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"E se lei fosse l'ultimo Papa?" - "Tutto può essere"... Di Antonio Socci

Dopo il mio articolo relativo alle scoperte sulla “Profezia di Malachia ” torna di estrema attualità quanto riferii in questo articolo del 10 settembre 2016

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Ma chi è oggi il Papa e precisamente quanti ce ne sono? La confusione regna sovrana e la nuova uscita di Benedetto XVI – il librointervista “Ultime conversazioni” – invece di dissolvere i dubbi li moltiplica.
Parto dal dettaglio più curioso.
Domanda Peter Seewald a Benedetto XVI: “Lei conosce la profezia di Malachia, che nel medioevo compilò una lista di futuri ponteci, prevedendo anche la ne del mondo, o almeno la ne della Chiesa. Secondo tale lista il papato terminerebbe con il suo ponticato E se lei fosse effettivamente l’ultimo a rappresentare la gura del papa come l’abbiamo conosciuto nora?”.
La risposta di Ratzinger è sorprendente: “Tutto può essere”. Poi addirittura aggiunge: “Probabilmente questa profezia è nata nei circoli intorno a Filippo Neri” (cioè la chiama “profezia” e la riconduce a un grande santo e mistico della Chiesa). Conclude con una battuta di alleggerimento, ma quella è stata la sua risposta.

LA ROTTURA
Dunque Benedetto XVI ritiene di essere stato l’ultimo papa (per la ne del mondo o la ne della Chiesa)? Probabilmente no. Allora ritiene – almeno secondo la versione dell’intervistatore – di essere stato l’ultimo ad aver esercitato il papato come l’abbiamo conosciuto per duemila anni? Forse sì.
E anche questa seconda fa sobbalzare, perché è cosa nota che il papato – d’istituzione divina – per la Chiesa non può essere cambiato da una volontà umana.
Del resto quale cambiamento? C’è una rottura nell’ininterrotta tradizione della Chiesa?
Un altro ash del libro porta in questa direzione. “Lei si vede come l’ultimo papa del vecchio mondo” domanda Seewald “o come il primo del nuovo?”. Risposta: “Direi entrambi”.
Ma che intende dire? Cosa signica “vecchio” e “nuovo”, soprattutto per uno come Benedetto XVI che ha sempre combattuto l’interpretazione del Concilio come “rottura” della tradizione e ha sempre affermato la necessaria continuità, senza cesure, della storia della Chiesa?
A pagina 31 Seewald afferma (e il testo è stato rivisto e vidimato da Benedetto XVI) che Ratzinger ha compiuto un “atto rivoluzionario” che “ha cambiato il papato come nessun altro pontece dell’epoca moderna”.
Questa tesi – che evidentemente allude all’istituzione del “papa emerito” – ha qualche aggancio con le cose che dice Ratzinger in questo libro? Sì, a pagina 39.

IL GIALLO
Prima di riassumere cosa dice qui papa Benedetto, però, devo ricordare che la gura del “papa emerito” non è mai esistita nella storia della Chiesa e i canonisti hanno sempre affermato che non può esistere, in quanto il “papato” non è un sacramento, come invece è l’ordinazione episcopale, infatti in duemila anni tutti coloro che hanno rinunciato al papato sono tornati allo status precedente, mentre i vescovi rimangono vescovi anche quando non hanno più la giurisdizione di una diocesi.
Ciononostante Benedetto XVI, negli ultimi giorni del suo ponticato, andando contro tutto ciò che i canonisti avevano sempre sostenuto, annunciò che lui sarebbe diventato appunto “papa emerito”.
Non ne spiegò il prolo teologico, però nel suo ultimo discorso affermò: “La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.
Benedetto accompagnava tali parole con la decisione di restare in Vaticano, di continuare a vestirsi con la tonaca e zucchetto bianchi, di conservare lo stemma papale con le chiavi di Pietro e il titolo di “Sua Santità Benedetto XVI”.
Ce n’era abbastanza per chiedersi cosa stava accadendo e se si era veramente dimesso dal papato. Cosa che io feci su queste colonne, anche perché nel frattempo il canonista Stefano Violi aveva studiato la “declaratio” di rinuncia ed era arrivato a queste conclusioni: “(Benedetto XVI) dichiara di rinunciare al ministerium . Non al Papato, secondo il dettato della norma di Bonifacio VIII; non al munus secondo il dettato del can. 332 § 2, ma al ministerium , o, come specicherà nella sua ultima udienza, all’‘esercizio attivo del ministero’ ”.
In seguito ai miei articoli, il vaticanista Andrea Tornielli, molto vicino a papa Francesco, nel febbraio 2014, andò a domandare a Benedetto XVI perché era rimasto papa emerito e la sollecitata risposta fu questa: “Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’erano a disposizione altri vestiti”.
Il vaticanista in questione sbandierò ai quattro venti lo scoop che, però, a una seria osservazione, si rivelava un’elegante battuta umoristica (in Vaticano non c’erano tonache nere?) per eludere una questione di cui Benedetto XVI, evidentemente, a quel tempo non poteva parlare.
E infatti ne parla oggi, dopo tre anni, spiegando le ragioni di quella scelta che ovviamente non c’entrano nulla con questioni sartoriali.

