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Tempi di Maria 6 9

In esclusiva su gloria.tv la prima analisi scientifica e approfondita sul caso-Medjugorje: da non perdere..

Pubblico in esclusiva sul canale Tempi di Maria l'autorevole voce del Dizionario delle Apparizioni della Vergine Maria (R. Laurentin-P. Sbalchiero (a cura di), Edizioni Art, Roma 2010, pp. 992-1014) su Medjugorje che ho trovato seria, scientifica, approfondita, anche più di altre voci all'interno di quel magistrale lavoro voluto (e preparato per la più larga parte) dal mariologo René Laurentin, il maggiore esperto di apparizioni mariane di tutti i tempi. Lo studio è lungo e ho fatto la scelta di pubblicarlo integralmente, fatta eccezione della sola sezione sulle verifiche mediche fatte sui veggenti di cui si trova facilmente notizia anche sul web. Ciò che mi sta a cuore è contribuire a snodare il nastro di uno dei più intricati casi di presunte apparizioni mariane (ricordo che presunto non significa falso ma semplicemente un caso su cui ancora non si è avuto un giudizio definitivo dell'Autorità competente circa la veridicità o meno dei fatti) di tutti i tempi: Medjugorje. Il caos che da decenni si è ingenerato non sembra destinato ad arrestarsi ma, al contrario, ad accrescersi sempre di più. Ben vengano allora, davvero, analisi serie e veritiere di chi, con competenza, desidera che la verità sia fatta e si affermi su ogni semplicismo, parzalità, non escluse vere proprie falsificazioni e mistificazioni dei fatti. E' con questo spirito che offro agli amici di gloria.tv queste pagine preziose da tenere presenti anche per saper aiutare le tante persone che chiedono e desiderano sapere come stiano davvero le cose con Medjugorje.
Per facilitare la consultazione delle pagine che seguono ho premesso dei titoletti per distinguere tra loro le sezioni. Così ciascuno potrà agevolmente leggere ciò che più gli interessa.


I FATTI E LE POLEMICHE

In lingua croata, il nome “Bosnia” significa “situata tra i monti” e si riferisce alla regione stessa. Il villaggio, costituito da frazioni disperse, fra cui Bijakovici, luogo apparizioni, si trova all’interno di un circolo di colline e rappresenta come un concentrato di tutti i valori di tutte le opposizioni e di tutti i malintesi inerenti alle ambiguità stesse delle apparizioni, nei confronti della Chiesa come in quelli della scienza. Così, questo altipiano, luogo in cui avvengono tante conversioni e c’è tanta generosità, resta ai margini, malgrado le simpatie di più di un centinaio di vescovi, pellegrini e persino di Giovanni Paolo II, che aveva manifestato il suo desiderio di recarsi in quel luogo e aveva ripetuto un invito ad andare a visitarlo. Siamo in Jugoslavia, nella parte croata e cattolica della Bosnia Erzegovina, dominata dalla Serbia comunista che regnava sul Paese. Il pomeriggio del 24 giugno 1981, a più di un chilometro dalla chiesa, due ragazzine, Ivanka (quindici anni) e Mirjana (sedici anni), cittadine di Sarajevo in vacanza nella casa di campagna della loro famiglia, stanno passeggiando e riposando sulla collina di Podbrodo.

Il primo giorno di vacanza si rilassano ascoltando musica; hanno comprato delle sigarette per provare il tabacco che gustano tra loro nelle lunghe serate estive. Ritornando, all’incrocio dei Tre Cammini, alle porte del paese, vedono sulla collina alla loro destra, a circa 200 metri, una figura luminosa. «E' la Gospa (Nostra Signora)», mormora Ivanka, che ha appena perso sua madre. Non lo sa. «Non può essere la Gospa», protesta Mirjana, più riflessiva. Il timore però assale entrambe le ragazze che Figgono via. Quando osano confidare quello che hanno visto, vengono prese in giro. Ci ritornano quello stesso pomeriggio, verso le 18.30, insieme a Milka (quattordici anni) che sta andando a riprendere il gregge che aveva lasciato a pascolare in una landa a 400 metri dal villaggio. Le tre ragazze vanno sulla collina senza vedere nulla di insolito, ma sulla via del ritorno, proprio poco prima di arrivare al villaggio, Ivanka «vede» di nuovo, mentre le pecore rientrano da sole all’ovile. Qualcosa di simile accade a Vicka (sedici anni). Un esame di riparazione la mattina a Mostar e la siesta del ritorno, le hanno fatto perdere la passeggiata concordata con le altre amiche per il primo pomeriggio. La ragazza «vede». Proprio vicino a lei, a circa cento metri. Mentre torna a casa di corsa insieme a Maria, incontra due compagni: Ivan Dragicevic (sedici anni), che trasporta un sacco di patate novelle di “San Pietro” e Ivan Ivankovic (venti anni, che quel giorno «vedrà» ma solo da lontano).

Anche i due ragazzi «vedono»; ma Ivan Dragicevic, impaurito, fugge via e perde il suo sacco di patate mentre scavalca un recinto. Quanto a l’Ivan più grande, questi resta perplesso e non vedrà più nulla. In compenso, le quattro ragazze, Ivanka, Mirjana, Milka e Vicka, affascinate, osservano la figura da lontano: una donna che sembra portare un bambino sul braccio destro e che sembra che stia facendo loro segno di avvicinarsi. Ma le ragazzine non osano muoversi. Il giorno dopo, giovedì 25 giugno, ritornano là in cinque: Ivanka, Mirjana, Vicka insieme al piccolo Jakov (dieci anni) e Maria Pavlovic, sorella di Milka che la volta precedente era al lavoro. Questa volta vince l’attrazione; risalgono velocemente la collina nonostante ci siano molte pietre e ginestre. Si incontrano con Ivan, timido e solitario, proveniente da un altro sentiero. Così si costituisce definitivamente il gruppo dei sei veggenti. Eccoli ai piedi dell’apparizione, ora vicinissima, sopra una piccola nuvola che si trova a un metro dal suolo. Vedono molto bene l’abito luminoso color grigio argentato, i capelli neri e ondulati sotto il velo bianco e la sua «corona»: è fatta di dodici stelle che non sono collegate tra loro in nessun modo; i suoi occhi azzurri guardano i ragazzi con affetto. Ivanka, l’orfana, chiede: «Dov’è la mamma?». «E' felice. Sta con me». La sua voce è dolce «come una musica o come delle campane che suonano», precisano i ragazzi. «Dacci un segno, chiede Mirjana. Altrimenti nessuno ci crederà».

Venerdì 26 giugno, verso le 18.15, una luce insolita attira una grande folla, circa 2.000 o forse anche 3.000 persone, mentre i veggenti restano ad attendere in basso, nel punto in cui hanno visto per la prima volta; ma non appena vedono la figura, risalgono la collina. La folla li vede arrivare. Vicka è munita di acqua benedetta; ne asperge abbondantemente l’apparizione: «Se sei la Gospa, resta con noi, altrimenti vattene». «Lei» sorride. «Perché sei venuta qui e che cosa vuoi da noi? - chiede Ivanka -, qui ci sono molte persone che credono». «Sono venuta anche perché vi convertiate e facciate la pace in questo popolo». Ci sono molte brutte liti tra le frazioni di Medjugorje; a causa di queste liti ci sono stati dei feriti e persino tre morti proprio prima della guerra, nel punto in cui poco dopo è stata costruita la chiesa con i due campanili. La Gospa aggiunge: «Vengo per far convertire e riconciliare il mondo intero». «Che ci dia un segno della sua presenza», chiede uno degli spettatori. «Beati coloro che credono senza vedere». Queste parole del Vangelo (Gv 20, 29) sono la sua sola risposta. «Come ti chiami?» chiede Mirjana. «Sono la Beata Vergine Maria». Poi ripete queste parole un decennio prima della guerra civile: «Pace! Pace! Pace! Riconciliatevi».

