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Alcune domande e risposte sulla Passione e Morte di Gesù

Caro Padre Angelo,

oggi le scrivo per avere una sua opinione riguardo ad un affermazione che ha fatto ieri un mio amico, cioè che Gesù non è come Dio in quanto ha avuto delle” incertezze” prima della sua Passione, e Dio non le avrebbe avute; io ho tentato di smentire dicendo che comunque anche se le avesse avute, il tutto era dovuto alla sua condizione “umana” e che comunque si è rimesso senza condizioni alla volontà del Padre.

Inoltre ho aggiunto che Lui vedeva che comunque il Suo Sacrificio non sarebbe stato riconosciuto e ripagato dagli uomini, per cui i suoi pensieri e le sue parole sono stati assolutamente legittimi.

Confesso che mi ha un può indispettito questa frase.

Mi chiedevo dopo la sua risposta, quale sia l’atteggiamento da tenere con questo tipo di eresie, che comunque fanno arrabbiare.

Con stima

* * *

Risposta del sacerdote

Carissimo,

1. la tua risposta è stata esatta.

Qualcuno ha commentato le parole di Gesù: “Se è possibile allontana da me questo calice…” nel senso che Gesù in quel momento sarebbe stato tentato di non patire il sacrificio per quelli che non avrebbero saputo che cosa farsene.

Quella porzione di sacrificio sarebbe risultata vana. Anzi, avrebbe peggiorato le condizioni di chi lo rifiutava.

Però si rimette alla volontà del Padre.

2. Non dobbiamo dimenticare che Gesù, Dio fatto carne, ha assunto una natura umana come la nostra soggetta a tutte le debolezze, ad esclusione del peccato.

Gesù pertanto ha patito realmente e in maniera inimmaginabile.

Geremia, nelle sue lamentazioni, profetando, dice dei dolori di Gesù: “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore” (Lam 1,12).

San Tommaso dice che il dolore di Gesù è superiore al dolore di tutti gli uomini messi insieme: “Cristo soffriva non solo per la perdita della vita corporale, ma anche per i peccati di tutti. E il suo dolore superò tutto il dolore di qualsiasi penitente (Qui dolor in Christo excessit omnem dolorem cuiuslibet contriti). Sia perché derivava da una maggiore carità e sapienza, le quali direttamente accrescono il dolore, sia perché soffriva simultaneamente per i peccati di tutti, secondo le parole del profeta: Egli veramente ha preso su di sé i nostri dolori (Is 53,4)” (Somma teologica, III, 46, 6, ad 4).

3. Cristo ha sofferto nella sua natura umana.

Ma, essendo Dio fatto carne, la sua persona non è umana, ma divina.

Ed è proprio la grandezza della persona divina che conferisce al sacrificio di Cristo un’efficacia infinita.

Per questo l’Autore della lettera gli Ebrei può dire che Cristo ci ha redenti “avendo offerto un solo sacrificio per i peccati una volta per sempre” (Eb 10,12).

4. Puoi ricordare al tuo amico che ogni volta che si reca a Messa sente che il sacerdote, al termine dell’orazione, dice: “Per in nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio e…”.

Non dice: “Per in nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è uomo e …”, ma “che è Dio”.

5. Mi chiedi che cosa puoi fare?

Le inesattezze dottrinali del tuo amico ti devono spingere ad approfondire la dottrina, come hai fatto adesso girando la domanda a me.

Sotto un certo aspetto anche le provocazioni del tuo amico sono una grazia. Senza che tu te ne accorga, ti stimolano ad essere come vuole il Signore: sempre “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

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Caro Padre Angelo.

Ho 65 anni e una domanda che mi assilla da sempre.

Con il peccato originale Dio ci ha cacciati dal Paradiso Terrestre, ma ha subito progettato di perdonarci e farci entrare nel Regno dei Cieli. Come mai per ottenere questo scopo ha voluto che prima crocifiggessimo Gesù? non è questo un peccato ancora più grave?

Ho sentito dire che Gesù con la sua passione e morte ci ha riscattato, ma riscattato da chi? Chi ci minacciava?

Le chiedo gentilmente di rispondermi con una e-mail.

Grazie.

Giacomo

* * *


Risposta del sacerdote

Caro Giacomo,

1. c’è un errore nella tua mail. Scrivi infatti: “Come mai per ottenere questo scopo (Dio) ha voluto che prima crocifiggessimo Gesù?”

Ebbene Dio non ha voluto che noi crocifiggessimo Gesù, ma l’ha permesso per trarne un bene più grande.

2. Gesù per compiere la nostra redenzione aspettò la pienezza dei tempi (Eb 9,26), e cioè il momento giusto in cui l’avrebbero crocifisso.

