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Vatikan 7.7.1952: "Das dem unbefleckten Herzen Marias geweihte Rußland" - Italienisch/Lateinisch

PIO XII
LETTERA APOSTOLICA

SACRO VERGENTE ANNO
CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA
AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA
7 luglio 1952(1)
Quelle: w2.vatican.va/…/hf_p-xii_apl_19…
Mentre l'anno santo volgeva felicemente verso il suo termine, dopo che per divina disposizione a Noi fu dato di definire solennemente il dogma dell'assunzione in anima e corpo al cielo della gran Madre di Dio Maria vergine, moltissimi da ogni parte del mondo Ci espressero la loro vivissima esultanza; fra questi non mancò chi, nell'inviarCi lettere di ringraziamento, supplicò istantemente affinché Noi consacrassimo l'intero popolo della Russia, nelle angustie del momento presente, al Cuore immacolato della medesima vergine Maria.
Tale supplica tornò a Noi oltremodo gradita, poiché, se il Nostro affetto paterno abbraccia tutti i popoli, in modo particolare si rivolge a coloro che, sebbene nella massima parte separati per vicende storiche da questa sede apostolica, conservano tuttavia ancora il nome cristiano e si trovano in condizioni tali che non solo è loro difficilissimo ascoltare la Nostra voce e conoscere gli insegnamenti della dottrina cattolica, ma sono spinti con arti ingannevoli e perniciose a rigettare perfino la fede e il nome di Dio.

1. Costante ricordo nella preghiera
Non appena fummo elevati al supremo pontificato, il Nostro pensiero si rivolse a voi, che costituite un immenso popolo, insigne nella storia per gloriose imprese, per amore patrio, per laboriosità e parsimonia, per pietà verso Dio e la vergine Maria.
Non abbiamo mai cessato di elevare le Nostre suppliche a Dio, affinché sempre vi assista con la sua luce e con il suo divino aiuto, e conceda a voi tutti di poter raggiungere, insieme ad una giusta prosperità materiale, anche quella libertà, per cui ognuno di voi sia in grado di tutelare la propria dignità umana, conoscere gli insegnamenti della vera religione, e prestare il debito culto a Dio non solo nell'intimo della propria coscienza, ma anche apertamente, nell'esercizio della vita pubblica e privata.
Del resto ben sapete che i Nostri predecessori, ogniqualvolta se ne presentò loro la possibilità, niente altro ebbero più a cuore che manifestarvi la loro benevolenza e porgervi il loro aiuto. Sapete che gli apostoli degli slavi occidentali, i santi Cirillo e Metodio, i quali insieme con la religione cristiana portarono agli antenati di quelli anche la civiltà, si diressero verso quest'alma città, perché la loro attività apostolica fosse avvalorata dall'autorità dei romani pontefici. E mentre essi fanno il loro ingresso in Roma, il Nostro predecessore Adriano III di felice memoria «va loro incontro con grande testimonianza di onori, accompagnato dal clero e dal popolo»(2) e, dopo aver approvato e lodato il loro operato, non solo li eleva all'episcopato, ma vuole egli stesso consacrarli con la solenne maestà dei sacri riti.

2. A un millennio dai primi incontri
Per quanto riguarda i vostri antenati, i romani pontefici, ogni volta che le circostanze lo permisero, cercarono di stringere o consolidare con essi vincoli di amicizia. Così nell'anno 977 il Nostro predecessore Benedetto VII di felice memoria inviò suoi legati al principe Jaropolk, fratello del celebre Vladimiro; e allo stesso gran principe Vladimiro, sotto i cui auspici rifulsero per la prima volta fra la vostra gente il nome e la civiltà cristiani, furono inviate legazioni da parte dei Nostri predecessori Giovanni XV nel 991 e Silvestro II nel 999; il che fu cortesemente contraccambiato dallo stesso Vladimiro, il quale a sua volta mandò ambasciatori ai medesimi romani pontefici. Ed è degno di nota che nel tempo in cui questo principe portò questi popoli alla religione di Gesù Cristo, la cristianità orientale e quella occidentale erano unite sotto l'autorità del romano pontefice, quale supremo capo di tutta la chiesa.
