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marco18 1

Un 41 per cento di vuoto catastrofico

di Massimo Viglione
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Il 41% degli italiani ha votato un vuoto assoluto – il cui unico appeal è di far venire in mente i film di Pieraccioni – perché speravano nel “nuovo” che avanza e “rottama”. Ora dinanzi al primo fallimento tutti lo abbandonano, a partire dai giornali che lo hanno creato e gonfiato. Stupidamente così hanno prima creduto in un vuoto assoluto – il cui unico “merito” era aver preso per i fondelli gli italiani con 80 euro di mancia subito strappata dalle loro mani con nuove tasse – e stupidamente ora lo incolpano del disastro economico: Renzi non ha nessuna colpa e non ha nessun merito, come detto è un vuoto assoluto, un po’ simpaticone, stile berlusconiano. E, nella sua nullità, dinanzi al disastro anzitutto mediale degli ultimi giorni, ha pensato bene di dare subito ragione a Draghi, il quale ha proposto come soluzione alla crisi ulteriori cedimenti di sovranità da parte degli Stati alla UE.
Tutti continuano a far finta tutti di non capire che la crisi è tutta un’invenzione (nel senso che è voluta e creata ad arte) finalizzata all’ottenimento di due scopi essenziali: il socialismo mondiale tramite la pauperizzazione delle famiglie europee; e il caos mondiale, tramite la distruzione degli Stati nazionali e l’invasione generale dei popoli del terzo mondo. Questi due scopi hanno un ulteriore fine preciso: la creazione della Repubblica universale, il Leviatano di cui la UE è solo prefigurazione e ponte di sostegno, il vecchio sogno della massoneria per distruggere la società umana e preparare le condizioni per l’arrivo di chi deve arrivare.
E, in tutto questo, noi ci preoccupiamo di – o ce la prendiamo con – Renzi?
In tutto questo, la realtà è che la finanza sinarchica e mondialista è scesa definitivamente sul campo di battaglia aperto e il suo primo passo è appunto il superamento definitivo degli Stati nazionali, ultima miseranda barriera da abbattere per la creazione del nuovo ordine dei secoli.
A questo riguardo però occorre dire con tutta franchezza una cosa, dalle non secondarie conseguenze. Gli Stati europei hanno già ceduto quote importantissime di sovranità; se – anzi, quando – ne cederanno ancora, in proporzione a quanto cederanno di volta in volta, automaticamente verrà meno l’obbligo di fedeltà dei propri cittadini allo Stato nazionale. È ovvio, nessuno può far finta di scandalizzarsi per quanto si afferma: va da sé che più lo Stato scompare, meno può pretendere fedeltà dai suoi sudditi, perché… viene meno il motivo stesso della fedeltà.
Che è come dire: “signori oligarchi della sinarchia mondiale, voi fate il vostro gioco, noi, la gente vera, prima o poi, inizieremo a fare il nostro, perché non siamo più vincolati a nulla e nel contempo non siamo certo vincolati a voi – che neanche conosciamo – e tanto meno alle vostre banche”. E se questa affermazione può urtare la sensibilità di qualcuno, la responsabilità non è dei cittadini ai quali viene tolto lo Stato in cui sono nati, cresciuti e nel quale hanno confidato per la loro serenità e al quale hanno affidato i loro sogni per il futuro e la speranza per la propria vecchiaia e per il futuro dei propri figli; la responsabilità è di tutti coloro che – tramite la creazione artificiale di una crisi distruttiva che conduce le famiglie alla fame e le imprese al fallimento, bloccando la crescita e incrementando a dismisura la disoccupazione – stanno cambiando in corsa le regole del gioco a danno di tutti gli italiani (e non solo) senza aver loro chiesto alcuna opinione in merito, anzi, imponendo anti democraticamente ben tre governi senza elezioni popolari.
Nel frattempo, fra tutti gli altri disastri, il superamento ormai effettivo dello Stato nazionale comporta anche la definitiva invasione delle popolazioni del terzo e quarto mondo, le quali ci portano anche le loro epidemie: a Treviso un caso di lebbra, mentre si cincischia sull’Ebola.
Ecco quello che ci aspetta se non capiamo che la Repubblica Italiana sta per finire ormai i suoi burattini e maggiordomi e sta per finire anche la sua stessa miseranda esistenza. Questo è solo un assaggio di quello che ci aspetta se non reagiamo e pure in fretta.
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fonte: Il Giudizio Cattolico