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Francesco I
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Abbazia di san Silano meglio conosciuta come la "Cantina dei Santi" in Romagnano Sesia

Raffigurazioni artistiche su temi e personaggi dell'Antico Testamento nel territorio piemontese
Introduzione

I dipinti di cui stiamo per fare la conoscenza presentano almeno tre motivi di straordinario interesse.

Il primo è costituito dal luogo nel quale sono conservati, cioè la cosiddetta "Cantina dei Santi" di Romagnano Sesia, in provincia di Novara. Come dice il nome stesso, si tratta di un locale che fino a qualche tempo fa era destinato a deposito di vini, ma esso è decorato con un ciclo di affreschi di soggetto religioso realizzato nel 1400 e ciò è quanto meno insolito per una cantina.
Il secondo motivo di interesse sta nell'interpretazione "moderna" che l'anonimo pittore ha dato di un soggetto così lontano dal suo tempo: l'eroe biblico infatti è raffigurato come un cavaliere rivestito di armatura medioevale con elmo e cimiero, combatte con la lancia e la spada come nei tornei cortesi e frequenta castelli merlati e turriti.
Il terzo motivo è nella scelta del soggetto: le storie di David, re di Israele, tratte dal I e dal II Libro di Samuele della Bibbia. Siamo dunque in presenza di una delle poche opere di pittura religiosa del Medioevo in Piemonte che siano ispirate all'Antico Testamento invece che al Nuovo, il che ne fa una vera rarità.
Ci soffermiamo subito su quest'ultimo aspetto, che riveste un particolare interesse ai fini delle ricerche avviate dall'UCIIM. Il Cristianesimo nasce e si sviluppa da una duplice radice, la prima giudaica (la cui fonte sono i libri dell'Antico Testamento), la seconda giudaico-cristiana (i cui testi sacri sono i Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere e l'Apocalisse, che compongonono il Nuovo Testamento). Ora, se consideriamo quali sono i soggetti ricorrenti nell'arte cristiana occidentale è facile constatare come essi, prima dell'età della Controriforma, alla metà del Cinquecento, derivino soprattutto dalla seconda e più recente tradizione e come invece la prima sia presa in considerazione solo in casi più limitati. Ecco perchè sono di particolare interesse quelle opere, come gli affreschi di Romagnano, che testimoniano invece un interesse rivolto alla più antica e originaria fonte della cristianità.
Sulle cause di questa predilezione non è semplice indicare spiegazioni esaurienti. Essa si deve certo attribuire alla più diffusa e approfondita conoscenza in Occidente di quei testi rispetto agli altri, ma anche questa giustificazione andrebbe a sua volta motivata e ricondotta a precise scelte delle autorità ecclesiastiche e delle comunità locali, che privilegiavano indubbiamente i testi meno legati alla fonte ebraica, alla sua cultura, agli usi e costumi sociali di riferimento, alla stessa concezione del rapporto tra l'uomo e Dio che vi appare privilegiata. Si tratta di un problema aperto, sul quale anche questi affreschi potranno stimolare la riflessione.
Per approfondire questo tema puoi consultare il sito
www.uciimtorino.it/piemonte.htm
Localizzazione e caratteristiche storiche

La Cantina dei Santi si trova nel centro di Romagnano, in contrada Badia, ma un tempo essa faceva parte della abbazia benedettina di San Silvano (già Silano) fondata, secondo la tradizione, ai primi del Mille. Oggi la zona è occupata da costruzioni di epoca recente, ma allora era abitata solo dai contadini che lavoravano per i frati e si affacciava sugli orti situati lungo il perimetro estremo del complesso monastico benedettino.

Come è tipico dei centri fondati e gestiti sulla base della Regola di San Benedetto, San Silvano era luogo di preghiera, ma anche di lavoro: ora et labora era infatti il principio guida della vita del singolo, così come di tutta la comunità monastica. L'abbazia possedeva vaste e ricche proprietà in un territorio molto esteso, sul quale esercitava un notevole peso anche politico.
Per approfondire il tema del monachesimo benedettino ti consigliamo di consultare il sito "Le origini giudaico cristiane" www.uciimtorino.it/origini/index.html
Inizialmente alla carica di abate era eletto un membro della comunità dei monaci, ma dopo secoli di gestione autonoma essa divenne "commendatizia", cioè affidata a un peronaggio esterno di notevole importanza. Tra i suoi abati vi furono, ad esempio, Giovanni Angelo De Medici, che divenne papa con il nome di Pio IV, e suo nipote San Carlo Borromeo, il celeberrimo vescovo di Milano.
L’abbazia fu soppressa in età napoleonica, passò più volte di proprietà e venne profondamente trasformata fino a mantenere solo scarse tracce del suo passato, oggi inglobate nell'abitato moderno della città di Romagnano.

