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Domanda retorica: giocando con l’eresia, Bergoglio sta provocando uno scisma?


George Neumayr, redattore collaboratore di The American Spectator e del settimanale per Crisis Magazine “una voce per i fedeli cattolici laici”, nel 2013 fece una panoramica sulla figura e il temperamento di Bergoglio diventato Pontefice, con un titolo per altro assai originale: “Leggendo le foglie di tè papale“….. Esordiva portando avanti quale campanello d’allarme, il compiacimento da parte di Hans Kung per l’elezione di Bergoglio: “C’è speranza in quest’uomo“, esultò Kung, che predisse che papa Francesco si sarebbe conformato all’interpretazione progressista del Vaticano II e non avrebbe seguito la “linea dei due papi dalla Polonia e dalla Germania”…. Del resto, chiosa Neumayr “C’è una ragione per cui il blocco progressista del precedente conclave lo ha visto come un’alternativa desiderabile a Ratzinger…”

C’è anche chi ha tentato di “vedere” un Bergoglio dalla personalità carismatica che fu tipica a Giovanni Paolo II e c’è persino chi vi ha intravisto un velo dell’umiltà di Benedetto XVI (???), pur sforzandosi un poco tutti per cercare di adattarsi al nuovo Pontefice, sottolineava però Neumayr già nel 2013, subito emergevano in lui carenze teologiche con un disfacimento repentino della dottrina, arginata dai pontefici predecessori.

Se Benedetto XVI parlava di “riforma della riforma” per tentare di bloccare la deriva dello “spirito del concilio”, responsabile della grave apostasia in atto da ben cinquant’anni, a Bergoglio piace proprio quella riforma progressista-modernista. Egli vuole mettere la parola fine alle dispute sul Vaticano II applicando la teoria dell’aprire processi. I vescovi d’accordo con lui, liberali e modernisti, sono facilitati e incoraggiati, possono persino rivisitare le posizioni dottrinali, etiche e morali, imponendo il voto dell’obbedienza ed intervenendo con atti disciplinari contro chiunque non fosse con loro d’accordo. E, sottolineava Neumayr in quel 2013, come questi provvedimenti non sarebbero avvenuti a livello di insegnamento ufficiale ex-cathedra, quanto piuttosto attraverso “livelli oscuri di tono, enfasi e nomine“….

Senza dimenticare, oggi, il testo del professore Roberto de Mattei sull’intervista pubblicata da CorrispondenzaRomana di mons. Carlo Maria Viganò: “Oggi chi governa la Chiesa avanza a colpi di commissariamento degli istituti religiosi sgraditi e di dimissioni dallo stato clericale di chi potrebbe creare problemi con l’opinione pubblica. La riduzione allo stato laicale è concepita come un “licenziamento” dall’“azienda-Chiesa”, che può avvenire anche senza giusta causa…..”

E senza dimenticare dal Blog di Aldo Maria Valli – Lettera aperta a Papa Francesco: Santità, non guardi da un’altra parte, di Don Alfredo Maria Morselli…

Questa premessa è stata necessaria per poter leggere, ora, quanto segue, da una nostra traduzione.

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“Flirtando” con l’eresia, papa Francesco potrebbe provocare uno scisma

In quest’intervista l’importante scrittore tedesco Martin Mosebach, autore del celeberrimo libro L’eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico, spiega perché ha firmato la Lettera aperta ai Vescovi in cui si accusa papa Francesco di aver commesso il delitto di eresia.


di Maike Hickson (LifeSiteNews, 12-06-2019)

Il 30 aprile 2019, diciannove studiosi e sacerdoti hanno pubblicato una Lettera aperta ai Vescovi in cui si accusa papa Francesco di eresia e si chiede ai vescovi del mondo d’intraprendere una seria indagine su quest’accusa per il bene della Chiesa. Nelle settimane successive, più persone, tra cui più di 20 sacerdoti e alcuni teologi e avvocati canonici, hanno aggiunto le loro firme a questa lettera aperta in modo che il numero dei suoi firmatari sia ora 92.

Il 13 maggio, anche Martin Mosebach ha aggiunto la propria firma alla Lettera aperta. Mosebach è un famoso romanziere e saggista tedesco che ha ricevuto il più alto premio letterario nazionale in Germania, il Georg Büchner Prize, che viene assegnato dall’Accademia tedesca per la lingua e la letteratura.

Mosebach, nato nel 1951, è anche autore del libro L’eresia dell’informe. La liturgia romana e il suo nemico (Cantagalli, Siena, 2009), in cui sostiene la tradizionale messa latina. Negli Stati Uniti, Mosebach è noto per i suoi saggi pubblicati su First Things.