Anzi, non pochi anni dopo, cioè nel 1075, il vostro principe Isjaslav inviò il proprio figlio Iaropolk al sommo pontefice Gregorio VII; e questo Nostro predecessore di immortale memoria così scrisse a questo principe e alla sua augusta consorte: «Il vostro figlio, mentre visitava le sacre soglie degli apostoli, venne da Noi, e poiché voleva ottenere quel regno per mano Nostra come un dono di san Pietro, avendo fatto professione di fedeltà allo stesso principe degli apostoli, lo richiese con devote suppliche, assicurando senza alcun dubbio che la sua richiesta sarebbe stata da voi ratificata e confermata, qualora avesse avuto il favore e la protezione dell'autorità apostolica. Siccome questi voti e queste richieste sembravano legittime, sia per il vostro consenso e sia per la devozione del richiedente, noi infine le abbiamo accolte, e gli abbiamo consegnato da parte di san Pietro il governo del vostro regno, con questa intenzione e con questo ardente desiderio, che il beato Pietro con la sua intercessione presso Dio custodisca voi, il vostro regno e tutte le vostre cose, e vi faccia possedere quel medesimo regno in tutta pace e anche con onore e gloria fino al termine della vostra vita. ...».(3)
Così pure è da notare e da tenere in somma considerazione che Isidoro, metropolita di Kiev, nel concilio ecumenico si Firenze, sottoscrisse il decreto con cui veniva solennemente sancita l'unione della chiesa orientale e occidentale sotto l'autorità del romano pontefice, e questo per tutta la sua provincia ecclesiastica, cioè per l'intero regno della Russia; e a tale sanzione di unità egli, per quanto lo riguardò, rimase fedele fino al termine della sua vita terrena.

3. Pagine mirabili di generosità e di amore
E se nel frattempo e in seguito, a motivo di un cumulo di circostanze avverse, da una parte e dall'altra le comunicazioni divennero più difficili, e per conseguenza più difficile l'unione degli animi - quantunque fino al 1448 non si abbia alcun documento pubblico che dichiari la vostra chiesa separata dalla sede apostolica - ciò tuttavia in linea generale non è da attribuirsi al popolo slavo, né certamente ai Nostri predecessori, i quali sempre circondarono di un amore paterno queste popolazioni, e quando fu loro possibile ebbero cura di sostenerle e di aiutarle in ogni maniera.
Tralasciamo non pochi altri documenti storici dai quali appare la benevolenza dei Nostri predecessori verso la vostra nazione, ma non possiamo non accennare brevemente a ciò che fecero i sommi pontefici Benedetto XV e Pio XI, quando, dopo il primo conflitto europeo, specialmente nelle regioni meridionali della vostra patria, ingenti moltitudini di uomini, di donne, di innocenti fanciulli e fanciulle vennero colpite da una terribile carestia e da un'estrema miseria. Essi infatti, spinti da paterno affetto verso i vostri connazionali, inviarono a queste popolazioni viveri, indumenti e molto denaro raccolto dall'intera famiglia dei cattolici, per venire incontro a tutti quegli affamati e infelici, e poter alleviare in qualche modo le loro calamità. E i Nostri predecessori provvidero, secondo le proprie possibilità, non solamente alle necessità materiali, ma anche a quelle spirituali; infatti, non paghi d'innalzare suppliche a Dio, padre delle misericordie e fonte di ogni consolazione (cf. 2 Cor 1,3), vollero altresì che fossero indette pubbliche preghiere per la vostra condizione religiosa così sconvolta e turbata dai negatori e nemici di Dio, decisi a sradicare dagli animi la fede e la nozione stessa della Divinità. Così il sommo pontefice Pio XI nel 1930 stabilì che nel giorno della festività di san Giuseppe, patrono della chiesa universale, «fossero innalzate comuni preghiere a Dio . . . nella Basilica Vaticana, per le infelici condizioni della religione in Russia»;(4) ed egli stesso volle esservi presente, circondato da una foltissima e pia moltitudine di popolo. Inoltre nella solenne allocuzione concistoriale esortò tutti con queste parole: «Bisogna pregare Cristo . . . redentore del genere umano, affinché venga restituita la pace e la libertà di professare la fede agli infelici figli della Russia . . . e vogliamo che secondo questa intenzione, cioè per la Russia, vengano recitate quelle preghiere che il Nostro predecessore Leone XIII di felice memoria ha imposto ai sacerdoti di dire insieme al popolo dopo la santa messa; i vescovi e il clero regolare e secolare con ogni cura cerchino d'inculcare quanto sopra ai loro fedeli o a chiunque assista alla santa messa, e spesso ciò richiamino alla loro memoria».(5)

4. Imparzialità del sommo pontefice
Noi volentieri confermiamo e rinnoviamo questa esortazione e questo comando, dal momento che la situazione religiosa al presente presso di voi non è certamente migliore, e poiché verso queste popolazioni Ci sentiamo animati dal medesimo vivissimo affetto e dalle stesse premure.
Quando scoppiò l'ultimo tremendo e lungo conflitto, abbiamo fatto tutto ciò che era nelle Nostre possibilità, con la parola, con le esortazioni e con l'azione, affinché i dissidi fossero sanati mediante un'equa e giusta pace, e affinché i popoli tutti, senza differenza di stirpe, si unissero amichevolmente e fraternamente, e insieme collaborassero per raggiungere una maggiore prosperità.
