Cari Vescovi non sfidate, troppo, Dio...

CI HA SCRITTO UN SACERDOTE e volentieri pubblichiamo questo "Appello-Denuncia"....
C'è un popolo che attende GIUSTIZIA e prima o poi arriverà... intanto questo popolo sta crescendo, mentre i Vescovi continuano a tacere anche per paura....

FONTE ORIGINALE

Quando l’eresia s’impadronirà della Chiesa, sappiate che non ci sarà prova di vera fede e di cristianità se non con le Sacre Scritture, perché quelli che si volgeranno altrove periranno” (san Giovanni Crisostomo nella sua “Homelia 49, Mattheum”).

Ne parlammo qui circa il peccato di ignavia di Vescovi e Cardinali… e gli eventi continuano a precipitare… Anche Corrispondenza Romana lancia un ulteriore appello, vedi qui, ma sembra proprio che la nostra Gerarchia abbia deciso di “arrendersi” mentre, all’interno del popolo cattolico crescono le preoccupazioni, dubbi e domande.

Da tempo, infatti, si cerca di lavorare insieme, a Reti unificate con altri siti e blog Cattolici: cooperatoresVeritatis; corrispondenzaRomana; Fondazione Lepanto; Marco Tosatti; Aldo Maria Valli; chiesaepostConcilio; Messainlatino….; La Scure d’Elia; Il Cammino dei Tre sentieri; l’Isola di Patmos…. e quant’altro, anche con realtà cattoliche straniere.

Quanto segue è l’Appello-Preghiera di un sacerdote che ha voluto raccogliere le voci di un Popolo che non solo non si arrende, ma che vuole incoraggiare i propri Vescovi a NON TEMERE… Siamo coscienti di non poterci aspettare nulla dai Sacerdoti coraggiosi i quali, non appena si esponessero, oppure si azzardassero a sostenere la Veritas in pubblico, verrebbero (e vengono) immediatamente messi a tacere, spostati, rimandati a casa… quando va bene… un caso eclatante lo espose lo stesso Aldo Maria Valli qui; così come anche questa Lettera aperta di un altro sacerdote preoccupato: “Mai avrei pensato di provare tante perplessità…“.

Spesse volte ci sentiamo rinfacciare che dovremo supinamente rimanere inermi come I SANTI… ma è falso!! I Santi venivano regolarmente perseguitati proprio internamente alla Chiesa proprio perché non tacevano. Quando si cita santa Caterina da Siena a riguardo della sua cieca obbedienza al Pontefice, si dimentica che Ella agì così solo in rispetto ed obbedienza al legittimo Pontefice, la cui elezione veniva messa in dubbio dagli antipapisti-francesi che non volevano mollare Avignone, quale sede petrina… Le stesse parole d’amore, appellativi con i quali Ella chiamava il Papa: “Babbo mio dolce e Dolce Vicario di Cristo in terra“, non erano vezzeggiativi idolatrici o papolatrici… ma termini con i quali Caterina voleva spingere i Pontefici A NON MUOVERE GUERRA contro i Cristiani disobbedienti, quanto piuttosto INGAGGIARLI nella Guerra contro gli Infedeli….

Anni prima troviamo un’altra Donna grande e Dottore della Chiesa, santa Ildegarda vedi qui, la quale non disdegnò di rivolgersi al Pontefice del suo tempo con toni molto duri, minacciandogli persino l’inferno, se non si fosse ravveduto. Infatti ci va giù pesante quando scrive al papa Anastasio IV, che denuncia apertamente:

«O uomo accecato dalla tua stessa scienza, ti sei stancato di por freno alla iattanza dell’orgoglio degli uomini affidati alle tue cure, perché non vieni tu in soccorso ai naufraghi che non possono cavarsela senza il tuo aiuto? Perché non svelli alla radice il male che soffoca le piante buone?… Tu trascuri la giustizia, questa figlia del Re celeste che a te era stata affidata. Tu permetti che venga gettata a terra e calpestata… Il mondo è caduto nella mollezza, presto sarà nella tristezza, poi nel terrore… O uomo, poiché, come sembra, sei stato costituito pastore, alzati e corri più in fretta verso la giustizia, per non essere accusato davanti al Medico supremo di non aver purificato il tuo ovile dalla sua sporcizia!… Uomo, mantieniti sulla retta via e sarai salvo. Che Dio ti riconduca sul sentiero della benedizione riservata ai suoi eletti, perché tu viva in eterno!».

I tempi sono cambiati? Certo che sì, ma alcune questioni, come la dottrina e la stessa Scrittura, non mutano, non cambiano e perciò chiediamo umilmente alla nostra Gerarchia di non cedere e di non cadere totalmente nell’ignavia…. Molti ci dicono che questi “appelli” sono inutili… forse è vero, ma noi confidiamo in Dio, in quel Gesù Cristo che ci ha detto di PERSEVERARE, di non tacere e al tempo stesso di confidare in Lui e nel Cuore Immacolato di Maria…. Se ognuno di noi facesse la propria parte chissà… forse le cose andrebbero un pochino meglio. E di certo sappiamo che questo “popolo inerme” è in forte crescita.