Parlando con LifeSiteNews, Mosebach spiega perché ha firmato la Lettera aperta ai Vescovi.

Quali sono le ragioni per cui ha firmato la Lettera aperta ai Vescovi, anche se c’erano già molti commenti che hanno definita questa lettera come “estrema”? Quale aspetto della lettera aperta l’ha maggiormente convinta?

In effetti, la Lettera aperta ai Vescovi è un’estrema testimonianza di un momento storico che non ha precedenti nella storia della Chiesa. Descrive la situazione che non era prevista e per la quale, quindi, mancano anche gli strumenti. È vero che si dovrebbe, in linea di principio, stare molto attenti prima di chiamare qualcuno eretico. La Chiesa cattolica è vecchia e giustamente rivendica l’universalità, e questo significa che in mezzo a lei ci sono stati movimenti molto diversi, in parte anche contraddittori. Ma il Magistero dei Papi prevalse sempre, dopo un periodo di discussione più o meno lungo, rivolgendosi alla Tradizione e poi prendendo una decisione nel suo spirito, ponendo così fine alla disputa. E ora, per la prima volta, abbiamo a che fare con un Papa che, lungi dal porre fine a una disputa teologica, addirittura la promuove e si sottrae al suo dovere di risolverla. I mezzi che usa mi sembrano particolarmente fatali: “flirta” con l’eresia; mostra, facendo l’occhiolino, alcune simpatie per questa, poi si esprime continuamente in modo così ambiguo che gli “eretici” possono quindi sentirsi rafforzati, mentre i “fedelissimi” papali sperano ancora di poter provare l’esistenza di una kernel ortodossa nelle sue dichiarazioni. Mi sembra che sia ora necessario aprire un ampio dibattito sulla questione di cosa sia cattolico e cosa non lo sia (nel suo magistero papale, ndt). Il risultato potrebbe essere drammatico – uno scisma – perché il partito progressista è molto forte, ma il piccolo partito tradizionalista non può più, secondo i suoi stessi principi, fare concessioni.

Di fronte al fatto che i vescovi molto probabilmente non avrebbero risposto a questa lettera aperta con un’indagine sulle possibili eresie del Papa, cosa si può ottenere con una lettera del genere?

Mi ha convinto che qui, finalmente, tutti i prelati della Chiesa vengano presi in considerazione. Partecipano al Magistero e quindi devono fare una dichiarazione quando si tratta dell’essenza della dottrina cristiana. Tutti devono presentare le loro domande al Papa – quando hanno dubbi sul fatto che lo abbiano capito correttamente – e non solo quei quattro coraggiosi cardinali con i loro dubia. Semplicemente non voglio credere che, in tutto l’Orbis Catholicus, solo quei quattro cardinali e i tre vescovi kazaki siano preoccupati del corso romano a zig-zag. Ricordiamoci che l’episcopato è il più alto ufficio che un cattolico può raggiungere, uno è vescovo per legge divina, chiamato da Gesù Cristo – che cosa si può ancora temere allora? Da quale disgrazia può essere raggiunto e toccato? Non voglio sperare invano che le bocche di quei vescovi che sono consapevoli del disastro – e loro esistono, noi li conosciamo! – continuino a rimanere suggellate da un falso concetto dell’unità. Ma anche se la paura e il desiderio di una carriera dovrebbero prevalere e nessuno dei destinatari rispondesse, la Lettera ha un’altra funzione importante: mantiene “aperta la ferita” e aumenta le possibilità che un prossimo pontefice si occupi di queste domande.

Può un semplice cattolico riconoscere quando un Papa insegna l’eresia – o la sostiene indirettamente – oppure pensa che solo uno con una profonda cultura teologica possa arrivare ad una tale conclusione?

La religione cattolica è forse quella più complicata del mondo, ed è per questo che il suo sistema dottrinale, la sua filosofia, è noto solo a una piccola parte dei fedeli; ma conoscere tutto questo non è necessario, perché la Chiesa ha, nella forma della liturgia cattolica, uno strumento a portata di tutti, indipendentemente dalla loro educazione, che abilita ad incontrare Dio; e un simile incontro con Dio è molto al di sopra di ogni dottrina. In effetti, ci sono questioni teologiche difficili da risolvere anche per un esperto del settore. Poiché nella Chiesa la discussione sulle verità della Fede non finirà mai, il Magistero ha acquisito questo significato speciale: i pensieri e le condizioni di vita di ogni secolo devono essere misurati secondo lo standard della Tradizione. Ma ci sono anche alcune frasi semplici, per la cui comprensione non è necessaria una profonda cultura teologica. «Andate in tutto il mondo, insegnate a tutte le creature e battezzatele nel Nome del Padre, e il Figlio e lo Spirito Santo», in realtà non significa “lasciate che le nazioni mantengano le loro religioni perché Dio le ha volute e create con la sua mente, non è quindi necessario battezzarle”. La frase: «Non divida l’uomo ciò che Dio ha unito» non vuol dire “l’uomo può dividere ciò che Dio a unito”.