Mai, anche in quel tempo, uscì dalla Nostra bocca una parola che potesse sembrare ingiusta o aspra ad una parte dei belligeranti. Certamente abbiamo riprovato, come si doveva, qualsiasi iniquità e qualsiasi violazione di diritto; ma ciò facemmo in maniera da evitare con ogni diligenza tutto ciò che poteva divenire, sebbene ingiustamente, causa di maggiori afflizioni per i popoli oppressi. E quando da qualche parte si faceva pressione perché Noi in qualche modo, a voce o per iscritto, approvassimo la guerra intrapresa contro la Russia nel 1941, mai acconsentimmo di fare ciò, come apertamente ci esprimemmo il 25 febbraio 1946, nel discorso tenuto dinanzi al sacro collegio e a tutte le rappresentanze diplomatiche presso la Santa Sede.(6)

5. Per la libertà delle anime e per la giustizia
Quando si tratta di difendere la causa della religione, della verità, della giustizia e della civiltà cristiana, certamente nonpossiamo tacere; a questo però sono sempre rivolti i Nostri pensieri e le Nostre intenzioni, che cioè non con la violenza delle armi, ma con la maestà del diritto tutti i popoli siano governati; e ciascuno di essi, in possesso della dovuta libertà civile e religiosa entro i confini della propria patria, sia condotto verso la concordia, la pace e quella vita laboriosa, per cui i singoli cittadini possano procurarsi le cose necessarie al vitto, all'abitazione, al sostentamento e al governo della propria famiglia. Le Nostre parole e le Nostre esortazioni riguardarono e riguardano tutte le nazioni, e quindi anche voi, che sempre siete presenti al Nostro cuore, e le cui necessità e calamità desideriamo alleviare secondo le Nostre forze. Coloro che amano non la menzogna ma la verità sanno che durante tutto il corso del recente durissimo conflitto Ci siamo dimostrati imparziali verso tutti i belligeranti, e di ciò abbiamo spesso dato prova con le parole e con le azioni; e abbiamo compreso nella Nostra ardentissima carità tutte le nazioni, anche quelle i cui governanti si professavano nemici di questa sede apostolica, e quelle pure in cui i negatori di Dio osteggiano fieramente tutto ciò che sa di cristiano e di divino, e cercano di cancellarlo dagli animi dei cittadini. Infatti, per mandato di Gesù Cristo, che affidò l'intero gregge del popolo cristiano a san Pietro, principe degli apostoli (cf. Gv 21, 15-17) - di cui siamo indegno successore - Noi amiamo con intenso amore tutti i popoli e desideriamo procurare la prosperità terrena e la salute eterna di ognuno. Tutti perciò, sia in guerra tra loro con le armi, sia in contesa per gravi dissidi, da Noi sono considerati come altrettanti figli carissimi; e niente altro desideriamo, niente altro chiediamo a Dio per loro con la preghiera, se non la loro mutua concordia, la giusta e vera pace, e una prosperità sempre maggiore. Anzi, se alcuni, perché ingannati dalle menzogne e dalle calunnie, professano aperta ostilità nei Nostri riguardi, Noi siamo animati verso costoro da una maggiore commiserazione e da un più ardente affetto.

6. Condanna dell'errore e carità per gli erranti
Senza dubbio abbiamo condannato e respinto - come esige il dovere del Nostro ufficio - gli errori che i fautori del comunismo ateo insegnano e si sforzano di propagare con sommo danno e rovina dei cittadini; ma gli erranti, ben lungi dal respingerli, desideriamo che ritornino alla verità e siano ricondotti sul retto sentiero. Abbiamo anzi messe in luce e riprovate queste menzogne, che spesso si presentavano sotto false apparenze di verità, appunto perché nutriamo verso di voi affetto paterno e cerchiamo il vostro bene. Noi infatti abbiamo la ferma certezza che a voi da questi errori non possono derivare che ingentissimi danni, poiché non solo tolgono dalle vostre anime quella luce soprannaturale e quei supremi conforti che provengono dalla pietà e dal culto verso Dio, ma vi spogliano anche della dignità umana e della giusta libertà dovuta ai cittadini.

7. Il potente presidio della Madre di Dio
Sappiamo che molti di voi conservano la fede cristiana nell'intimo santuario della propria coscienza, che in nessuna maniera si lasciano indurre a favorire i nemici della religione, ma anzi desiderano ardentemente professare gli insegnamenti cristiani, unici e sicuri fondamenti del vivere civile, non solo privatamente, ma se fosse possibile, come conviene a persone libere, anche apertamente. E sappiamo ancora, con somma Nostra speranza e grandissimo conforto, che voi amate e onorate con ardentissimo affetto la vergine Maria Madre di Dio, e che venerate le sue sacre immagini. Ci è noto che nello stesso Clemlino venne costruito un tempio - oggi purtroppo sottratto al culto divino - dedicato a Maria santissima assunta in cielo; e questa è una testimonianza chiarissima dell'amore che i vostri antenati e voi portate verso la gran Madre di Dio.
