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Tempi di Maria 5 11

Profezia della Valtorta, oggi realta?... "Verrà il Pastore-idolo, il quale sarà e starà dove vorrano i suoi padroni"

GESÙ SI RIVOLGE, ATTRAVERSO LA MISTICA MARIA VALTORTA, AL PONTEFICE ALLORA REGNANTE, PIO XII, COMUNICANDOGLI UN MESSAGGIO DALLA STRAORDINARIA CARICA DRAMMATICA, PREGNO DI LUCE PROFETICA CHE LUMEGGIA LA SCENA DI UN MONDO E DI UNA CHIESA PASSATI SOTTO IL TORCHIO DELLA FOLLIA DISTRUTTRICE DI SATANA.
E', A TUTTI GLI EFFETTI, IL NOSTRO MOMENTO PRESENTE.
DA MEDITARE.


IL TESTO E' IL SEGUENTE:

« Mai come in questo momento devo ripetere a colui che mi rappresenta: "Pasci i miei agnelli".

Molti di essi sono divenuti inselvatichiti. Ma non è tutta loro la colpa e per questo mi fanno pietà.

Li avevo affidati ai potenti perché ne avessero cura. Già tanto avevo dato ai potenti perché non volessero più ancora e fossero buoni coi sudditi che non sono dei potenti altro che per mandato di Dio. in realtà sono gregge di Dio, sono figliolanza di Dio, e andrebbero curati con rispetto pensando al Re vero: l’Eterno di cui sono popolo.

Invece li hanno usati come mandra senza padrone. Li hanno sospinti dove gli è parso, li hanno cibati dei cibi che a loro è parso, pur di ottenebrarli nel pensiero e smemorarli del Bene corrompendoli con dottrine che io maledico, se ne sono fatti degli schiavi ai quali è negata anche la libertà di pensiero e come pecore li hanno spinti al macello per i loro scopi delittuosi verso tutta l’Umanità. Tutta. Quella che per loro è "Patria" e quella che è "Patria altrui". Si sono fatti ricchi sfruttando il sacrificio dei soggetti, ladri dei beni di Dio e dell’uomo che sono Anima ed Esistenza, assassini di una e dell’altra.

Ebbene: dall’alto dei Cieli, per tutto l’assenzio che vien dato per cibo alle folle e che le porta a disperare anche di Dio, per tutta la fame di cui soffrono i corpi e le anime dei figli miei, per coloro che in questa rovina rimangono gli agnelli del gregge di Dio e nessuna passione li muta in ribelli a Dio, come i loro seduttori e padroni, figli del Male e precursori dell’Anticristo, io vengo con la mia Parola ed il mio Amore per pascere i poveri del mio gregge e ripeto a te che sei il mio Vicario:

"Pasci i miei agnelli dando loro l’instancabile parola e le benedizioni di cui ho ricolma la tua mano innocente, che non conosce altro sangue fuorché il Sangue mio che elevi sull’altare per rito di propiziazione, ed altro gesto fuorché quello che fu mio di benedire coloro di cui tu, come io, hai pietà.
Ho dato due verghe alla tua mano e caro mi sei perché usasti quella dell’amore. Ma l’amore, che è potente anche sulla Potenza di Dio, cade come pietruzza lanciata contro la roccia, quando è volto a certi che di uomini hanno parvenza, ma sono dei demoni dal cuore di granito. Colpisci dunque con l’altra verga a sappiano i fedeli che tu non sei complice delle colpe dei grandi.

Complici si diviene anche quando non si osa tuonare contro le loro nefandezze. Non ama il tuo Maestro le maledizioni e le folgori. Ma vi sono momenti in cui occorre saperle usare per persuadere non i potenti, il cui animo posseduto da Satana è incapace di persuasione, ma i poveri del mondo che Dio, e i giusti di Dio, non condividono ed appoggiano i metodi e le prepotenze di chi ha superato ogni misura e si crede un dio mentre è solo una belva immonda.

Parla, in nome della Giustizia che rappresenti. È l’ora. E sappiano le turbe che la mia Dottrina non è mutata e che una è la Legge, che vi è un sol Dio, che il primo suo comando è l’amore, che Egli, ancora, come nei secoli dei secoli antecedenti alla mia venuta, nella quale ho confermato la Legge, ordina di non rubare, di non fornicare, di non uccidere, di non prendere la roba d’altri. Dillo ai ladri di ora, che non si accontentano di una borsa ma rubano anime a Dio e terre ai popoli; dillo ai fornicatori, ai grandi fornicatori di ora, la cui fornicazione non è quella bestiale con una femmina ma quella demoniaca colla potenza politica; dillo agli uccisori di ora, i quali si arrogano il diritto di uccidere popoli interi dopo aver ucciso in altri popoli - i loro - la fede in Dio, l’onestà di qualsiasi forma, l’amore al bene; dillo agli insaziabili di ora, che avidi come sciacalli assalgono là dove è ciò che a loro piace e si fanno lecito ogni delitto pur di prendere ciò che non è loro.