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Fedeli figli della Chiesa

Appello ai Cardinali


Sia il vostro parlare: sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno (Mt 5, 37).
Se questi taceranno, grideranno le pietre (Lc 19, 40).

In coscienza, in qualità di fedeli della Chiesa Cattolica, non possiamo considerare normale l’odierna situazione ecclesiale. La costituzione divina della Chiesa militante, stabilita dal suo Fondatore in modo immodificabile, vuole che essa abbia, quale principio di unità visibile, un unico capo; infatti il governo di uno solo e l’obbedienza che gli è dovuta da ogni membro della Chiesa assicurano la comunione di tutti sia con il Capo invisibile, che dal cielo la regge tramite il Suo Vicario in terra e gli altri vescovi, sia tra di loro. Per volontà divina, il primato papale consiste nella piena e suprema, immediata e universale giurisdizione del Successore di Pietro su tutti i battezzati. L’ufficio di Romano Pontefice ha pertanto carattere giuridico e non sacramentale: esso è conferito mediante elezione canonica e decorre a partire dal momento dell’accettazione. La rinuncia ad esso è sempre possibile, purché sia debitamente manifestata, ma comporta la perdita totale dell’ufficio, permanendo soltanto il grado episcopale.

Da questi irrefutabili dati risulta inequivocabilmente che la qualifica di papa emerito è destituita di qualsiasi fondamento dogmatico e canonico. Chi rinuncia all’ufficio di Sommo Pontefice rimane semplice vescovo e perde ogni diritto di usare ancora il nome, l’abito e lo stemma indicanti la dignità connessa all’ufficio medesimo. Mantenerli dopo l’abdicazione è fonte di confusione, soprattutto se la relativa dichiarazione esprime soltanto l’intenzione di non esercitare più il ministero attivo a partire da una certa data e non – come sarebbe logico – l’atto di volontà con cui si effettua la rinuncia. Se poi è intesa in rapporto a un ipotetico aspetto distinto dell’ufficio, la rinuncia stessa è invalida per errore sostanziale circa il proprio oggetto. L’ufficio di Romano Pontefice è per essenza, come già detto, la suprema giurisdizione su tutta la Chiesa; perciò non lo si può detenere senza esercitarlo attivamente, né si può rinunciare al suo esercizio conservandone la dignità. Diverso è il caso del vescovo emerito, il quale ha rinunciato al potere di giurisdizione ricevuto dal Papa (e quindi non lo detiene più), ma conserva il potere di ordine (legato all’indelebile carattere sacramentale conferitogli dalla consacrazione episcopale). Riguardo alla rinuncia di Benedetto XVI, dunque, è assolutamente necessario un chiarimento autorevole (vedi anche qui).

L’eventualità di una rinuncia invalida rende infatti nulla l’elezione del successore, che nel caso presente appare dubbia anche per un altro ordine di gravi motivi: la cospirazione che ha condotto all’elezione, pubblicamente testimoniata da uno dei principali artefici (al cui riguardo la Costituzione Universi Dominici gregis di Giovanni Paolo II commina la scomunica latae sententiae a quanti ordiscono un accordo prima del conclave e a chi lo accetta); le irregolarità procedurali dell’elezione stessa (che in forza delle norme stabilite dalla medesima Costituzione la rendono nulla); la manifesta eterodossia, precedente all’assunzione al Soglio di Pietro (da cui la bolla Cum ex apostolatus officio di Paolo IV esclude gli eretici). L’universale accettazione da parte della Chiesa può pure sanare le irregolarità procedurali, ma è arduo ammettere che possa sanare la carente ortodossia del candidato e lo stato di scomunica di alcuni elettori e dell’eletto stesso. È vero che l’eterodossia di quest’ultimo, pur essendo notoria, non era stata formalmente dichiarata prima dell’elezione, ma successivamente ad essa egli ne ha dato ulteriore, ampia conferma.

A tutti i quesiti sopra sollevati, allo stato attuale, pare impossibile fornire una soluzione definitiva. Tuttavia è indubitabile che l’insegnamento di Jorge Mario Bergoglio non sia conforme alla dottrina cattolica: la lista delle affermazioni ad essa contrarie o con essa difficilmente compatibili si allunga di giorno in giorno, aggravando sempre più lo sconcerto e lo smarrimento degli autentici fedeli, che vedono contraddetta la fede trasmessa in continuità dalla Chiesa per due millenni (si veda anche qui). I laici e i semplici sacerdoti non hanno però l’autorità di intervenire in questo campo, ma possono soltanto reclamare che lo facciano quanti ne hanno il compito, cioè i Vescovi e soprattutto voi Cardinali, collaboratori immediati del Papa. In caso di evidenti errori o ambiguità dottrinali, voi avete l’ineludibile obbligo di redarguirlo severamente e di esigerne la rettifica, come avvenne nel caso di Giovanni XXII quando, tra il 1331 e il 1333, a voce e per iscritto, espresse opinioni contrarie alla sentenza comune circa la condizione dei defunti dopo la morte. I Cardinali di allora lo spinsero a ritrattare, prima di morire, quel singolo errore; nel caso attuale, ne abbiamo a fasci.

