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Cina, vescovi della Chiesa sostituiti da quelli di regime

A tre mesi dalla firma dell’accordo Cina-Vaticano, mons. Vincenzo Guo Xijin, vescovo non ufficiale, lascerà il suo posto di ordinario e lo cederà a mons. Vincenzo Zhan Silu, riconosciuto dal regime, precedentemente scomunicato e riaccettato nella comunione da Papa Francesco. Pietro Zhuang Jianjian lascerà il posto al vescovo ufficiale Giuseppe Huang Bingzhang
A tre mesi dalla firma dell’accordo fra Cina e Vaticano, mons. Vincenzo Guo Xijin, vescovo non ufficiale di Mindong (riconosciuto dal Vaticano, ma non dal regime comunista cinese), lascerà il suo posto di ordinario e lo cederà a mons. Vincenzo Zhan Silu, riconosciuto dal regime. È uno dei sette vescovi scomunicati che papa Francesco ha riaccettato nella comunione.
Si tratta di un fatto inedito. In passato, quando un vescovo ufficiale si riconciliava con la Santa Sede, e nella stessa diocesi vi era un vescovo sotterraneo, questi rimaneva come ordinario e l’altro, appena riconciliato, diveniva l’ausiliare. In questo caso è avvenuto il contrario.
Secondo quanto riporta l’agenzia missionaria Asia News il prelato ritornava da un viaggio a Pechino, dove si è incontrato ieri con mons. Zhan e con mons. Claudio Maria Celli, a capo di una delegazione vaticana. Mons. Celli ha presentato a mons. Guo una lettera firmata dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato, e dal card. Fernando Filoni, prefetto di Propaganda Fide in cui chiedevano al vescovo “sotterraneo” di cedere il posto di ordinario a mons. Zhan. Secondo il resoconto dei sacerdoti di Mindong, mons. Celli avrebbe detto a mons. Guo che lo stesso papa Francesco gli chiede questo gesto di obbedienza “e di sacrificio per la situazione generale della Chiesa cinese”. mons. Celli ha anche comunicato che il vescovo sotterraneo di Shantou, mons. Pietro Zhuang Jianjian lascerà il posto al vescovo ufficiale Giuseppe Huang Bingzhang, anch’egli da poco riconciliato con la Santa Sede.

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La decisione è stata presa un anno fa, stando a quanto dice lo stesso mons. Celli. Prova ne è che l’anno scorso il 18-22 dicembre, mons. Zhuang era stato prelevato dalla sua diocesi nel sud e portato sotto scorta a Pechino per incontrare alcuni alti rappresentanti del governo centrale, i membri dell’Associazione Patriottica e una delegazione del Vaticano. Rappresentanti del governo avevano messo sotto controllo mons. Zhuang fin all’11 dicembre. Pur sapendo che il vescovo è vecchio e non in buona salute, e che il clima di Pechino era freddissimo, essi si sono rifiutati di acconsentire alla sua domanda di non andare nel nord, garantendogli la presenza di un dottore. La fonte precisa che con mons. Zhuang hanno viaggiato sette rappresentanti governativi, ma a nessun sacerdote è stato dato il permesso di aggiungersi. La sostituzione dei due vescovi risulta essere una delle condizioni principali per la firma dell’accordo fra Cina e Vaticano.

Eppure, da quando l’accordo è stato firmato, non solo non sono diminuite, sono addirittura aumentate, ai danni delle parrocchie cattoliche clandestine, cioè fedeli al Vaticano, ma anche chiese frequentate da sacerdoti ufficiali. Negli ultimi mesi, le autorità hanno chiuso il santuario il santuario di Nostra Signora dei Sette Dolori, sulla cima del monte dei Sette Dolori, vicina al villaggio di Dongergou, nello Shanxi. La chiesa era un luogo di pellegrinaggio, meta di decine di migliaia di pellegrini da tutto il paese. Nonostante tutto, le autorità l’hanno chiusa perché “pericolante”. In passato, in compenso, avevano negato ogni permesso di restauro. In ottobre, le autorità hanno demolito la statua di un angelo, sulla montagna, all’ingresso del santuario di Nostra Signora dei Sette Dolori. Secondo notizie di Asia News, il motivo ufficiale per la demolizione era che il luogo di pellegrinaggio ospitasse già “troppe croci” e “troppe statue”. I fedeli si riuniscono di fronte alla chiesa da mesi.

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Il mese scorso, nel villaggio di Baizhuang, nella provincia dello Henan (Cina centrale, una delle province dove è più forte la repressione comunista) la locale chiesa cattolica, vecchia di 116 anni, è stata privata del mobilio e degli oggetti sacri. Il processo di smantellamento è iniziato nel pomeriggio del 1 novembre, il leader del Partito locale, ha ordinato di rimuovere tutti gli oggetti sacri, le decorazioni e gli arredi, come pure per distruggere le state di Gesù e della Santa Vergine. Secondo i fedeli della parrocchia, dal giugno scorso le autorità locali e provinciali stanno cercando di obbligare la chiesa a esibire un’insegna della APCC, ma ogni volta non ci sono riuscite per la fiera resistenza dei cattolici del posto.

Secondo il parere di un sacerdote “sotterraneo”, che ha preferito mantenere l’anonimato: “Il governo del PCC sta già reprimendo le parrocchie sotterranee cattoliche nel nome del Papa e ora che il Vaticano ha accettato la legalità di tutti i vescovi ufficiali e non sotterranei, i funzionari di Stato hanno il pretesto per costringere il clero sotterraneo ad aderire all’Associazione Patriottica Cattolica Cinese. Dicono che il ‘Papa li ha riconosciuti’. Benché il Vaticano non abbia esplicitamente dichiarato che le parrocchie sotterranee debbano essere sciolte, molti dei loro parrocchiani lo hanno interpretato in questo modo, così come lo stesso PCC. Quel che l’accordo fra Cina e Vaticano ci ha causato è la rovina”.

Stefano Magni

lanuovabq.it