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alda luisa corsini 6

Le monete impresse sulla Sindone.

Ripropongo questo post del mio archivio perchè richiama la scoperta dell'anello di Pilato.

fig. 8

fig. 9
fig. 10
fig.11
fig. 12
fig. 13

L'analisi di impronte rilevabili nelle zone oculari del volto sindonico e riconducibili a forme presenti sui lati di monete romane, riveste un'importanza fondamentale per lo studio della Sindone.
La prova dell'esistenza di impronte di monete sull'immagine sindonica fornirebbe infatti un'ulteriore conferma dell'autenticità del telo; è ovviamente molto improbabile che nel processo di realizzazione di un artefatto, un falsario di epoca medievale abbia introdotto un'informazione così particolare, non visibile in modo immediato a occhio nudo e associata a un'usanza non nota a quell'epoca. Alcune ricerche storico-archeologiche riferiscono infatti dell'usanza funebre di porre piccole monete sugli occhi dei cadaveri, con lo scopo di impedire il sollevamento delle palpebre o anche solo come gesto rituale simbolico.
Le ricerche sulla presenza di impronte di monete nelle zone orbitali dell'Uomo della Sindone sono iniziate nel 1954 ad opera del teologo di Chicago padre F.L. Filas che effettuò una serie di studi in campo sia fotografico sia numismatico. Partendo da una copia delle lastre fotografiche originali della Sindone, risalenti al 1931 e realizzate da G. Enrie, padre Filas affermò di aver individuato sulla palpebra destra del volto sindonico impronte estremamente simili a quelle esistenti sulla faccia di una moneta, un "dilepton lituus", che presenta sul diritto il simbolo del lituo, una specie di pastorale, circondata dalla scritta greca TIBEPIOY KAIAPO. Tale moneta, risalente ai tempi di Tiberio, come si ricava dalla data sul lato rovescio del conio, pesa poco più di un grammo e ha un diametro di circa 16 millimetri; sono state ritrovate copie che presentano deformazioni del conio e variazioni delle iscrizioni.
In alcuni esemplari si può chiaramente distinguere la scritta TIBEPIOY CAICAPOC in cui la lettera K è stata sostituita dalla C latina che ha la stessa pronuncia, mentre la lettera S diventa facilmente anch'essa una C.
Il miglior apprezzamento dell'impronta si ottiene dall'osservazione del negativo fotografico del telo come è riportato in figura 8.
È riconoscibile una forma che richiama l'aspetto di un punto interrogativo, circondato dalla lettera Y, che potrebbe essere la lettera terminale della parola TIBEPIOY, separata dalle lettere CAI facenti parte della parola CAICAPOC.
Sottoponendo il particolare del negativo fotografico relativo all'impronta dell'orbita destra a elaborazione tridimensionale, si è ottenuto il risultato riportato in figura 9.
Come si può rilevare, si intravede un bastone di comando a forma di punto interrogativo e, in corrispondenza al bordo superiore sinistro, strutture associabili alla lettera Y, staccata dalla lettera C, seguita dalle lettere A e I. Poiché l'elaborazione tridimensionale del negativo fotografico mette in risalto una forma a bastone di comando rovesciato, possiamo dedurre che il conio doveva presentare un punto interrogativo. Ne segue che occorre ipotizzare l'esistenza di una moneta con il bastone di comando rovesciato speculare rispetto a quella presa in considerazione da Filas.
La verifica dell'esistenza di una moneta dell'epoca che riporti su un lato del conio la forma di bastone a punto interrogativo è dovuta al numismatico Mario Moroni che è in possesso di alcuni esemplari (figura 10).
Si tratta di un "dilepton lituus" di tipo al rovescio, emesso da Ponzio Pilato nell'anno XVI di Tiberio, corrispondente all'anno 29 dopo Cristo.
L'indagine sulla possibile presenza dell'impronta di una moneta sulla palpebra dell'occhio sinistro è stata presa in considerazione contemporaneamente alla ricerca attuata sull'occhio destro. Dall'osservazione dell'immagine bidimensionale e di quella tridimensionale non appare però alcuna forma che possa essere messa in relazione con l'impronta di una moneta.
L'analisi dell'arcata sopraciliare mette invece in evidenza nell'immagine tridimensionale una strana protuberanza che fa pensare a un contributo dovuto a un corpo estraneo. L'elaborazione dell'immagine bidimensionale di questa zona ha permesso al prof. Nello Balossino e al prof. Pierluigi Baima Bollone di evidenziare la presenza di segni riconducibili a un "lepton"; in particolare dall'osservazione dell'immagine bidimensionale (figura 11) si intravedono le forme di una struttura che richiama una coppa e tre lettere che sono interpretabili come la scritta "LIS". Gli esperti di numismatica sanno che queste tre lettere significano "anno sedicesimo", in quanto la "L" sta per anno, la "I" per il valore di dieci e la "S" per il valore di sei. Si parla quindi dell'anno sedicesimo dell'impero di Tiberio che corrisponde all'anno 29 dell'era cristiana. Questa è la data di coniazione di una moneta, un "lepton simpulum" (figura 12), di cui esistono numerosi esemplari che presentano sul verso una coppa rituale, cioè un "simpulo".
Questa moneta circolava nei mercati ebrei e aveva il valore di pochi spiccioli. La moneta, oltre al simpulo posto al centro, riportava la scritta TIBEPIOY KAIAPOS e la sigla finale LIS che esprime la datazione.
In conclusione, se ulteriori indagini svolte su immagini ottenute con strumenti di acquisizione più sofisticati rispetto a quelli usati per le fotografie ufficiali di Enrie, avvaloreranno l'ipotesi della presenza delle impronte associabili alle due monete in esame, si otterrà un ulteriore parametro di conferma dell'autenticità della Sindone.

da www.sindone.org/…/00024099_Le_mon…