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Entra in moschea. Predica Gesù Cristo. Maledice Maometto. Viene arso vivo. E' un Beato della Chiesa Cattolica

BEATO GIOVANNI DA MANTOVA, MISSIONARIO FRANCESCANO (†1557).

Desideroso di essere martire di Gesù Cristo, chiese al Padre Guardiano di recarsi in Missione per predicare agli infedeli. Ma il Superiore non permise e Fra Giovanni obbedì, continuando però nel suo cuore a pensare al martirio, attendendo qualche occasione propizia.

Questa avvenne nella solennità dell’Assunta, quando tutti i religiosi della Comunità di Gerusalemme si recarono nella valle di Giosafat, per solennizzare la festa del Sepolcro della Vergine. Finite le celebrazioni, e ritornandosene in città, Fra Giovanni era l’ultimo e come giunse davanti al Tempio di Salomone, che è la principale moschea musulmana, vi entrò e, sollevato il Crocefisso, ad alta voce iniziò a predicare la divinità di Cristo e del suo Vangelo e a dimostrare la falsità delle altre religioni.

I Musulmani gridarono contro il bestemmiatore e gli si avventarono contro, legandolo e sottoponendolo ai duri tormenti. Per tre giorni egli sostenne le torture degli infedeli, i quali visti gli inutili tentativi, ricorsero alle lusinghe e agli allettamenti. Si narra che a questi, il futuro Beato perse la corona del martirio perché cadde miseramente davanti a questi.

Grande fu il dolore dei francescani e inesprimibile la gioia dei maomettani, la quale tuttavia servì fortunatamente a preparare un maggior trionfo della grazia divina. Non trascorsero infatti venti giorni che il Beato faceva ritorno al convento, pieno di indicibile dolore.

Umiliandosi in comunità e riconoscendosi debole volle riparare al suo errore, ritornando tra gli infedeli e testimoniare la sua fede.

Questa volta, con la forza dell’obbedienza, ripieno dello spirito di Dio prese a testimoniare la sua fede in Cristo e a maledire Maometto. Ripreso e legato di nuovo, fu tentato con le lusinghe, che questa volta non riuscirono a piegarlo, e fu arso vivo.


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PER APPROFONDIRE: L'ISLAM E I MARTIRI CRISTIANI

Dal greco, la parola "martiri" vuol dire «testimoni». Per loro non c'è bisogno di processo canonico: possono anche aver vissuto da farabutti, ma se, messi di fronte alla scelta tra la vita e il rinnegamento di Cristo, hanno preferito «testimoniare» la loro fedeltà, sono automaticamente Beati. Il primo esempio lo si ha proprio nel Vangelo: il Buon Ladrone. Era, appunto, un criminale, ma Cristo stesso, sentita la testimonianza a suo favore, dichiara che quel medesimo giorno lo accoglierà in Paradiso. Dunque, Beato. Le malefatte le ha pagate con la morte cruenta. A maggior ragione chi non ha fatto niente di male ma viene ucciso solo perché si dichiara cristiano, è Beato Martire.

Jihad e martirio cristiano, purtroppo, procedono di pari passo fin dall'inizio dell'islam: gli ammazzati per essersi rifiutati di «convertirsi» sono centinaia di migliaia, se non milioni, nella storia.

La Chiesa commemora nel suo Martirologio solo quelli di cui si hanno notizie dettagliate e certe, ma ha dovuto cominciare fin da subito. I primi ufficializzati risalgono al VII secolo: l'intera guarnigione bizantina di Gaza, decapitata per aver rifiutato il passaggio all'islam. È impossibile, qui, elencarli tutti e rimandiamo al libro di Camille Eid, A morte in nome di Allah (Piemme, 2004), che ne fa per sommi capi l'intera storia. Qui possiamo solo ricordare quelli più noti al grande pubblico, come gli ottocento abitanti di Otranto sgozzati nel XVI secolo per non aver voluto apostatare. O i martiri di Cordova (capogruppo il vescovo Eulogio), giustiziati per lo stesso motivo nell'Andalusia musulmana supposta «tollerante» (X-XI secolo). L'Armenia cominciò a contare martiri fin dai tempi degli Omayyadi e finì (per ora) coi Giovani Turchi nel 1915.

