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Tutto ciò che devi sapere sulla bioetica: aborto, eutanasia, procreazione artificiale, contraccezione e tanto altro

Offro dei miei appunti di Teologia morale speciale (la sezione riguardante Bioetica e tematiche annesse) abbordabili a tutti.
Invito alla consultazione di queste pagine che si offrono come un utile
Vademecum perchè da una preparazione adeguata scaturisce la possibilità di difendere a dovere il patrimonio di Fede e Morale trasmessoci da santa Madre Chiesa, per la Gloria di Dio ed il bene delle anime.

LA BIOETICA

Nozione generale

La bioetica è la riflessione morale circa la liceità di certe tecnologie mediche concernenti la vita umana, legate ai progressi della genetica e che negli ultimi anni hanno avuto un significativo sviluppo.

1. IL DIBATTITO SULL'IDENTITÀ E SULLO STATUTO DELL'EMBRIONE UMANO

Lo statuto dell’embrione


Nei primissimi secoli del Cristianesimo le conoscenze sull'embriologia erano scarse sia per i cristiani che per i pagani. Nel mondo pagano l'aborto veniva ampiamente accettato e praticato mentre ciò non avveniva trai cristiani. Dal XII sec al XIX sec. la legislazione canonica della Chiesa, influenzata dalle conclusioni della filosofia di Aristotele[1], ha distinto l’aborto propriamente detto del feto formato e l’espulsione del feto non formato che non era tanto grave quanto l’espulsione del feto già formato. In questo arco temporale esiste una sola eccezione, quella di Sisto V, il quale ha modificato questa legge considerando tutti gli aborti punibili con le massime pene perché tutti, allo stesso modo, sono omicidi. Già il suo successore, però, Gregorio XIV, ritornerà alla legislazione primitiva abrogando le modifiche canoniche di Sisto V.

In seguito alle scoperte del XIX e del XX sec. il Magistero della Chiesa, la prassi canonica e la Teologia hanno preso atto di questa realtà scientifica: dal concepimento l’embrione è un essere individuale vivo della specie umana, diverso dalla madre, e quindi la distinzione tra feto formato e feto non formato non è più sostenibile neppure agli effetti penali.

Embrione: “uomo in potenza”…?

L’embrione si configura ontologicamente non come una potenza destinata a ricevere delle forme che non ha (potenza passiva) ma come una potenza attiva munita di strutture, virtualità interne per sviluppare anche dal punto di vista fenotipico quello che è l’uomo adulto, l’uomo formato. La questione, quindi, riguarda solo lo sviluppo delle strutture organiche che, in nuce, già sono presenti nell’embrione ma che solo col tempo raggiungeranno la loro costituzione ideale.

Cosa diversa è il seme, in cui non vi è “dignità di uomo” (potenzialità puramente passiva). Si può parlare correttamente di “potenzialità di ordine” perché esso è ordinato all’unione col seme dell’altro sesso per la produzione di una nuova persona umana; è una parte del composto che, senza la parte complementare, non produrrebbe mai la nuova sostanza, l’individuo umano.

Il momento dell'infusione dell'anima spirituale

Quando avviene l’infusione dell’anima nell’embrione: al concepimento o qualche tempo dopo, quando esso è ormai formato?

- I Padri Apostolici e gli Apologisti non sono entrati in tale questione;

- tra i Dottori scolastici era più comune l’idea che l'infusione dell'anima avvenisse qualche tempo dopo;

- la Chiesa mai si è pronunciata formalmente sulla questione in quanto non lo ha ritenuto rilevante al fine della valutazione morale dell’aborto e del rispetto dovuto agli embrioni;

- esistono però Documenti che, in qualità di Magistero ordinario, affrontano la questione (Donum vitae, Evangelium Vitae, Dignitas Personae) facendo propria la posizione che presuppone che l'embrione precoce sia un essere umano vivente.