Sabato 27 giugno, la polizia porta i veggenti a Citluk, capoluogo che si trova a circa 2 km da lì, per dissuaderli. Ma il dottor Ante Vujevic li dichiara perfettamente sani di mente. I ragazzi ripartono in fretta e riescono ad arrivare sulla collina all’ora stabilita: le 18.30. Quel giorno Ivan ha una visione da solo, più in basso. Al momento dell’apparizione sono presenti due francescani. Su loro richiesta Vicka domanda alla Vergine: «Cosa vuoi che facciano i sacerdoti?». «Che credano fermamente nella fede e che vi aiutino». «Perché non appari a tutti quanti?». «Beati coloro che non hanno visto ma credono» (Gv 20,29). A un certo punto è sparita e poi è riapparsa. Tutti hanno salutato il suo ritorno intonando un canto popolare: Tu sei tutta bella. Vicka insiste: «Cosa vuoi che faccia questo popolo?». La terza volta, la Gospa risponde: «Coloro che non vedono credono come quelli che vedono». Si tratta di un messaggio di fede e di pace in questo villaggio lacerato dalle divisioni interne che si trova in una nazione ancor più dilaniata. Domenica 28 giugno (il quinto giorno), il parroco, fra Jozo Zovko, OFM, che stava partecipando ad un ritiro vicino a Zagabria, rientra senza sapere nulla e scopre l’evento. Il suo vicario, fra Zrinko Cvalo, ha già registrato un interrogatorio ai veggenti sul registratore del presbiterio. Il parroco continua metodicamente per crearsi una propria opinione.

Quel giorno sulla collina si radunano da 10.000 a 15.000 persone. Un registratore registra le parole della Gospa, che i veggenti ripetono man mano perché sono gli unici a sentirle: «Andate nella pace di Dio», dice Lei prima di sollevarsi e sparire. Il 29 giugno, la polizia porta via di nuovo i veggenti e questa volta li conduce fino all’ospedale di Mostar (capoluogo e sede de vescovado). Li fanno aspettare tra l’ospedale psichiatrico e l’obitorio. Mirjana si impressiona ma Vicka fa la spavalda e sorridendo dice: «Lo sappiamo benissimo che prima o poi moriremo tutti». Il dott. Dzuda conferma il loro equilibrio psicologico. Ritornate in tempo per l’apparizione, le ragazze ricevono questo messaggio: «C’è un solo Dio. Credete con forza e con fiducia». Quel giorno, dei genitori portano in braccio il figlio di tre anni che sta andando in setticemia. All’inizio del mese di luglio il bambino è guarito. Si tratta della prima di molte guarigioni che si manifesteranno presto. Nel 1986, in canonica ne registrano ben 291.

La polizia fa pressione sulle famiglie affinché i loro figli non si rechino sulla collina: in caso contrario i padri avranno dei guai e non potranno tornare a lavorare in Germania e guadagnare da vivere per le loro famiglie. Ma il 30 giugno, la polizia invia due giovani donne a proporre gentilmente ai veggenti di fare una gita in macchina; lo scopo di tutta quest’operazione è quello di impedire loro di tornare in tempo per l’ora dell’apparizione. Hanno anche i soldi necessari a comprare da mangiare e da bere. I veggenti apprezzano questa gita ma più si avvicina la sera e più insistono per rientrare. Quando arrivano vicino alla collina che riconoscono mentre sono ancora a circa 3 km da essa, dall’altra parte della vallata, il piccolo Jakov si arrabbia: «Se non ci fermiamo io salto giù». La macchina si ferma. Il ragazzino corre verso la cima, di fronte alla collina dove si è riunita la folla in attesa e vede, annullando tutte le distanze. «Saresti arrabbiata se ti attendessimo in chiesa?», chiede Mirjana che vuole conciliare l’apparizione e l’obbedienza. «Sì - risponde la Gospa - alla stessa ora!». Al ritorno, passano per la canonica dove il parroco li interroga e registra di nuovo le loro parole.

Gli interrogatori, conservati presso il vescovado, sono stati pubblicati in maniera approssimativa in un paio di versioni opposte e poi nuovamente editi in maniera più rigorosa grazie a Daria Klana. Mercoledì 1 luglio (l’ottavo giorno se si conta l’apparizione lontana del 24 giugno, che i veggenti considerano come del veicolo scompaiono ad essi e i ragazzi hanno una breve apparizione. Giovedì 2 luglio, i veggenti si sentono braccati mentre le loro famiglie si sentono minacciate; Russica, sorella di Maria, va a consultare il parroco e poi gli porta i sei veggenti in canonica alle 17.30. Lì hanno un’apparizione, in assenza del parroco Jozo Zovko, che era in chiesa per preparare la messa alla quale aveva convocato il popolo. A differenza della collina, la chiesa è un luogo in cui il culto è autorizzato. I veggenti li raggiungono lì alle 18.00. Così inizia il rito quotidiano che ancora si ripete. Il fervore è grande.

Nessuno ha mai pregato così profondamente. Il parroco li invita a fare tre giorni di digiuno a pane e acqua per chiedere luce e discernimento. Dà la parola al piccolo Jacov: «Oggi ho chiesto alla Gospa di darci un segno: lei ha soltanto fatto un cenno con la testa, così [affermativamente] e poi è scomparsa». Venerdì 3 luglio, nel pomeriggio, Jozo Zovko sta pregando ardentemente in chiesa, perché la tensione è forte e la dittatura marxista non offre concessioni: «All’improvviso, racconta il sacerdote, ho sentito una voce: “Esci e proteggi i bambini”». Uscendo vede arrivare di corsa dai campi proprio loro: «La polizia ci insegue, nascondici!». La polizia, che gli stava alle calcagna, arriva subito dopo. I ragazzi si sono appena nascosti quando la polizia interroga il parroco: «Ha visto sei ragazzi?». Il sacerdote indica la direzione in cui stavano fuggendo. La polizia continua su questa falsa pista mentre i ragazzi hanno la loro seconda apparizione nella canonica. La Gospa, molto felice, dice loro: «Non abbiate paura, avrete la forza di sopportare tutto».

Sabato 4 luglio per i veggenti è un giorno di smarrimento perché si ritrovano divisi tra i divieti della polizia e l’apparizione. Esausti per l’angoscia che stanno vivendo quotidianamente, credono di aver capito che questa decima apparizione sarà anche l’ultima. L’apparizione è avvenuta all’interno della chiesa, rifugio ufficiale della libertà religiosa assicurato dalla dottrina marxista liberale con l'idea che, per evitare una temibile clandestinità, sia meglio concentrare questa libertà in un luogo pubblico e controllabile, quest’oasi in cui ora la parrocchia si riunisce con un fervore senza precedenti per celebrare la messa quotidiana. Le apparizioni proseguono. Nel mese di luglio si aggiungono due avvenimenti importanti:
• Il parroco entra discretamente in estasi insieme ai veggenti; alcuni lo osservano ma riveleranno la cosa solo in seguito.
• Il parroco invita gli abitanti di diversi paesi nei dintorni, in lite tra loro in quel momento, alla pace e alla riconciliazione, secondo il messaggio della Gospa. L’odio che si era accumulato si scioglie grazie alla preghiera. A metà luglio un mutuo perdono e delle calorose effusioni tra i vecchi nemici, trasformano i Balcani di Medjugorje in una terra di unanimità e fraternità.

I sermoni di Frà Jozo Zovko diventano sempre più ispirati ma insospettabili per la polizia che è discretamente presente. Sfortunatamente, l’11 luglio il parroco ricorda il popolo ebraico messo alla prova «nel deserto per quarantanni»: erano appena trascorsi quaranta anni da quando Tito aveva preso il potere. Egli stava quindi predicando la rivolta. Viene arrestato il 17 agosto. Tuttavia, la parrocchia è simile al più fervente monastero: messa quotidiana, rosario, digiuno a pane e acqua due volte a settimana nonostante il lavoro. Non si sa che cos’altro fare di più per Dio e per il mutuo aiuto. Cominciano ad accadere fenomeni strabilianti.

Alla fine di luglio, la parola «mir» (pace) appare scritta in cielo. Qualcuno scatta una Polaroid e la fa circolare nel paese. Il vescovo, uomo di buon cuore, visita la parrocchia il 25 luglio e poi l’8 agosto; nonostante ciò viene istruito un processo contro fra Jozo. Il 9 agosto, questi viene convocato dalla polizia e viene intimidito. L’11 agosto viene trattenuto fino a mezzanotte. Il 17 agosto lo arrestano e poi lo condannano ad una lunga carcerazione dalla quale verrà liberato soltanto l'anno seguente grazie a migliaia di petizioni provenienti dall'Italia. ALtre condanne cadono sui francescani e sui parrocchiani. La stampa comunista si pronuncia contro le apparizioni, anche se Mons. Zanic risponde per ben due volte. Glas Koncila, il giornale cattolico croato di Zagabria, pubblica la sua protesta contro le calunnie che la stampa sta scrivendo riguardo ai veggenti. La Chiesa cerca di far fronte a tutto ciò. Il francescano Tomislav Vlasic va a ricoprire l’incarico che prima era di padre Jozo Zovko, ora incarcerato, e perciò si incarica della gestione pastorale della parrocchia e si trova a operare su vari fronti: vita spirituale, predicazione calma e ispirata, accoglienza dei visitatori e risveglio dei carismi e dell’aiuto reciproco. L’ordine e la discrezione sono esemplari; le relazioni con la polizia cortesi e ferme.