Ma non abbiamo spazio per parlare dei Balcani, dell'Ungheria, dell'Africa e perfino delle Filippine. Per restare ai giorni nostri, è ancora fresco il ricordo dei sette monaci di Tibhirine sgozzati dai salafiti algerini nel 1996 e immortalati dal film «Uomini di Dio» del 2010 (premiato a Cannes). Interi ordini monastici hanno il loro, di martirologio, per mano islamica: i franco-spagnoli Mercedari, per esempio, che partivano per il Maghreb onde riscattare schiavi cristiani e spesso non tornavano vivi. O i Trinitari, creati con lo stesso scopo. Perfino santa Chiara d'Assisi subì, nel suo convento, un assalto di saraceni, e riuscì a ricacciarli con un miracolo.

Il conteggio dei martiri dell'attuale fondamentalismo islamico è solo agli inizi, la Chiesa ha tempi lunghi: si pensi che la beatificazione dei martiri della guerra civile spagnola continua ancora e lo stesso papa Francesco ha dovuto firmare parecchi «decreti di martirio» per quegli anni. Man mano che la varie nunziature pakistane, bengalesi, sudanesi, nigeriane (eccetera eccetera) faranno arrivare le informative, il Martirologio, ahimè, seguiterà a dilatarsi.

(Rino Camilleri)

Fonte:

www.ilgiornale.it/…/quei-martiri-cr…

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PER APPROFONDIRE: 4 STORIE DI PERSECUZIONE ISLAMICA (2014)

PAKISTAN


Era il 4 novembre 2014 quando Shehzad e Shama sono stati presi da una folla di almeno 400 musulmani, picchiati con bastoni, legati con una corda a un trattore, trascinati lungo una strada piena di pietre e sassi, cosparsi di benzina e gettati in una fornace per cuocere i mattoni, dove sono bruciati vivi. La coppia cristiana, che lavorava in una fabbrica di mattoni nel villaggio Chak 59, aveva quattro figli. Shama (che era incinta di quattro mesi) è stata accusata di blasfemia per aver bruciato una pagina del Corano. Per questo un gruppo di estremisti ha ordinato loro di pentirsi e convertirsi all’islam. Quando i due cristiani si sono rifiutati, tre imam dei villaggi vicini hanno radunato tutti i musulmani con gli altoparlanti posti sui minareti delle moschee incitandoli alla vendetta. Una folla inferocita «con gli occhi iniettati di sangue», secondo i testimoni, li ha presi e li ha bruciati vivi. Tre imam e 106 persone sono state denunciate per l’omicidio. Il capo del distretto di polizia di Kasur ha dichiarato: «Shama non ha mai commesso blasfemia».

SIRIA

Padre Frans van der Lugt, 76 anni, da quasi 50 in Siria, è stato assassinato il 7 aprile 2014. Viveva nella città vecchia di Homs, sconvolta dalla guerra e in mano ai ribelli. Nonostante i consigli dei superiori, non aveva mai voluto lasciare il suo popolo da solo. «Sono l’unico sacerdote rimasto. Qui c’erano decine di migliaia di cristiani, ora appena 66. Come potevo lasciarli soli? Il popolo siriano mi ha dato così tanto, tutto quello che aveva. E se ora la gente soffre, io voglio condividere il loro dolore e le loro difficoltà». Era rispettato sia dai cristiani che dai musulmani, perché aiutava tutti. Quando la crisi è cominciata, «cinque famiglie musulmane si sono trasferite nel suo monastero e lui si è preso cura di loro», ricordano i suoi amici. «Diceva sempre: “Io non vedo cristiani o musulmani, ma esseri umani”». Ma ai terroristi islamici, padre Frans non andava a genio: «Diceva sempre che era padre sia dei cristiani sia dei musulmani. Molte volte i ribelli lo hanno condotto davanti alla corte della sharia per discutere delle sue credenze, ma lui si rifiutava. Diceva: “Non parlerò con voi di politica o religione. Siamo tutti esseri umani. Parlerò solo di umanità”». Il 7 aprile, due uomini armati e mascherati sono entrati nel monastero dove viveva, dopo aver sopraffatto la resistenza del guardiano. Non hanno fatto fatica, perché il missionario diceva sempre: «Accolgo tutti. Chiunque entri dalla mia porta è il benvenuto». Lo hanno trascinato fuori, lo hanno colpito al volto, gli hanno sparato due colpi alla testa e se ne sono andati. Oggi la sua tomba, nella città vecchia di Homs, «è diventata un santuario, meta di pellegrinaggio per i cristiani che sono tornati in questo quartiere devastato».

