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Istruzione Cattolica 6

I vizi capitali - Lo spirito di superbia

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L'amor proprio, o l'alta stima che ciascuno sente di sé, fa sempre capolino e bisogna vigilare per non restarne vittima.
S. Giovanni Bosco confessa lui stesso di aver sentito nell'animo fin dalla fanciullezza una forte inclinazione allo spirito di superbia. Subito però si mise all'opera e riuscì vittorioso. Una volta potè dire in maniera lepida: Ho dovuto propormi di prendere per il collo la mia superbia, metterla sotto i piedi e calpestarla.
Lo spirito di superbia porta ad essere ambiziosi, presuntuosi, vanitosi e rende ribelli all'autorità, per cui non si sopporta di stare soggetti ad altri e, quando lo si è costretti, internamente ci si rode. Veniamo ora alle particolari manifestazioni della superbia.

I pensieri.

Il superbo nella sua mente ingrandisce i propri meriti e si gonfia come un pallone. Crede di essere qualche cosa di grande e perciò guarda dall'alto in basso, studiando i mezzi per eccellere sempre.
Se il superbo riceve un'offesa o una mancanza di riguardo, non sa darsi pace. Pensa e ripensa il torto ricevuto e concepisce desideri di vendetta. A me fare questo affronto? ... Trattare in tal modo me, che ho tanti meriti? ... Ah! questo è troppo! In preda a tali sentimenti, perde la pace del cuore.

Le parole.

Il superbo non si contenta di pensare altamente di se, ma sente il bisogno di esternare con le parole i suoi sentimenti. Si loda facilmente, mettendo in mostra i titoli di onore, dicendo di appartenere a nobile famiglia, parlando con entusiasmo delle proprie cose e mettendo sempre avanti il proprio « io ». Io faccio così ... Io in quell'occasione mi comportai in tal modo ... Io sono salutato sempre ... Io sono stimato assai ... Io porto abiti di lusso ...
Insomma s'incensa di continuo e non ricorda il proverbio: Chi si loda, s'imbroda!
Chi ha il vizio della superbia, non si limita a lodarsi; è anche portato naturalmente a disprezzare gli altri.
Il parlare del superbo suole essere impastato di critica, di mormorazione e di bugia.
Coloro che assistono a simili conversazioni, esternamente dimostrano di approvare, per non irritare il superbo, ma appena questi si allontana, cominciano a ridere alle sue spalle, dicendo: Che superba persona! . .. Oh, quanto è sciocca! ... Ma cosa crede di essere?...
E così si avvera il detto di Gesù: Chi s'innalza, sarà umiliato!

Il volere comparire.

Il superbo è smanioso di comparire e fa di tutto per apparire in società qualche cosa di più degli altri. Se è ricco, spende grosse somme per avere un'abitazione più bella degli altri ricchi, compra gioielli di grande valore ed indossa abiti lussuosi.
Se il superbo non è ricco, fa grande economia pur di comparire davanti agli altri; perciò limita le spese giornaliere, va forse in prestito di denaro e tutto spende in abiti eleganti ed in profumi.
La persona superba e vanitosa ama di stare lungamente davanti allo specchio e studia la conciatura dei capelli e l'abbellimento del volto; studia anche il sorriso ed i movimenti del corpo, per apparire sempre più attraente. Esce di casa, non tanto per sbrigare faccende, quanto per mettersi in mostra. Lungo le vie cammina con affettazione e pare voglia dire a tutti: Guardatemi! ... Chi c'è simile a me? ... Desidera ricevere saluti e gode nel suo cuore ad ogni piccola dimostrazione di stima.
Poveri superbi vanitosi! ... Ma credete che tutti abbiano a pensare a voi?... Ognuno ha i propri fastidi e tira per la sua strada! ... Vale dunque la pena sprecare tanto tempo e denaro per la voglia di comparire? ... Cosa ne resta a voi di utile? Vanità della vanità!...

Le opere del superbo.

Le nostre opere devono essere dirette alla gloria di Dio ed al bene del prossimo; soltanto così sono meritorie per l'altra vita. Ma il superbo non bada a ciò, anzi agisce in senso contrario; il fine del suo operare è l'appagamento dell'orgoglio, con la ricerca della stima e dell'approvazione altrui.
è bene qui ricordare gli Scribi ed i Farisei, uomini superbi, i quali furono riprovati da Gesù Cristo. Costoro facevano elemosina, pregavano a lungo, digiunavano ed erano osservanti scrupolosi della legge di Mosè. Tuttavia non erano accetti a Dio, perchè le loro opere erano fatte per riscuotere la lode degli uomini. Gesù perciò disse ai suoi discepoli: Se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei Cieli.
Il superbo, quando non è visto, si astiene dal far la carità o ne fa assai poca; se invece sa di essere osservato, fa elemosina ed anche abbondantemente, affinché possa sentirsi dire: Oh, com'è caritatevole e di buon cuore!
Quello che si dice per la carità, si dica per tutto il resto.
Quale ricompensa può sperare il superbo da Dio in questa o nell'altra vita? Nessuna!

