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Parole profetiche sull'Italia scritte da un (santo) sacerdote 100 anni fa, da leggere!

Amici, mi sono quest'oggi imbattuto provvidenzialmente in questa lettera di don Dolindo Ruotolo (figura che ormai conoscerà chi mi segue da un po' di tempo) scritta il 14 ottobre 1917 (l'anno di Fatima... della Rivoluzione bolscevica... casualità?...) e che sembra una fotografia esatta della situazione del clero, del popolo cattolico e dell'Italia di oggi! E' incredibile come lavora lo Spirito Santo percorrendo intere generazioni eppure... sembra di capirsi al volo, nonostante la non breve distanza temporale... E' vero che nel periodo in cui scriveva il santo sacerdote napoletano certe dinamiche rivoluzionarie erano ormai già innescate ma mi sembra che, con le sue parole, vada molto più a fondo della situazione di quell'epoca, proiettandosi nei decenni a seguire. Ora capiamo bene queste parole e ringraziamo l'uomo di Dio per questo messaggio che è luce per tutti noi. Condivido con voi un estratto della lettera, quello più significativo

* * *


(...) L’incidente successo al “Gesù Vecchio” col rettore (1), per me è stato tanto amaro non tanto per la mia umiliazione, quanto perché è stato per me la costatazione pratica dello stato di avvilimento e di depressione nel quale ci troviamo noi sacerdoti.

In fondo, l’apostolato viene subordinato alla prudenza della carne e dove entra l’interesse umano ivi si preferisce in fondo il trionfo del male, che cosa sarebbe mai di noi se scoppiasse una per sedizione violenta, se ci trovassimo di fronte a leggi più apertamente anticristiane, se dovessimo affrontare la lotta con la prospettiva del martirio? Dove relegheremmo noi Gesù benedetto e la sua legge?

Quante scappatoie non troveremmo per sfuggire al più grave dei nostri doveri, che è quello di illuminare il popolo? Si può mai pretendere di fare amicizia con i nemici del Signore? Com’è che l’anima non freme anche di amore naturale e patrio per i propri fratelli, vedendo la rovina nella quale sono precipitati, senza che una voce di verità si faccia sentire loro, neppure nella casa di Dio che è la casa della verità imparziale? Noi siamo infatti in uno stato di vera morte, nel più stretto senso della parola.

I peccati sono cresciuti smisuratamente nel popolo, l’apostasia fa strage nel clero, moltissimi cristiani che vivevano di una grama fede di tradizione e di sentimento sterile l’hanno perdura e sono passati nel campo opposto, in una incredulità feroce che li porta alla reazione satanica contro il Signore.

Bisognerebbe levare forte la voce, bisognerebbe difendere l’onore di Dio, bisognerebbe illuminare questi poveri cristiani, e intanto da ogni parte si tace; anzi, che dico: si tace? Si parla troppo malamente col cattivo esempio, con gli scandali e con un atteggiamento di viltà inaudita che ci fa tener mano ai nemici del Signore, che sono ancora i nemici della nostra terra.

lo vorrei raccogliere tutti i patrioti da strapazzo e vorrei mostrare loro in un elenco completo tutto quello che è stato tramato contro il nostro povero Paese. Noi siamo già falliti e schiavi; io vi confesso che non posso pensarci senza fremere di santo amore anche per la mia povera Nazione. Siamo oberati di debiti, abbiamo impegnato le nostre ricchezze allo straniero e lo abbiamo in casa come dominatore.

Il Signore ci ha provvisto di beni e i famosi patrioti ce li rubano. Sono state esportate in Francia molte migliaia di maiali e il vino abbondante che si è fatto. Gli scellerati mentitori hanno detto pubblicamente come estremo scherno che la terra non aveva prodotto. Che cosa sarà il nostro domani? Dove andrà a finire questa povera Italia, resa apostata da Dio dalle sette e quindi indegna della misericordia di Dio e, per giunta, tradita e immiserita dalle sette medesime? Che cosa diventerà questa massa di gente affamata, agitata dal soffio pestifero dei suoi traditori nella rivolta senza freno e senza timore di Dio?

Noi andiamo incontro a giorni molto tristi, figlia mia, a giorni di sangue e di persecuzione violenta, nei quali piangeremo per forza quei peccati che non abbiamo voluto piangere per implorare misericordia. E le prime vittime saremo noi del clero, noi che avremmo dovuto ardere di zelo per l’onore di Dio e per la salvezza del prossimo, noi che per una falsa prudenza ci siamo associati ai devastatori del nostro Paese.

Preghiamo ardentemente e pigliamoci in spirito di penitenza le privazioni alle quali siamo e saremo sottoposti. Io per conto mio faccio così quando pranzo, quando considero le strettezze inevitabili alle quali si è costretti dai tempi. Questo stato di amarezze interiori giova grandemente all’anima; il cuore si sente più vicino a Dio e ha sete della compagnia di Gesù buono nella Santissima Eucaristia (...).
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".. Questo stato di amarezze interiori giova grandemente all'anima.il cuore si sente più vicino a Dio.."
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