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I diabolici inganni del modernismo

Il desiderio di far scomparire il Cristianesimo dalla faccia della terra ha spinto i nemici di Cristo e della Sua Chiesa (il Principe delle tenebre ed i suoi collaboratori, celesti e terreni) ad elaborare tutta una serie di trappole nelle quali far cadere il popolo di Dio, per estirpare dalla sua mente e dal suo cuore ogni traccia della fede cattolica bimillenaria.
Vediamo di esaminarne qui alcune delle più importanti.

Secondo un primo inganno dei modernisti, la Rivelazione non consisterebbe in una comunicazione razionale della Divinità agli uomini, comunicazione comprensibile all’intelletto umano ed espressa con scritti o parole (Sacra Scrittura e Tradizione orale), ma avverrebbe solo come esperienza mistica, individuale, irripetibile ed inesprimibile razionalmente, poiché inadatta ad essere fatta propria dalla ragione umana. Da ciò deriva che tutto il corpus della Rivelazione, il c.d. “Depositum Fidei” non sarebbe vero e, quindi, non ci sarebbe niente da conservare, difendere e trasmettere alle generazioni future (compito precipuo della Chiesa di Cristo, questo, assieme a quello espresso dal comando “Euntes docete”). Inoltre la Verità tutta intera, in tal caso, non sarebbe posseduta da alcuna religione, tantomeno dalla Chiesa Cattolica, che per secoli si è arrogata questo privilegio.

Come si vede, si tratta di una mossa astuta e luciferina per annientare la Chiesa Cattolica e, così, lasciare il gregge senza difesa, in modo che i lupi ne possano fare scempio. Se così fosse, se non ci fosse cioè nessun corpus dottrinale, nessuna serie di comandamenti, precetti, regole da osservare, la Chiesa non avrebbe più il diritto di ammonire i peccatori e condannare il peccato (come, se non ci sono norme precise a stabilirlo, se non c’è stata una Rivelazione ?). Quindi niente condanne, niente ammonizioni, niente scomuniche: impossibile invitare i peccatori a pentirsi, a ravvedersi, a cambiare vita, non esisterebbe nessun eretico, nessuno scismatico; e ancora, non essendoci una Rivelazione, una Buona Novella da annunciare, diverrebbe impossibile anche l’evangelizzazione, la conversione delle genti con l’attività missionaria della Chiesa.
Ma ciò vuol dire allora che Nostro Signore Gesù Cristo ci avrebbe ingannati. A questo conduce l’inganno modernista, ma loro si guardano bene dall’arrivare fino in fondo, temendo che ciò possa far aprire gli occhi a molti, salvandoli dall’inganno. Invece dicono e non dicono, pronunciano mezze verità e mezze eresie, così da confondere le menti ed i cuori e trascinare pian piano le pecorelle verso l’abisso.

Un altro inganno del clero modernista, escogitato per aver finalmente ragione dell’odiata Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, consiste nella critica storica dei Vangeli; secondo questa teoria, fiore all’occhiello della scuola teologica filoprotestante di Milano, la Buona Novella andrebbe “storicizzata”, cioè calata nel tempo e nei luoghi dove essa è nata, di modo che, al mutare dei tempi e dei luoghi, essa dovrebbe essere “aggiornata” e, si badi bene, non solo nei metodi applicativi (la famosa “pastorale” di cui si riempiva la bocca Roncalli), ma bensì anche nei contenuti (il mutamento della dottrina, che i modernisti hanno cercato di occultare con il mantra dell’aggiornamento della pastorale, per ingannare il volgo ignorante).
Si nota facilmente come questo inganno coincida esattamente con il famoso “aggiornamento alla modernità” del Papa buono, come viene definito Angelo Roncalli (senza riferire dell’odio che nutriva per San Pio X, della sua insofferenza per i veggenti di Fatima, del rifiuto di accogliere le richieste della Madonna, fattegli pervenire proprio per il tramite di quegli umili pastorelli, ecc.).
Con la storicizzazione del messaggio evangelico si attuerebbe una sorta di relativizzazione storica della Verità assoluta, per cui ciò che era valido allora (ad esempio l’indissolubilità del matrimonio) non sarebbe più valido oggi, e ciò che è ancor valido oggi potrebbe non esserlo più domani. In tal modo si finirebbe per dare del bugiardo a Nostro Signore o, almeno, a rimproverarGli di non aver chiaramente detto che i suoi precetti fossero da considerarsi validi solo per la sua epoca (e magari solo per il popolo eletto). Quindi cadrebbe come un castello di carte l’immutabilità dei dogmi, dei comandamenti, dei precetti (ad esempio quello di ammonire il peccatore, invitandolo alla conversione ed al cambiamento di vita) e, anche in questo caso, la Chiesa Cattolica non avrebbe più un “depositum fidei” immutabile da difendere, diffondere e trasmettere (nel tempo e nello spazio).

