Lingua
Tempi di Maria 13 6

Il "sigillo" impresso sui 144.000: il mistero del "signum dei vivi" di Apocalisse 7, 2-3...

In Ap 7, 2-3 si parla di un misterioso “sigillo” che l’Angelo di Dio imprime sugli eletti. In virtù di questa “spirituale impressione”, i giusti appartengono al Signore, si riconoscono a vicenda e militano per un fine comune e il Pastore supremo non dimentica che si è impegnato a proteggerli e salvarli… Cerchiamo di scoprire qualcosa di più circa questo segno di salvezza …

Se i figli prediletti di Maria saranno in grado di compiere la profezia che li vede protagonisti nell’ultimo scontro vittorioso contro il serpente-drago (date un'occhiata qui e qui) è, certamente, in virtù di quel misterioso « sigillo » di cui si parla nell”Apocalisse, ultimo libro della Bibbia (l’unico libro di carattere profetico del Nuovo Testamento) in cui sono contenuti i vaticini riguardanti la vita della Chiesa negli ultimi Tempi.

Vorrei allora proporre una riflessione di “sapore esegetico” per dischiudere, alla luce del messaggio mariano di Marienfried, il mistero affascinante di questo sigillo.

Nell’Apocalisse, al capitolo 7, si legge:


« Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi” » (Ap 7, 2-3).

In questa pericope biblica si fa cenno per due volte al «
sigillo del Dio vivente » (nella versione greca: « σφραγῖs θεοῦ ζῶντος » e in quella latina di san Girolamo « sigillum Dei vivi »). L’uso del sigillo (« sfraghìs ») nel mondo antico e la sua ricca semantica biblica offrono già degli elementi importanti per la decifrazione di questo segno impresso sulla fronte dei salvati. In questo articolo vorrei appunto offrire qualche nozione generale in proposito.

Nel mondo agricolo antico « sfraghìs » era il marchio che il padrone metteva sugli animali, per cui quel segno indicava che quegli esseri appartenevano ad un proprietario, erano proprietà di un padrone. Lo « sfraghìs » è, allora, innanzitutto un segno di appartenenza e così può essere considerato quello di cui si parla nel libro dell’Apocalisse: per mezzo di esso gli eletti non sono più nell’anonimato, non si confondono con tutti gli altri uomini: Dio stesso li riconosce per suoi. Per mezzo dell’impressione del sigillo, gli eletti entrano a far parte di Qualcuno, per cui nessuno può vantare il diritto di far del male ad uno di loro perché arrecano un segno che li fa appartenere all’Altissimo.

Nel mondo militare antico, poi, lo « sfraghìs » era il segno di riconoscimento (divisa, bandiera, stelletta…) intorno al quale si riconoscevano i soldati come appartenenti ad uno stesso esercito. Era il segno di riconoscimento in base a cui i commilitoni si sentivano uniti nella lotta per difendere valori comuni per il bene della patria. Dunque era un segno di riconoscimento che comportava unità e solidarietà. Oltre al significato di “proprietà”, allora, lo « sfraghìs » passa a significare anche il cammino e l’impegno comune che i membri legati ad una stessa appartenenza profondono in stretta collaborazione. In questo senso, il « sigillo del Dio vivo » è un segno identificativo che non solo permette a Dio di riconoscere i suoi eletti che gli appartengono ma consente loro di riconoscersi a vicenda, sentirsi uniti in un’unica missione a servizio di Dio, per la sua gloria, la salvezza della loro anima e quella dei fratelli d’esilio. Il sigillo assume così una dinamica apostolica, di militanza che abilita le schiere dell’Altissimo a combattere contro le forze del Male per l’edificazione del suo Regno sulla terra, con le armi del Signore e sotto la sua protezione.

Nel contesto biblico, infine, « sfraghìs » assume una marcatura soteriologica (cioè salvifica). Indica, infatti, soprattutto liberazione e salvezza. Sulle porte delle case degli Ebrei schiavi in Egitto – come si ricorda nel libro dell’Esodo (Es 12, 1-14) – Dio ordina di fare un segno, uno « sfraghìs » col sangue dell’agnello pasquale; così l’angelo sterminatore, passando e vedendo quel segno, avrebbe risparmiato gli abitanti di quelle abitazioni.

