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Una catastrofe liberatrice precederà il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria?

QUALE DEVE ESSERE LA RISPOSTA DEI VERI CREDENTI OGGI, NELLA PROSPETTIVA ANCHE DI UNA CATASTROFE CHE PONGA FINE ALLA LUNGA EPOCA DELLE RIVOLUZIONI ARRIVATA ORMAI ALL'APICE DELLA SUA MALIZIA E DELLE SUE DEVASTAZIONI?

Ecco un bellissimo brano del Dott. Guido Vignelli su quanto vantaggiosa sia, per i veri credenti oggi, la prospettiva del Regno di Maria con tutto quello ciò che, secondo le profezie cattoliche, dovrà precederlo.

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La prospettiva del Regno di Maria è non solo lecita ma anche raccomandabile ed anzi potremmo dire doverosa, poiché è richiesta dalla fede nella Divina Provvidenza nell’attuale situazione storica.

Questa prospettiva svolge anche un prezioso ruolo pedagogico. Essa infatti, da una parte, impedisce che i cristiani si adagino nella comoda illusione di poter sopravvivere adattandosi all’ attuale situazione di apostasia; dall’altra, impedisce pure ch’essi cadano in una sterile rassegnazione che li spinge al degrado e al fallimento. Se i fedeli ieri erano sottoposti soprattutto alla prima di queste tentazioni, oggi essi rischiano di cadere piuttosto nella seconda. Dopo averci per secoli ubriacato di rovinose e colpevoli illusioni, ma rendendosi conto di essere ormai incapace di mantenere le promesse fatte, la Rivoluzione anticristiana oggi cerca di gettarci in un’altrettanto rovinosa e colpevole disperazione, usando lo stesso perfido metodo impiegato dal demonio per impedire la conversione del peccatore disilluso. All’ottimismo progressista succede oggi un opposto ma speculare pessimismo nichilista, «un pessimismo che, fattosi smagato di fronte alla storia quale realmente è, si prepara a una fine catastrofica la quale però (…) viene intesa come definitiva, come una catastrofe aldilà della quale non è possibile udire una promessa di salvezza, né scorgere alcuna immagine di Città di Dio» [201].

Si rinnova quindi uno stato d’animo simile a quello insorto negli anni di crisi dell’antica Roma pagana, quando dilagò «un senso d’impotenza e di disperazione, con cui gli uomini rivolsero vanamente i loro pugni contro le stelle, quando videro che tutti gli sforzi dell’umanità lentamente e inesorabilmente sprofondavano in un pantano»[202].

Anche nella nostra epoca, «la perdita della speranza fu realmente la sorgente da cui scaturirono tutti questi mali; quando gli uomini si videro privati della speranza spirituale, fu inevitabile che si rivolgessero bramosi verso la nuova speranza laica di un millenarismo sociale. Ma oggi questa speranza si è dimostrata deludente e la nuova Babilonia è minacciata da una fine ancor più catastrofica e suicida che quella di un qualsiasi impero mondiale del passato. Ci troviamo di nuovo nella stessa situazione che i cristiani affrontarono durante la decadenza del mondo antico. Tutto dipende dal fatto se i cristiani della nuova età saranno all’altezza della loro missione; se saranno capaci di comunicare la speranza ad un mondo in cui l’uomo si trova solo e disperato di fronte alle forze mostruose che sono state create dall’uomo stesso per servire i suoi fini, ma che ora sono sfuggite al suo controllo e minacciano di distruggerlo»[203].

