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Misteri e prodigi accaduti durante l'ingresso trionfale di Cristo a Gerusalemme – Rivelazioni dalla "Mistica Città di Dio"


Giunto il giorno corrispondente alla domenica delle palme, il Maestro si diresse con i suoi verso la città, accompagnato da molti custodi, che lo celebravano scorgendolo tanto innamorato degli uomini e tanto sollecito della loro beatitudine. Dopo circa due leghe, a Bètfage, inviò due discepoli alla vicina casa di un ricco ed essi, con il consenso di questi, gli portarono due giumenti, uno dei quali non era ancora stato usato né cavalcato da nessuno. Quindi proseguì, e gli apostoli stesero i loro mantelli sull'asinello e sul puledro, perché egli in questa occasione si servì di entrambi, come molti secoli prima avevano predetto Isaia e Zaccaria, affinché i sacerdoti e gli scribi non potessero addurre come pretesto l'ignoranza. I quattro evangelisti descrissero questo meraviglioso corteo raccontando quello che fu palese agli occhi dei presenti. Lungo il percorso i suoi seguaci, e con essi tutto il popolo, piccoli e grandi, si misero ad acclamarlo come vero Messia, figlio di Davide, re e salvatore. Alcuni dicevano: «Pace in cielo e gloria nelle altezze, benedetto colui che viene come re nel nome del Signore»; altri: «Osanna al figlio di Davide: salvaci; sia benedetto il suo regno, che è già venuto». Gli uni e gli altri tagliavano palme e rami dagli alberi in segno di vittoria e di letizia, e con i mantelli li gettavano per la via dove passava il dominatore delle battaglie.

Tutte queste opere e le nobili dimostrazioni di culto che gli erano date manifestavano il potere della sua divinità, e ancor di più ciò accadde in seguito, quando era atteso e cercato per essere ucciso. Se, infatti, costoro non fossero stati provocati interiormente dalla sua eccezionale virtù nel fare miracoli, non sarebbe stato possibile che tanta gente insieme, in gran parte composta di gentili e di avversari dichiarati, inneggiasse in tal modo a lui e si sottomettesse a una persona povera, umile, perseguitata e che non veniva con un apparato di armi né con potenza terrena né su carri trionfali né su cavalli superbi e con abbondanti averi. In apparenza gli mancava tutto ed entrava su un asinello, vile e disprezzabile per il fasto e la vanità mondana tranne che per il suo aspetto, che era grave, sereno e pieno di maestà corrispondente alla sua dignità occulta; ma il resto era estraneo e contrario a ciò che generalmente si applaude e solennizza. E così era evidente negli effetti la forza soprannaturale che spingeva ad assoggettarsi al Creatore e redentore.

Ci fu commozione nell'intera Gerusalemme, per la luce che scese a rischiarare tutti affinché lo riconoscessero. Questa esaltazione si estese a ogni essere, o almeno ai più capaci di ragione, e così si adempì quello che l'Altissimo aveva promesso al suo Unigenito. L’arcangelo Michele fu mandato a portare la notizia di questo mistero ai santi padri e profeti che erano nel limbo. Fu fatto loro vedere quanto succedeva ed essi, dal posto in cui si trovavano, confessarono e venerarono Cristo come vero Dio, elevandogli nuovi cantici perché aveva mirabilmente trionfato sulla morte, sul peccato e sull'inferno. Ovunque fu toccato il cuore di molti e coloro che avevano fede in lui o ne avevano sentito parlare, non solo entro i confini della Palestina ma anche in Egitto e in altri regni, in quel momento furono mossi ad adorarlo in spirito. Lo fecero sperimentando uno straordinario giubilo, dovuto all'illuminazione che ricevettero per questo, anche se non ne seppero né la causa né il fine; ciò non fu inutile per le loro anime, perché progredirono molto nel credere e nel compiere il bene. Affinché la sconfitta della morte avvenisse in maniera più insigne, fu stabilito inoltre che in quella giornata essa non avesse alcuna efficacia contro la vita; quindi non perì nessuno, mentre diversamente sarebbero stati in tanti a farlo.

A tale disfatta seguì quella dell'inferno, che fu ancora più magnifica, anche se più nascosta: appena cominciò ad essere invocato come salvatore e re che veniva nel nome del Signore, Gesù rivolse contro i demoni il vigore della sua destra, facendoli precipitare tutti negli abissi. Vi caddero con considerevole rabbia e terrore e, nel breve tempo in cui ancora si prolungò il viaggio, neanche uno di loro uscì dalle profonde caverne; da allora si accrebbe in essi il sospetto che il Messia fosse già arrivato e subito si misero a discuterne. La processione continuò fino al suo ingresso nelle mura, mentre i custodi, che lo contemplavano e scortavano, intonavano con ammirevole armonia lodi per lui. Oltrepassata la porta in mezzo all'esultanza del popolo, smontò dal giumento e si incamminò verso il tempio con passo leggiadro e severo. Lì, tra lo stupore di tutti, si verificò quello che i Vangeli riferiscono: rovesciò i tavoli dei venditori, divorato dallo zelo per la casa di suo Padre, e cacciò fuori chi la rendeva un mercato e una spelonca di ladri. Poi, il braccio dell'Onnipotente sospese il suo influsso nell'intimo dei cittadini: molti furono resi giusti e quanti già lo erano divennero migliori, ma gli altri tornarono allo stato precedente, tra i vizi, le cattive abitudini e le imperfezioni, perché non trassero profitto dalle ispirazioni inviate loro; così, anche se tanti avevano acclamato il nostro Maestro come sovrano di Gerusalemme, nessuno fu disposto ad ospitarlo e ad accoglierlo presso di sé.