Nel dubbio circa l’infusione dell’anima o meno, bisogna essere “tuzioristi”: anche se non è possibile scientificamente determinare con certezza il momento in cui l'anima viene infusa, bisogna comportarsi come se l'anima già ci fosse al momento della concezione.

Lo statuto ontologico ed etico dell'embrione umano

a. Dal punto di vista ontologico

Alla luce degli sviluppi della genetica è stata oggi raggiunta la certezza che l'embrione umano, anche precoce, è un individuo umano vivo. Del resto, non si capisce come gli obiettori possano giustificare la loro posizione contraria secondo cui un essere vivente quale è l’embrione possa non essere persona”. Non esiste, infatti, altra modalità di esistenza degli esseri umani viventi che quella di persona umana.

Il concetto di pre-embrione, utilizzato anche da alcune leggi, è falso ed arbitrario. Il 14° giorno non è più decisivo degli altri, in cui si hanno sviluppi ugualmente importanti. E dal punto di vista etico è inammissibile: chi nasce da madre umana è uomo, finché non si dimostri il contrario…

b. Dal punto di vista etico

Il Magistero recente ha insegnato in modo reiterato e costante che l’embrione umano possiede fin dall'inizio la dignità propria di persona umana; per cui si impegna, quasi in maniera infallibile, a riconoscere che allo zigote spetta la dignità di persona umana.

Nella Istruzione Donum Vitae si dice, infatti, che « l'essere umano è da rispettare – come una persona – fin dal primo istante della sua esistenza [...] Pertanto il frutto della generazione umana – e cioè a partire dal costituirsi dello zigote – esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità corporale e spirituale »[2].

2. L’ABORTO

L’aborto procurato


Il Magistero della Chiesa insegna inequivocabilmente essere aborto procurato ogni forma di soppressione intenzionale della vita umana nel periodo che intercorre tra il concepimento e la nascita.

Il Concilio Vaticano II qualifica l’aborto, insieme all’infanticidio, come « delitto abominevole »[3]. La Evangelium Vitae lo definisce « uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita »[4]. Lo stesso documento, inoltre, precisa che la stessa valutazione morale dell'aborto procurato è da applicare a ogni forma di intervento o sperimentazione sugli embrioni umani che ne comporta inevitabilmente l'uccisione – nonché l'abbandono di embrioni formati in vitro – e l'uso di embrioni o feti vivi come fornitori di tessuti o organi da trapiantare[5].

L’aborto nella Bibbia e nella Tradizione

Nella Sacra Scrittura non si parla direttamente dell’aborto anche se san Paolo sembra condannarlo quando anatemizza la “farmakeia” (Gal 5, 20)[6]. In ogni modo vale quanto affermato nella Evangelium vitae da Giovanni Paolo II allorché ricorda che sebbene i Testi sacri non menzionino mai esplicitamente l’aborto, tuttavia « mostrano una tale considerazione dell'essere umano nel grembo materno da esigere, come logica conseguenza, che anche ad esso si estenda il comandamento di Dio: “non uccidere” »[7].

Per quanto riguarda la posizione della Tradizione, è da rilevare che Essa, in genere, è così chiara e unanime su tale condanna che si deve pensare che la consideri come una vera e propria verità di fede[8].

“L’aborto indiretto”

Con “aborto indiretto” si intende riferirsi alla situazione in cui la morte dell'embrione o del feto nel grembo materno avviene come effetto collaterale (“indiretto”), previsto ma non voluto, di un’azione terapeutica resasi necessaria e urgente per la madre a causa di una patologia (tumore, ecc.) e non a causa della gravidanza stessa. L’espressione “aborto indiretto” è in realtà infelice e imprecisa; è più corretto parlare di effetto collaterale indesiderato ma inevitabile perché non si sceglie di procurare l’aborto ma di salvare la vita della madre. L’intervento è di natura “terapeutica” e non “letale”.