Parlare vuol dire 'dolore' e delle volte 'morte'. Ma ricordati di Me. Io sono più prezioso della 'gioia' e della 'vita', perché Io do a chi m’è fedele una gioia e una vita che non conoscono termine e misura. Ricordati di Me che seppi purificare la mia Casa dalle sozzure e seguire rettilineo un solo scopo: 'la gloria del Padre mio'. Ciò mi ottenne l’odio, la vendetta, la morte, perché i colpiti dal mio furore trovarono un venduto che per trenta denari mi dette in loro potere.

Sempre, e fra i più fidi, abbiamo un nemico, un venduto. Ma non importa. il discepolo non è da più del Maestro e se Io, sapendo che la sferza delle mie parole più della sferza di corde - mezzo simbolico più che reale - mi procurava la morte ho parlato, parla. E se Io ho sopportato per amore degli uomini, e per tuo amore un nemico e un venduto e l’orrore di un bacio di tradimento, tu, mio primo fra i miei figli di ora, non devi arretrare davanti a quello che prima di te ha subìto il Maestro.

Ché se poi, nonostante ogni mezzo, la Giustizia avesse a perire e, trascinati sempre più da Satana dominatori e dominati, per mimetismo malefico,si staccassero sempre più da Dio, allora leverò la Luce e la Verità. E ciò avverrà quando anche nella mia dimora - la Chiesa - vi saranno troppi che, per umano interesse e per debolezza indegna, saranno fra i dominati dai seminatori del Male nelle loro diverse dottrine. Allora conoscerete il pastore che non si cura delle pecore abbandonate, il pastore idolo di cui parla Zaccaria.

Ricorda l’Apocalisse di Giovanni. Ricorda il dragone: il Male generatore dell’Anticristo futuro, il quale ne prepara il regno non solo sconvolgendo le coscienze ma travolgendo nelle sue spire la terza parte delle stelle e facendo degli astri fango. Quando questa demoniaca vendemmia avverrà nella Corte di Cristofra i grandi della sua Chiesa, allora, nella luce resa appena bagliore e conservata come unica lampada nei cuori dei fedeli al Cristo - perché la Luce non può morire Io l’ho promesso, e la Chiesa, anche in periodi di orrore, ne conserverà quel tanto atto a tornare splendore dopo la prova - allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni.
Chi ha orecchie da intendere intenda. Per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte" ».


QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 200

9 dicembre 1943


>>>>>>>>> PER APPROFONDIRE...

"Quando uno viene a dare altre indicazioni... non è il buon Pastore ma un pastore idolo"...

Dagli scritti di Maria Valtorta

Io sono il Buon Pastore.
E sono Colui che è venuto a radunare il gregge rimasto senza guida e a condurlo in un unico ovile: in quello del Padre.

Io sono la porta dell'Ovile perchè sono insieme Porta e Pastore. E vi entro e vi esco come e quando voglio. E vi entro liberamente, e dalla porta, perchè sono il vero Pastore.

Quando uno viene a dare alle pecore di Dio altre indicazioni, o cerca di traviarle portandole ad altre dimore e ad altre vie, non è il buon Pastore, ma è un pastore idolo. E così chi non entra dalla porta dell'ovile, ma cerca di entrarvi da un'altra parte scavalcando il recinto, non è il pastore ma un ladro e un assassino che vi entra con l'intento di rubare e di uccidere, perchè gli agnelli predati non abbiano voce di lamento e non richiamino l'attenzione dei guardiani e del pastore. Anche fra le pecore del gregge d'Israele cercano di insinuarsi dei falsi pastori per traviarle fuori dai pascoli, lontano dal Pastore vero. E vi entrano disposti anche a strapparle dal gregge con la violenza, e all'occorrenza sono anche disposti ad ucciderle e colpirle in tante maniere, perchè non parlino dicendo al Pastore le astuzie dei falsi pastori nè gridino a Dio di proteggerle contro i loro avversari e gli avversari del Pastore.

