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Danilo Quinto

Miracoli eucaristici - Danilo Quinto - Chiesa e Post Concilio - 13 settembre 2017

Fu lo scolastico Berengario di Tours (ca. 999-1088) il precursore delle eresie sulla verità della transustanziazione e della presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Egli riteneva simbolica la presenza del Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia. Nonostante le confutazioni dei più illustri teologi di quel tempo – perché allora i teologi questo compito lo svolgevano seriamente – le numerose condanne di sette Concili convocati dalla Chiesa, che allora le eresie le combatteva, la professione di fede nella vera trasformazione sostanziale del pane e del vino che Gregorio VII impose nel 1073 a Berengario di pronunciare, tra l’XI e il XII secolo dilagò anche in Italia il pensiero eretico sulla transustanziazione e su altri errori, sotto il nome di Albigesi, Pietrobrusiani, Euriciani, Catari, Patarini, comunemente appellati nuovi Manichei.

I pericoli per la Chiesa erano enormi, perché riguardavano la centralità del credo cristiano. Solo nel 1215, con il Concilio lateranense IV, nella professione di fede contro gli Albigesi, la Chiesa decretò il dogma («In realtà la Chiesa universale dei fedeli è una, e al di fuori di essa nessuno assolutamente è salvato, e in essa lo stesso Gesù Cristo è sacerdote e sacrificio, e il cui corpo e sangue sono veramente contenuti nel sacramento dell'altare sotto le specie del pane e del vino: il pane transustanziato nel corpo, e il vino nel sangue per il potere di Dio»), che fu poi ribadito dal Concilio di Trento, molti secoli dopo: «Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1376).

Così come quando era in mezzo a noi, Gesù compiva miracoli per dar modo a chi Gli stava attorno di riconoscerLo, come Figlio di Dio, ogni qual volta che si celebra la Santa Messa, si sancisce «l’unità dell’uomo con Cristo», come scriveva Don Divo Barsotti, che aggiungeva: «La Messa non è un atto tangente alla vita dell’universo; è l’atto piuttosto nel quale tutta la vita, tutta l’attività dell’universo precipita, corre al suo fine. L’atto della Messa non consuma soltanto la vita dell’universo, ma anche la vita di Dio. Nella Sua umanità, il Verbo vive l’atto eterno, puro, assoluto della Sua oblazione al Padre».
Anche dal Cielo, Gesù ci aiuta a riconoscerLo. Egli lo fa in modo semplice: manifestandosi. Così fece in quei tempi così eretici del XII secolo, forse per aiutare gli uomini e fortificarli contro le mistificazioni e le minacce che venivano perpetrate contro la fede. Scelse un’antichissima Chiesa della città di Ferrara, eretta nel 457 oppure nel 657 sul passaggio del fiume - per questo prese il nome di Santa Maria del Vado - per accogliere i fedeli che in gran numero veneravano un capitello con un’immagine della Santa Vergine Maria, che si trovava sulle sponde del fiume Ferraruolo. La tradizione vuole che la sacra immagine, detta di San Luca o di Costantinopoli - dove la Santa Vergine Maria è ritratta in atto di sostenere con il braccio sinistro il Bambin Gesù – si trovasse, il 28 marzo 1171, giorno di Pasqua, sull’altare dove celebrava Pietro da Verona, Priore dei Monaci Lateranensi, assistito da altri due padri. Scrive Don Lorenzo Colagiovanni, in un libretto pubblicato nel 1936:
«Nel momento della ‘Fractio panis’, spezzando il sacerdote, come prescrive la liturgia, le sacre specie, con sacro terrore del celebrante, e con immensa meraviglia del popolo fedele, che stipava in quell’occasione il sacro tempio, fu visto da tutti sprizzare dall’Ostia Santa un abbondante getto di sangue che il catino sovrastante ne rimase tutto asperso e rosseggiante. Non mancò chi asserì aver veduto la sacra particola essere divenuta in quell’istante del colore di carne, come non mancarono altri, i quali affermarono aver notato nella stessa Ostia, sorridere la figura di un vezzoso bambino».
La notizia di quanto era avvenuto si propagò di voce in voce, per le vie della città. Alla Chiesa accorsero il Vescovo di Ferrara e l’Arcivescovo di Ravenna, che videro il segno del miracolo - il sangue che vivissimo rosseggiava sulla volta dell’altare – e prese le informazioni dai testimoni oculari, dichiararono essere quello vero realissimo sangue miracoloso di Nostro Signore. Innumerevoli sono state, nel corso dei secoli, le testimonianze del miracolo, che venne così descritto da Girardo di Cambrai, nel 1197, solo 27 anni dopo l’avvenimento prodigioso: A Ferrara, in Italia, in questi nostri tempi, l’ostia nel giorno di Pasqua si trasformò in un piccolo pezzo di carne. Qualche secolo dopo – a partire dal 1494, con i lavori che si conclusero nel 1518 – l’antica Chiesa fu ampliata e consacrata come Basilica, dedicata all’Annunciazione.
L’esterno di Santa Maria in Vado – che ha subito il terremoto del 2012 - è estremamente semplice e non fa immaginare la maestosità e la bellezza dell’interno: per le arcate sostenute dalle colonne corinzie, per la decorazione ricchissima, compiuta dal secolo XVII al XVIII, per i tredici altari, tra i quali spicca il quarto, dedicato alla Madonna di San Luca o di Costantinopoli: questo è il punto, quasi certo, in cui era situato l’altare maggiore dell’antica Chiesa e sarebbe questo il luogo e questa l’immagine davanti alla quale avvenne il miracolo.

Dopo una lunga presenza dei Missionari del Preziosissimo Sangue, dal mese di settembre del 2016 la Basilica Canonicale di S. Maria in Vado - Santuario del Prodigioso Sangue è retta dai ministri della “Fraternità sacerdotale della Familia Christi”, una Società di Vita Apostolica Clericale di Diritto Diocesano eretta nell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio da Mons. Luigi Negri. L’Opera “Familia Christi” – Associazione di Fedeli nata a Tivoli il 17 settembre 1937 – è stata fondata dalla professoressa Tommasina Alfieri, raccogliendo l’ispirazione e la paternità sacerdotale del Servo di Dio Mons. Giuseppe Canovai. Prosegue oggi le sue attività di formazione cristiana ed apostolato cattolico «rivolgendo a quanti desiderano avvicinarsi ad essa una proposta formativa caratterizzata dal servizio di Dio nel culto e nella lode, nella formazione spirituale personale e comunitaria, nelle opere di carità spirituali e materiali che da sempre hanno caratterizzato questa Famiglia nel solco della Tradizione della Chiesa». Nel Santuario del Prodigioso Sangue – dove viene celebrata ogni domenica, alle 18.00, la Santa Messa nel Rito Romano Antico - s’incontra un evento eterno, non superabile, definitivo, escatologico, che non vuole dire alla fine dei tempi, ma significa pienezza dei tempi.

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Francesco Federico
I miracoli eucaristici avvengono, di solito, o quando il presbitero non crede alla transustanziazione, ovvero quando l'Ostia consacrata è profanata. La cosa che più colpisce ed ad un tempo crea sgomento è che don Giorgio Bergoglio assistette ad uno straordinario miracolo eucaristico:

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alda luisa corsini
Un altro meraviglioso Miracolo Eucaristico. Grazie!