Orbene, Noi sappiamo che non può venir meno la speranza di salvezza là dove gli animi si volgono con sincerità e ardente pietà verso la santissima Madre di Dio. Infatti, quantunque gli uomini si sforzino, per quanto empi e potenti, di svellere dai cuori dei cittadini la santa religione e la virtù cristiana, quantunque satana stesso cerchi di promuovere con ogni mezzo questa sacrilega lotta secondo la sentenza dell'apostolo delle genti: «. . . non abbiamo da lottare contro la carne e il sangue, ma contro i prìncipi e le potestà, contro i dominanti di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni . . . » (Ef 6, 12); tuttavia, se Maria interpone il suo valido patrocinio, le porte dell'inferno non potranno prevalere. Essa infatti è la Madre benignissima e potentissima di Dio e di tutti noi, e mai si è udito al mondo, che alcuno abbia fatto ricorso supplichevole a lei, e non abbia sperimentato la sua validissima intercessione. Continuate, dunque, come siete soliti, a venerarla con fervente pietà, ad amarla ardentemente e ad invocarla con queste parole, che a voi sono familiari: «A te soltanto è stato concesso, santissima e purissima Madre di Dio, di vederti sempre esaudita».(7)

8. Fervido appello alla pace
Noi pure insieme con voi solleviamo ad essa la Nostra supplica, affinché la verità cristiana, decoro e sostegno della convivenza umana, si rafforzi e vigoreggi fra i popoli della Russia, e tutti gli inganni dei nemici della religione, tutti i loro errori e le loro perfide arti siano respinte da voi lontano; affinché i costumi pubblici e privati ritornino ad essere conformi alle norme evangeliche; affinché coloro specialmente che presso di voi si professano cattolici, benché privati dei loro pastori, resistano con fortezza impavida contro gli assalti dell'empietà fino alla morte; affinché quella giusta libertà che spetta alla persona umana, ai cittadini e ai cristiani, sia a tutti restituita, come è loro diritto, e in primo luogo sia restituita alla chiesa, che ha il divino mandato di ammaestrare tutti gli uomini nelle verità religiose e nelle virtù; e infine affinché la vera pace rifulga alla vostra dilettissima nazione e a tutta l'umanità, e questa pace fondata sulla giustizia e alimentata dalla carità diriga felicemente tutte le genti a quella comune prosperità dei cittadini e dei popoli che deriva dalla mutua concordia degli animi.
Si compiaccia l'amorevolissima Madre nostra di guardare con occhi benigni anche a coloro che organizzano le schiere degli atei militanti e danno ogni impulso alle loro iniziative. Voglia essa illuminare con la luce che viene dall'alto le loro menti, e dirigere con la grazia divina i loro cuori alla salvezza.

9. Consacrazione dei popoli della Russia al Cuore immacolato di Maria
Noi, pertanto, affinché più facilmente le Nostre e le vostre preghiere siano esaudite, e per darvi un singolare attestato della Nostra particolare benevolenza, come pochi anni fa abbiamo consacrato tutto il mondo al Cuore immacolato della vergine Madre di Dio, così ora, in modo specialissimo, consacriamo tutti i popoli della Russia al medesimo Cuore immacolato, nella sicura fiducia che col potentissimo patrocinio di Maria vergine quanto prima si avverino felicemente i voti, che Noi, che voi, che tutti i buoni formano per una vera pace, per una fraterna concordia e per la dovuta libertà a tutti e in primo luogo alla chiesa; in maniera che, mediante la preghiera che Noi innalziamo insieme con voi e con tutti i cristiani, il regno salvifico di Cristo, che è «regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace»,(8) in ogni parte della terra trionfi e si consolidi stabilmente.
E con supplice invocazione preghiamo la medesima Madre clementissima, perché assista ciascuno di voi nelle presenti calamità e ottenga al suo divin Figlio per le vostre menti quella luce che proviene dal Cielo, e impetri per le anime vostre quella virtù e quella fortezza, per cui, sorretti dalla divina grazia, possiate vittoriosamente superare ogni empietà ed errore.
Roma, presso San Pietro, 7 luglio 1952, festa dei santi Cirillo e Metodio, anno XIV del Nostro pontificato.
PIO PP. XII

(1) PIUS PP. XII, Epist. apost. Sacro vergente anno de universae Russorum gentis Immaculato Mariae Cordi consecratione, [Ad universos Russiae populos], 7 Iulii 1952: AAS 44(1952), pp. 505-511.
