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La Restaurazione – presentimenti e profezie [Santa Caterina, Sant'Ildegarda, B. Pio IX, San Pio X e altri]

Verso la fine del secolo XIV, cioè nel tempo in cui il Rinascimento faceva entrare il popolo cristiano nelle vie funeste che noi non cessiamo di percorrere, santa Caterina da Siena, prevedeva che la misericordia di Dio ce ne farebbe uscire. Essa diceva:

"Passate queste tribolazioni e queste angosce, Dio purificherà la santa Chiesa e risusciterà lo spirito de' suoi eletti con un mezzo che sfugge ad ogni previsione umana. Dopo di ciò avverrà nella Chiesa di Dio una riforma sì completa ed un rinnovamento sì felice nei santi Pastori, che al solo pensarvi il mio spirito esulta nel Signore. Come ve l'ho detto sovente, in altre occasioni, la Sposa di Cristo è oggidì quasi sfigurata e coperta di cenci, ma in allora diventerà risplendente di bellezza, sarà ornata di gioie preziose e coronata del diadema di tutte le virtù. La moltitudine dei popoli fedeli si rallegrerà nel vedersi arricchita di sì santi Pastori. Dal canto loro, le nazioni che sono fuori della Chiesa, attratte dal buon odore di Gesù Cristo, ritorneranno all'ovile della cattolicità e si convertiranno al vero Pastore e Vescovo di tutte le anime. Ringraziate dunque il Signore per questa profonda calma ch'Egli si degnerà di restituire alla Chiesa dopo questa tempesta".

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Due secoli prima, santa Ildegarda prevedeva che verrebbe un tempo in cui il timor del Signore sarebbe affatto posto in non cale, ed in cui Dio porrebbe in mano dei nostri nemici la verga destinata per punire le nostre iniquità. Poi quando la società sarà interamente purificata dalla tribolazione, gli uomini ritorneranno alla pratica della giustizia e si schiereranno fedelmente sotto le leggi della Chiesa:

"In questo momento di rinnovazione, la giustizia e la pace saranno ristabilite per mezzo di decreti così nuovi e così poco aspettati, che i popoli rapiti di ammirazione, confesseranno altamente, che nulla di somigliante erasi visto fino allora".

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Le grandi intelligenze giudicano che se noi non siamo ancora giunti alla fine dei tempi, è mestieri che le cose così avvengano, e gli umili ci dichiarano aver appreso soprannaturalmente che questo avverrà.

Pio IX ha più volte parlato come gli uni e gli altri. Ricevendo una deputazione austriaca, il 5 marzo 1871, egli disse:

"La tempesta scatenerà più furiosa i suoi marosi; ma essi dovranno retrocedere. Io non so né il tempo né l'ora. Ma quello che è certo si è che verrà il giorno in cui il Signore dirà: Usque huc et non ultra, hic confringes tumentes fluctus tuos".

Nello stesso mese del medesimo anno, egli disse ai parroci di Roma riuniti intorno a lui nell'occasione dell'apertura della Quaresima:

"Tante preghiere faranno alfine sorgere l'aurora della pace? E questa aurora sorgerà presto? È certo ch'essa spunterà, ma si leverà presto? Io l'ignoro. Forse avremo da sopportare altri dolori ... dobbiamo risorgere dall'abisso di corruzione in cui, permettendolo la Provvidenza, siamo caduti; ma chi sa che non ci sieno riservate prove maggiori? Saremo certamente glorificati da una vendetta degna di Dio; questa vendetta si eserciterà mercé l'ammirabile conversione, oppure mediante il terribile castigo de' suoi nemici?"

Tre mesi più tardi, egli diceva ai giovani romani del Circolo di S. Pietro:

"Poiché niente noi possiamo aspettarci dagli uomini, poniamo sempre la nostra speranza in Dio, il cui Cuore si prepara, mi sembra, a compiere, nel momento da lui scelto, un gran prodigio che riempirà il mondo di stupore".

