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Vaticano, vescovi e cardinali disertano la presentazione del libro di papa Francesco “Dio è giovane”

Tra i pochi presenti all’evento organizzato a due passi dal colonnato di piazza San Pietro, c'era anche monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che si è soffermato anche sulle dimissioni di Viganò. E ha detto: "La riforma della Curia vaticana va avanti"

di Francesco Antonio Grana | 23 marzo 2018

Più informazioni su: Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco

In Vaticano il day after le dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò da prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede ha registrato strascichi importanti. Appena 25 persone hanno assistito alla presentazione del nuovo libro intervista di Papa Francesco, Dio è giovane, scritto a quattro mani conThomas Leoncini, pubblicato da Piemme in una coedizione con la Libreria Editrice Vaticana. All’evento organizzato a due passi dal colonnato di piazza San Pietro, all’Istituto Patristico Augustinianum, non ha preso parte nessun cardinale e nessun vescovo della Curia romana. A presentare il libro ai pochi presenti sono stati monsignor Nunzio Galantino, segretario generale dellaConferenza Episcopale Italiana, Nicoletta Tinti e Silvia Bertoluzza, ballerine, fondatrici della compagnia di danzaInOltre, e Giancarlo Penza, responsabile del Progetto viva gli anziani della Comunità di Sant’Egidio. Il giornalista Giovanni Floris ha moderato la presentazione.

Galantino si è soffermato anche sulle dimissioni di monsignorViganò, inevitabili dopo che l’ormai ex capo della comunicazione vaticana aveva taroccato, cambiandone di fatto il senso, la lettera che Benedetto XVI gli aveva scritto riservatamente in merito alla collana sulla teologia di Papa Francesco edita dalla Libreria Editrice Vaticana.“Se leggete con attenzione la lettera – ha affermato il numero due della Cei – non mi sembra che ci sia un cattivo uso del nome e di quello che ha scritto Papa Benedetto. Diciamo che si è voluto un po’ montare eccessivamente il caso”. Il presule si è detto sicuro che “la riforma della Curia vaticana va avanti, anzi, se si legge quello che Papa Francesco scrive nella lettera di risposta a monsignor Viganò indica dei settori molto precisi per fare questo”.

Nei due punti vendita della Libreria Editrice Vaticana, in piazza San Pietro e in piazza Pio XII, è ancora acquistabile il libretto sulla teologia di Francesco contestato da Benedetto XVI la cui pubblicazione di fatto ha portato alle dimissioni di monsignorViganò. Tutto come se nulla di talmente grave fosse successo da far cadere addirittura la testa del prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede. La critica di Ratzinger non è rivolta al contenuto del volume, che lo stesso Papa emerito ha dichiarato sia di non aver letto, sia di non avere tempo e forza per farlo, ma al suo autore.

Si tratta del professore Peter Hünermann che, come Benedetto XVI ha scritto a monsignor Viganò nella parte della lettera censurata e taroccata da quest’ultimo, durante il pontificato del Papa tedesco “si è messo in luce per aver capeggiato iniziative anti-papali. Egli – ha scritto Ratzinger – partecipò in misura rilevante al rilascio della ‘Kölner Erklärung’, che, in relazione all’enciclicaVeritatis splendor, attaccò in modo virulento l’autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la ‘Europäische Theolongesellschaft’, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un’organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito questo orientamento, rendendo quell’organizzazione un normale strumento di incontro fra teologi”. Da qui il più che comprensibile motivo del “diniego” del Papa emerito alla richiesta di Viganò di scrivere “una breve e densa pagina teologica” sui volumi della collana edita dalla Libreria Editrice Vaticana da pochi mesi guidata da fra Giulio Cesareo.

Nel libro intervista scritto con Leoncini, Bergoglio sottolinea che “c’è una malattia molto grave e della quale ho molta paura, e che è molto diffusa soprattutto in quest’epoca: l’incapacità di sentirsi in colpa. Temo quelli che ho chiamato ‘arrampicatori ambiziosi’ che, magari, dietro i loro diplomi internazionali e il loro linguaggio tecnico (tante volte ‘gassoso’) nascondono la loro precaria saggezzae soprattutto una quasi totale assenza di umanità. Non di rado molte persone, per paura del dolore e della fatica, del lavoro e delsacrificio, preferiscono credere a questi individui poco raccomandabili, anche se spesso raccomandati”.

Tra i dipendenti della Segreteria per la comunicazione c’è grande incertezza in attesa che Papa Francesco scelga il nuovo prefetto. Nomi e indiscrezioni si succedono fin dal momento in cuiBergoglio ha accettato le dimissioni di Viganò nel tentativo di bruciare i possibili candidati. Nell’attesa della scelta del nuovo prefetto, il Papa ha affidato la guida della Segreteria per la comunicazione al numero due di Viganò, monsignorLucio Adrián Ruiz. Dalla scelta che farà Francesco si comprenderà meglio quale potrà essere in futuro il contributo diViganò all’interno del dicastero visto che Bergoglio ha voluto che l’ex prefetto restasse nella Segreteria per la comunicazione con l’incarico creato ad hoc di assessore.

Twitter: @FrancescoGrana
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luca78
A me sa tanto di astuta mossa bergogliana
Sam Gamgee
Ben meritata figuraccia ed altro flop .Pero' Bergoglio sembra non imparare mai dalle dure lezioni che la realta' gli riserva .Per un altro esempio ,leggere il sostanzioso articolo di oggi 26 marzo su magister.blogautore.espresso.repubblica.it.
A antiprogressista piace questo.