(2) LEO XIII, Epist. enc. Grande munus, 30 sept.1880: Acta Leonis XIII, II, p. 129; EE 3.
(3) GREGORII VII Registrum, 1, 2, n. 74: MGH Epist. select. II, I, p. 236.
(4) AAS 22(1930), p. 300.
(5) AAS 22(1930), p. 301.
(6) Cf. AAS 38(1946), p. 154.
(7) Acathistus Festi Patrocinii SS. Dei Genitricis: Kondak 3.
(8) Praef. in festo Iesu Christi Regis.
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PIUS EPISCOPUS
EPISTULA APOSTOLICA

CARISSIMIS RUSSIAE POPULIS*
AD UNIVERSOS RUSSIAE POPULOS
Quelle: w2.vatican.va/…/hf_p-xii_apl_19…
Carissimis Russiae populis salutem et pacem in Domino. - Sacro vergente anno ad felicem exitum, postquam Nobis, non sine Numinis instinctu licuit Almam Dei matrem Mariam Virginem sollemniter declarare ac definire in Caelum fuisse anima et corpore assumptam, plurimi ex quavis orbis parte suam Nobis incensissimam laetitiam significarunt; in quibus quidem non defuere qui gratulabundas ad Nos dedere litteras, unaque simul enixe a Nobis petierunt ut universam Russorum gentem, in praesentibus rerum angustiis positam, Immaculato eiusdem Virginis Mariae Cordi consecraremus.
Grata admodum haec petitio obvenit Nobis, qui si populos omnes paterno prosequimur animo, eos peculiari modo adarnamus, qui quamquam ob eventuum rerumque vicissitudines maxima ex parte ab Apostolica hac Sede seiuncti sunt, christianum tamen nomen retinent; et in talibus versantur rerum adiunctis, quibus non modo difficillimum iisdem sit vocem audire Nostram ac catholicae veritatis praecepta noscere, sed ad Dei etiam notionem ac fidem respuendam captiosis perniciosisque artibus compellantur.
Vixdum ad Summi Pontificatus apicem evecti fuimus, mentem Nostram ad vos convertimus, ad populum nempe paene immensum, qui in historiae annalibus et rebus praeclare gestis, et patria caritate, et operositate cum parsimonia coniuncta, pietateque erga Deum erga Virginem Mariam tantopere praestat.
Numquam destitimus preces ad Deum admovere Nostras, ut superno lumine divinaque ope sua vobis semper adsit; detque vobis singulis universis una cum iusta et aequa rerum prosperitate etiam illa libertate perfrui, qua quisque possit et humanam suam dignitatem tueri et verae religionis praecepta noscere, ac Deo non modo intimo conscientiae suae sacrario, sed palam quoque in privatae publicaeque vitae actione debitum praestare cultum.
Nostis ceteroquin Decessores Nostros, quotiescumque facultas fuit, nihil antiquius habuisse quam suam vobis benevolentiam pandere auxiliumque praebere; nostis Slavorum occidentalium apostolos Cyrillum et Methodium, qui una cum christiana religione civilem etiam maioribus eorum intulere cultum, almam hanc Urbem petiisse, ut sui ipsorum apostolatus opera Romanorum Pontificum auctoritate confirmaretur. Ac Decessor Noster fel. rec. Hadrianus II eis Romam ingredientibus « clero populoque comitante, obviam magna cum honoris significatione progreditur » (Leo XIII, Ep. Enc. Grande munus, A. L. vol. II, p. 129); eosque probatos ac dilaudatos non tantum Episcopos creat, sed ipsemet summa rituum maiestate consecrat.
Ad maiores autem vestros quod attinet, Romani Pontifices, quotiescumque pro datis condicionibus potuere, amicitiae rationes cum iisdem instaurare vel confirmare enisi sunt. Itaque anno DCCCCLXXVII Decessor Noster piae rec. Benedictus VII ad Principem Jaropolk, praeclarissimi Vladimiri fratrem, Legatos misit; ad ipsumque magnum Principem Vladimirum, quo auspice primum genti vestrae christianum nomen christianusque humanitatis cultus affulsit, Decessores Nostri Ioannes XV anno DCCCCLXXXXI ac Silvester II anno DCCCCLXXXXIX Legationes miserunt; quod quidem idem Vladimirus humaniter rependit, suos item Legatos ad eosdem Romanos Pontifices mittens. Ac notatu dignum est quo tempore hic Princeps populos istos ad Iesu Christi religionem convocavit, occidentales atque orientales christianas gentes cum Romano Pontifice, utpote summo totius Ecclesiae moderatore, coniunctas esse.