La superbia spirituale.

E' superbia spirituale il credersi buono, anzi più buono degli altri ed il disprezzare il prossimo perchè peccatore. Questo genere di superbia dispiace moltissimo a Dio, il quale conosce la miseria di ciascuno e sa che senza il suo aiuto non può farsi niente di buono.
Il Signore suole abbandonare questi superbi, lasciandoli in balia di se stessi, permette che poco per cadano in nei peccati e specialmente in quelli più vergognosi, affinchè imparino a conoscere la propria miseria spirituale.
Bisogna perciò guardarsi da un vizio così funesto; e per riuscirvi, ci si umili tanto più, quanto maggiore è il progresso che si fa nella via della perfezione.

UMILTA

L'umiltà è la virtù opposta alla superbia e consiste nello stimarci per quello che siamo, cioè un impasto di miseria, e nell'attribuire a Dio l'onore di qualche bene che in noi riscontriamo. Non dovremmo faticare molto a praticare l'umiltà, se fossimo davvero convinti di ciò che siamo.
Facciamo delle brevi considerazioni sopra l'umana miseria, per invogliarci sempre più dell'umiltà.

Il corpo umano.

Quanti vanno superbi del proprio corpo! C'è chi va orgoglioso per la bellezza del volto, chi per il colore dei capelli, chi per la freschezza della carnagione, chi per la robustezza delle membra, chi per la voce, ecc. Eppure, che cosa è il corpo umano, anche il più bello? E' un pugno di fango.
Basta un po' di febbre per abbattere una forte corporatura; un foruncolo può deturpare in breve il viso più avvenente; da ogni parte del corpo umano emanano odori nauseanti, per cui si ha da ricorrere alle ciprie ed ai profumi.
Appena avvenuta la morte, il corpo diventa freddo cadavere e presto ha principio la putrefazione. Si è costretti a chiuderlo in una cassa, ben saldata, e dopo lo si affida alla terra. Guai a trovarsi vicino al corpo umano quando la dissoluzione è avanzata! La carne purulenta si stacca dallo scheletro e serve di pasto ai rettili più schifosi del sottosuolo.
O uomini, o donne, che tanto vanto menate del vostro corpo e tanta cura ponete nel comparire, pensate a ciò che vi ridurrà presto o tardi la morte!

I beni di fortuna.

Cosa sono le ricchezze e la nobiltà del casato? Sono delle semplici vanità. Che merito ne hai tu, o uomo, se sei nato da nobili genitori e ne hai ereditato il nome, il denaro, il palazzo e le altre proprietà? Il merito, al massimo, sarebbe di chi ha faticato per procurarti tali beni. Quale differenza c'è tra te nobile e l'ultimo dei poveri? Tutti e due siete figli di Adamo e soggetti entrambi ad un cumulo di miserie. Come tu non hai avuto merito a nascere ricco, così l'altro non ha avuto colpa a nascere povero. E dunque, perché disprezzare il povero, aver vergogna di stargli vicino e pretendere da lui atti di umiliazione? ...
Si pensi che i beni di fortuna oggi ci sono e domani potrebbero non esserci. Un terremoto, un'inondazione, un furto, un fallimento... e scompaiono le ricchezze! Quanti nobili decaduti ricorda la storia! Vale dunque la pena d'insuperbirsi per i beni di fortuna? ...

Le doti mentali.

Taluni hanno sortito da natura una memoria prodigiosa, oppure una intelligenza superiore, per cui ritengono quanto vedono e sentono e con facilità riescono in diversi rami della scienza. Altri, pur non avendo memoria ed intelligenza straordinaria, hanno tuttavia un'attitudine particolare alla musica, alla poesia, alla pittura o ad altra arte bella.
Costoro hanno diritto d'insuperbirsi? Niente affatto! Le doti intellettuali sono doni di natura e si possono perdere o in parte o completamente. Basta visitare un manicomio, per convincersi di ciò. Quanti professori valenti, medici di grido, avvocati celebri, ecc.... hanno perduto l'uso della ragione e sono ricoverati tra gli scemi!

Don Giuseppe Tomaselli