NIGERIA

Domenica 23 novembre i terroristi islamici di Boko Haram hanno attaccato il villaggio cristiano di Attagara, nel nord della Nigeria. Appena li ha visti arrivare, Hassan, bambino cristiano di appena tre anni, è scappato ma i miliziani l’hanno bloccato. Gli hanno ordinato di consegnare la Bibbia che teneva in mano, ma lui si è rifiutato. Allora gliel’hanno strappata di mano e l’hanno gettata in un rogo acceso lì vicino. Hassan è corso vicino al fuoco per recuperarla con un bastone e un membro di Boko Haram, per impedirglielo, l’ha colpito alla testa con il calcio del kalashnikov e l’ha spinto dentro il fuoco. Racconta un testimone: «Non soddisfatto, gli ha calpestato la testa con lo stivale per premerlo dentro le fiamme, mentre gli altri miliziani insultavano il bambino chiamandolo “infedele ostinato”». Hassan ha riportato gravi ustioni al volto ma è sopravvissuto.

IRAQ

«Sono nata cristiana e se per questo dovrò morire, preferisco morire cristiana». Così Khiria Al-Kas Isaac, 54 anni, cristiana irachena di Qaraqosh, fuggita dallo Stato islamico in Kurdistan, ha risposto agli islamisti che volevano costringerla ad abiurare. Quando il 7 agosto lo Stato islamico è entrato in città, le hanno subito ordinato di convertirsi e quando lei si è rifiutata, l’hanno imprigionata per 10 giorni insieme ad altre 46 donne. Tutte venivano frustate «ma nessuna si è convertita». Lei affrontava così i terroristi: «Ho risposto loro che preferivo morire cristiana e poi ho citato il Vangelo di san Matteo (10,33). Gesù disse: “Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”». Un giorno, frustandola, le hanno detto: «Convertiti o ti farò ancora più male». E Khiria: «Sono una donna vecchia e malata. Non ho figlie o figli che possano incrementare il numero dei musulmani o seguirvi, che vantaggio ne avrete se mi convertirò?». L’ultimo giorno prima di liberarla «un terrorista mi ha premuto la spada sul collo davanti a tutte le altre e mi ha detto: “Convertiti o sarai decapitata”. Io gli ho risposto: “Sarò felice di essere una martire”». Khiria è stata allora derubata di tutto quello che aveva, compresi i soldi messi da parte per un’operazione al rene, e rilasciata. Il 4 settembre le è stato permesso di scappare e ha così potuto raggiungere gli altri sfollati cristiani ad Ankawa, insieme al marito e due altre donne.

Fonte:

www.tempi.it/veglie-per-i-ma…
alfredo
È grave aver data spazio in europeo a questi individui che chiamo col loro vero nome.... Beduini, saraceno, iconoclast e incolti...
nolimetangere
E non è cambiato nulla da allora.
Questa gente non vuole la salvezza offerta da Gesù Cristo.

Gli imam di Roma già dallo scorso anno mettono on line video in cui parlano di odio verso i cristiani, e dicono che Roma è giò in mano loro www.facebook.com/…/861309854072137