Quin immo sat diuturnum post temporis spatium, hoc est. anno MLXXV Princeps vester Isjaslavus filium suum Jaropolk ad Summum Pontificem Gregorium VII misit; qui quidem imm. mem. Decessor Noster huic Principi eiusque augustae coniugi haec scripsit: « Filius vester limina Apostolorum visitans ad nos venit et, quod regnum illud dono sancti Petri per manus nostras vellet obtinere, eidem beato Petro apostolorum principi debita fidelitate exhibita devotis precibus postulavit indubitanter asseverans illam suam petitionem vestro consensu ratam fore ac stabilem, si apostolicae auctoritatis gratia ac munimine donaretur. Cuius votis et petitionibus, quia iusta videbantur, tum ex consensu vestro tum ex devotione poscentis tandem assensum praebuimus et regni vestri gubernacula sibi ex parte beati Petri tradidimus, ea videlicet intentione atque desiderio caritatis, ut beatus Petrus vos et regnum vestrum omniaque vestra bona sua apud Deum intercessione custodiat et cum omni pace honore quoque et gloria idem regnum usque in finem vitae vestrae tenere vos faciat... » (Gregorii VII Registrum, 1, 2, n. 74 in Monum. Germ. histor. Epist. select. II, 1, p. 236).
Notandum item est ac summa consideratione videtur dignum Isidorum, Kioviensem Metropolitam, in Oecumenico Concilio Florentino suum nomen Decreto subscripsisse quo Orientalis et Occidentalis Ecclesiae unitas sub Romani Pontificis auctoritate sollemniter sanciebatur; idque pro cuncta Provincia sua Ecclesiastica, hoc est pro universo Russorum regno; cui quidem sancitae unitati usque ad terrenae suae vitae exitum, quod ad eum pertinuit, fidelis permansit.
Quodsi interea et deinceps, ob asperas rerum condiciones, difficiliores hinc inde fuere commeatus, atque ideo difficilior animorum coniunctio — quamvis ad annum usque MCCCCXXXXVIII nullum habeatur publicum documentum, quo Ecclesia vestra ab Apostolica Sede seiuncta declaretur — id tamen plerumque non est Slavorum genti culpae tribuendum, non certo Decessoribus Nostris, qui quidem populos istos nullo non tempore paterno dilexere animo, ac vixdum licuit, eos fovere omnique ope iuvare habuere cordi.
Alia non pauca historiae documenta omittimus, ex quibus Decessorum Nostrorum erga gentem vestram benevolentia panditur; at facere non possumus quin breviter attingamus quid Summi Pontifices Benedictus XV et Pius XI fecerint, cum post primum Europae bellum in australibus praesertim patriae vestrae regionibus ingentes hominum, mulierum atque insontium puerorum puellarumque multitudines acerbissima fame torquerentur, summaque angerentur rerum omnium inopia; ii siquidem, paterna erga vestrates caritate permoti, alimenta, vestes grandemque pecuniam ex universa catholicorum familia corrogatam, ad populos istos miserunt, ut famelicis ac miseris omnibus suppetias venirent eorumque calamitates aliquo modo lenire possent. Ac non modo temporalibus, sed insurgentibus etiam spiritualibus necessitatibus iidem Decessores Nostri consulere pro viribus studuerunt ; quandoquidem pro religionis rebus, idcirco apud vos perturbatis vexatisque, quod infitiatores osoresque Dei ipsam Superni Numinis notionem ac fidem ex animis evellere conantur, non modo ipsi ad misericordiarum Patrem totiusque consolationis fontem (cfr. 2 Cor. 1, 3) incensas admoverunt preces, sed publicas etiam supplicationes haberi voluere. Itaque Pius XI Pontifex Maximus anno MDCCCCXXX diem praestitit S. Patriarchae Iosepho sacrum, totius Ecclesiae Patrono, « ut iactatae in Russicis regionibus religionis causa communes preces in Basilica Vaticana... Deo Optimo Maximo adhiberentur » (A. A. S. 1930, p. 300); atque ipsemet ingenti piissimaque populi multitudine stipatus adesse voluit. Ac praeterea, sollemni allocutione in Consistorio habita, hisce verbis omnes adhortatus est : « Christo... humani generis Redemptori instandum, ut afflictis Russiae filiis tranquillitatem fideique profitendae libertatem restitui sinat; atque... volumus, quas fel. rec. Decessor Noster Leo XIII sacerdotes cum populo post sacrum expletum preces recitari iussit, eaedem ad hanc ipsam mentem, scilicet pro Russia dicantur ; id ipsum Episcopi atque uterque clerus populares suos, vel sacro adstantes quoslibet, studiosissime moneant, in eorumque memoriam saepenumero revocent » (Ibidem, p. 301).