Le apparizioni non sono più pubbliche; avvengono ormai soltanto in un locale vicino alla sacrestia che fino a quel momento era servito come ripostiglio e che invece adesso diviene la «cappella delle apparizioni» per i sei veggenti, mentre l’assemblea prega senza poter vedere l’estasi. A partire dalla fine dell’anno si riaffaccia la balcanizzazione. Il vescovo, Mons. Zanic, fino ad allora in buona armonia col parroco di Medjugorje dove Jozo Zovko lo riteneva più entusiasta di lui, riprende il conflitto che divide dal 1942 il clero francescano (maggioritario) e il clero secolare. Il prestigio internazionale che le apparizioni danno ai francescani stimola nuovamente le passioni degli avversari e fa ingrandire eccessivamente anche il minimo incidente di percorso. Nella parte analitica di questa voce verrà spiegato l’evolversi di questo conflitto con il fatto che esso ha delle radici secolari che il diavolo, geniale agente di tutte le divisioni, ha inasprito per rendere la vita impossibile a coloro che servivano pastoralmente l’immenso movimento di conversione, di approfondimento spirituale che era sorto a Medjugorje. I frati continuavano a perseverare nel silenzio, nella discrezione e nell’obbedienza anche se dovevano affrontare una situazione difficile e a volte disperata.

Questo eterno malinteso tra l'assoluto dell'Autorità e l'umile richiesta dei sacerdoti continuamente sostituiti e paralizzati, desiderosi di servire i carismi (preghiere, conversioni, digiuni, dono di sé), viene riportato nella cronaca annuale tenuta da R. Laurentin (Dernières Nouvelles de Medjugorje, de 1 à 17), e portata avanti in Austria fin quando l’autore ha cessato questa attività su richiesta del vescovo di Mostar, che ha fatto confermare la sua rinuncia benevola dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, fedele al suo ruolo di confermare l’autorità dei vescovi. In un libro dello stesso autore: Récits et chro- nologie des apparitions, Paris, F. X. de Guibert, 1988, è possibile ritrovare la cronologia di tutta questa vicenda. Per alcuni fatti in particolare, ci si deve riportare invece a: R. Laurentin et R. Le-jeune, Messages et pédagogie de la Vierge à Medjugorje.

Questo Dizionario indica semplicemente alcuni punti chiave concernenti la storia delle apparizioni stesse, che sono indissociabili dal magma comunitario, sociale e giuridico in cui i princìpi e la vita non hanno trovato la loro armonia. Le apparizioni, che attirano a Medjugorje folle da tutto il mondo, avevano dovuto fuggire dalla collina per andarsi a rifugiare in chiesa. Tomislav Vlasic aveva marginalizzato l’avvenimento carismatico dal centro della chiesa dove aveva presidiato alla riconciliazione generale, nella piccola stanza accanto alla sacrestia (fino ad allora adibito a ripostiglio) che era finita così per diventare una cappella delle apparizioni, nascosta agli sguardi dei più. Questo primo trasferimento durò pacificamente da gennaio 1982 fino al mese di aprile 1985 (Récits, 97-99). Il 25 marzo 1985, Mons. Zanic scrive per vietare che le apparizioni vengano seguite in quel locale discreto attinente alla chiesa, così che la recita dei sette Pater e delle sette Ave fatta dai veggenti in unione col popolo e annunciare anche altre sei misure restrittive destinate a «liquidare e soffocare l’effetto di Medjugorje», come dice esplicitamente nella sua lettera che ha scritto nel momento in cui stava preparando un giudizio negativo di cui denunciava la pubblicazione prossima.

Dal settembre 1284, il vescovo aveva allontanato Tomislav Vlasic dalla parrocchia, anche se questi aveva servito le conversioni e contribuito alla crescita spirituale dei fedeli attraverso il suo ministero. L’autorità religiosa nominò in sua sostituzione Slavko Barbaric. Anch’egli mostrò le sue grandi capacità di sacerdote nel digiuno e nella preghiera unite alle sue competenze di psicologo. Ma quando ricevette la lettera del 25 marzo 1985, non sapeva più come soddisfare le richieste dei fedeli che provenivano dai cinque continenti che ostentavano una grande sete spirituale. Slavko e tutti i collaboratori della parrocchia si trovavano davanti a un caso di coscienza: come conciliare l’esigenza pastorale di confessare e di guidare tutti coloro che si erano convertiti grazie queste apparizioni in uno slancio incondizionato verso il Cristo e la Vergine con l’ordine di squalificare e combattere le apparizioni che risvegliavano così tante grazie? Sottoposero questo caso di coscienza alle autorità romane deputate a rispondere: i vescovi, i religiosi e lo stesso Papa.

Non hanno mai ricevuto nessuna risposta.
Slavko venne a sua volta sollevato dall’incarico e al suo posto arrivò padre Ivan Duganzic che fece l’impossibile per molti anni per gestire, senza mezzi, quello che era un compito apostolico insormontabile, nel rispetto del vescovo e in obbedienza, senza mai parlare delle apparizioni, ma senza combatterle, in rispetto alle due tesi successive del vescovo: allucinazione o per lo meno illusione (questa la sua posizione dell’ottobre del 1984), oppure recitando una commedia e una pantomima, quando René Laurentin lo informò che le ricerche mediche escludevano il caso dell’allucinazione patologica (DN 4, 35). Tutta questa tensione si esprimeva anche sotto forma di attacchi pubblici contro i veggenti e contro coloro che difendevano la loro sincerità (in principio difesa dal vescovo stesso nell’estate del 1981). Nell’ottobre 1984, il vescovo lanciò una triplice accusa contro René Laurentin: «Scriveva i suoi libri per denaro e doveva guadagnare dei milioni [mentre i suoi diritti d’autore non sono stati ancora pagati]. Ha tradito il suo onore di teologo e ha ceduto al fascino dei veggenti piuttosto che ascoltare il vescovo».

René Laurentin si era giustificato in DN 2, rendendo omaggio nel contempo alle qualità del vescovo per dare il giusto valore a tutte quante le cose citate. Le ultime notizie riguardano allo stesso modo i problemi a cui si erano trovati a dover far fronte i veggenti stessi:
• Fervore eccessivo di alcuni pellegrini riguardo ai veggenti, i quali se ne difendevano come meglio potevano;
• Convocazione da parte del vescovo per accusare i costumi della loro guida spirituale in un dossier contestato;
• Elezione di una commissione affinché il timido Ivan riveli il segreto che tutti i veggenti avevano promesso «alla Vergine» di proteggere fedelmente. La timidezza di Ivan lo portò a nascondersi dietro un sotterfugio che lo mise in cattiva luce di fronte alla commissione come di fronte agli altri veggenti, cosa che poi venne alla fine compresa, formalizzata e descritta dettagliatamente in DN 4, 10-23.

A partire dall’aprile 1983, le apparizioni ebbero luogo prima in canonica; quando il vescovo vietò anche questo luogo, le apparizioni avvennero in cima al campanile. Poi, per un po’, in fondo alla tribuna. Vicka ha finito per averle a casa sua, in privato, e non si sa più molto bene dove esse si verifichino nel momento in cui scrivo. Poiché tutte queste cose sono inestricabilmente mischiate, la seconda parte di questa voce chiarirà alcune linee di forza riguardanti questo caso che è singolare per più di un motivo. Si parlerà anche della spaventosa guerra in Bosnia e delle varie tappe contrastate di un giudizio che resta ancora ineluttabilmente in sospeso. Ci si dovrà accontentare perciò di analizzare gli aspetti principali e i maggiori fili conduttori della vicenda.