Principi morali. Sia in questi casi che in quelli di “gravidanze ectopiche” (quelle in cui la patologia non è indipendente dalla gravidanza ma è costituita dal modo patologico in cui essa avviene) è lecita la scelta di porre in atto le terapie o gli interventi mirati a salvare la vita della madre anche a scapito di quella del figlio quando la situazione si configuri come un “aut-aut” tra la vita della genitrice e quella del nascituro con la differenza che nel caso di “aborto indiretto” è possibile ancora salvare, in taluni casi, la vita della nuova vita mentre nel caso di gravidanze ectopiche la sussistenza del bimbo è irrimediabilmente compromessa. Per cui:

- Nel primo caso si può scegliere tra la vita della madre e quella de figlio (far nascere il figlio sarebbe un atto supererogatorio che la madre potrebbe fare spinta da una carità eroica non strettamente necessaria né obbligatoria – è noto il caso, per esempio, di Santa Gianna Beretta Molla);

- nel secondo caso non vi è alcuna scelta da fare ma va salvata l’unica vita possibile, quella della madre, espellendo il feto prima che danneggi e porti alla morte anche lei.

3. L'INTERCEZIONE E LA CONTRA-GESTAZIONE

Tra quelli che oggi comunemente sono detti “contraccettivi” figurano alcuni farmaci o prodotti sanitari il cui effetto principale o più sicuro non è impedire che avvenga la fecondazione ma:

- Impedire l'impianto dello zigote nell'utero che risulta dall’avvenuta fecondazione (intercezione, metodi intercettivi); tra questi figurano i dispositivi intrauterini (IUD) e la cosiddetta “pillola del giorno dopo”;

- eliminare l’embrione appena impiantato (contragestazione, metodi contragestageni o antigestageni); il farmaco più utilizzato e “popolare” è la pillola RU 486 o mifepristone.

Questi metodi, presentati talvolta come mezzi di “regolazione mestruale”, si applicano in realtà per porre fine alla gravidanza entro il 49° giorno. Alcuni prodotti si usano fino al 56° giorno.

Principi morali. Dal punto di vista morale:

- è certo che i metodi di contra gestazione sono manifestamente abortivi per cui nel loro uso si ha normalmente anche la certezza di aver ottenuto l'effetto;

- I metodi intercettivi, invece, sono prevalentemente abortivi per cu, il loro uso da parte di chi conosce il loro meccanismo di azione, comporta l’accettazione della possibilità di compiere un aborto precoce, anche se generalmente non si potrà avere la certezza di aver ottenuto l'effetto.

4. LA DIAGNOSI PRENATALE

Per diagnosi prenatale si intende quell’insieme di tecniche (ecografia, fetoscopia, placentocentesi, prelievo dei villi coriali, amniocentesi) che permettono di conoscere l'eventuale presenza di malformazioni o di malattie genetiche nel feto.

L’insegnamento della Chiesa in proposito è il seguente: « La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se rispetta la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale [...]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l'eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi [...] non deve equivalere a una sentenza di morte »[9].

5. LA PROCREAZIONE ARTIFICIALE

Distinzioni e visione di insieme


Le tecniche di procreazione artificiale si possono dividere il due grandi gruppi:

- Fecondazione intracorporea: l’incontro tra i due gameti avviene nel corpo della donna;

- fecondazione extracorporea: l’incontro trai due gameti avviene fuori dal corpo della donna e l'embrione o gli embrioni risultanti vengono in esso trasferiti solo in seguito.

Tanto le prime quanto le seconde possono essere omologhe o eterologhe:

- Sono omologhe quando vengono utilizzati i gameti della coppia;

- sono eterologhe se almeno uno dei gameti appartiene ad un donatore o donatrice estraneo alla coppia.

a. Tecniche di fecondazione intracorporea

Le principali tecniche sono tre:

- L'inseminazione artificiale;

- la “GIFT (Gametes Intrafaloppian Transfer);

- la “LTOT (Low Tube Oocyte Transfer).

b. Tecniche di fecondazione extracorporea

Le principali metodiche sono due :

- La FIVET (fecondazione in vitro seguita da embryo-transfer);

- l’ICSI” (Intra Citoplasmic Sperm Injection).