Hanc Nos adhortationem iussionemque libenter iteramus ac confirmamus, cum condiciones, quibus in praesens apud vos religio utitur haud meliore profecto sint, cumque Nos eadem impensissima benevolentia eodemque sollicitudinis studio afficiamur erga populos istos.
Cum postremum bellum horrificum diuturnumque conflagravit, quidquid potuimus loquendo, suadendo operandoque fecimus, ut aequa iustaque pace componerentur dissidia, utque populi omnes, nullo stirpis discrimine ducti, amico fraternoque consociarentur foedere, unaque simul ad auctiorem contenderent prosperitatem assequendam.
Numquam eo etiam tempore ex ore Nostro verbum prolatum fuit, quod alicui e dimicantium parte iniustum vel asperum videri posset. Utique iniquitatem quamlibet ac ius quodlibet violatum, ut oportebat, reprobavimus; sed ea ratione id fecimus, ut illa omnia consulto ac diligentissime vitaremus, e quibus maiores possent acerbitates, etsi per iniuriam, in oppressos populos derivari. Cum vero aliqua ex parte contenderetur ut initum anno MDCCCCXXXXI bellum contra Russorum gentem aliquo modo vel loquendo, vel scribendo probaremus, numquam id facere voluimus, ut die XXV mensis Februarii, annoMDCCCCXXXXVI coram Sacro Cardinalium Collegio ac Nationum omnium Legatis, quibus cum Apostolica Sede publicae intercedunt amicitiae necessitudines, aperte diximus (cfr.A. A. S. 1946, p. 154).
Cum religionis, cum veritatis, cum iustitiae civilisque christiani cultus causa agitur, certo silere non possumus; at hoc mens Nostra respicit, hoc semper postulant vota Nostra, ut non armorum vi, sed iuris maiestate populi omnes regantur, ac debita fruentes religiosa civilique libertate intra fines patriae cuiusque suae, ad concordiam, ad pacem, ad operosamque vitam ducantur, ex qua quidem civibus singulis necessariae ad victum, ad habitationem, ad domesticam alendam ac rite moderandam familiam suppeditentur copiae. Vox atque hortamenta Nostra ad omnes spectarunt ac spectant gentes; ad vos etiam, qui semper menti animoque Nostro praesentes estis, et quorum necessitates calamitatesque pro facultate relevare cupimus. Norunt omnes, qui non mendacio, sed veritati studeant, Nos per asperrimum quoque recentis dimicationis cursum nulli parti, ut non semel loquendo agendoque demonstravimus, fuisse obnoxios; sed Nationes omnes, eas etiam quorum moderatores Apostolicae huic Sedi se hostiles profitebantur, eas etiam in quibus superni Numinis infitiatores quidquid christianum, quidquid divinum est, acerrime aversantur, atque e civium animis stirpitus eradicare contendunt, eas etiam, dicimus, incensissima amplexos esse. caritate. Etenim ex Iesu Christi mandato, qui Petro Apostolorum Principi — cuius munus etsi immerentes suscepimus universum christianorum gregem pascendum concredidit (cfr. Io. 21, 15-17), omnes populos impensa voluntate adamamus, omniumque optamus terrenam sempiternamque procurare salutem. Eos igitur vel armis inter se digladiantes, vel minacibus verbis minacibusque dissidiis contendentes, utpote carissimos habemus filios singulos universos; ac nihil aliud cupimus, nihil aliud a Deo supplici poscimus prece, quam eorum concordiam, eorum aequam verique nominis pacem eorumque arctiorem cotidie prosperitatem. Quodsi nonnulli, idcirco quid mendaciis calumniisque falluntur, infensos se Nobis aperte profitentur, maior erga eos miseratione maioreque amore movemur.
Utique errores — quod officii Nostri conscientia postulat — damnavimus atque reiecimus, quos athei communismi fautores praedicant, ac summo cum civium damno summaque iactura propagare enituntur ; sed errantes, nedum respuamus, ad veritatem ad frugemque bonam redire, cupimus. Quin immo has fallacias, saepenumero fucatas veritatis specie, ea ratione deteximus ac reprobavimus, quod vos paterna diligimus voluntate vestrumque quaerimus bonum. Nobis enim certum exploratumque est maxima ex iisdem erroribus vobis oriri posse detrimenta, cum ex animis vestris non mOdo superna illa lux ac suprema solacia eripiantur, quae pietas erga Deum eiusque cultus impertiunt, sed humana quoque dignitate expoliemini iustaque libertate civibus debita.