Un terzo inganno modernista è quello della c.d. teoria della kenosi, cioè dell’annichilimento o svuotamento delle Persone Divine, l’una nell’altra (a partire dal Padre), sino ad arrivare all’uomo, che verrebbe così divinizzato “a prescindere” dalla sua fede e dal suo modo di vita (quindi niente meriti o responsabilità legati al libero arbitrio, al comportamento umano).
Anche in questo caso verrebbe letteralmente spazzata via la Rivelazione, la Buona Novella annunciataci da Gesù Cristo, assieme al Cristianesimo ed alla Chiesa Cattolica, poiché, come nel primo caso sopra esposto l’esperienza mistica di comunicazione del divino all’umano poteva avvenire in qualsiasi religione, così anche in questo caso i destinatari degli “svuotamenti” della divinità sarebbero tutti gli uomini, indipendentemente dal loro credo religioso.
Infine, in questo caso, il continuo “svuotamento” delle tre Persone Divine farebbe sì che non si possa più parlare di “essenze fisse, immutabili, eterne”, ma di flussi continui di natura divina, difficilmente comprensibili ed esprimibili in un “corpus” dottrinale da difendere, diffondere e trasmettere alle generazioni future.

Un quarto tipo di inganno consiste nel mettere al centro dell’esperienza religiosa l’uomo, scalzando così Nostro Signore; si attua in tal modo il passaggio da una religione teocentrica, o meglio Cristocentrica, ad un’altra, antropocentrica. Il concetto fu ben espresso dal Paolo VI all’ONU, nel 1969, con le parole “anche Noi abbiamo il culto dell’uomo”… E il culto d Dio? che fine ha fatto, secondo Montini? Con queste parole, poveri noi! Siamo veramente al “non serviam” luciferino! Guai a chi segue simili insegnamenti, come ci ammonisce il profeta Geremia «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore» (Ger, 17, 5).
Il senso di questo voltar le spalle a Dio per curarsi solo dell’uomo lo si nota anche nel nuovo rito della Messa: il celebrante volta le spalle a Dio, vuole esser lui il protagonista; rifiuta il ruolo di Alter Christus e la rinnovazione incruenta del Sacrificio della Croce, e la Messa diventa una cena protestante, una semplice commemorazione, dove per poco non scompare persino la Transustanziazione. Accanto alla “mensa eucaristica” viene posta anche la “mensa della Parola”, mentre le letture bibliche vengono ampliate a discapito della durata dei riti dell’Offertorio e della Consacrazione. Le preghiere dei fedeli aprono la strada ad una vera e propria babele di intenzioni, spesso eretiche.
Da rinnovamento del Sacrificio della Croce, la Messa cattolica diventa una riunione di amici, una festa, un’allegra brigata (le comari di Windsor, il Circolo Pickwick), tutta incentrata sull’uomo, sui partecipanti, sull’assemblea, con il sacerdote ridotto al ruolo di semplice presidente di assemblea.