SITUAZIONE CONTROVERSA DI MEDJUGORJE

a. Il Sitz Im Leben: i Balcani.
Non si può comprendre il caso Medjugorje senza conoscere quello che un esegeta tedesco chiamava il Sitz im Leben, ossia la situazione vitale di questo fenomeno religioso. Il Sitz im Leben sono i Balcani, una terra piena di molti conflitti: etnici, religiosi e politici. In questa terra la forza dei popoli è il segreto della loro sopravvivenza: si tratta di popoli che hanno capacità estreme in vari campi. Medjugorje è un concentrato di tutti questi problemi esplosivi. Il villaggio è situato nel territorio dell’Erzegovina unito con quello della Bosnia, a maggioranza musulmana, ed è popolato anche da Serbi e da Croati. Il popolo croato è cattolico, ma è diviso e in lite riguardo alle apparizioni; a volte, però, si mostra unito nel perdono e nella preghiera.

b. Situazione politica.
La Serbia aveva riunito alcuni popoli compositi presenti nei Balcani sotto un’autorità di ferro. Ma, curiosamente, è stato un croato, Tito, a presiedere a questa dominazione serba assegnando geograficamente la parte migliore ai Croati. Ha conservato per loro tutta la bellissima costa dalmata. I croati cattolici di Medjugorje si trovavano perciò sotto la dominazione comunista, non priva di umanità, grazie a un non allineamento totale con la dittatura sovietica. E per questo motivo che le apparizioni, che venivano represse selvaggiamente altrove, perdurarono qui nonostante la persecuzione in cui si mescolavano il meccanismo repressivo e un pizzico di tolleranza umana.

Medjugorje era diventata, cinque o sei anni prima di Litmanova, un detonatore degli sfoghi religiosi a volte locali e internazionali, molto prima della perestroìka. La mancanza di libertà riconosciuta ha dato luogo all’incarcerazione del parroco, come abbiamo visto, e anche dei parrocchiani. Ma René Laurentin, attraverso gli articoli pubblicati sul giornale cattolico di Zagabria, aveva rilanciato, in un momento difficile, la convinzione e i pellegrinaggi. Venne ricercato, arrestato e giudicato davanti al tribunale - come sempre in questi casi - con un pretesto vano. Venne condannato, ma soltanto a pagare una multa e a subire l’interdizione del soggiorno nel Paese. Ma, progressivamente, il governo comunista, economicamente senza via di scampo, si è reso conto che Medjugorje era il fiore all’occhiello del suo turismo. A quel punto cominciarono ad ingraziarsela poco prima della caduta del governo comunista. La guerra del 1990-1991 ha messo fine ai pellegrinaggi. Questi sono ripresi molto prima della fine della guerra, ma il movimento di preghiera nato a Medjugorje si è mobilitato, divenendo un movimento umanitario che portava alimenti, medicine e soccorsi di altro tipo a tutti, differentemente dagli aiuti internazionali che erano più controllati, confiscati e fatti sparire in larga misura dai serbi.

Venivano soccorse larghe parti di regioni confinanti, ma anche i musulmani. I comunisti hanno cercato di opporre i croati convertiti all’Islam attraverso la persecuzione contro coloro che erano rimasti cattolici. In questa situazione possiamo vedere ancora la gravità e la sottigliezza dell’imbroglio.

c. Conflitti religiosi tra francescani e clero secolare.
Il conflitto religioso che si svolse in quel clima di guerra generalizzato, fu più grave per Medjugorje. Nel 1985, René Laurentin prevedeva la condanna delle apparizioni, annunciata formalmente dal vescovo e poi dal cardinale Ratzinger, che trasferì la competenza alla Conferenza episcopale. Egli si chiedeva come mai questo pellegrinaggio, sottomesso a una repressione ecclesiastica ben più pesante della repressione comunista, poteva ancora mantenersi in vita, dato che il rischio era triplice. Mons. Zanic, vescovo di Mostar, diceva che i pellegrinaggi erano vietati e l’episcopato di tutto il mondo diede una grande eco in quegli anni a questa decisione. Ma Mons. Franic, arcivescovo di Spalato, aveva precisato che se i i pellegrinaggi ufficiali sul luogo di un'apparizione non riconosciuta nno erano autorizzati, i pellegrinaggi privati restavano comunque aperti alla libertà cristiana, non essendo quest’ultima una parola vana (questa situazione è ora cambiata in positivo con le recenti decisioni del Vaticano: www.lanuovabq.it/it/medjugorje-la-s…).

E' stata l’interpretazione del vescovo del luogo a dare una cattiva reputazione al pellegrinaggio e a contribuire a mettervi fine in numerose diocesi in cui l’azione dei vescovi del luogo era conforme, come è normale, con la posizione del vescovo del luogo dell’apparizione. Mons. Zanic, uomo di buon cuore ma impulsivo e combattivo, moltiplicò le azioni eclatanti contro Medjugorje. Nell’ottobre 1984, pubblicò la sua posizione contro le apparizioni e il pellegrinaggio. I suoi scritti furono diffusi in Jugoslavia e vennero inviati a tutte le conferenze episcopali, anche a Roma. Ciò ebbero un effetto notevole. Il libro di René Laurentin, La Vierge apparaìt-elle à Medjugorje?, che era stato diffuso in 85.000 copie da febbraio a novembre 1984, perse visibilità fino al 1990. Ma, soprattutto, malgrado tutti questi tentativi di dissuasione apparentemente ufficiali, il pellegrinaggio continuò e si ingrandì, per via del fatto che le testimonianze di coloro che si convertivano a Medjugorje si spandevano e si irradiavano sui cinque i continenti.

I sacerdoti della parrocchia di Medjugorje si trovavano in una situazione difficilissima, dovendo fronteggiare una doppia opposizione, quella del governo e soprattutto quella del vescovo. Essi dovevano rispondere alle esigenze di carattere liturgico e sacramentale di un pellegrinaggio che aveva un’ampiezza equivalente a quello di Fatima, e dovettero fare tutto questo con le sole risorse di una piccola parrocchia, senza i mezzi e l’autorizzazione per poter costruire gli edifici necessari. Inoltre, dovevano sottomettersi ai divieti che li ponevano in difficoltà.
A titolo di esempio, le apparizioni che avevano luogo discretamente in una piccola stanza che era stata per molto tempo in disuso, accanto alla sacrestia, vennero vietate e a quel punto le apparizioni avvennero discretamente nella canonica: vennero vietate anche lì e così di seguito pre varie volte. Padre Orech, uomo d'azione ed intelligente che si prese la responsabilità di costruire un minimo di edifici necessari all’accoglienza spirituale e a soddisfare le necessità dei pellegrinaggi, venne fatto dimettere dalla sua carica e venne sospeso. Questa cosa era accaduta più o meno a tutti i suoi predecessori: Tomislav Vlasic, Slavko Barbaric, eccetera. La sua sospensione venne protratta anche se la curia generalizia dei francescani accolse e sostenne la sua azione umanitaria che mirava a procurare migliaia di protesi da mettere a disposizione delle vittime della guerra in Bosnia e in Croazia.

Nel 1985, i sacerdoti della parrocchia, sottoposti a questo caso di coscienza piuttosto inestricabile, scrissero una lettera circostanziata per sottomettere il problema a Roma, come un grido di disperazione. La lettera venne inviata in sette copie alle principali congregazioni interessate: quella dell’evangelizzazione, quella dei religiosi, quella della Dottrina della Fede e così via fino ad arrivare al Papa. Questa lettera non ricevette nessuna risposta e i sacerdoti continuarono a gestire l’opera sconvolgente di Dio in quel luogo, anche se vennero emarginati. Poiché l’avvenimento religioso di Medjugorje era difficilmente attaccabile, il vescovo fece un tentativo notevole per provocare una rivolta sul luogo. Quando venne nella parrocchia nel 1987 per amministrare le cresime, invece di fare una predica sullo Spirito Santo o sul sacramento, pronunciò una lunga requisitoria contro Medjugorje, contro i veggenti e contro “questa Vergine che appariva un po’ dappertutto”. Affrontò coraggiosamente il risultato previsto: i parrocchiani andarono a protestare subito presso il loro vescovo. In seguito, per questi parrocchiani, dei buoni croati, il rispetto del vescovo che rappresentava il Cristo e gli apostoli, fu ancora più forte. Non ci fu una parola fuori posto, neanche un mormorio, malgrado tutto quello che fremeva nei cuori. Il vescovo aveva pensato a quel punto di poter trarre questa conclusione: «Come vedete non ci credono più». I Sacerdoti francescani della parrocchia fecero molta fatica a convincerlo del contrario.

