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La repressione del pensiero ai tempi di Facebook. Di Diego Fusaro [marxista]

La repressione del pensiero ai tempi di Facebook Eppure io li ricordo. Li ricordo con le loro matite e con la scritta orgogliosa “Je Suis Charlie”. Citavano con voce squillante una frase attribuita a Voltaire, che pure mai la scrisse: “non condivido ciò che dici, ma lotterò fino alla morte per il tuo diritto di dirlo”. Ci vuole molta ironia per capire la storia, diceva Brecht. Perché la storia è essa stessa, a suo modo, spietatamente ironica.

E, così, chi ieri sosteneva la libertà di pensiero si trova oggi in prima fila ad approvare quelli che la reprimono. Ovviamente, l’antifascismo permanente delle brigate fucsia è la solita, logora cornice di legittimazione del nuovo squadrismo democratico del totalitarismo glamour del libero mercato: in nome della lotta al fascismo, ci si ritiene oggi legittimati ad assumere atteggiamenti democraticamente violenti e repressivi.

Magari in nome del “paradosso di Popper”: con l’intollerante non si può essere tolleranti… in base a questo astuto teorema, com’è evidente, la strada è spianata per squalificare chiunque pensi altrimenti: lo si accusa di non essere tollerante e, dunque, lo si può escludere in nome della lotta all’intolleranza. Et voilà, il giuoco è fatto. Si delegittima come fascista, omofobo, stalinista, rossobruno e con le altre molteplici categorie della neolingua liberista chiunque non sia allineato al Vangelo del libero mercato, del liberalismo politico, del liberismo economico e del libertarismo dei costumi: e, per questa via, in nome della lotta all’intolleranza, lo si esclude. Democraticamente. Oltre al danno, la beffa. È il momento di dirlo apertamente e senza ambagi: il sistema globocratico ha una sua specifica struttura totalitaria, ché esclude chiunque non sia liberale. Come se, appunto, fosse obbligatorio esserlo. L’obiettivo? Chiarissimo. Avere contrapposizioni, sì, tra liberali di destra, liberali di centro e liberali di sinistra: quale che sia la parte vincente, vince il partito unico liberale, liberista, libertario.

Mi rivolgo, placidamente, alla schiera degli stolti che in queste ore stanno giubilando per la chiusura dei profili sulle reti sociali di gruppi, partiti, militari e financo liberi pensatori (un nome su tutti: Adriano Scianca): siete davvero così sciocchi da non capire che i prossimi a subire la democratica repressione potreste essere voi? Non riuscite davvero a capire che si tratta di un precedente pericolosissimo?

Un precedente che apre la strada: e la strada è, chiaramente, quella dell’ostracizzazione di chiunque non giuri fedeltà al globalcapitalismo e al suo pensiero unico politicamente corretto ed eticamente corrotto. Non mi stupisco che piattaforme multinazionali, private e globaliste operino in tal senso: è la prova di quel che già sappiamo, ossia del fatto che la classe dominante, quando perda il consenso, deve esercitare il dominio mediante la violenza e la repressione. Mi stupisco, invece, dei tanti stolti che non capiscono la gravità della situazione. Chiudo, allora, variando una nota poesia del già citato Brecht. Sul muro digitale v’era scritto “viva la chiusura del profilo facebook di CasaPound”. A chi l’ha scritto è già stato chiuso, a propria volta, il profilo facebook.

(Apparso su "Il Primato Nazionale", 10.11.2019)
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