Avrebbe potuto annientare i suoi crocifissori, ma non volle farlo perché si sottomise volontariamente alla sua passione per mettere nelle nostre mani un sacrificio perfetto da presentare al Padre e perché noi in virtù di quel sacrifico potessimo ottenere tutto.

Dice San Tommaso: “Certamente Cristo volle la propria passione, come pure la volle Dio: non volle però l’atto iniquo dei Giudei” (Somma teologica, III, 47, 6, ad 3).

La volle perché l’accettò, mentre avrebbe potuto rifiutarla.

3. A proposito dell’atto iniquo dai Giudei Gesù disse: “Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri. Serpenti, razza di vipere, come potrete sfuggire alla condanna della Geènna?” (Mt 23,32-33).

San Giovanni Crisostomo commenta: “Realmente essi passarono la misura dei loro Padri. Quelli infatti avevano ucciso degli uomini, ma questi crocifissero Dio” (Opus imperf. in Mt, hom. 15).

Per riconoscere la divinità di Cristo i giudei ebbero tutte le prove più schiaccianti, tanto che Gesù disse: “Anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre” (Gv 10,38).

Ma a causa della loro malizia avevano attribuite le sue opere alla forza che veniva dal peggiore dei demoni, tanto che dissero: “È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni” (Lc 11,15).

4. San Tommaso dice ancora: “Essi vedevano i segni evidenti della sua divinità: ma per odio ed invidia verso Cristo li travisavano, e così non vollero credere alle sue affermazioni di essere il Figlio di Dio.

Da cui le parole del Signore: “Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero peccato: ma ora non hanno nessuna scusa del loro peccato” (Gv 15,22).

E ancora: “Se non avessi compiuto tra loro le opere che nessun altro ha compiuto, non avrebbero peccato” (Gv 15,24).

Per cui si possono applicare ad essi le parole di Giobbe: “Essi dissero a Dio: Allontanati da noi, noi non vogliamo conoscere le tue vie” (Gb 21,14)” (Somma teologica, III, 47,5).

5. Secondo la tua argomentazione non sarebbe stato l’uomo a commettere il peccato della crocifissione di Cristo, ma Dio stesso!

Dovresti spiegare come Dio possa essere perfettissimo e sommo Amore e nello stesso tempo commettere peccato e offendere se stesso.

6. Chiedi poi: “Ho sentito dire che Gesù con la sua passione e morte ci ha riscattato, ma riscattato da chi? Chi ci minacciava?”.

Ti potrei chiedere se hai letto le Scritture e che cosa vi hai trovato.

Comunque, per farla breve, Gesù ci ha riscattati dalla schiavitù o dalla dipendenza in cui immerge il peccato, che tra l’altro a sua volta mette sotto l’influsso o il potere del demonio.

7. Ti ricordo quanto Gesù ha detto: “In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34).

Commenta San Tommaso: “La schiavitù del peccato è pesantissima perché come ha scritto S. Agostino: lo schiavo di un uomo può trovare scampo dal suo padrone con la fuga, ma lo schiavo del peccato trascina con sé il peccato dovunque egli fugga. Infatti il peccato che ha commesso è dentro di lui. È passato il piacere, è passato il peccato, è ormai lontano ciò che dava piacere, ma è rimasto ciò che ferisce” (Commento a S. Giovanni, 1204).

E ancora: “Lo stato di peccato è di vera schiavitù, solo in apparenza di libertà” (In IV Sent., d. 46, q. 1, a. 3, sol.).

8. Il peccato rende incapaci di elevarsi e di unirsi a Dio.

Sì, nel peccato si può pensare a Dio.

Ma per elevarsi e unirsi a Lui è necessario spiccare il volo.

Sono molti purtroppo quelli vivono nel peccato, in una di schiavitù e di dipendenza. E non se ne accorgono.

Anzi, pensano di essere liberi, mentre in realtà sono schiavi.

E sono schiavi e oppressi proprio perché sono incapaci di elevarsi e di unirsi a Dio.

9. Di qui anche quelle tenebre per cui non si sa perché si viva, da dove si venga, dove si vada, quale sia il suo fine ultimo.

Il passo poi che porta a perdere il senso della distinzione tra il bene e il male è molto breve.

10. Da questi mali e dal loro esito finale (avrai ben capito di che cosa si tratta!) Gesù Cristo è venuto a liberare l’uomo.

Con l’augurio ti trovarti in perfetta libertà interiore, capace di elevarti e di unirti a Dio come vuoi e quanto vuoi, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo

Fonte:

www.amicidomenicani.it/ho-sentito-dire…
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