Per quanto riguarda le tecniche di fecondazione extracorporea, la principale differenza tra la Fivet e l’Icsi sta nel fatto che nella prima lo sperma maschile viene lasciato in provetta accanto all'ovocita, affinché questo venga fecondato da un spermatozoo, mentre nella seconda il medico seleziona uno spermatozoo e lo inietta nell'ovocita.

La procreazione artificiale: questioni etiche e morali

Il problema etico relativo a queste tecniche è serissimo.

Attualmente di 100 donne che iniziano il trattamento, dopo uno o più tentativi, 20 riescono ad avere un bambino. Tenendo presente che in ogni tentativo si trasferiscono 3 o più embrioni, le perdite di embrioni sono elevatissime. La percentuale di embrioni perduti sale ancora se si tiene conto degli embrioni formati in vitro non trasferiti alla madre, cioè i cosiddetti embrioni sopravanzanti che vengono congelati o destinati ad altri usi che comportano comunque la loro distruzione.

Valutazione morale. Le tecniche di procreazione artificiale extracorporea non sono congruenti con la dignità della persona umana, perché, indipendentemente dalle intenzioni soggettive, trattano la persona del generato come un oggetto, con tutte le conseguenze immorali devastanti. La prima tra di esse, la ripetuta contravvenzione del principio dell'inviolabilità della vita umana.

La dottrina ecclesiale sulla procreazione artificiale

Il Magistero della Chiesa recente, di cui è eminentemente chiara e definitoria nei suoi pronunciamenti l’Istruzione Donum Vitae (CDF, 22 febbraio 1987), enuclea i seguenti principi morali relativi alle problematiche della fecondazione artificiale:

- Sono moralmente illecite tutte le tecniche di inseminazione artificiale eterologhe in quanto contrarie all’unità del matrimonio e anche le tecniche di inseminazione artificiale omologa propriamente detta, perché in esse la procreazione è dissociata dalla relazione coniugale;

- sono invece ammissibili le tecniche di inseminazione artificiale omologa impropriamente detta ovvero quegli interventi che, nel quadro di un atto coniugale completo, cercano di migliorare l'esito procreativo di questo atto, tramite un semplice spostamento dello sperma in un posto più favorevole alla fecondazione; secondo il parere della maggior parte dei seri moralisti contemporanei, sarebbe lecita anche l’estrazione momentanea del seme maschile perché si tratterebbe, in tal evenienza, di una interruzione temporanea che non intacca la continuità del processo;

- in linea di principio, invece, resta immorale ogni tecnica e intervento che cominci a diventare sostituzione e non più aiuto all’atto coniugale normalmente attuato; tale sembra essere il caso delle tecniche di estrazione dell’ovulo della donna (la “GIFT”), metodiche problematiche dal punto di vista morale in quanto, in esse, il ruolo della procedura tecnica è molto determinante, fino al punto che difficilmente potrebbe essere considerato come un semplice “aiuto”; in ogni caso, la Chiesa non si è ancora pronunciata sulla liceità o meno dell’estrazione del seme (maschile e/o femminile) come supporto alla fecondazione;

- le tecniche di fecondazione artificiale extracorporea sono tutte moralmente illecite perché escludono l'atto coniugale e prevedono la perdita di embrioni in modi diversi;

- è immorale formare in vitro embrioni con l'intenzione o con la previsione di non trasferirli alla madre, sia perché trasferiti a un’altra donna sia perché destinati al congelamento, alla ricerca, alla sperimentazione o ad altri usi;

- la diagnosi pre-impiantatoria (quella nella quale gli embrioni formati in vitro sono analizzati alla ricerca di difetti genetici o cromosomici ben definiti in modo che siano selezionati e trasferiti nella madre solo quelli senza difetti) non risulta eticamente accettabile perché, oltre ai problemi morali della FIVET in cui la diagnosi è inserita, costituisce una violazione del rispetto dovuto all'embrione umano.