Si potrebbe proseguire in maniera indefinita la storia di questa guerra quotidiana, che è stata riportata nella serie di volumi Derniers Nouvelles, nei quali ci si preoccupa di mettere ogni cosa al suo posto, al di là dalle polemiche. Questi fatti vanno ricordati perché si continuano a propagare con estrema cura degli slogan secondo cui Medjugorje sarebbe una parrocchia che si rivolta contro il proprio vescovo. La realtà è tutt’altra. Il punto chiave di questi sgradevoli incidenti resta il problema storico dei rapporti tra i francescani e i sacerdoti secolari. Secondo la tradizione dell’evangelizzazione, i missionari, fondatori della fede, come per esempio san Paolo, instaurarono sul luogo una gerarchia autoctona per assicurare la libera autonomia della Chiesa locale. L’albero si giudica dai suoi frutti: conversioni, evangelizzazione, ritiri spirituali. Per i sacerdoti e per i giovani, a livello internazionale, potendo presentare frutti che non sono per niente inferiori a quelli della Giornata Mondiale della Gioventù, Medjugorje è il luogo del mondo in cui ci si confessa di più insieme a Lourdes, e i confessori constatano una proporzione di confessioni e conversioni, profonde e durevoli, senza paragone con tutto quello che hanno potuto vedere altrove. Coloro che si confessano regolarmente a Medjugorje sono convinti dell’autenticità dei fatti. Questi frutti sono stati generalmente riconosciuti, anche da Papa Giovanni Paolo II e da molti vescovi di altre diocesi.

E' per questo motivo che un centinaio di loro, alcuni in incognito, ma in buon numero anche apertamente, hanno compiuto un pellegrinaggio a Medjugorje, nonostante l’opposizione dei loro confratelli. Hanno raccontato dell’immensa azione umanitaria che si è venuta a creare sul luogo dopo la guerra per poter soccorrere le vedove, gli orfani, gli uomini feriti e via dicendo. Molti sono stupiti che questo risultato positivo non sia tenuto in considerazione ufficialmente per poter dirimere la questione a diversi livelli gerarchici.

Ci si è stupiti del fatto che tutti i veggenti si siano sposati, ma il matrimonio è uno dei sette sacramenti cristiani e questi giovani intuitivi hanno capito in maniera diversa che per loro non c’era posto nella gerarchia sacerdotale e religiosa della Chiesa.
Ivan aveva deciso di farsi sacerdote, ma venne escluso prima dal noviziato francescano e poi da un piccolo seminario di Dubrovnik, con una motivazione di insufficienza intellettuale mentre il ragazzo aveva dato prova di essere molto intelligente, di essere saggio e anche illuminato, prima di tutto nel suo mestiere di contadino e poi in America, durante gli incontri con i parlamentari americani. Anche Jakov qualche anno prima aveva chiesto di entrare nell’Ordine dei francescani: gli fu richiesto a quel punto di attendere un anno, ma nel novembre dell’anno successivo, il vescovo finì per convocare i sacerdoti di Medjugorje insieme ai veggenti, tra cui Jakov, per dir loro trionfalmente che il suo padre spirituale era un’ipocrita e aveva un figlio non riconosciuto in Germania (cosa che era stata negata formalmente dalla madre di questo bambino). Jakov, che non ebbe i mezzi per difendersi, pianse tutte le lacrime che aveva in corpo e non parlò più della sua vocazione. Ivanka era già praticamente fidanzata con l’uomo della sua vita sin dai tempi delle apparizioni.

La storia di ognuno dei veggenti è edificante. Si sono sposati tutti quanti dopo dei fidanzamenti come non se ne vedono più al giorno d’oggi. Sono rimasti credenti e hanno creato delle buone famiglie. Vicka, anima vittima, che nel corso degli anni ha nascosto grandi sofferenze, spirituali e fisiche, si è sposata per ultima a trentasei anni. Una volta guarita, ha capito che il suo posto non era all’interno di un ordine religioso: la sua personalità libera e generosa avrebbe creato troppi problemi. Dato che aveva conosciuto un uomo che condivideva con lei le stesse motivazioni di fondo, ha finito per fondare una famiglia.

E' abbastanza notevole il fatto che, malgrado i loro rispettivi problemi (la vita dei veggenti non è affatto semplice poichè oscilla tra opposizione e ammirazione, a volte eccessive), nonostante fossero così giovani ed esposti a tutti i rischi, perché comunque occupavano una posizione di spicco come se fossero degli oracoli e costituivano un facile bersaglio per gli avversari, questi ragazzi abbiano saputo mantenere, ognuno a modo suo, una fede di una forza sconcertante, un equilibrio nella vita, nella famiglia e una pienezza cristiana, insieme con un’autentica testimonianza.

MESSAGGIO

Che dire del messaggio di Medjugorje? E stato il frutto di un dialogo spontaneo e di risposte improvvisate alle domande dei pellegrini, a quelle dei sacerdoti della parrocchia e a quelle delle commissioni. In seguito, tutto si è canalizzato nei messaggi mensili di Maria, il 25 di ogni mese. Questi messaggi sono stati pubblicati in R. Laurentin, Messages et pédagogie de la Vierge à Medjugorje.

In alto loco è stato detto dei messaggi di Medjugorje: «Sono banali e ripetitivi». A ciò, coloro che diffondono regolarmente questi messaggi rispondono: «Banali perché ripetono quello che c’è di essenziale nel Vangelo rispetto ai nostri tempi: preghiere (il più ripetitivo), conversioni, digiuni, lettura delle Sacre Scritture e così via». Coloro che avevano dimenticato il Vangelo lo vedono di nuovo come una cosa importante, lo ritrovano e lo praticano, ed è stato soprattutto il digiuno che ha fatto risuscitare Medjugorje. Quanto alla ripetitività, R. Laurentin dice ad un cardinale: «Sua madre, che le ha dato l’educazione fondamentale, deve averle sicuramente ripetuto molte banalità, ma è proprio grazie a questo che lei è diventato ciò che è».

Si può discutere del problema posto dalla critica fatta a questa ripetitività. Potrebbe forse trattarsi di un automatismo che prolunga la spontaneità dei primi dialoghi tra i veggenti sorpresi e l’apparizione? Molte ragioni permettono di rispondere a questa ipotesi sempre più citata, a cominciare da certi americani che lo hanno fatto tra il 1985 e il 1986. La cosa di cui non si può dubitare è la sincerità dei veggenti. Per ognuno di loro, quando hanno ricevuto l’ultimo segreto, è stata la fine dell’esperienza, anche con le modalità singolari di Mirjana: lei è stata la prima per la quale le apparizioni quotidiane sono terminate, nel Natale 1982, ma che sin da allora, ha non solo l’apparizione annuale il giorno del suo compleanno, ma anche un contatto di preghiera, a volte accompagnato da un’apparizione, ogni primo lunedì del mese.

Alcuni veggenti hanno ancora delle apparizioni quotidiane: Ivan, Maria, Vicka; gli altri hanno solo un’apparizione annuale. I messaggi evangelici e semplici dei veggenti non hanno posto nessun problema.

L’altro punto discusso un po’ alla cieca riguarda i SEGRETI: non se ne sa nulla perché i veggenti li tengono ben custoditi e non si sono detti nulla neanche l’uno con l’altro. Però, quel poco che ne possono dire assicura una reale omogeneità al riguardo.
Riassumiamo quel poco che hanno lasciato filtrare:

I primi tre segreti sono degli avvertimenti che annunciano grandi avvenimenti che i veggenti chiamano «castighi»: una punizione del mondo che distrugge se stesso poiché sta abbandonando Dio e rendendo legale il male. Il secondo avvertimento sarebbe un segno visibile che viene dato, a quanto sembra, sulla collina delle apparizioni per rianimare la fede ogni qualvolta si avvicinano momenti particolarmente difficili. Ivan, a cui la commissione intimava di rivelare i segreti, aveva finito col consegnare una lettera sigillata, con la promessa che non l’avrebbero aperta fino al momento del verificarsi del contenuto dei segreti.