Nel libro di Giosuè, poi, al cap. 2, si racconta di una sua prima spedizione nella terra promessa. Manda avanti a sé due esploratori in segreto; questi, arrivati a Gerico, si nascondono in casa della prostituta Rahab. La donna li accoglie, li protegge, non li tradisce. Per aver loro salvato la vita, tuttavia, chiede in cambio che sia risparmiata la sua casa al passaggio degli Israeliti. I due uomini accettano e ordinano di esporre un drappo rosso alla finestra. In virtù di quel segno («
sfraghìs ») i soldati israeliti avrebbero risparmiato la casa della donna dalla distruzione (cf Gs 2, 1-21). Un altro significativo raffronto si coglie nel libro del profeta Ezechiele (9, 2-6), dove un emissario della divina giustizia viene da Dio incaricato di segnare, con un misterioso « tau » sulla fronte, le forze buone e incorrotte del popolo che, aizzato in massa dalle guide fedifraghe e immorali, si corrompeva e commetteva abomini di cui Dio non poteva più tollerare la perpetrazione:

« Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco […]. Il Signore gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. Agli altri disse, in modo che io sentissi: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario! ».

In questo quadro interpretativo, quindi, il sigillo impresso sulla fronte degli eletti, significa e produce salvezza soprannaturale.

Si tratta, per giunta, di un segno che, oltre ad una visibilità esterna, possiede una dimensione interiore: con tale impressione si produce un effetto nell’intimo dell’anima, una presenza interiore, reale che opera un cambiamento e un rapporto nuovo con il Trascendente. Per questo accadimento, espresso e significato dal « sigillo-sfraghis », il Signore può dire realmente: « Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me e per queste pecore io do la vita » (cf Gv 10, 14-15).

Quello menzionato in Ap 7, 2-3, quindi, è un gregge prediletto su cui è stato impresso il sigillo, per cui
Dio sa che esso appartiene a Lui, i suoi membri si riconoscono a vicenda e militano per un fine comune e il Pastore supremo non dimentica che si è impegnato a proteggerli e salvarli.

Cerchiamo ora, alla luce di queste considerazioni, di rinvenire l’interpretazione allegorica dello spirituale « sfraghìs » con cui l’angelo dell’Apocalisse è incaricato da Dio di segnare i salvati:

« Molte ipotesi si fanno, e generalmente si crede fosse il
segno della croce, con il quale doveva [l’Angelo] segnare gli eletti, perché fossero sfuggiti alle grandi tribolazioni che dovevano piombare sulla terra. Dio fece segnare le case del suo popolo in Egitto dal sangue dell’Agnello, per preservare dalla morte i suoi primogeniti quando doveva passare l’angelo sterminatore sugli Egiziani [Es 12, 7]; fece preservare dalla rovina incombente su Gerusalemme quelli sulla cui fronte fece imprimere un “tau”, lettera che rassomiglia proprio alla croce [Ez 9, 4-6]; i padroni segnavano i servi con il loro nome o la loro sigla, per custodirseli più accuratamente, ed il Signore voleva che fosse posto un segno sui suoi servi perché non fossero confusi con quelli che dovevano essere colpiti, o perché per essi la tribolazione si fosse mutata in vantaggio dell’anima.

Anche san Paolo proclama ai Galati che egli portava le
stimmate di Gesù Cristo, il segno del suo dominio su di lui come suo servo [Gal 9, 17], e determina con questo che il segno che portava impresso era il dolore, le ferite cioè riportate per suo amore e le interne angustie, che non davano a nessuno un diritto sopra di lui.

Tutto questo ci confermerebbe che
il segno che aveva l’angelo doveva essere il segno della redenzione, della salvezza e del dominio di Dio sulle anime, ossia il segno della croce, non solo preso materialmente, ma inteso spiritualmente come sintesi delle immolazioni e dei dolori sofferti per amore di Dio, e soprannaturalmente come il segno indelebile impresso sui cristiani per i Sacramenti » (1).

Note
1) Don D. Ruotolo, La Sacra Scrittura. Psicologia, commento, meditazione, vol. 33: L’Apocalisse, Apostolato stampa, Napoli 20133, p. 196.