Il Figlio si trattenne ad insegnare e predicare fino a tardi, e per attestare il rispetto che conveniva a quel luogo santo, che era casa di preghiera, non consentì che gli recassero neppure da bere. Senza questo né altro ristoro, quella stessa sera si ritirò a Betania, da dove era venuto, e in tal modo fece nei giorni seguenti, fino alla sua passione. Maria beatissima rimase in questa località, in disparte, e da qui conobbe tutto attraverso una visione particolare. Osservò quello che facevano gli angeli nel cielo e gli uomini sulla terra, quello che accadeva ai diavoli nei loro antri e come in queste meraviglie si realizzasse quanto era stato assicurato al Verbo incarnato, che otteneva potere su tutti i suoi nemici. Scorse anche ciò che questi operò nel tempio; udì la voce che venne dall'alto in presenza di alcune persone, con la quale Dio disse: «Ti ho glorificato e di nuovo ti glorificherò», rispondendo a lui e manifestando con questa espressione che, come aveva fatto allora e nelle altre occasioni delle quali ho già parlato, lo avrebbe innalzato anche in futuro dopo la crocifissione. Tali parole abbracciano tutto questo e così le intese la Madre, con grande letizia del suo purissimo spirito.

Insegnamento della Regina del cielo

Carissima, hai narrato qualcosa, e capito ben oltre, dei reconditi misteri del trionfo del mio Unigenito quando entrò nella città santa e di quanto lo precedette; assai di più, però, è quello che ti sarà svelato quassù, perché supera le facoltà dei mortali. Nonostante questo, in ciò che è stato palesato loro hanno un ammaestramento sufficiente per vincere l'illusione in cui si trovano e considerare quanto i giudizi del Signore siano sublimi e sovrastino i pensieri delle creature. Egli guarda il loro cuore , dove è riposta la bellezza della figlia del re; esse, invece, guardano l'apparenza. Perciò, agli occhi della sua sapienza, i retti sono apprezzati e sollevati quando si umiliano, mentre i superbi sono disprezzati e abbassati quando si esaltano. Questo viene compreso da pochi e così i figli delle tenebre non sanno aspirare ad altro onore che a quello che dà loro il mondo. I figli della Chiesa, anche se lo professano vano e inconsistente, non più duraturo del fiore e dell'erba, non mettono in pratica tale verità. Non ricevendo fedele testimonianza delle virtù e della luce della grazia dalla coscienza, cercano credito presso i loro simili e anelano al riconoscimento che questi possono conferire loro, anche se esso è falso e menzognero, perché solo l'Altissimo eleva senza inganno chi si è guadagnato ciò. Il mondo, invece, generalmente inverte le parti e tributa stima a chi ne è meno degno o a chi la sollecita e se la procura con più sagacia e ambizione.

Allontanati da tale abbaglio, non ti attaccare al piacere che gli elogi procurano e non permettere adulazioni. Da' a ciascuna cosa il nome e il valore che le spetta, perché in questo i figli delle tenebre procedono come accecati. Nessuno può meritare plauso quanto il mio Gesù e, tuttavia, egli trascurò e disdegnò quello che ebbe al suo ingresso in Gerusalemme. Esso doveva servire solo a rivelare la sua potenza e rendere poi più ignominiosa la sua passione, a insegnare che non bisogna accettare omaggi visibili per se stessi, se non c'è un fine superiore a cui ricondurli a gloria di Dio; altrimenti, sono inutili e infruttuosi, poiché non contengono in sé l'autentica felicità di chi è capace di quella eterna. Dal momento che sei ansiosa di apprendere la ragione per cui non assistetti a tale evento, rispondo al tuo desiderio ricordandoti quanto hai esposto ripetutamente in questa Storia riguardo alla mia visione degli atti interiori del mio diletto nello specchio tersissimo del suo intimo, con la quale io ravvisavo nella sua volontà quando e perché determinasse di separarsi da me. Subito, ai suoi piedi, lo supplicavo di confidarmi il suo beneplacito e quello che gli era gradito quanto a ciò che ero tenuta a fare. Sua Maestà a volte me lo comandava esplicitamente, mentre altre volte voleva che fossi io a scegliere, attraverso l'illuminazione e la prudenza che mi aveva concesso.


Così avvenne quando decise di ergersi in tal modo sui suoi avversari e lasciò che fossi io a stabilire se accompagnarlo oppure restare a Betania. Gli chiesi licenza di non essergli accanto in tale circostanza e lo implorai di portarmi con sé quando sarebbe tornato là per essere ucciso; ritenni, infatti, più sicuro e di suo maggior compiacimento offrirmi per soffrire ingiurie e dolori piuttosto che condividere tale trionfo, che se fossi stata con lui avrebbe toccato anche me in una certa misura, come sua madre, nota a quelli che lo benedivano e celebravano. Inoltre, sapevo che egli aveva ordinato tali acclamazioni, che peraltro non mi allettavano, a dimostrare la sua divinità e il suo potere infinito; in questo non sarei stata partecipe e, con la lode che mi avrebbero dato allora, non sarebbe aumentata quella che era dovuta a lui come unico salvatore. Per goderne in segreto e per magnificare il Signore nei suoi prodigi, contemplai e penetrai nel mio ritiro quello che hai scritto. Questo ti sarà di istruzione perché tu mi imiti: segui i miei umili passi, distogli i tuoi affetti da tutto ciò che è terreno e levali in alto; così fuggirai e spregerai gli onori umani, conoscendo con la luce superna che sono vanità di vanità` e afflizione per lo spirito.

Venerabile Maria d'Agreda

Tratto da:

La Mistica Città di Dio, libro 6, capitolo 7, paragrafi 1121-1127 (medjugorje.altervista.org/…/index.php)
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