Il rifiuto della speranza soprannaturale, peccato contro lo Spirito Santo che caratterizza la nostra epoca, è stato analizzato e denunciato da molti studiosi e teologi, e recentemente dallo stesso Benedetto XVI[204], come causa del dilagare della disperazione e della consguente “depressione”, malattia sociale che favorisce il moltiplicarsi di crimini irrazionali, imprevedibili e apparentemente inspiegabili. Per il momento, questa disperazione viene temperata dalla debole sopravvivenza di talune certezze spirituali e sicurezze sociali, ma potrebbe esplodere domani, quando sopraggiungerà quel terribile castigo, preannunciato dalla Madonna a Fatima, che avrà il compito di spazzar via ogni umana illusione per far spazio alla sola speranza soprannaturale e in questo modo porre la premessa di una nuova grazia di riscatto e restaurazione[205]. Infatti, se davvero soprannaturale, «la speranza libera l’uomo dall’avidità dei desideri come dalla rassegnazione che non attende più nulla. (…) La fede e la speranza incondizionate (…) crescono soltanto sulle rovine delle speranze e delle aspettative troppo umane, sul fertile terreno della disperazione in tutto ciò che è soggetto a illusioni e inganni»[206].

Dopo aver raccontato quel continuo susseguirsi di passioni, morti e resurrezioni storiche della Chiesa che ne dimostrano la miracolosa capacità di rinascere e rinnovarsi, un noto apologista così concludeva:

«Questo è il fatto finale, il più straordinario di tutti: la fede non solo è morta spesso, ma spesso è morta di vecchiaia. (…) E’ ovvio che sia sopravvissuta alle più selvagge e più universali persecuzioni; ma ha una tenacia anche più strana e fatale: è sopravvissuta non solo alla guerra ma anche alla pace. Non solo è morta spesso, ma spesso ha anche degenerato e spesso è decaduta; è sopravvissuta alla sua debolezza e perfino alla sua resa». Ebbene, oggi «anche il modello moderno è finito, come finirono i modelli medioevali e antichi. E’ chiaro, diviene ogni giorno più chiaro, che non si va a finire nella sparizione di un credo attenuato, ma piuttosto nel ritorno di quelle sue parti che erano veramente scomparse. (…) Quella che ritorna non è una teologia semplificata né una teologia “purificata” secondo le nuove vedute: è semplicemente la teologia»[207].

Alla falsa alternativa tra compromesso e isolamento, tra complicità e resa, tra illusione e disperazione, bisogna dunque opporre la prospettiva dell’autentica speranza cristiana: speranza nella Divina Provvidenza, speranza nella potenza salvifica di Cristo, speranza nell’intervento misericordioso della Madonna, speranza nella riscossa della Chiesa militante, speranza nella restaurazione della Cristianità. Osservava un mistico contemporaneo:

«Il cristiano non vive soltanto la Passione del Cristo, vive anche il Suo trionfo. Nel mistero vive una cosa e l’altra, ma non una cosa senza l’altra. Oggi non potremmo vivere soltanto la Passione di Gesù, perché vivere soltanto la Passione di Gesù non ci farebbe cristiani, perché Cristo non è soltanto Colui che è morto, ma anche Colui che ora è vivente e vive la glorificazione che si è meritato mediante la morte»[208].

Perfino il p. Robert Benson, che in un noto romanzo fantareligioso del 1907 aveva previsto una Chiesa perseguitata da un potere anticristiano tanto somigliante a quelli attuali dell’ONU o dell’Unione Europea, quattro anni dopo sentì il bisogno di scrivere un altro romanzo, nel quale preannunciò la successiva vittoria della Chiesa e la restaurazione della Cristianità[209].

