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Istruzione Cattolica
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L'INFERNO di un'anima consacrata - Josefa Menéndez fa esperienza della dannazione e ce la racconta

L'Inferno, escluso purtroppo dalla predicazione dei nostri tempi da chi si scandalizza della giustizia di Dio e della libertà dell'uomo, svigorito da fantasie teologiche per le quali sarebbe vuoto, è una verità di fede imprescindibile, negando la quale – secondo il Simbolo Atanasiano del IV secolo - si pecca contro la fede e si mette a rischio la propria salvezza (Denzinger 40). Già il Vecchio Testamento ne parla nel Libro della Sapienza, per giungere alla chiarezza tragica e radicale dei Vangeli, delle Epistole e dell'Apocalisse. All'Inferno sono destinati coloro che, al momento della morte, sono trovati nel peccato mortale (fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, invidie, ubriachezze, orge, incredulità, omicidio, menzogna ecc., come elencano Gal 5,21 e Ap 21,8). Le pene dell'Inferno sono eterne, come affermano innumerevoli testi neotestamentari (ad esempio Mt 13,41 eAp 14,11), e magisteriali, tra i quali il magistero infallibile che si è pronunciato nel XII Concilio ecumenico Lateranense IV, presieduto da Papa Innocenze III nel 1215. La dottrina dell’apocatastasi, divulgata da Origene, per la quale l'Inferno sarebbe solo temporaneo, sia per gli uomini che per i demoni, è condannata come eretica già fin dal Sinodo di Costantinopoli nel 543 (Denzinger 211). Le pene dell'Inferno sono due: quella dei sensi e quella del danno. Nella risurrezione della carne, che avverrà anche per i dannati, i sensi che essi misero al servizio del peccato invece che dell'amore saranno tormentati per l'eternità, secondo la logica teologica del contrappasso, che Dante rappresenta con fantasia magistrale. È quanto esprime la dizione evangelica del fuoco eterno, che è infatti - mistero - anche un fuoco materiale. La pena del danno è la perdita eterna della visione beatifica di Dio, per il quale siamo stati creati e al di fuori del quale non vi è possibile felicità.

L’Inferno scandalizza chi non ha fede, perché sembra in contrasto con l'infinita misericordia di Dio. In realtà esso è la suprema manifestazione dell'infinitudine dell'amore di Dio, che ama talmente l'uomo da lasciarlo assolutamente libero, essendo così disposto a ratificare - pur a malincuore - il rifiuto volontario e cosciente che i malvagi Gli oppongono. Il dogma dell'Inferno rivela quindi il carattere altamente drammatico della libertà umana, ed è al contempo un «appello alla responsabilità» e un «pressante appello alla conversione» (CCC 1036).
Ecco dunque ciò che visse l'anima di una suora riguardo l'inferno:

***

La meditazione di oggi era sul giudizio particolare dell'anima religiosa.
L'anima mia non poteva staccarsi da questo pensiero malgrado l'oppressione che ne provava. A un tratto mi sono sentita legata e gravata da un tal peso che in un istante ho conosciuto, con più chiarezza che mai, che cosa è la santità di Dio e come detesti il peccato.Ho visto, in un lampo, tutta la mia vita, dalla prima confessione fino ad oggi.
Tutto mi era presente: le colpe, le grazie ricevute, la mia entrata in religione, la vestizione, i voti, le letture, gli esercizi, i consigli, le parole, tutti gli aiuti della vita religiosa.Non è possibile esprimere la terribile confusione che prova l'anima in quel momento: "Adesso tutto è inutile: mi sono perduta per sempre!"

In un istante mi trovai in inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio per poter odiarlo e maledirlo.
L'anima mia si lasciò cadere in un abisso di cui non si poteva vedere il fondo, perché è immenso! Subito udii altre anime rallegrarsi vedendomi negli stessi tormenti. E' già un gran martirio udire quelle terribili grida, ma credo che non vi sia tormento da paragonare alla sete di maledizione che invade l'anima; e più si maledice, più questa sete aumenta! Non avevo mai provato questo tormento.
Altre volte l'anima mia era rimasta affranta dal dolore udendo quelle orribili bestemmie, pur non potendo produrre alcun atto d'amore. Ma oggi era tutto il contrario!
Ho visto l'inferno come sempre: i lunghi corridoi, gli antri, il fuoco, ho inteso le stesse anime gridare e bestemmiare, poiché, l'ho già più volte scritto, benché non si vedano forme corporali, i tormenti straziano come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. E gridano: "Olà, eccoti quaggiù! Tu come noi! Eravamo libere di fare e non fare i voti, ma adesso!" E maledicevano i voti.
Allora fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti, e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel mio corpo!

Ho sentito come se si volesse, senza riuscirvi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembravano uscir dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non c'è neppure un'unghia che non soffra un orribile tormento. Non si può, né muovere un dito per cercare sollievo, né cambiare posizione; il corpo è come compresso e piegato in due.
Le orecchie sono stordite dalle grida confuse che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia e invade tutto, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo, una miscela che non può essere paragonata a cosa alcuna del mondo.
Tutto questo l'ho provato come le altre volte, e sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse. Ma essa soffre in modo indicibile.Fino ad ora, quando discendevo in inferno, soffrivo intensamente perché credevo di essere uscita dalla religione, e di essere perciò dannata. Ma questa volta no!Ero in inferno col segno speciale di religiosa, di un'anima che ha conosciuto e amato il suo Dio, e vedevo altre anime di religiosi e religiose che portavano lo stesso segno. Non saprei dire da che cosa si riconoscevano: forse dai particolari insulti che i demoni e i dannati scagliavano contro di loro. Anche molti sacerdoti erano là! E non posso spiegare ciò che è stata questa sofferenza, poiché, se è terribile la pena di un'anima del mondo, è poca cosa rispetto a quella patita dall'anima religiosa.

Suor Josefa Menendez
ISTRUZIONE CATTOLICA

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