Il 15 dicembre dello stesso anno, ricevendo una deputazione di collegi esteri stabiliti in Roma, disse ancora:

"Sono convinto che la presente persecuzione è molto più terribile di quella che la Chiesa ha sostenuto pel passato. Volete voi conoscerne la ragione? Levate gli occhi, miei cari figli, considerate la società, e vi accorgerete che essa non è cieca, ma apostata. L'apostata è più riprovato agli occhi di Dio".

Tuttavia nel pensiero del santo Pontefice, questa riprovazione non era né assoluta né irrevocabile. Un mese più tardi, il 25 gennaio 1872, così egli diceva ai fedeli di tutte le nazioni riuniti intorno a lui, e protestanti contro l'abbandono in cui la diplomazia lasciava la Santa Sede:

"La società è stata chiusa come in un labirinto da cui non potrà uscire senza la mano di Dio".

In quante altre circostanze, Pio IX affermò la stessa impossibilità dal canto degli uomini e la stessa speranza per riguardo di Dio!

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Pio X non parla diversamente. Ricevendo il Card. Coullié, accompagnato da molti preti francesi, dopo la Beatificazione del santo Curato d'Ars, disse:

"Nei momenti difficili, scabrosi, noi siamo impazienti di vedere la vittoria; ma non bisogna dimenticare che la Chiesa, cominciando dalla persona del suo Fondatore, fu sempre perseguitata. Bisogna adattarci alle disposizioni provvidenziali e armarci di pazienza. Dio permette le prove per purificarci. Ma siamo sicuri che la sua protezione non ci mancherà e che la sua potenza splenderà nel momento provvidenziale".

"Io vi prego -
continua il Papa con profonda emozione -, io vi prego di unirvi a me in questa convinzione che ben presto Dio opererà dei prodigi che ci daranno, non solo 68 fiducia di credere che la Francia non cesserà d'essere la Figlia primogenita della Chiesa, ma la gioia di constatarlo non solamente nelle sue parole, ma ne' suoi atti".

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Nell'Enciclica Praeclara del 20 giugno 1894, indirizzata ai principi ed ai popoli dell'Universo, Leone XIII aveva detto ancora:

"Noi vediamo laggiù nel lontano avvenire un novello ordine di cose, e non conosciamo niente di più dolce che la contemplazione degli immensi beneficii che ne saranno il naturale effetto".

Questi beneficii il Pontefice li enumera: è la soluzione cristiana della questione sociale, è il fine dello Scisma che ha sconvolto l'Europa, è la luce del Vangelo che illumina tutti i popoli.

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Nel suo libro: La Framassoneria, Sinagoga di Satana, Mons. Meurin, arcivescovo di Port-Louis, esprime sotto forma di speranza la stessa convinzione:

"Il giudaismo, l'apostasia, i vizi e le passioni, sotto la direzione superiore di Lucifero, muovono insieme all'assalto della Gerusalemme celeste, sperando che i loro battaglioni riuniti ottengano infine la vittoria che non hanno potuto, fino a questo giorno, ottenere con assalti separati. È il loro sforzo supremo, prima di dichiararsi vinti e di deporre le armi. Attendiamo ancora un poco. La Sposa del Salvatore è avvezza a vincere col soffrire. Ella imita in tutto il suo divino Sposo. La Framassoneria, questa novella sinagoga di Satana, sarà come l'antica sinagoga, vinta dalla Croce. Felici coloro che non avranno piegato il ginocchio davanti a Lucifero, né davanti al suo idolo!"

H. Delassus, Il problema dell’ora presente. Antagonismo tra due civiltà, parte seconda: la Rinnovazione e le sue condizioni, estratti liberi dai capitoli VII, IX e XI.

Versione digitale dell'opera qui: www.rassegnastampa-totustuus.it/%e2%80%a6/IL-PROBLEMA-DEL…

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