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Verso una nuova tempesta perfetta?

Bruxelles sembra sollecitare un attacco finanziario contro la manovra del Governo italiano
Prof. Alfonso Tuor

Si sta avvicinando un’altra crisi dell’euro? La domanda è legittima alla luce di quanto sta succedendo in Italia. Si ha infatti l’impressione che la Commissione europea, i grandi organi di informazione e l’opposizione italiana sollecitino i mercati finanziari a far esplodere il famoso spread, ossia il differenziale tra i rendimenti dei titoli statali italiani a 10 anni e di quelli tedeschi.
Appare sconcertante soprattutto la politica di Bruxelles sul progetto di manovra della coalizione di Governo gialloverde (e non grigioverde, come invece avevo scritto nel blog della settimana scorsa). L’obiettivo del Governo Conte è chiaro e condivisibile: da un canto, rilanciare la crescita di un’economia, il cui PIL ancora oggi è del 4% inferiore a quello del 2008, e, dall’altro, disinnescare la bomba sociale rappresentata da oltre 5 milioni di italiani in povertà assoluta e da 17,4 milioni in difficoltà. Si tratta indubbiamente di una scommessa dall’esito incerto ed è indubbiamente vero che gli obiettive di bilancio non corrispondono alle intese con Bruxelles. E’ pure certo che le politiche di austerità imposte da Bruxelles non hanno impedito la continua crescita del debito pubblico italiano. Appare comunque inquietante che ancora prima che i dettagli e gli obiettivi di bilancio fossero conosciuti è cominciato un "fuoco di sbarramento" contro i progetti del Governo Conte evocando il rischio che l’Italia faccia la fine della Grecia. Questo pericolo è veramente reale? E ancora qualcuno scommette su questo esito?

L’Italia non è la Grecia e soprattutto l’Italia è un Paese che ha un avanzo commerciale. Ciò vuol dire, che nonostante tutti i suoi problemi, dispone ancora di un’industria competitiva a livello internazionale. Quindi l’export tira, ma all’appuntamento mancano i consumi interni e gli investimenti. Dunque la manovra si pone l’obiettivo di colmare almeno parzialmente a queste due carenze. Ma torniamo a bomba (esiste un pericolo Grecia? e qualcuno scommette su questo esito?). Questo rischio non si può escludere anche per il rialzo dei tassi di interesse americani, l’aumento del prezzo del petrolio, la crisi di alcuni mercati emergenti (Argentina e Turchia in primis) e la prossima conclusione del Quantitative Easing della Banca centrale europea stanno cambiando lo scenario internazionale e facendo prevedere un sensibile rallentamento della crescita. Quindi, il contesto mondiale si incupisce e un possibile declassamento del merito di credito dei titoli di Stato italiano da parte delle agenzie di rating americane potrebbe dare il la ad una forte ascesa dello spread italiano. Ma tutto ciò dipende in gran parte dalla politica europea. Infatti se l’Europa sostiene il Governo italiano nulla di molto pericoloso può accade, ma se Bruxelles, come fa adesso continua ad inviare ammonimenti al Governo di Roma e a sollecitare la discesa in campo dei mercati finanziari l’esplosione dello spread appare possibile.

Ma è interesse dell’Unione europea scommettere su una crisi dell’Italia che diverrebbe immediatamente una nuova crisi dell’euro? Per le persone con un po’ di cervello in zucca, questa scelta sarebbe masochistica. Non è però certo che ragionino allo stesso modo i gruppi di potere europei che temono ancora più di nuova crisi della moneta unica una vittoria dei movimenti populisti e sovranisti in maggio alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Un attacco dei mercati finanziari contro l’Italia metterebbe in moto un processo a catena che rimetterebbe in difficoltà altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Cipro, Grecia e forse anche Francia), poiché farebbe salire i rendimenti dei loro titoli statali. Insomma si ritornerebbe a parlare di crisi dell’euro. Ed è difficile comprendere che giovamento ne trarrebbero i partiti tradizionali, mentre appare più facile prevedere che da uno scenario del genere a trarne vantaggio sarebbero proprio quei movimenti che terrorizzano Bruxelles. Dunque sarebbe un grande autogoal, che però non è da escludere, visto l’inconsistenza della classe politica e di quella economica del Vecchio Continente. Vi è da sperare che la stupidità abbia un limite difficile da oltrepassare.

Appare dunque più probabile che l’attuale tam tam di Bruxelles e dei grandi organi di informazioni affiliati ai gruppi di potere al comando in Europa abbiano un obiettivo più limitato: far prendere paura alla coalizione gialloverde e costringerla a fare concessioni che diano la sensazione all’elettorato che non sono in grado di mantenere le promesse elettorali. Anche questo obiettivo appare però difficile da raggiungere vista la fermezza di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini. Non è quindi da escludere che il gioco scappi di mano e che dia avvio ad una nuova tempesta perfetta dei mercati finanziari.
Redazione | 10 ott 2018
Alfonso Tuor, docente di economia presso la SUPSI
(Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana)

ticinonews.ch
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ricgiu
Niente di più probabile! Infatti se pensiamo che nei primi tempi in seno all'EU si programmava in Europa la presenza di una Polizia Sopra-nazionale (EUROGENDFOR) con diritto di controllo nazionale ed indiscriminato intervento oltre la nostre Forze dell'Ordine, si può immaginare quali fossero le originarie intenzioni di questi signori di Bruxelles che non ricordo di avere votato. … Espandi