Il quinto ed ultimo tipo di inganno da considerare sta nel far credere che la religione consista solo nell’esternazione di un’esigenza innata nell’uomo, un bisogno religioso inscritto nel genoma umano insomma, che proviene dall’intimo dell’uomo e non dall’esterno, dall’alto. Anche qui, quindi, nessuna Rivelazione, nessun peccato originale da espiare, nessuna Redenzione operata da Cristo Signore (che così viene ridotto ad una specie di guru, di profeta, di guaritore e niente più), nessun depositum fidei da custodire, difendere e trasmettere alle generazioni future. Una posizione, quest’ultima, già propria dalla massoneria che, constatata l’impossibilità di espellere dalla società civile l’aspetto religioso (come tentato nell’esperienza dei paesi comunisti) ha ripiegato sulla sua riduzione ai minimi termini, accettando di considerarla solo un’esigenza umana, al pari di tante altre (il cibo, l’autostima, la realizzazione professionale ecc.), da tollerare ma non da incoraggiare.

Concludo qui questo rapido esame dei principali inganni perpetrati dal clero modernista ai danni del gregge affidatogli da Cristo: … meglio evitare di dedicare ulteriore spazio a queste teorie astruse, depistatorie e fuorvianti.

È invece molto più saggio concentrarsi sull’ottimo
Catechismo di San Pio X : ripassare alcuni punti fondamentali e fissarli bene nella nostra mente, e questo soprattutto per chi non ha avuto la fortuna di imparare il Catechismo prima del concilio Vaticano II, quando veniva insegnato da bravi sacerdoti in talare, amati e rispettati; allora si mandavano a memoria le domande e le risposte, e una volta imparate non si dimenticavano più per tutta la vita, fornendoci una difesa dagli assalti del clero eretico ed apostata che ormai nella Chiesa di Bergoglio & C. costituisce la regola, non più l’eccezione.

E così, non è inopportuno ricordare a memoria alcuni punti fondamentali di questo Catechismo: esso ci forniva le risposte alle fondamentali domande relative all’esistenza umana su questa terra, quali, appunto:

1) Chi siamo?

2) Da dove veniamo?

3) Dove siamo diretti?

4) Chi ci ha creati?

5) Perché siamo stati creati?

6) Perché ci troviamo su questa terra?

7) Perché viviamo questa vita mortale?


E ovviamente le risposte erano improntate al più rigoroso teocentrismo:

1) Siamo figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza;

2) Veniamo dal Cielo;

3) Siamo in cammino per ritornare al Cielo;

4) Ci ha creati Dio;

5) Siamo stati creati per amore;

6) Ci troviamo sulla terra perché in seguito al peccato originale dei nostri progenitori (Adamo ed Eva) siamo stati cacciati dal Paradiso terrestre e, per farvi ritorno, dobbiamo meritarcelo con la fede e le buone opere; 7) Viviamo questa vita per conoscere, amare e servire Dio quaggiù sulla terra e per goderLo eternamente, poi, lassù in Cielo.


E questo senza bisogno di consultare il testo, perché sono domande e risposte che sono rimaste impresse nella memoria e che non si dimenticano per tutta la vita.

Guai a parlare oggi di queste cose, sia con i laici sia con i chierici, come minimo si rischia di essere compatiti, se non perfino derisi. Purtroppo, gli attuali “cattolici adulti” sono stati cresciuti a furia di dottrine “antropocentriche”, impregnate di teoria evoluzionistica darwiniana, di psicologia e psicanalisi, di culto per l’uomo e per la scienza; la stessa moderna religione cattolica insegnata oggi è passata dal teocentrismo all’antropocentrismo. E questo fin dal famigerato catechismo olandese degli anni ’60, il cui principale ispiratore, Edward Schillebeeckx (fondatore, nel 1965, insieme a Chenu, Congar, Rahner e Küng, della rivista teologica Concilium, di stampo fortemente progressista) per arrivare ai catechismi pubblicati dopo il Vaticano II, tutti impregnati dell’ideologia modernista e tutti tendenti a relegare lo stile di Papa Sarto tra la mitologia e le favolette per l’infanzia.

