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Questa buona donna insegna, a tutti noi, come si ama davvero Dio. Leggete


Man mano che l'anima è presa dalla fame di santità, è come se si accostasse sempre più al cielo: tutto è trasformato e illuminato, e quasi più niente della terra fa soffrire. Ecco una vecchietta, raggomitolata su una sedia, come un pacco, con una mano fasciata da cenci insanguinati, la testa curva in modo che il mento sembrava incollato al petto, le gambe ripiegate sotto di lei.

Non può fare alcun movimento senza l'aiuto degli altri... « è molto tempo che siete in questo stato? ». Non ho mai avuto delle gambe come tutti. Da bambina e da ragazzina camminavo con le stampelle, ma tra i venti e i ventidue anni il braccio sinistro è diventato inerte e la mano destra si è come corrosa da sola: è questa mano che mi fa più soffrire». «Avete delle risorse economiche?». «Non manco di nulla, grazie alla carità dei buoni... La mia abitazione non è un palazzo, ma è un riparo... ». Quale abitazione! il pavimento in terra battuta ineguale e umido... L'unica finestra aveva soltanto tre vetri; il quarto era stato sostituito da un fazzoletto che si gonfiava al soffiare del vento, malgrado i chiodi che lo tenevano attaccato agli angoli.

«E per mangiare?». «Oh! sto molto bene... I vicini mi portano una grande scodella di minestra 'quasi' tutti i giorni; ne ho per due pasti». «E quando non ve la portano?» «è perché se ne dimenticano essa rispose e l'indomani ne sono molto dispiaciuti... Dovete capire come io sia "fastidiosa": occorre che qualcuno mi dia da mangiare, che mi faccia alzare, altrimenti io resto a letto; che mi metta a dormire, altrimenti io resto alla finestra tutta la notte». «E questo vi càpita spesso?». «Quasi mai due volte di seguito, ho dei vicini così buoni! ». «Povera donna come siete sfortunata! ». «Sfortunata, io? Oh no... Sfortunata, ma perché, grande Dio! ».

«Ma voi soffrite?». «Non come Lui», ella disse; e alzando gli occhi fissava un Crocifisso, collocato molto in basso sulla parete affinché ella potesse vederlo senza raddrizzare la testa. I suoi tratti si illuminarono di una pace celeste mentre mormorava: «Io sono inchiodata alla mia sedia o al mio letto; Lui ha avuto mani e piedi forati e attraversati dai chiodi. Io ho fame, ho sete; Lui ha sofferto un'orrenda agonia, era Santo e ha sofferto tutto questo perché mi amava... Oh! non è difficile soffrire per ringraziarlo. In certi momenti mi sembra che mi dica in fondo al cuore: "Tu sarai con me in paradiso!".

Allora io sono contenta di soffrire tutto questo per ripagarlo del mio posto che non vorrei perdere affatto... E poi tanta gente ha tante altre cose da fare che soffrire e non ha il tempo di pregare; allora io offro le mie sofferenze per gli agitati, gli occupati, gli ignoranti, gli indifferenti che si lamentano dei mille fastidi della vita, dimenticando che una sola cosa è necessaria... La salvezza eterna della nostra anima. Gli è costata abbastanza cara perché ci si dia la pena di pensarci... ».

«Voi leggete?». Essa scoppiò a ridere: «Mi ci vorrebbe un aiutante per voltarmi le pagine!... No, io non leggo che in quel libro là». Il suo sguardo fissò ancora il Crocifisso: «Quel libro là spiega tutto, insegna tutto, consola di tutto». Un'immagine e una «riproduzione» di Colei, di Maria che, ai piedi della croce, non ha cessato di avere il paradiso in sé e che insegna, per prima, dove bisogna attingere il segreto della felicità.
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ricgiu
è una storia inventata?
Storia vera
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