La crioconservazione e la clonazione

Si indica con il termine “crioconservazione” l’abominevole pratica del congelamento degli embrioni non trasferiti nel grembo materno, perché siano utilizzati come “pezzi di ricambio” per eventuali ulteriori tentativi.

L'unica conseguenza eticamente valida che si può trarre dal fenomeno della crioconservazione di embrioni umani è che tale pratica deve assolutamente cessare, in quanto lesiva al massimo grado della dignità del feto che, nella maggior parte dei casi, viene sterminato a causa della sovrapproduzione di embrioni.

Il congelamento di embrioni è una « ingiustizia di fatto irreparabile »[10] perché l'unico modo di riparare parzialmente l'ingiustizia commessa nei loro confronti sarebbe trasferirli nel grembo della loro madre ma ciò di fatto non avviene e spesso non può avvenire perché risulta impossibile “ritrovare” la madre naturale.

La clonazione è la tecnica di produzione di copie geneticamente identiche di organismi viventi tramite manipolazione genetica. Essa aggrava al massimo la negatività etica della procreazione artificiale, operando una completa dissociazione tra la procreazione e la sessualità e costituendo inoltre un attentato all'unicità biologica del soggetto generato.

6. L’EUTANASIA

Definizione


« L'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte (...), un'azione o un'omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore »[11].

Principi morali circa l’uso dei mezzi terapeutici

Il Catechismo della Chiesa Cattolica enuncia con chiarezza i principi morali concernenti le questioni dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico:

- « L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all’ “accanimento terapeutico”. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire »[12];

- « anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una
persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte
»[13].

Poiché oggi la morte viene spesso eccessivamente medicalizzata ed esistono mezzi tecnici per prolungare precariamente la vita, si rende talvolta difficile la distinzione tra l'eutanasia e il legittimo rifiuto o sospensione di cure inutili o sproporzionate (“accanimento terapeutico”).

Pare che la “respirazione forzata” già non rientri nell’assistenza e nelle cure mediche basilari per provvedere alla vita di queste persone in fin di vita, ma si presenta già come una forma di accanimento terapeutico. Quanto meno lo “sfiora”.

Dottrina ecclesiale sull’eutanasia

La Dottrina cattolica insegna essere lecito l’impiego di analgesici, quei mezzi cioè che alleviano il dolore, anche se possono produrre l'effetto secondario non desiderato di accorciare la vita del paziente.

Considera invece pratica immorale la sedazione, ossia il ridurre il malato a uno stato di incoscienza che gli impedisca il compimento dei doveri di tipo religioso, morale, familiare e sociale, economico, ecc. La cosa moralmente è illecita perché, quello della morte, è il momento decisivo da cui dipende l’eternità che richiede, per quanto possibile, il pieno uso delle proprie facoltà.

L’Evangelium Vitae, riassumendo l’insegnamento della Tradizione della Chiesa sul tema dell’eutanasia, presenta il suo divieto come dottrina definitiva ed irreformabile[14].

7. L’ACCERTAMENTO DELLA MORTE

Il criterio neurologico per l'accertamento della morte


Quando avviene la “morte clinica? La tesi più valida è quella che la fa coincidere con la “cessazione permanente del funzionamento dell'organismo umano come un tutto”. Di coloro che condividono questa posizione, la tesi più comune e certa sostiene che “l’essere umano è morto solo quando si è avuta la cessazione irreversibile del funzionamento dell’intero encefalo”: cervello, cervelletto e tronco encefalico (“morte cerebrale totale”). La maggior parte dei sostenitori di questa teoria tende a considerare il vero criterio della morte la cessazione definitiva della funzione cardiaca e respiratoria, la quale conduce rapidamente alla morte encefalica.

Alla luce di ciò si può a ragione concludere che quando vi sia un piccolo segno di vita cerebrale in ammalati che hanno la capacità di respirare e posseggono il funzionamento fondamentale dei sistemi vitali, anche se hanno perso l’uso apparente della ragione, lì c’è l’anima per cui vanno considerati presone umane e come tali vanno trattate.