NB. IMPORTANTE
1. Di questo sigillo, oltre che un’interpretazione staurocentrica (quella dell’articolo) e mariocentrica (quella che trovate nei due articoli da me scritti 14_Il « sigillum Dei Vivi »: una lettura mariologica nel messaggio di Marienfried; 15_La Consacrazione a Maria e il « sigillo del Dio Vivente ») ne esiste una eucaristica (proposta dal servo di Dio don Dolindo Ruotolo: IL “SIGILLO DEL DIO VIVENTE” (Ap 7, 2-3)? LA SS. EUCARISTIA!! Le intuizioni di don Dolindo Ruotolo) ed una francescana molto avvincente (che potete trovare in questo articolo: San Francesco: L’ANGELO DELL’APOCALISSE che IMPRIME IL TAU sulla fronte degli eletti (Ap 7, 1-2).

2. Ai carissimi amici e fratelli lettori desidero segnalare che il post che avete appena letto è solo uno dei 18 articoli (che ho scritto dopo prolungato studio, preghiera e meditazione) sulla dimensione profetica della consacrazione a Maria Immacolata e che rispondono ad una miniserie dal titolo “LA CONSACRAZIONE ED I TEMPI DI MARIA” che ho pubblicato integralmente sul sito tempidimaria.com e che trovate QUI. Il cuore del discorso lo sviluppo soprattutto negli ultimi 9 articoli di cui, questo che avete letto, è il 4° della serie. Ai veri devoti di Maria SS. o a coloro che sentono il vivo desiderio di diventarlo suggerisco di leggerli o di ascoltare le brevi catechesi che sono la versione podcast degli articoli con qualche piccola altra aggiunta e che trovate QUI

Scrivi un commento
@Diodoro Lo sostiene a pag. 437 del 3° volume del suo studio critico il dr. L. De Caro che per questo dettaglio però non mette il riferimento preciso al testo originale della Valtorta. Io la frase esatta della Valtorta non me la ricordo: potrebbe essere nei suoi scritti vari che abbondano di discorsi escatologici. Non posso escludere che si tratti di un'interpretazione personale di De Caro di … Espandi
Diodoro
@Acchiappaladri Non lo sapevo. Sa in quale passo la Valtorta dice questo?
Grazie
@Tempi di Maria sempre come ipotesi interpretative (che POTREBBERO essere divinamente ispirate) segnalo quello che ho letto giorni fa:
Maria Valtorta riteneva che le fosse stato rivelato che quei 144000 simboleggiassero i salvati fra i figli di Israele.
Tempi di Maria ha menzionato questo post in "SIGILLO DEL DIO VIVENTE" (Ap 7, 2-3) = CONSACRAZIONE A MARIA!: conseguenze di questa identificazio….
Tempi di Maria
@MariaRosaMystica Don Dolindo cita l'autorità di san Girolamo che riteneva che i sei personaggi-angeli presentati in Ez 9 fossero demoni in quanto gli angeli di Dio sono - sempre secondo san Girolamo - in genere messaggeri di bene e di pace. Inoltre Dio, prima di dare loro il permesso di agire, lascia il tempio mentre gli angeli buoni sono generalmente costantemente alla presenza di Dio. Si … Espandi
Tempi di Maria
@MariaRosaMystica Non penso si tratti degli Arcangeli ma posso controllare cosa dice in proposito don Dolindo nel suo Commento ai Profeti maggiori
MariaRosaMystica
@Tempi di Maria ecco, mi riferivo a questo testo:

Ezechiele (9, 2-6)


« Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco […]. Il Signore gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau … Espandi
Tempi di Maria
@MariaRosaMystica Dove si parla dei 6 + 1? Al cap. 7 di Apocalisse leggo che si parla dei 4 angeli incaricati di devastare la terra ed il mare + l'angelo che imprime il sigillo
MariaRosaMystica
Quei 6 più uno di cui parla il Testo Sacro @Tempi di Maria potrebbero essere gli Arcangeli?
solosole
Quando si avalla il pensiero di Don Dolindo non si sbaglia mai.
«Tutto il Paradiso è nella anima tua! C’è stato sempre, c’è e ci sarà per tutta la eternità».(P. Pio a don Dolindo) Espandi