In questa prospettiva, il tempo presente di crisi, umiliazione ed oppressione della Chiesa va considerato e vissuto non come una “età oscura” da subire fatalisticamente, ma semmai come una “notte oscura”, nel senso inteso dai mistici: ossia come un periodo di prova in cui Dio si nasconde ed anzi sembra abbandonare il campo per ritirarsi in Cielo, suscitando nei fedeli stessi un angoscioso senso di abbandono e di solitudine. «Perché mai Dio permette questo scatenamento delle forze del male?», si chiese un mistico del nostro tempo, e rispose:

«Noi vi discerniamo qui due ragioni: la conversione dei tiepidi e il favorire una fioritura di elevata santità. (…) [Dio] lo permette per far uscire dall’apatia spirituale la massa di coloro che vivono alla giornata, senza mai sollevare lo sguardo verso la loro eternità; lo permette affinché, colpiti da spavento o da dolore davanti al trionfo della ingiustizia, davanti alla minaccia della morte, davanti alla perdita di tutto quanto costituiva la loro ragione di vita, essi ritornino a quel Dio che avevano abbandonato; (…) lo permette affinché essi cerchino rifugio e protezione in Lui, accettando dalla Sua mano quelle necessarie penitenze che non avrebbero mai potuto imporsi da soli»[210].

Quattro secoli prima, questa stessa risposta era stata data dal noto Girolamo Savonarola, quando aveva svelato il ruolo medicinale delle prove inviate dal Signore ai popoli e aveva esortato gl’Italiani a prendere questa drammatica ma salutare risoluzione: «pregare Dio affinché mandi le tribolazioni che deve mandare, per rimuovere i tiepidi e gli uomini cattivi»[211].

Viviamo dunque un periodo di prova purificatrice, che ci dà occasione di testimoniare fedelmente la vera Fede con virile fiducia nella Provvidenza, mantenendo fisso l’intelletto sulla Verità rivelata, ricordando le divine promesse, orientando la volontà al Bene sperato e dominando una sensibilità comprensibilmente timorosa e pessimistica. All’inizio dell’era cristiana, sant’Agostino disse: «ecco che ora sono nella notte; eppure, finché non sarà passata l’iniquità di questa notte, io spererò in Dio»[212]; anzi, «è proprio in questa notte che bisogna attendere l’alba del nuovo giorno, è proprio in questo buio che bisogna intravvedere la luce»[213].

In pieno regime di Cristianità, san Bernardo ammonì: «Sta certamente arrivando l’ora della malvagità, l’ora del potere delle tenebre. Ma d’altronde è l’ultima ora e quel potere passerà presto. Cristo, che è potenza di Dio e sapienza di Dio, è con noi, poiché la causa è Sua. Abbiate quindi fiducia: egli ha vinto il mondo»[214].

In piena Controriforma, il p. Matteo Ricci osservava: «Il tempo in che stiamo non è ancor di raccolta, ma di aprire i boschi selvaggi e combattere con le fiere e le serpi velenose che qua dentro stanno. Quei che verranno dopo di noi, essi raccoglieranno»[215].

E noi, che viviamo al culmine della crisi rivoluzionaria, debbiamo essere ben convinti che le divine promesse rivolte alla Chiesa si compiranno infallibilmente, prima o poi, per quanto oggi possano sembrare lontane o improbabili o addirittura impossibili. Quella che oggi ci troviamo a vivere è certamente una situazione anomala ed anzi estrema, simile a quella vissuta dalla nascente Chiesa nei giorni del venerdì santo o del sabato santo. giorni di apparente sconfitta ed abbandono. Eppure, un profondo teologo contemporaneo nota che «la superiorità del credente (anche se non dotto) sul non credente (anche se dotto) risulta netta in quelle situazioni estreme che la storia spesso riserva all’uomo. Questa superiorità consiste in una interiore incolumità, in una capacità innanzitutto di non disperare»[216].

«E’ dunque caratteristica di colui che spera veramente, il fatto di mantenersi aperto ad un adempimento che supera ogni possibile immaginazione umana»[217].


Ma come si realizzerà questo “adempimento” e come prevederne l’arrivo? Possiamo intuirlo alla luce della storia sacra, che ci mostra il modo di agire tipico della divina Provvidenza:

«Lo storico sa che la storia è essenzialmente imprevedibile, che regolarmente si verificano dei colpi di scena, dei risultati inattesi, delle conseguenze paradossali, e che ad ogni istante la concatenazione causale anche più solida può turbarsi per l’intervento inaspettato di nuovi fattori»[218].