Eppure, chiunque rilegga, dopo oltre 60 anni, quelle domande e risposte, non può fare a meno di considerare che quelle erano le vere, fondamentali domande che si poneva il vero credente, che lì trova anche le giuste risposte. Ben altro stile e ben altro magistero quello del catechismo del Papa trevigiano: rispetto alle moderne tematiche meramente sociali o politiche, per non parlare della moderna mania per la raccolta differenziata!
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La Chiesa si è sempre occupata di fornire risposte alle domande interiori dei credenti, orientandoli verso la trascendenza e non verso l’immanenza. Purtroppo oggi questo non accade più, con l’antropocentrismo imperante nella Chiesa moderna, ed il suo prono “aggiornamento” alla modernità, voluto ed imposto da Roncalli e Montini con il loro Vaticano II; oggi i chierici portano il gregge di Cristo in tutt’altra direzione: non più verso l’alto, verso il Cielo, verso Dio, ma verso il basso, trattenendolo quaggiù ed impedendogli di alzare gli occhi al Cielo, eccitandolo con mille problemi terreni, assolutamente secondari rispetto al problema fondamentale dell’esistenza umana: la salvezza dell’anima e la vita eterna. “Cercate prima il Regno d Dio e la Sua giustizia” - insegna Nostro Signore - “e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt. VI, 33).

Ancor più incredibile e inaccettabile è la catechesi fluida, “a soggetto”, che ci propina l’uomo vestito di bianco: quel Jorge Mario Bergoglio che abusa del potere delle chiavi petrine, che si fa chiamare “Vescovo di Roma” e si rifiuta di risiedere nella residenza papale; oltre a compiere un’infinita serie di gesti dissacratori della figura del Vicario di Cristo: baciando le mani a pubblici peccatori impenitenti, inchinandosi ai politici, facendo la lavanda dei piedi a musulmani, persino baciando le scarpe a politici musulmani, mentre si rifiuta di inginocchiarsi dinanzi a Cristo Eucaristia e ritira la mano per non farsi baciare l’anello dai fedeli cattolici.
Basta un breve richiamo per rendersi conto a quale livello di qualunquismo dottrinale e spirituale è sceso Papa Francesco (per chi lo ritiene tale) e con quali argomenti prova a farci il lavaggio del cervello, depistandoci dalla strada stretta che conduce al Regno dei Cieli:

- “io non sono cattolico, la Chiesa non è cattolica, Dio non è cattolico”;

- “basta seguire la propria coscienza e si è a posto con Dio; (quale coscienza? Quella retta o quella pervertita?, non lo specifica, o volutamente o perché confonde le due).

- “è ormai terminata l’epoca della cristianità e la Chiesa non è più “magistra vitae”; (ciò comporta ovviamente anche il rifiuto dell’adagio: “extra Ecclesiam nulla salus” (del resto già sbianchettato dal Vaticano II).

Ma allora, se è così: dovrebbe essere il primo lui a non insegnare; se la Chiesa – moderna – non è più “magistra vitae”, come può lui arrogarsi il diritto di insegnare?
La verità è che viola tranquillamente il principio di non contraddizione: se la Chiesa non è più “magistra vitae”, non è più necessario neanche il suo supposto magistero.

unavox.it
Il mio docente di latino medioevale (un salesiano della vecchia scuola) soleva dire ironicamente che il termine "coscienza" traeva origine dall'unione di due parole: "cosce" e "scienza" in cui vi era la netta prevalenza delle "cosce" sulla "scienza".
alda luisa corsini likes this.
Di questo genere di professori buontemponi (ma serissimi in verità) ne ho avuto anche io ....
Francesco I likes this.
E intanto lo lasciano fare.. Quanti luciferini sotto mentite spoglie!!
nolimetangere likes this.
Memorare
E come fa uno a capire di appartenere al modernismo se nessuno glielo fa notare? E poi se è convinto che la Chiesa non potrebbe mai mentire ? È un grosso guaio mi sa
Don Reto Nay likes this.
Marziale
Ottimo. San Pio X ci indica come fare a riconoscere un modernista:Segno di appartenenza al Modernismo è il ricevere Dio Eucaristia in piedi.