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Francesco I
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Paolo VI, il papa più amato da Bergoglio

Se c'è un papa al quale Jorge Mario Bergoglio dice di volersi ispirare di più, questo è sicuramente Paolo VI.

L'ha detto e ridetto più volte, soprattutto nell'omelia della messa di beatificazione di questo suo amato predecessore, il 19 ottobre 2014, in cui lo elesse a umile e coraggioso "profeta" dei nuovi tempi della Chiesa.
E infatti, come non riconoscere un'affinità tra ciò che disse Paolo VI sul tema dell'ecumenismo, nell'udienza generale del 22 gennaio 1969, e ciò che papa Francesco dice e pratica oggi?

Disse Paolo VI in quella sua catechesi di 48 anni fa:
"Verso i cristiani separati dobbiamo guardare con nuovo spirito. Non possiamo più rassegnarci alle situazioni storiche della separazione. Dobbiamo umilmente riconoscere la parte di colpa morale che i cattolici possano avere avuto in tali rovine. Dobbiamo apprezzare ciò che di buono si è conservato e coltivato del patrimonio cristiano presso i fratelli separati".

Bergoglio sta eseguendo puntualmente il programma di Paolo VI portandolo alle estreme conseguenze:

nel giorno stesso della ricorrenza delle apparizioni della Madonna a Fatima esaltava invece l'eretico Martin Lutero !

Ed anche gli episodi della così detta 'intercomunione', registrati in questi ultimi mesi, si iscrivono in questa linea.

Paolo VI aveva intenzione di nominare cardinale Louis Bouyer… che da luterano si era convertito al cattolicesimo, ma fortunatamente l'opposizione della curia romana glielo impedì.
Analogamente Bergoglio voleva nominare cardinale il laico Enzo Bianchi che , anche qui fortunatamente non ha accettato

Confidenza di Bergoglio sull'amoris laetitia: "Voglio iniziare un processo da cui non si possa più tornare indietro"[video]
Se non altro Paolo VI era tormentato dai dubbi, che Bergoglio certamente non ha

Paolo VI si chiedeva:

"Perché, sotto certi aspetti, la Chiesa dopo il Concilio non si trova in condizioni migliori di prima? Perché tante insubordinazioni, tanto decadimento della norma canonica, tanti tentativi di secolarizzazione, tanta audacia nell’ipotizzare trasformazioni di strutture ecclesiali, tanta voglia di assimilare la vita cattolica a quella profana, tanto credito alle considerazioni sociologiche in luogo di quelle teologiche e spirituali?
"Crisi di crescenza, si dice da molti; e sia. Ma non è anche crisi di fede? Crisi di fiducia di alcuni figli della Chiesa nella Chiesa stessa? Vi è chi, scrutando questo allarmante fenomeno, parla d’uno stato d’animo di dubbio sistematico e debilitante in mezzo alle file del clero e dei fedeli. E chi parla di impreparazione, di timidezza, di pigrizia. E chi addirittura accusa di paura sia l'autorità ecclesiastica che la comunità dei buoni, quando l’una e l’altra lasciano prevalere, senza ammonire, senza rettificare, senza reagire, certe correnti di manifesto disordine nel campo nostro, e cedono, quasi per un complesso d’inferiorità, al dominio affermato nell’opinione pubblica, mediante poderosi mezzi di comunicazione sociale, di tesi discutibili, e spesso punto conformi allo spirito del Concilio stesso, per timore del peggio, si dice; o per non apparire abbastanza moderni e pronti all’auspicato aggiornamento".

Il fumo di Satana nella casa del Signore.

Ma vi è un altro aspetto inquietante che accomuna Paolo VI e Bergoglio: il rapporto con i comunisti:

Quando Paolo VI morì, Roma fu tappezzata da questi manifesti:


Anche di Bergoglio è nota la simpatia per i despoti comunisti:

Socci: Bergoglio ha crocifisso Cristo un'altra volta!

Concludendo : dal concilio Vaticano II e dalle aperture al mondo iniziate da Paolo VI la Chiesa ha iniziato un declino che sembra inesorabile: ma la risposta è già contenuta nel Vangelo:

"Un albero si giudica dai frutti" [VIDEO]

Maurizio Muscas
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