8. L’ALIMENTAZIONE E L’IDRATAZIONE ARTIFICIALI

A poco a poco nei documenti del Magistero della Chiesa si è affermato sempre più chiaramente che l'alimentazione e l'idratazione artificiali sono in linea di principio cure ordinarie dovute a ogni malato[15]. Le eccezioni a questi principi sono state presentate dalla Nota della Congregazione per la Dottrina della fede del 2007, la quale prende in considerazione il fatto che

« in qualche regione molto isolata o di estrema povertà l’alimentazione e l’idratazione artificiali possano non essere fisicamente possibili e allora “ad impossibilia nemo tenetur”, sussistendo però l'obbligo di offrire le cure minimali disponibili e di procurarsi, se possibile, i mezzi necessari per un adeguato sostegno vitale ».

Note:

[1] Lo Stagirita, prima dei 40 giorni e anche un po’ dopo, ammetteva l’espulsione del feto perché questo, a suo parere, ancora non aveva raggiunto lo statuto di persona umana.

[2] CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE (sigla CDF), Istruzione Donum Vitae (sigla DV), parte I, § 1. Lo stesso insegnamento viene riproposto dalla Evangelium Vitae e dalla Istruzione Dignitas Personae della CDF (2008) che ha chiarito ulteriormente il senso e la portata di quanto affermato da Donum vitae con precisazioni di ordine filosofico.

[3] CONCILIO VATICANO II, Costituzione Apostolica Gaudium et Spes (sigla GS), n. 51

[4] EV 58.

[5] cf EV 63.

[6] Diversi autori ritengono che l'uso paolino di tale vocabolo non si riferisca propriamente alle droghe abortive allora utilizzate ma che certamente le includa.

[7] EV 61.

[8] Come insegna San Giovanni Paolo II, la Tradizione « è chiara e unanime, dalle origini fino ai nostri giorni, nel qualificare l'aborto come disordine morale particolarmente grave [...]. Anche le discussioni di carattere scientifico e filosofico circa il momento preciso dell'infusione dell'anima spirituale, non hanno mai comportato alcuna esitazione circa la condanna morale dell'aborto », EV 61. Per quanto concerne il recente Magistero, oltre i Documenti già citati, la Tradizione immutabile ecclesiale sull'aborto è illustrata sinteticamente dalla Dichiarazione sull'aborto procurato della CDF del 18 novembre 1974, documento che espone in modo molto preciso e ordinato la dottrina ecclesiale sulla materia, con le sue basi teologiche e razionali e che dà una risposta chiara alle principali obiezioni;

[9] CCC 2274; DV parte I § 2

[10] CDF, Istruzione Dignitas Personae (sigla DP) n. 19

[11] CCC 2277.

[12] CCC 2278.

[13] CCC 2279.

[14] cf EV 65.

[15] Il problema venne affrontato da Giovanni Paolo II nel discorso del 20 marzo 2004, rivolto ai partecipanti ad un Congresso Internazionale su “I trattamenti di sostegno vitale e lo stato vegetativo”: « La somministrazione di acqua e cibo, anche quando avvenisse per vie artificiali rappresenta sempre un mezzo naturale di conservazione della vita, non un atto medico. Il suo uso pertanto sarà da considerarsi, in linea di principio, ordinario e proporzionato, e come tale moralmente obbligatorio, nella misura in cui e fino a quando esso dimostra di raggiungere la sua finalità propria, che nella fattispecie consiste nel procurare nutrimento al paziente e lenimento delle sofferenze ».

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signummagnum
@Sempliciotto Grazie. Ti invito a leggere o se non hai tempo a scaricare anche questo Tutto ciò che devi sapere sulla morale sessuale cattolica: peccati contro la castità, omosessualità, pedofilia e tanto altro perchè sono un'unica cosa, ho fatto due post per distribuire meglio i contenuti che sono molti
Sempliciotto
@signummagnum

Ti ringrazio molto, davvero interessante e utilissimo!