A René Laurentin che era rimasto stupito di fronte all'aprirsi di questa piccola breccia, Ivan aveva risposto che, in quella busta, lui non aveva detto proprio nulla. Dato che René Laurentin aveva dato questa notizia alla commissione, quest’ultima provò di nuovo a intimidire Ivan dicendogli che in quelle condizioni, tanto valeva aprire la busta. Quando l’hanno aperta si è scoperto che il ragazzo aveva ben detto qualcosa (veramente poca cosa) riguardo all’«avvertimento»: aveva parlato di un segno visibile sulla collina. Nella sua prudenza di contadino, piuttosto che non scrivere nulla, si era limitato a dire il minimo rispetto a quello che gli sembrava di poter rivelare. Per questa sua indiscrezione relativa e per la menzogna è stato osteggiato dalla commissione; poi, durante un ritiro con i cinque veggenti e Slavko, il ragazzo ha preso umilmente coscienza dei suoi limiti, dei problemi che gli derivavano dalla sua timidezza contro cui aveva sempre combattuto efficacemente, soprattutto con l’aiuto di «Colei» che gli appariva, come da lui testimoniato.

Gli ultimi sette segreti sembrano essere tutti oscuri e drammatici, soprattutto il settimo (è stato un po’ ammorbidito grazie alle preghiere e alle conversioni di Medjugorje, a partire da quella di Mirjana) e il decimo. Questi segreti annunciano a grandi linee la punizione apocalittica del mondo, senza che si possa dire se i veggenti la considerano come la fine dei tempi o come la fine di un’era. Ma quali saranno i segreti? Come tutti i segreti, senza dubbio avranno un aspetto deludente, perché le previsioni meglio riuscite non sono mai quelle che dicono come si evolverà la storia prima che la storia avvenga. Si tratta piuttosto di avvertimenti misti con quelle che sembrano delle istantanee e incomprensibili prima della loro realizzazione. Il loro senso si rivela veramente soltanto dopo che il fatto si compie. Questo è il caso, delle Prédictions d’Yvonne-Aimée de Melastroit, che sono le previsioni più precise e più verificabili che si conoscono in tutta la storia della Chiesa (Paris, F.-X. de Guibert, 1985). Le predizioni di Medjugorje si riveleranno fondamentalmente giuste? Ce lo chiediamo perché Mirjana aveva previsto la disposizione alla rivelazione di cui sarebbe stato incaricato un giovane francescano a partire dal 1985.

Dopo questa cosa non è accaduto nulla; dato che ella conosceva la data in cui sarebbe stata autorizzata la rivelazione, perché ha previsto così presto questa disposizione? Tutto questo resta un mistero. Ad ogni modo, le predizioni sono il campo più ambiguo che esista al mondo, poiché non sono mai verificabili né analizzabili prima del loro compimento. Se l’autenticità cristiana dei frutti di Medjugorje, così largamente riconosciuta, persino dal Papa a titolo personale, si presenta nelle migliori condizioni, non si può comunque fare alcun pronostico su quello che sarà oppure non sarà il compimento delle profezie, riguardo al quale i sei veggenti, indipendentemente, sembrano essere tacitamente d’accordo.

Quel poco che hanno detto riguardo alla rivelazione progressiva dei dieci segreti (con la fine delle apparizioni al decimo), si presenta in maniera coerente e non ha suscitato critiche.

POSIZIONE UFFICIALE ED UFFICIOSA DAVANTI ALLA CHIESA


Durante il racconto della vicenda abbiamo potuto vedere come Mons. Zanic, uomo di buon cuore e molto aperto umanamente e spiritualmente, nonostante il suo temperamento impulsivo e qualche volta aggressivo e autoritario, fosse inizialmente favorevole alle apparizioni e come le avesse coraggiosamente difese contro il governo comunista; in seguito, preso nel determinismo del combattimento tra francescani e clero secolare, quest’uomo è scivolato in una posizione contraria che ha difeso con altrettanta foga e vigore. Questo ha fatto sì che desse un giudizio negativo mentre i pellegrini di Medjugorje preparavano una linea di difesa analoga a quella con la quale era stata difesa Giovanna d'Arco quando era stata condannata dal tribunale regolare del vescovo Cauchon.

Quando Mons. Zanic ha presentato il suo giudizio negativo al cardinale Ratzinger, sembra che quest’ultimo abbia fatto da portavoce al Papa che consultava sempre nei casi più importanti e che in sostanza abbia risposto: «Noi non accettiamo questo giudizio. Sciolga la commissione [condivisa] sui lavori della quale ha basato il suo “non patet supernaturalitas” (il soprannaturale non è stabilito), e trasferiremo il giudizio alla Conferenza Episcopale». Nella sua spontaneità, Mons. Zanic ha rivelato il contenuto del loro incontro a un sacerdote che ha incontrato sulla nave che attraversava l’Adriatico sulla via del ritorno. Il cardinale Kuharic, presidente della Conferenza Episcopale jugoslava, ebbe cura di dargli il primo posto all’interno dei dibattiti che seguirono sulla base dei lavori di una nuova e più vasta commissione. Egli resta pur sempre il vescovo del luogo, responsabile di quella parrocchia e di quest’avvenimento, affidati alle sue cure come successore degli apostoli. In queste condizioni, l’interesse positivo del cardinale Kuharic per assumere pastoralmente questo avvenimento importante, non ha potuto progredire.

Per molti anni, ogni volta che il dibattito arrivava davanti alla Conferenza Episcopale, Mons. Zanic, che parlava per primo, reiterava la sua requisitoria con tutto il suo vigore. Solo Mons. Franic osava parlare in altro senso, con la sua autorità di responsabile delle questioni dottrinali. Ma quando arrivò al limite di età prescritto, Mons. Zanic divenne il responsabile fondamentale dopo il quale nessuno osava parlare. In capo a cinque anni la diplomazia del cardinale Kuharic, presidente della Conferenza Episcopale della Jugoslavia, perdeva colpi. La faccenda era diventata piuttisto complicata perché Mons. Zanic, che prendeva la parola per primo, mantenne il suo parere negativo e i vescovi delle altre diocesi non osavano intervenire nell'ambito della sua competenza. Alla fine arrivarono ad un testo positivo, ma mons. Zanic aveva apposto tanti di quegli incisi negativi che il testo non sembrava neanche pubblicabile. Decisero di tenerlo segreto almeno all’inizio. Ma Mons. Zanic lo fece pubblicare il 2 gennaio 1991 dall’agenzia italiana ASCA insieme ad un commento negativo: «Nessun carattere soprannaturale». Padre Michel de la Trinité, avversario ben informato, gli attribuisce «l’onore» di questa iniziativa «coraggiosa». Ma l’arcivescovo di Belgrado, Mons. Frane Perko, rettificò tutto sulla rivista 30 Giorni nel numero uscito il 2 febbraio 1992: «Smentisco questa interpretazione». E Monsignor Franic, arcivescovo di Spalato, spiegò al Corriere della Sera, il 13 gennaio 1991: «I vescovi non vogliono umiliare Mons. Zanic, perché quando questi gli fanno notare che la sua posizione non ha alcun fondamento, lui si mette a piangere e a urlare».

I vescovi rinunciarono a insistere. (DN 10, 24). Da quel momento in poi i commenti seguirono il loro corso in tutti e due i sensi. I vescovi, imbarazzati da questa pubblicazione selvaggia, misero a punto un testo in maniera piuttosto confusa e lo pubblicarono quattro mesi più tardi, il 10 aprile 1991 a titolo di chiarificazione: «I membri della Conferenza Episcopale jugoslava, riuniti in sessione ordinaria il 9, il 10 e 1’11 aprile 1991 a Zara, si sono accordati riguardo alla dichiarazione seguente:

“Sin dall’inizio i vescovi hanno seguito gli avvenimenti di Medjugorje tramite il vescovo diocesano e la commissione creata per questo scopo dalla Conferenza Episcopale jugoslava. Sulla base delle indagini effettuate fino ad ora, non si può affermare che quelle che avvengono sul luogo siano delle apparizioni o delle rivelazioni soprannaturali. Tuttavia, l’assembramento massiccio di fedeli che, spinti da ragioni inerenti alla loro fede, oppure da altri motivi, vengono a Medjugorje da ogni parte del mondo, richiede l’attenzione e la sollecitudine pastorale del vescovo della diocesi prima di tutto e, insieme a lui, degli altri vescovi, affinchè a Medjugorje, per coloro che vi fanno riferimento, venga promossa una sana devozione alla Vergine Maria in accordo con l’insegnamento della Chiesa. A questo scopo, i vescovi daranno delle direttive liturgiche e pastorali adeguate. Contemporaneamente continuano, attraverso la loro commissione, a seguire e a esaminare i frutti di Medjugorje nel loro insieme”.