Io sono il buon Pastore e le mie pecore mi conoscono, e mi conoscono coloro che sono in eterno i portinai del vero Ovile. Essi hanno conosciuto Me e il mio Nome e lo hanno detto perchè fosse noto ad Israele, e mi hanno descritto e preparato le mie vie, e quando la mia voce si è udita, ecco che l'ultimo di essi mi ha aperto la porta dicendo al gregge in attesa del vero Pastore, al gregge stretto intorno al suo bastone: "Ecco! Questo è Colui di cui ho detto che viene dietro di me. Uno che mi precede perchè esisteva prima di me ed io non lo conoscevo. Ma per questo, perchè siate pronti a riceverlo, sono venuto a battezzare con l'acqua, affinchè fosse manifestaton in Israele". E le pecore buone hanno sentito la mia voce e quando le ho chiamate per nome esse sono accorse e le ho condotte meco, così come fa un vero pastore noto alle pecore che lo riconoscono alla voce e lo seguono dovunque egli vada.

E quando le ha fatte uscire tutte cammina davanti ad esse, ed esse gli vanno dietro perchè amano la voce del pastore. Mentre non vanno dietro ad uno straniero, ma anzi fuggono lontano da lui perchè non lo conoscono e lo temono. Io pure cammino davanti alle mie pecore per segnare loro la via ed affrontare per primo i pericoli e segnalarli al gregge, che voglio condurre in salvo nel mio Regno.

Spiegazione

Io soltanto sono la Porta dell’Ovile dei Cieli. Chi non passa da Me non può entrare. (…)
Colui che è il Re dei re diviene il Pastore del Gregge, mentre un tempo colui che era pastore di greggi divenne re e l’Uno e l’altro vengono da un’unica radice, da quella di Isai, come è detto nelle promesse e profezie. I falsi pastori non hanno avuto parole sincere né atti di conforto. Essi hanno disperso e torturato il gregge, o lo hanno abbandonato ai lupi, o lo hanno ucciso per trarne profitto vendendolo per assicurarsi la vita, o gli hanno sottratto i pascoli per fare di essi dimore di piacere e boschetti per gli idoli.

Sapete quali sono i lupi? Sono le male passioni, i vizi che gli stessi falsi pastori hanno insegnato al gregge, praticandoli essi per primi. E sapete quali sono i boschetti degli idoli? Sono i propri egoismi davanti ai quali troppi bruciano incensi.
Ma che i falsi pastori così facciano è logico. Non sono che ladri che vengono per rubare, uccidere e distruggere, per portare fuori dell’ovile in pascoli infidi, o condurre a falsi ovili che non sono che macelli. Ma quelli che passano da Me sono al sicuro e potranno uscire per andare ai miei pascoli, o rientrare per venire ai miei riposi e farsi robusti e pingui di succhi sani e santi. Perché Io sono venuto per questo. Perché il mio popolo, le mie pecorelle, sin qui magre e afflitte, abbiano la vita e vita abbondante e di pace e letizia. E tanto voglio questo che sono venuto a dare la mia vita perché le mie pecore abbiano la Vita piena e abbondante dei figli di Dio.

Io sono il Pastore buono. E un pastore quando è buono dà la vita per difendere il suo gregge dai lupi e dai ladroni, mentre il mercenario, che non ama le pecore ma il denaro che ricava dal condurle ai pascoli, non si preoccupa che di salvare se stesso e il gruzzolo che ha in seno e, quando vede venire il lupo o il ladrone fugge, salvo poi tornare a prendere qualche pecora lasciata mal viva dal lupo o dispersa dal ladrone e uccidere la prima per mangiarsela, o vendere come sua la seconda, aumentando il gruzzolo e dicendo poi al padrone, con bugiarde lacrime, che neppure una delle pecore si è salvata. Che importa al mercenario se il lupo azzanna e disperde le pecore, e il ladrone ne fa razzia per portarle al beccaio? Ha forse vegliato su esse mentre crescevano e faticato per farle robuste? Ma colui che è padrone e sa quanto costi una pecora, quante ore di fatica, quante veglie, quanti sacrifici, le ama, ed ha cura di esse che sono il suo bene. Ma Io sono più che un padrone. Io sono il Salvatore del mio gregge e so quanto mi costi la salvezza di una anima sola e perciò sono pronto a tutto pur di salvare un’anima. Essa mi è stata affidata dal Padre mio. Tutte le anime mi sono state affidate col comando che Io ne salvi un numero stragrande. Quante più ne riuscirò a strappare alla morte dello spirito e tanto più il Padre mio ne avrà gloria. E perciò Io lotto per liberarle da tutti i loro nemici, ossia dal loro io, dal mondo, dalla carne, dal demonio e dai miei avversari che me le contendono per darmi dolore. Io faccio questo perché conosco il Pensiero del Padre mio. E il Padre mio mi ha mandato a fare questo perché conosce il mio amore per Lui e per le anime. E anche le pecore del mio gregge conoscono Me e il mio amore e sentono che Io sono pronto a dare la mia vita per dare ad esse la gioia.