SEMPRE PADRE, SEMPRE PAPA
Dunque nel libro appena uscito papa Ratzinger parte dalla riessione sui vescovi. Quando si trattò di decidere le loro dimissioni a 75 anni si istituì il “vescovo emerito” perché – dicevano – “io sono ‘padre’ e tale resto per sempre”.
Benedetto XVI osserva che anche quando “un padre smette di fare il padre”, perché i gli sono grandi, “non cessa di esserlo, ma lascia le responsabilità concrete. Continua a essere padre in un senso più profondo, più intimo”.
Per analogia papa Ratzinger fa lo stesso ragionamento sul papa: “se si dimette mantiene la responsabilità che ha assunto in un senso interiore, ma non nella funzione”.
Questo ragionamento poetico però è esplosivo sul piano teologico perché signica che lui è Papa.
Per capire il quadro teologico che sta dietro la rivoluzionaria pagina di Ratzinger bisogna rileggere il clamoroso testo della conferenza che il suo segretario, mons. Georg Gaenswein, ha tenuto il 21 maggio scorso alla Ponticia università Gregoriana.

CLAMOROSO
In quel discorso – “censurato” dai media, ma che in Curia è stato una bomba atomica – don Georg disse che “dall’11 febbraio 2013 il ministero papale non è più quello di prima. È e rimane il fondamento della Chiesa cattolica; e tuttavia è un fondamento che Benedetto XVI ha profondamente e durevolmente trasformato nel suo ponticato d’eccezione”.
Il suo è stato un “ben ponderato passo di millenaria portata storica”, un “passo che no ad oggi non c’era mai stato”.
Perché Benedetto XVI “non ha abbandonato l’ufcio di Pietro”, ma “l’ha invece rinnovato”.
Infatti “egli ha integrato l’ufcio personale con una dimensione collegiale e sinodale, quasi un ministero in comune” e “intende il suo compito come partecipazione a un tale ‘ministero petrino’… non vi sono dunque due papi, ma de facto un ministero allargato – con un membro attivo e un membro contemplativo”.
Fino a quel discorso del 21 maggio, Bergoglio – che deve aver ascoltato queste cose da Benedetto XVI (ma senza capirle bene) – spiegava il papato emerito sulla stessa linea: diceva che quello di Benedetto era stato un “atto di governo”, che egli aveva rinunciato solo all’esercizio attivo e faceva l’analogia con i vescovi emeriti.
Però dopo il discorso di Gaenswein di maggio, alla corte bergogliana si è capito la portata del problema ed è scattato l’allarme. Così a giugno, di ritorno dall’Armenia, Bergoglio ha bocciato la tesi di un ministero papale “condiviso”.

SILURO SU BENEDETTO
Poi, in pieno agosto, su “Vatican Insider” (termometro della Curia) è uscita un’intervista di Tornielli a un importante canonista ed ecclesiastico di Curia, dove si delegittima in toto la gura del “papa emerito” perché “l’unicità della successione petrina non ammette al suo interno alcuna ulteriore distinzione o duplicazione di ufci o una denominazione di natura meramente ‘onorica’ o ‘nominalistica’ ”. Inoltre “non si dà alcuna sottodistinzione tra il munus e il suo esercizio”.
Però Benedetto XVI, nella pienezza dei suoi poteri, decise proprio di restare papa e rinunciare al solo esercizio attivo del ministero. Se quella sua decisione è inammissibile e nulla signica che è nulla anche la sua rinuncia?

Fonte:
www.antoniosocci.com/benedetto-xvi-u…
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Carlo Maria
Infatti il vero Papa è ancora Benedetto XVI in quanto non si è dimesso l'11 febbraio 2013 (infatti è rimasto Papa a tutti gli effetti) e poi il 28 febbraio 2013 non ha fatto alcunché che lo potesse far passare da essere Papa a essere ex-Papa. Di conseguenza Jorge Mario Bergoglio è ancora soltanto un Cardinale. Inoltre già da tempo si poteva facilmente inferire che il Cardinale Jorge Mario … Espandi
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Dima
Patriarca Elia: lettera a Benedetto XVI www.youtube.com/watch
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