Il vostro silenzio siderale, insieme alle anomale modalità delle dimissioni di Benedetto XVI, può essere interpretato come effetto di una permissione divina e, quindi, elemento di un piano superiore mirante a far emergere il reale stato, sul piano della fede e su quello della morale, di parte del clero e dei fedeli, stato che, fino a Francesco I, veniva dissimulato, mentre adesso si appalesa senza più alcuna remora, esibendo tutta la sua ripugnante immondezza. «Doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. Di fatto, ora molti anticristi sono apparsi; da questo conosciamo che è l’ultima ora» (1 Gv 2, 19.18). Se questa intuizione di fede ci spinge ad avere fiducia nei segreti disegni della Provvidenza, ci chiediamo nondimeno fino a che punto il Popolo santo di Dio dovrà esser messo alla prova sopportando scandali abominevoli e quante anime dovranno ancora essere esposte alla dannazione eterna dall’eterodossia di tanti ministri ordinati. Forse non bastano le inadempienze dei Vescovi nel correggere gli eretici e i viziosi, perché si debba aggiungere la vostra omissione di una doverosa riprensione di colui che continua a smantellare la dottrina e a promuovere i corrotti?

Siamo ben consapevoli che spetta al Signore dirigere la storia, fissandone tempi e scadenze, ma sappiamo parimenti che la nostra preghiera e la nostra azione, previste dall’eternità dalla prescienza divina, sono incluse nel Suo governo e possono pertanto affrettarli. Che cosa preferite, Eminenze Reverendissime? Il martirio per fedeltà alla fede che siete stati chiamati a difendere, simboleggiato dalla porpora che indossate, o la morte ignominiosa che un castigo celeste potrebbe infliggervi per mano dei nemici della Chiesa? Un’opposizione franca e dignitosa, sull’esempio dell’apostolo Paolo, a colui che è ritenuto successore di Cefa, per quanto possa provocare la revoca dei vostri incarichi, o l’umiliazione di una condanna civile, con la relativa berlina mediatica e la concreta eventualità del carcere?

È pur vero che c’è chi, fra voi, ha perso l’ufficio non soltanto per un’aperta contestazione, ma persino per aver fatto semplicemente il suo dovere di guardiano della dottrina, come pure chi, da un’altissima responsabilità economica, è stato gettato in pasto alle belve nell’arena di un processo-farsa; non ignoriamo affatto che le presenze scomode possano essere neutralizzate con scandali orchestrati ad arte. Ma non siete certi che il Signore protegga coloro che si pongono senza riserve al Suo servizio e Gli danno coraggiosa testimonianza?

Se la vostra non è la nostra stessa fede, dovete rinunciare al vostro compito e ritirarvi a vita privata. Chi non professa la dottrina cattolica e non è disposto ad abiurare le sue convinzioni erronee deve andarsene, perché non è più membro della Chiesa e deve quindi uscirne anche visibilmente; il suo ministero è del tutto illegittimo. Che ci crediate o no, Dio vi chiederà conto delle vostre scelte e vi castigherà, se non saranno state conformi alla Sua santa volontà. Se invece vi alzerete in piedi e proclamerete a gran voce la verità, noi vi seguiremo con entusiasmo e benediremo il Signore per voi, implorandolo di difendervi da ogni male.

C’è tutto un popolo che aspetta solo un segnale per mettersi in moto, ma ha bisogno di guide. Siamo fedeli figli della Chiesa; perciò non vogliamo fare da soli. Riconosciamo pienamente il ruolo vostro e dei Vescovi; non intendiamo affatto sminuirlo. Gli attacchi che subite ci fanno terribilmente soffrire, perché amiamo il Signore e coloro che Lo rappresentano. È per la fede in ciò che siete e per la stima che nutriamo nei vostri confronti che vi supplichiamo di intervenire. La vostra ricompensa sarà molto grande, già su questa terra, quando il Signore avrà ristabilito le sorti della Sua amata Sposa. Se non farete in tempo a vedere ciò, morirete con la pace di una buona coscienza e sarete ammessi all’eterna beatitudine, nonché ricordati per sempre come veri Pastori.
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Tutto vero
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Concordo in tutto con l'autore della lettera, dall'inizio alla fine
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