaggio impresse due cose straordinarie nel mio cuore. La prima è un passatempo particolare di padre Massimiliano: aveva un amore speciale per santa Teresa del Bambin Gesù e nella borsa teneva sempre la sua autobiografia; durante il viaggio con gioia prese dalla sua vecchia borsa questa autobiografia e tenendola nella mano mi disse: «Ora aprila, perché la leggiamo. Dammi un numero pari o dispari». Poi mi disse di aprire il libro e il numero pari o dispari decideva se avessimo dovuto leggere un frammento dalla pagina di sinistra o di destra. Poi aggiunse: «Tu stesso hai indicato il punto da leggere». La citazione indicata in quel punto diventava il nostro cibo spirituale.

La seconda cosa fu l’esame di lingua latina. «Se vieni con me in Giappone, dovrai studiare la filosofia, e siccome i manuali e le lezioni sono in lingua latina, vorrei esaminare la tua conoscenza di questa lingua». Dicendolo, padre Massimiliano prese dalla sua vecchia rovinata borsa le Costituzioni del nostro Ordine scritte in latino. Aprendole a caso, mi domandava di tradurle dal latino al polacco. «Ciò è sufficiente per lo studio della filosofia», con tali parole mi tranquillizzò.

Arrivammo così infine alla stazione di Niepokalanów. Qui ci aspettavano padre Alfonso Kolbe, fratello minore di padre Massimiliano, e due o tre frati. Padre Alfonso, guardandomi, espresse un certo malcontento. Camminando lungo la strada disse a padre Massimiliano: «Secondo il telegramma dovevano arrivare tre persone. Perciò pensavamo che avessi ricevuto per Niepokalanów tre sacerdoti e vi aspettavamo contentissimi». Invece anziché tre sacerdoti c’era solo un giovane chierico. Vedendo la mia magra e debole persona, nulla di strano che non sia stato contentissimo del mio arrivo.

Finalmente nella “Città dell’Immacolata”

Venne la sera, quando arrivammo al celebre convento di Niepokalanów. Era già troppo buio e non potevo vedere l’aspetto esteriore del convento. Prima di tutto ci avvicinammo alla statua dell’Immacolata che stava davanti all’entrata e con una preghiera salutammo la Madre di Dio. Portavo nel cuore quella statua da parecchio tempo dato che era nella prima pagina di ogni numero del Cavaliere dell’Immacolata. Era stata posta e benedetta solennemente ancor prima della costruzione di Niepokalanów. Proprio davanti a questa statua san Massimiliano ogni tanto faceva una foto commemorativa con gli ospiti più illustri. Dopo aver salutato la Madre di Dio entrammo in una baracca nella quale c’era una cappella molto povera. Pregammo rendendo gloria al Signore Gesù nel Santissimo Sacramento. Conservo ancora nel mio cuore la figura di padre Massimiliano in quel momento mentre prega fervorosamente davanti al Santissimo Sacramento.

Dopo essere uscito dalla cappella, subito fui introdotto nella stanza di padre Massimiliano. La mia impressione fu veramente profonda, perché non avevo mai visto una stanza così povera. Le mura fatte di legno dipinto con il conservante, la scrivania, lo scaffale per i libri, il letto erano molto semplici e poveri. Il lavandino non c’era e il bacino, che serviva per lavarsi, stava per terra sotto il letto. Guardandolo chiesi: «Ma come si lava la faccia?». Ricevetti la risposta: «Ogni tanto seduto, ma di solito metto il bacino per terra e, inginocchiato, mi lavo». Pensai: «Un uomo così famoso, si lava inginocchiato per terra, con un atteggiamento così umile! Questa è la vita di un santo!».

Il giorno dopo, di mattina presto, partecipai alla Santa Messa insieme a un gran numero di religiosi. Mi ha commosso di cuore la devozione e il fervore di un centinaio di frati. Dopo la Santa Messa tutti andarono a colazione, ma io non andai. Padre Massimiliano mi aveva detto: «Se andiamo insieme in refettorio, se mangiamo colazione in comune, sarà dispensato il silenzio. Mangeremo parlando, e per questo si ritarderà l’inizio del lavoro. I frati devono andare a lavorare immediatamente, perché c’è tanto da fare per il “Cavaliere” e negli altri luoghi. Quando tutti usciranno dal refettorio, noi andremo a colazione. Il pranzo invece lo mangeremo tutti insieme in allegria».

Un saluto speciale

Non ricordo bene dove, se in treno o all’arrivo in convento, padre Massimiliano mi abbia insegnato il saluto speciale usato a Niepokalanów. Diceva: «Esso esprime la nostra totale consacrazione all’Immacolata, il nostro amore per Lei e che tutto quanto facciamo lo facciamo con Lei. Per ricevere tante grazie dalla Madonna, ci salutiamo usando il suo nome. Entrando o uscendo dalla stanza, incontrandosi ci salutiamo dicendo “Maria”. Il frate che entra nella stanza dice per primo “Maria”, e qualcuno presente in essa risponde ugualmente “Maria”». Prima di allora non avevo mai sentito un saluto simile e nemmeno lo avevo mai usato. Quando arrivai al convento di Niepokalanów, anch’io cominciai a usare il nome di Maria, da tutti così amato e lodato. Con una profonda commozione pensai: “Qua Maria è presente, la posso lodare invocando il suo nome!”.