Novimus inter vos plurimos esse, qui in intimo animi sui sacrario christianam fidem retineant, qui religionis hostibus minime obsecundent, quin immo vehementer cupiant christiana praecepta, quae una sunt tutioraque publicae rei fundamenta, non solum privatim secretoque profiteri, sed palam etiam, si, ut liberos homines decet, fieri possit, testari. Ac novimus quoque, summa cum animi spe summoque solacio, vos Deiparam Virginem Mariam incensissima pietate colere ac diligere; eiusque sacras imagines venerari. Novimus in ipsa urbis Moscuae arce templum excitatum fuisse — in quo hodie, proh dolor, divinus cultus silet — Beatissimae Virgini Mariae Caelo receptae dicatum; quod quidem maiorum vestrorum ac vestrum etiam erga almam Dei Matrem amorem luculentissimo testatur documento.
At Nobis compertum est; ubicumque Sanctissima Dei Genetrix sincera actuosaque pietate colitur, numquam ibi spem salutis deesse posse. Quamvis enim contendant homines vel potentes et impii, e civium animis sanctam religionem christianamque virtutem evellere, quamvis Satanas ipse hoc impietatis certamen incendat atque acerrime exacuat secundum Apostoli gentium sententiam « ...non est nobis colluctatio adversus carnem et sanguinem, sed adversus principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiae in cae lestibus » (Eph, 6, 12); nihilo secius, quando Mariae patrocinium interponitur, portae inferi praevalere non possunt. Ipsa enim est benignissima ac potentissima Dei nostrumque omnium Mater ; ac numquam auditum est ad eam homines pie supplicando confugisse, qui validissimam eius tutelam non experirentur. Pergite igitur, ut facitis, eam impensa pietate colere, eam hisce verbis quibus soletis, invocare : « Tibi unice datum est, sanctissima et purissima Mater Dei, videre te ipsam semper exauditam » (Acathistus Festi Patrocinii SS. Dei Genitricis : Kondak 3).
Nos una vobiscum eam supplici imploramus prece, ut christiana fides, humanae vitae decus et tutamentum, in Russorum populis roboretur et augescat, omnesque religionis hostium fallaciae, errores callidaeque artes respuantur ac procul a vobis repellantur; ut publici privatique mores apud vos evangelicis praeceptis conformentur ; ut qui praesertim apud vos catholico censentur nomine, etsi suis privati Pastoribus, fortes adversus impietatis impetus impavidique ad mortem usque resistant; ut iusta illa libertas, quae homines, quae cives, quae christianos decet, omnibus, ut oportet, restituatur, Ecclesiae imprimis, cuius est ex divino mandato veritatem virtutemque docere omnes; ut denique sinceri nominis pax carissimae Nationi vestrae cunctoque terrarum orbi affulgeat, ac tutissimis iustitiae fundamentis innixa fraternaeque caritatis afflatu alita, gentes universas ad communem illam singulorum populorumque prosperitatem, quae ex mutua concordia oritur, feliciter conducat.
Ac velit benignissima Mater eos etiam suavibus suis oculis clementer respicere, qui infitiatorum osorumque Dei agmina instruunt eorumque inceptum urgent ; velit eorum mentes superna collustrare luce, eorumque animos divina ad salutem permovere gratia.
Nos interea, ut Nostrae vestraeque preces supplicationesque facilius exaudiantur, utque singulare erga vos benevolentiae Nostrae praebeamus documentum, quemadmodum paucis ante annis universum hominum genus Immaculato Deiparae Virginis Cordi consecravimus, ita in praesens cunctos Russiarum populos eidem Immaculato Cordi peculiarissimo modo dedicamus ac consecramus, fore omnino sperantes ut quae Nos, quae vos, quae boni omnes verae pacis, fraternae concordiae debitaeque omnibus, imprimisque Ecclesiae, libertatis vota facimus, ea, potentissimo suffragante Mariae Virginis patrocinio, quam primum feliciter effecta dentur; ita quidem ut — vobis una Nobiscum cunctisque christianis gentibus comprecantibus — salutiferum Iesu Christi Regnum, quod est « Regnum veritatis et vitae, Regnum sanctitatis et gratiae, Regnum iustitiae, amoris et pacis » (Praef. in festo I. Ch. Regis) ubique terrarum firmiter constabiliatur.
Atque eamdem clementissimam Matrem supplici rogamus prece ut vos cunctos universos in praesentibus rerum augustiis tueatur ; atque a Divino Filio suo illam mentibus vestris obtineat lucem, quae a Caelo oritur, illam animis vestris impetret virtutem fortitudinemque, qua quidem, caelesti suffulti gratia, errores impietatesque omnes evincere ac superare possitis.
Datum Romae, apud S. Petrum, die VII mensis Iulii, in festo Ss. Cyrilli et Methodii anno MDCCCCLII, Pontificatus Nostri quarto decimo.
PIUS PP. XII

*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XIV,
Quattordicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1952 - 1° marzo 1953, pp. 495 - 502
Tipografia Poliglotta Vaticana
A.A.S., vol. XXXXIV (1952), n. 10, pp. 505 - 511.
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