Le conclusioni sono queste: il soprannaturale non è né stabilito né escluso. I vescovi intendono «continuare a seguire e ad esaminare i frutti di Medjugorje tramite la loro commissione» con lo scopo di dissipare questo dubbio. Il cardinale Kuharic, presidente della Conferenza, precisa: «Per quel che riguarda la soprannaturalità delle apparizioni, abbiamo dichiarato quanto segue: fino ad oggi, non possiamo affermarla, ma rimettiamo il giudizio a degli studi ulteriori. La Chiesa non ha fretta». (DN 13, 40-41; cfr. 16 e 30 e DN 17,27). Lo scioglimento della Conferenza episcopale in seguito alla scomparsa della ex Jugoslavia, ha lasciato la situazione in quello stesso stato. I vescovi prendono in carico il pellegrinaggio. Non lo vietano e non dissuadono i pellegrini, piuttosto li guidano. Mons. Kuharic ha riconosciuto che la chiesa di Medjugorje è divenuta di fatto «un santuario mariano» (formula rifiutata da Mons. Peric, successore di Mons. Zanic). Del conflitto prolungato che è nato in seguito, si è sparsa la voce a partire da una risposta ambigua della Congregazione della Fede data a Mons. Taverdet e ad altri vescovi (DN 16, 33- 34).

Il dottor Navarro Valls, portavoce della Santa Sede, in contatto diretto col Papa e col suo segretario, si è opposto all’interpretazione secondo la quale i pellegrinaggi venivano disapprovati o vietati: «Il Vaticano non ha mai detto: “Non potete andare a Medjugorje”. Al contrario dice ai vescovi: “Le vostre parrocchie e le vostre diocesi non possono [ancora] organizzare dei pellegrinaggi ufficiali, ma non si può dire alle persone “non andateci”» (DN 17, 29).

Alcuni dicevano che il pellegrinaggio era vietato perlomeno ai sacerdoti e su questa cosa il portavoce della Santa Sede ha precisato: «Un cattolico che si reca in un simile luogo [...] ha diritto ad avere un’assistenza spirituale. La Chiesa non vieta dunque ai sacerdoti di accompagnare le persone durante i viaggi a Medjugorje [...] organizzati dai laici» (ibid., 29). Mons. Peric si è attenuto a questa interpretazione (ibid., 29). In effetti, Mons. Zanic, vicino al limite d’età pensionabile, nel momento più intenso della guerra in Bosnia fece nominare il suo successore nella persona di Don Peric, che era superiore del seminario croato a Roma e che lo aveva costantemente aiutato nella sua lotta contro i francescani, e che gli sembrava perciò il successore più adatto. La sua nomina fu firmata mentre il Papa era malato e perciò quest’ultimo non conobbe le conseguenze della cosa, che non gli vennero manifestate.

Mons. Peric, era un giovane uomo più efficace, più coerente ma anche di vedute meno aperte di Mons. Zanic. Mons. Peric era anche un uomo di governo, abile nell’uso del diritto canonico e delle relazioni romane. Ha dichiarato con deferenza che avrebbe lasciato decidere sulla questione alla Santa Sede ma nel frattempo portava avanti una lotta più efficace di quella di Mons. Zanic contro i francescani e Medjugorje. Si rifiutava di dare l’istituzione canonica e i poteri agli ultimi sacerdoti ordinati e nominati nelle parrocchie dal provinciale francescano, com’era suo compito. In questo modo riusciva a mantenere una situazione del tutto irregolare fortificando la sua tesi: presso i francescani tutto quanto era irregolare.

Tuttavia, Roma ha finito per cercare una conciliazione favorevole alla richiesta pressante dei francescani che hanno sempre obbedito, in generale, e desideravano una regolarizzazione in una forma buona e dovuta. Ebbero luogo a Roma degli incontri sotto la direzione della Congregazione dell’evangelizzazione a cui appartiene questa zona balcanica. I francescani e il vescovo si misero d’accordo per cedere le otto parrocchie già previste nel documento di Paolo VI ma che non avevano mai potuto essere trasferite, vista la resistenza radicale dei parrocchiani.

L’accordo venne concluso. I francescani celebrarono una messa insieme al vescovo e durante la funzione venne proclamata la loro decisione comune. In molte parrocchie, però, i fedeli mantennero la loro opposizione radicale, arrivando persino a murare la canonica per impedire al sacerdote secolare di giungere, inoltre pregarono ardentemente alcuni francescani conosciuti per il loro buon cuore, affinché non li abbandonassero senza sacramento. I francescani vennero rigorosamente espulsi dall’Ordine, vennero dispensati dai voti e sospesi, interdicendo loro l’esercizio del sacerdozio, anche se essi continuarono col pretesto che non avevano diritto di rifiutare a dei cattolici i sacramenti di Cristo. L’unità canonica della Chiesa e l’obbedienza erano prioritarie.

Venne pienamente ribadito ancora una volta quello che i francescani avevano accordato in precedenza. Quello che chiedevano in contropartita, invece, lo fu molto meno. Mons. Peric non accordò l’istituzione canonica (sarebbe a dire un posto ufficiale) né i poteri pastorali, tra cui quello della confessione, se non a condizione che essi pronunciassero un giuramento di obbedienza totale al vescovo; e anche coloro che avevano pronunciato questo giuramento non avevano ricevuto sempre i poteri canonici e soprattutto non avevano ricevuto quello di confessare. Come nel caso di un giovane sacerdote francescano nominato a Medjugorje, dove mancano confessori.

E piuttosto difficile districarsi in questa matassa ingarbugliata. I francescani, che avevano sperato di ottenere tanto da questi accordi ufficiali, continuano a vivere a Medjugorje in una situazione difficile, perché la fede continua a provocare lì ammirabili conversioni e movimenti di formazione di sacerdoti. I giovani affluiscono in massa durante il festival, esigendo che sia loro aperto dal 1 al 6 agosto; questo avvenimento è straordinariamente fruttuoso.

Mons. Peric ha scritto due libri, uno dopo l'altro, sulla Santa Vergine, che sono delle requisitorie contro le apparizioni ed il pellegrinaggio di Medjugorje. Questo crea una situazione difficile, anche se i francescani evitano di parlare delle apparizioni a causa delle quali affluiscono così tante persone. Essi si attengono al Vangelo e ai sacramenti. Perciò la loro pastorale finisce col ritrovarsi sempre in situazione precaria. Il dialogo che portano avanti organicamente ogni mese con il vescovo, non permette altro che di mantenere la pace, ma non porta ad una situazione pastorale normale in quel luogo di grazie.

Questo è uno dei motivi per cui la frequentazione dei pellegrinaggi occidentali è diminuita: Italia, Francia e soprattutto Stati Uniti, perché gli americani hanno paura del viaggio di ritorno per via delle minacce del terrorismo. La loro frequentazione di questo luogo è calata ancor di più con il calare della moda delle apparizioni negli Stati Uniti, a partire dal 1986, anno in cui è gradualmente cessata a causa di numerosi fattori: per esempio la posizione negativa nei riguardi delle apparizioni presa dal responsabile dei pellegrinaggi americani. Medjugorje, a lungo vietata, è divenuto un grande centro di collegamento per tutti i popoli dell’Est, da cui i fedeli accorrono numerosissimi, se non sono addirittura la maggioranza, durante il festival dei giovani. Alla fine, la frequentazione si è mantenuta su un livello analogo a quello di Fatima.

Roma riceve anche le informazioni negative che provengono da Mons. Zanic insieme con le accuse contro i costumi dei due primi parroci di Medjugorje: due sacerdoti che hanno esercitato una grande influenza spirituale. Uno di loro era stato accusato per uno sbaglio commesso nel passato, smentito dalla madre del bambino di cui gli si attribuisce la paternità; l’altro veniva accusato di gravi ambiguità nei suoi rapporti con le donne. Il primo, Tomislav Vlasic, non si era difeso per principio, riservando la sua difesa unicamente a Dio. Il secondo, frà Jozo Zovko, assicurava che si trattava di calunnia. René Laurentin ha trattato questi due casi in DN 17, 50-53 e 68-70. Ha abbozzato delle ipotesi coerenti e positive sul caso di queste due personalità, che hanno un eminente valore spirituale, che sono state vittime di alcune trappole come di alcune imprudenze e di alcune calunnie. Questo non è il luogo adatto a descrivere dettagliatamente queste ipotesi, tanto più che in casi come questo e in materia di autenticità delle apparizioni, non si arriva mai ad una certezza assoluta.