In visita ai reparti col Padre

Dopo la colazione padre Massimiliano mi disse: «Ora potrai conoscere Niepokalanów», e di persona mi fece da guida. Dopo disse: «Ti faccio vedere anzitutto il luogo più famoso e più importante di Niepokalanów». “Il più famoso e più importante luogo di Niepokalanów? Quale potrà essere? La cappella e la statua della Madonna le ho già viste – pensai –. Forse sarà l’editrice del Cavaliere dell’Immacolata, che è famoso in tutta la Polonia? Può darsi che si tratti di una qualche straordinaria macchina tipografica? O forse si fa qualcosa in segreto?”. Pensando a ciò, seguii padre Massimiliano. Ero già un po’ familiare con l’ambiente ed entrai direttamente nella baracca dove, dopo aver passato un piccolo tratto di corridoio, padre Massimiliano aprì la porta di una delle stanze. Era la stanza destinata solo ai malati. C’erano alcuni letti sopra i quali riposavano i frati malati. «Questo è il più famoso e più importante luogo di Niepokalanów – mi disse –. Siccome questi frati ammalati offrono lietamente le loro malattie per amore del Signore Gesù, proprio grazie a questi sacrifici scende su tutta Niepokalanów la benedizione e la grazia di Dio e per questo le nostre attività si sviluppano così presto».

Vedere i malati e sentire le parole di padre Massimiliano a loro riguardo mi fece un’impressione tale che non la potei mai cancellare fino ad oggi. Prima di allora pensavo che un malato fosse un ingombro e una sfortuna per la famiglia, ma, secondo il pensiero del Santo, un malato è una benedizione. Sostenendo l’attività della comunità, il malato diventa una grande forza per essa. È proprio qui che sta tutto il segreto del meraviglioso sviluppo di Niepokalanów? Per il mio sentire e il mio ragionare questa fu una scossa profonda. Da quel momento il mio pensiero e il mio cuore in rapporto alla sofferenza sono radicalmente cambiati.

Arrivata l’ora del pranzo per la prima volta nella mia vita sedetti a tavola con una così grande moltitudine di religiosi. Piano piano potei cominciare con loro un colloquio. In refettorio di nuovo ricevetti bellissime impressioni. Pensavo se avessi potuto trovare in questo mondo un altro luogo dove poter vedere un simile miracolo. Sapevo bene che tutti gli altri Ordini a causa delle scarse vocazioni di fratelli religiosi hanno seri problemi. Le vocazioni sacerdotali sono tantissime dappertutto, ma trovare una vocazione non sacerdotale, come semplice religioso, per ogni Ordine è molto difficile. Il padre Massimiliano al riguardo fece un vero miracolo. L’ampio refettorio del convento di Niepokalanów era pieno di giovani religiosi. Seri, profondamente umili d’aspetto, volti splendenti e sereni come il cielo di autunno (in Giappone il cielo di autunno è molto sereno e limpido), incendiati da colloqui pieni di fede! Padre Massimiliano e i suoi compagni da quel momento hanno totalmente conquistato il mio cuore. Dal profondo di esso gridai: “Sì, qua c’è la mia famiglia, questo è il posto per tutta la mia vita!”.

Dopo aver finito il pranzo e dopo il riposo, padre Massimiliano continuò a guidarmi per tutta Niepokalanów. Mi fece vedere l’editrice del Cavaliere dell’Immacolata, l’ufficio, la stanza delle spedizioni con altri luoghi di lavoro, e anche il Piccolo Seminario Missionario. Tutti gli edifici erano semplici e povere baracche. In ogni stanza c’era un ornamento: un quadro del Sacratissimo Cuore di Gesù e, sotto di esso, la figura dell’Immacolata. In ogni posto di lavoro i religiosi lavoravano fervorosamente e in silenzio, ma quel che si poteva percepire dai loro volti lieti era l’amore filiale per l’Immacolata, la povertà, la semplicità, il lavoro ardente.
Questa era l’atmosfera di tutta Niepokalanów!

Note

(1) Questo era il nome di Padre Miecislao M. Mirochna da secolare.

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Tratto da: Padre Miecislao M. Mirochna, Scritti scelti, Edizioni Padri Francescani Niepokalanów, traduzione italiana a cura di: Maciej Krzysztof Wojtal.
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Molto. Bello
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Quanto ardore nel racconto.. E poi i frati che offrono le loro sofferenze lietamente per amor di Gesù! Dobbiamo bruciare di atti d'amore imitandoli.
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