L'ambiente della "Cantina dei Santi"

Il locale è coperto da una volta "a botte" (cioè un soffitto che ha la forma di un cilindro tagliato a metà) in mattoni.I muri sono costruiti con pietre di fiume tenute insieme con malta e disposte in file alternate “a spina di pesce”, ma ci sono anche parti costruite diversamente a causa delle successive trasformazioni del locale.
Non si sa a quale uso esso servisse un tempo: anche se il soggetto degli affreschi deriva dalla Bibbia, la sua destinazione non era certo religiosa. Forse era aperto al pubblico, a giudicare dalla presenza delle insegne di una famiglia aristocratica che compaiono sul muro d'ingresso e dallo stesso ciclo di affreschi che racconta le vicende eroiche di un nobile cavaliere.
Sappiamo solo che almeno dal 1777 il locale è stato usato come una cantina, nella quale si conservavano le botti appoggiate contro le pareti e si produceva vino.

Non stupisce quindi che dopo tanti secoli si siano salvate solo alcune parti della decorazione che un tempo la ricopriva e cioè tutti gli affreschi della volta, le sole parti superiori degli affreschi sulle pareti lunghe, qualche brano sulla parete di fondo (sulla quale sono visibili due diversi interventi pittorici), gli emblemi nobiliari della parete d’ingresso nella faccia interna e qualche altro brandello di pittura su quella esterna.
Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1971 la Cantina viene acquistata dalla Pro Loco di Romagnano con l’intervento di alcuni privati cittadini e donata al Comune. Nel 1975 è avvenuto il primo restauro di Gian Luigi Nicola e nel 1986 un secondo,

che le ha dato l’aspetto con cui la vediamo ancora oggi (tetto e pavimento rifatti, illuminazione…).

Il soggetto degli affreschi
All’esterno, sopra l’ingresso, uno stemma con fascia bianca in campo blu è riferibile a Benedetto Caimo che fu Abate commendatario nel 1513.

Le figure dell’aquila e dei bastoni con tizzoni accesi, che compaiono sulla parete d’ingresso sia all’esterno che all’interno, sono invece riconducibili forse alla famiglia dell’abate Pietro Tizzoni (metà del secolo XV), le cui iniziali compaiono due volte. A lui potrebbe riferirsi anche lo stemma con le bande rosse e bianche alternate sormontate da un'aquila in campo oro. La figura di un abate compare anche nel bel mezzo delle storie affrescate sulla parete lunga a sinistra.
Il nome di “Cantina dei Santi”, che unisce elementi sacri e profani, deriva soprattutto dal fatto che un tempo non era chiaro quale fosse il significato delle storie afrescate sulla volta e così esse erano riferite a non meglio identificati "Santi", di cui tutto si ignorava.

Dopo il restauro si sono potute leggere più chiaramente le scritte che accompagnano ciascuna delle scene (le cosiddette "didascalie") e si è scoperto che esse raccontano un'unica lunga storia, quella di David, re d'Israele, rappresentata sulla base del testo biblico del I libro di Samuele (dal capitolo 17) e del II libro.
Lungo i ventotto pannelli sono narrate, a partire dalle zone superiori e percorrendo due volte il giro del locale, le vicende che vanno da una scena iniziale

oggi integralmente perduta fino a quella del riconoscimento di David come unico “capo di Israele”, popolo di Dio.

Si può trovare il testo biblico all'indirizzo Internet:
www.liberliber.it/…/02_04.htm

Contestualizzazione artistica e culturale
Le vicende tratte dalla Bibbia vengono dunque trasferite in una dimensione decisamente moderna e contemporanea, pur mantenendo un alone di leggenda antica che le rende comunque straordinarie. L’eroe antico diventa il protagonista di una vicenda cavalleresca, letteraria, romanzesca, che inizia dagli anni della sua infanzia e attraversa imprese eroiche che ne rendono popolare e amata la figura, una specie di leggenda vivente che assume potenza e autorevolezza fino a diventare il pacificatore e la guida del suo popolo sparso e diviso.
In questa “carriera” progressiva è forse contenuto il riferimento o a qualche personalità storica o ad un modello ideale di autorità militare e al tempo stesso spirituale, cui il ciclo era probabilmente ispirato e dedicato.
Gli affreschi sono databili intorno alla metà del secolo XV sia per ragioni stilistiche che in relazione alla storia del costume civile e militare.

Lo stile è quello inconfondibile del periodo tardogotico, cortese cavalleresco e internazionale, ampiamente diffuso lungo le zone alpine e prealpine, in particolare nei territori dei Savoia, dei Visconti e degli Scaligeri. Il nome che pare più probabile per l’identificazione dell’autore è quello di Bartulonus da Novara attivo in svariate imprese decorative nell’area novarese.

uciimtorino.it


Nota bene:
Nella "Cantina dei Santi" Tutti i sabati alle ore 16.30 viene celebrata la Messa di sempre in latino


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