Infatti, se è vero che natura non facit saltus, l’azione soprannaturale invece si diletta di provocare quei “salti” che sono le conversioni, individuali o collettive, capaci di cambiare il corso della storia. Dobbiamo quindi attenderci un “salto” storico, che probabilmente sarà preannunciato da un folgorante evento chiarificatore che illuminerà il panorama, risveglierà le coscienze e realizzerà la netta separazione di campo tra fede ed empietà, dissipando quei satanici errori, equivoci e trame compromissorie che tuttora addormentano e impantanano i figli della Luce impedendo a loro di sconfiggere quelli delle Tenebre. Si tratterà di un prodigioso intervento divino che – all’ultimo momento, in modo imprevedibile, improvviso e traumatico – risolverà una situazione ritenuta disperata rovesciando la sconfitta in trionfo: «quando ci ha completamente rovinati, allora Dio si dà tutto a noi, e di colpo tutto si trova compensato»[219]; «il popolo di Dio sarà salvato in virtù della sua stessa catastrofe e l’avvento del Regno divino si compirà nel crollo di ogni impero mondano»[220].

Anche questo improvviso prodigio è stato previsto da alcuni Papi, particolarmente da Pio IX:

«Poniamo sempre la nostra speranza in Dio, il cui Cuore si prepara a compiere, nel momento da Lui scelto, un gran prodigio che riempirà il mondo di stupore»[221].

«Buoni e cattivi, senza distinzione, si aspettano un terribile cataclisma. Ma, quando il mare si sarà calmato, voi vedrete la Barca di Pietro proseguire la sua rotta con tutta sicurezza, più gloriosa e più bella che mai»[222].


Dobbiamo quindi aspettarci non una catastrofe fallimentare che chiuderà la storia, bensì una catastrofe prodigiosa, liberatrice e risolutiva che aprirà una nuova fase storica, una di quelle “eu-catastrofi” (catastrofi benefiche) raccontate non solo da tante fiabe[223] ma anche da tante cronache, perché realmente avvenute più volte nella storia della Chiesa, che hanno la loro causa esemplare nella miracolosa Resurrezione del Salvatore. Il messaggio di Fatima, così in bilico tra tragedia e speranza, non mira forse anche a prepararci proprio a una imminente “eu-catastrofe”?

Tuttavia, anche il prossimo epocale trionfo cristiano, come quelli precedenti, non sarà un evento che s’imporrà fatalmente prescindendo dall’umana collaborazione, ma dovrà essere preparato dalla preghiera, dal sacrificio e dall’azione dei cristiani. Per vincere bisogna lottare, per lottare bisogna sperare nella vittoria, per sperare bisogna amare ciò in cui si spera, per amare bisogna credere in ciò che si ama rifiutando colpevoli illusioni e false consolazioni. La riscossa tanto auspicata presuppone quindi l’impegno e l’olocausto di cristiani dall’animo retto, forte e generoso, dotati insomma delle qualità riservate dallo Spirito Santo ai “puri di cuore”; infatti, come ammoniva san Cirillo da Gerusalemme, «solo un cuore puro può dire, senza timore alcuno: “venga il tuo Regno!” (…) Solo colui che nelle azioni, nei pensieri e nelle parole si conserva integro, può chiedere a Dio: “venga il tuo Regno!”»[224]

Se il “resto d’Israele”, se i cristiani rimasti fedeli pregheranno, si sacrificheranno e combatteranno nella fiduciosa prospettiva del Regno di Cristo in Maria, la loro fiduciosa attesa verrà ricompensata; quand’anche non lo fosse nel tempo, lo sarebbe perlomeno nell’eternità.

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Per visionare le note si veda: arcsanmichele.com/…/8173-fine-dei-t… da cui ho tratto il brano.
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