E ho altre pecorelle. Ma non sono di questo ovile. Perciò non mi conoscono per ciò che Io sono e molte ignorano che Io sia e chi Io sia. Pecorelle che a molti fra noi non paiono peggio di capire selvagge e riputate indegne di conoscere la Verità e di avere la Vita e il Regno. Eppure non è così. Il Padre vuole anche queste e perciò devo avvicinare anche queste, farmi conoscere, fare conoscere la buona Novella, condurle ai pascoli miei, radunarle. Ed esse pure daranno ascolto alla mia voce perché finiranno ad amarla. E si avrà un solo ovile sotto un solo Pastore, e il Regno di Dio sarà composto sulla Terra pronto ad essere trasportato e accolto nei Cieli sotto il mio scettro e il segno, e il mio vero Nome. Il mio vero Nome! E’ noto a Me soltanto, ma quando il numero degli eletti sarà completo, fra inni di tripudio si assideranno alla grande cena di nozze dello Sposo con la Sposa, allora il mio Nome sarà conosciuto dai miei eletti che per fedeltà ad esso si saranno santificati, pur senza conoscere tutta l’estensione e la profondità di ciò che è essere segnati dal mio Nome e premiati per il loro amore ad esso,né quale sia il premio.... Questo Io voglio dare alla mie pecore fedeli. Ciò che è la mia stessa gioia …. (…).

Per questo mi ama il Padre, o popolo mio, o mio gregge! Perché per te, per il tuo bene eterno Io do la vita. Po la riprenderò. Ma prima la darò perché tu abbia la vita e il tuo Salvatore a vita di te stesso, E la darò in modo che tu ne pasca, mutandomi da Pastore in pascolo e fonte che daranno cibo e bevanda non per quaranta anni come per gli ebrei nel deserto, ma per tutto il tempo di esilio per i deserti della Terra. Nessuno, in realtà, mi toglie la vita. Né coloro che amandomi con tutti loro stessi meritano che Io la immoli per loro, né coloro che me la levano per odio smisurato e paura stolta. Nessuno me la potrebbe levare se da Me Io non consentissi a darla, e se il Padre non lo permettesse, presi ambedue da un delirio d’amore per l’Umanità colpevole. Da Me stesso Io la dono. E ho il potere di riprenderla quando voglio, non essendo conveniente che la Morte possa prevalere sulla Vita. Perciò il Padre mi ha dato questo potere ed anzi il Padre questo mi ha comandato di fare. E per la mia Vita offerta e consumata, i popoli diverranno un unico Popolo: il mio, il Popolo celeste dei figli di Dio, separandosi nei popoli le pecore dai caproni e seguendo le pecore il loro Pastore nel Regno della Vita eterna.


Fonte:

www.mariavaltorta.it/PARAB%20-%20047.html
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Tempi di Maria ha menzionato questo post in Libro "La Profezia dei due Papi" [L'ultima fatica dell'infaticabile Saverio Gaeta!] Da non perdere.….
Questa perla preziosa andrebbe diffusa con ogni mezzo dal momento che ci riguarda tutti da vicino!!
A Acchiappaladri piace questo. 
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@luca78 "chissà perché" ... a parte i casi di volontaria malvagità satanica, ieri un'amica mi faceva notare che l'accecamento dei tiepidi era stato predetto.
Mah ... l'Onnipotente lo sta consentendo quindi, pur non avendolo probabilmente desiderato, tirerà fuori qualche occasione di bene anche da questo accecamento.
A alda luisa corsini piace questo. 
Giosuè
Confrontate le parole di Gesù alla Valtorta sulla parabola del Buon Pastore e il mio commento alla stessa parabola di molto tempo fa, qui di seguito:
www.pacenelcuore.com/…/Il.buon_.Pastor…
luca78
Sembra proprio che si sia avverata così come si sono avverate le visioni di Suor Lucia, Bruno Cornacchiola e Auricchia. Chissà perché invece, nonostante tutto, c'è ancora chi minimizza la cosa.
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Testimone82
precisamente è quello che sta succedendo ora nella Chiesa e che stiamo vivendo.

"Per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte"

questa frase indubbiamente non si comprende fino in fondo se non cogliendo la drammaticità di questi tempi, impensabili fino a 70 anni fa.
A Giuseppe Di Tullio piace questo. 
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