Per concludere, la Jugoslavia e la sua Conferenza Episcopale non esistono più, il documento dei vescovi jugoslavi non è che una testimonianza del loro difficile accordo, ma si tratta comunque dell’unico documento ufficiale alla quale si riferisce la Congregazione per la Dottrina della Fede in risposta alle questioni sollevate dai vescovi: una risposta ambigua data a Mons. Taverdet e ad altri vescovi (DN 16, 33-34). I buoni frutti del pellegrinaggio di Medjugorje hanno attirato, spesso sotto l’influenza dei loro diocesani, un gran numero di vescovi in Erzegovina: alcuni sono venuti in visita privata, altri in maniera più ufficiale. Molti hanno celebrato la messa ed esercitato il loro ministero sul luogo per i loro fedeli o per assemblee di pellegrini.

Altri, invece, hanno fatto visita a Mons. Zanic e a Mons. Peric, per metterli a parte della loro convinzione positiva riguardo alle apparizioni. Numerosissime testimonianze sono state pubblicate e poi largamente diffuse dai canali di comunicazione di Medjugorje (bollettini, Internet, radio locale). Questo ci lascia con un numero complessivo di più di cento vescovi (DN 12-17 e i volumi seguenti pubblicati in Austria dal centro Gebetsaktion): tutto ciò costituisce perciò una grande testimonianza collegiale del fatto che le loro preoccupazioni spirituali li hanno condotti in quel luogo. Se sono stati in moltissimi ad andarci, malgrado la forte pressione della solidarietà collegiale postconciliare, c’è da sottilineare anche che molti di loro hanno consultato Papa Giovanni Paolo. Questi ha risposto a Mons. Hnilica: «Se non fossi il Papa ci sarei andato già da un bel po'». Egli ha incoraggiato un gran numero di vescovi ad andarci. Alcuni si sono recati in incognito e la delegazione diplomatica (vescovi ambasciatori) che lo accompagnava a Sarajevo nel 1997, lo ha lasciato solo per ventiquattr’ore per compiere questo pellegrinaggio tanto rinomato.

Ci sembra evidente che queste persone lo hanno fatto non senza aver prima discretamente consultato il Santo Padre in proposito. Quale era quindi la posizione del Papa? Questi non ha preso nessuna posizione ufficiale. Per lui valeva un principio molto solido, ereditato dai vescovi polacchi, riguardo al fatto che l’autorità del diritto divino del Papa o dei vescovi deve mantenere la sua intera libertà e rispettare nello stesso tempo gli ingranaggi dell’amministrazione. Nonostante ciò, però, quest’uomo ha ricevuto discretamente numerosi veggenti che hanno trovato facile accesso per arrivare fino a lui; tra questi figurano i veggenti di Madjugorje e in particolar modo Vicka, Mirjana e Maria. Ha riconosciuto molto apertamente i buoni frutti di Medjugorje. Ha parlato più di una volta col sorriso sulle labbra dell’opposizione del vescovo che comunque rispettava. A coloro che si stupivano della sua tolleranza rispondeva che era giudice davanti a Dio e che Dio giudicava questi fatti. In breve, l’autorità della Chiesa mantiene una posizione riservata ma aperta, rispettosa della libertà cristiana dei pellegrinaggi privati, ma preoccupata che i pellegrini vengano accompagnati da sacerdoti oppure da vescovi seppure in maniera privata e non ufficiale. Mons. Zanic gli chiedeva: «Quando verrà a Sarajevo? ». Giovanni Paolo II rispondeva con un sorriso: «Oh! pensavo che mi avrebbe chiesto: “Quando verrà a Medjugorje”» (Stella Maris, novembre 2003, 28).

Questo accadeva nel febbraio 1995 e nell’aprile dello stesso anno, una delegazione croata guidata dal vicepresidente Radio, rappresentante del presidente Tudjman, insieme al cardinale Kuharic, ha invitato ufficialmente il Papa in Croazia, ricevendo questa risposta che era anche espressione del suo desiderio: «Voglio andare a Spalato, a Maria Bistrica (santuario mariano dove si è recato) e a Medjugorje [dove alla fine non è andato]».

Nel 1996, Mons. Roberto Cavallero, rettore del santuario mariano di Orta di Chiavari, che ritornava da Medjugorje, dopo la messa aveva ricevuto questa domanda da parte del Papa: «Lei ci crede?». Mons. Cavallero ha risposto a questa domanda con un’altra domanda: «E voi, Santo Padre, ci credete?». Dopo un breve silenzio il Papa ha risposto affermativamente: «Ci credo, ci credo, ci credo» (Stella Maris, ibid., 28). Si tratta di un dialogo che non ha nessun valore ufficiale. Il Papa ovviamente mantiene la sua libertà di parola in privato.


CONCLUSIONE

Per quanto siano vari i casi di apparizione, Medjugorje resta unica nel suo genere per la durata delle apparizioni - che secondo alcuni sarebbero una prova di non autenticità - anche se nel corso della storia altri veggenti (a Laus per esempio) hanno avuto delle apparizioni che sono durate per tutta la vita. Quello che rende particolare questo santuario è l’affluenza che si è mantenuta costante malgrado tutte le opposizioni e i tentativi di dissuasione, anche da parte dei vescovi che si sono succeduti in quella diocesi. Medjugorje resta il luogo in cui è cominciato lo studio scientifico dell'estasi tramite elettrocenfalogramma e elettrooculogramma così come attraverso vari studi psichiatrici e medici unanimemente considerati come positivi. Questo luogo simboliggia la situazione speciale delle apparizioni all’interno della vita della Chiesa, nata con le apparizioni del Cristo risorto, ma che considera tutte le apparizioni ulteriori come fatti diversi, marginali e privi di valore dogmatico. Il discernimento non dona mai la certezza sull’autenticità di un’apparizione, per quanto possa essere importante il suo posto in mezzo alle altre apparizioni presunte ma pastoralmente riconosciute, a partire da Guadalupe (1521). Questa resta una questione ancora aperta all’interno della Chiesa. Gli avversari sperano in un suo regolamentazione negativa sotto uno dei pontificati a venire.


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Maath
Grazie per l'articolo, è bene ascoltare anche l'altra campana ,chiarisce molte cose della storia di queste apparizioni, tuttavia non so quanto ci sia di vero ma qui non ho sentito parlare del famoso foglietto di "carta soprannaturale" cioè non fatto di materia di questo mondo dato DAlla Madre di Dio ad uno dei veggenti su cui c'era scritto mi sembra un o dei segreti; quando l'autorità ecclesiasti… Espandi
lu io
Concordo pienamente Padre Pasquale! A Gesù per Maria! 🙏🙏🙏
A padrepasquale piace questo. 
L'articolo lo trovo molto equilibrato. Ha raccontato i fatti senza prendere posizione. La Chiesa dirà la parola conclusiva. Io, che ho accompagnato un pulman di pellegrini per tre volte, posso affermare di avere raccolto solo frutti buoni. Sappiamo che dai frutti si riconoscerà la bontà di un albero.
A A scuola da Dio piace questo. 
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Pietro81
Non ho letto l articolo al momento non posso, credo che a Medjugorie la presenza di nostra madre ci sia stata e c è tutt ora, credo anche che dove c è il bene che opera ci sia anche il male che con tutte le sue forze cerca di gettare discredito e confusione, a mio avviso chi si è arricchito sfruttando la cosa credo si sia perso, la Madonna non credo volesse questo, mia opinione personale, i … Espandi
A lu io piace questo. 
Tempi di Maria ha menzionato questo post in Fatti scandalosi a Medjugorie paragonabili agli abusi in Cile.
Diodoro
Sfido gli "avversarii", soprattutto preti e Vescovi come al solito, a scrivere UNA SOLA delle frasi della Gospa.
"La Gerarchia siamo noi: a che ci servono le donnette e LA Donnetta?" (chiedo perdono).

Del resto, ricordiamolo, Lourdes venne a celeste conferma del Dogma dell'Immacolata Concezione appena proclamato, ma per Fatima (malgrado la furia sanguinaria del Drago Rosso, negli anni successivi… Espandi
A Antonietta Capone piace questo.