Come attento osservatore letterario di una certa età, come descriverebbe l’”effetto Francesco”? Come sono cambiati la Chiesa cattolica e il mondo sotto il suo pontificato?

La Chiesa cattolica si è imborghesita, ha assunto le caratteristiche del liberalismo occidentale dei democratici nordamericani e del partito verde tedesco. Si presenta come anti-sacramentale, anti-gerarchica, impegnata nelle rivendicazioni ultraliberali della diversità sociale, e così via. Ma da questi movimenti secolari, ha anche adottato un rigoroso autoritarismo che si può descrivere col motto “nessuna tolleranza all’intolleranza”. E secondo questo, ciò che è intollerabile è tutto quello che corrisponde alla Tradizione della Chiesa.

Come descriverebbe lo stile di governo di papa Francesco?

Il suo stile di governo è paradossale: è un governante che richiede sottomissione e cieca obbedienza per distruggere – specialmente con questo mezzo – il fondamento spirituale di ogni obbedienza. Usa l’autorità pontificia per minare il magistero pontificio. Diventa sempre più chiaro che vede se stesso come l’agente di una rivoluzione dall’alto verso il basso. Con questo, e in retrospettiva, sta diventando finalmente – si spera – chiaro anche all’ultimo ottimista che l’intera epoca post-conciliare è già stata una tale rivoluzione dall’alto che, dopo alcuni ritardandi(ritardi), è infine giunta alla sua piena realizzazione.

Alcuni commentatori dicono che Francesco è ora accusato di cose – come la crisi degli abusi clericali – per il quale non è realmente responsabile perché si svilupparono alcuni decenni fa. Qual è il suo approccio riguardo alla crisi degli abusi?

È vero che il Papa, in origine, era solo un piccolo responsabile della crisi causata dall’esposizione di scandali morali, ma ha rinunciato a questo vantaggio. A livello fatale, si è scoperto che quei prelati che sono stati coinvolti in modo imbarazzante in questi scandali appartenevano ai pilastri favoriti del suo pontificato. Questo è il motivo per cui ha avuto e ha ancora difficoltà nel rivelarle o abbandonarle. Questo è anche il motivo per cui non è disposto a nominare le vere cause della crisi, ma piuttosto inventa fantasmi come un presunto “clericalismo”. Il “papa della misericordia”, ovviamente, non può tornare alla vecchia legge canonica che era stata abrogata in modo tragico da papa Paolo VI, magari con l’aiuto di qualcuno che avrebbe potuto padroneggiare i problemi in un modo molto diverso. Temo che il Papa consideri gli scandali degli abusi prima di tutto come un’occasione utile per liberarsi quanto più possibile della Tradizione cattolica – che si era già considerevolmente ridotta sotto gli ultimi papi.
Marziale
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Marziale
Non gioca, la promuove. Lo scisma è in atto anche se non ancora ufficiale.
È intollerabile e vergognoso per i bravi cattolici avere come Pastore un uomo del genere, non trasparente, chiacchierato, schierato politicamente, quando il Papa vero, legittimamente eletto, il mite Ratzinger grandissimo teologo è vivo e certamente condanna le eresie come le condannano Cardinali e Vescovi coraggiosi e …More
Non gioca, la promuove. Lo scisma è in atto anche se non ancora ufficiale.
È intollerabile e vergognoso per i bravi cattolici avere come Pastore un uomo del genere, non trasparente, chiacchierato, schierato politicamente, quando il Papa vero, legittimamente eletto, il mite Ratzinger grandissimo teologo è vivo e certamente condanna le eresie come le condannano Cardinali e Vescovi coraggiosi e fedeli al Vangelo.

Sono invece i vili cortigiani papolatri e politicanti da strapazzo, i businessmen della carità imprenditoriale sulle spalle del popolo, che plaudono, soprassedendo al Vangelo che pur conoscono bene.
La Chiesa cattolica è divisa di fatto.
Bergoglio l' ha divisa.
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