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Francesco I

Francesco impari da Papa San Leone Magno il Vangelo sui Magi – Le cronache di Papa Francesco

Il regnante pontefice ha manipolato il brano del Vangelo sui Magi per attaccare coloro che resistono alle (sue) novità pastorali. Francesco non ha compreso, purtroppo, che i fedeli che non possono accettare ambigue innovazioni non dicono — come lui capisce –: “non si può perché si è sempre fatto così”, bensì affermano: “non si può perché Dio non vuole”. Adorare il vero Dio e fare la sua Volontà, questo è ciò che hanno fatto i Magi, come spiega San Leone Magno Papa, insigne predecessore di Francesco, il cui insegnamento riportiamo in questo editoriale.



Volevamo iniziare bene l’Anno Nuovo e lo faremo rendendo giustizia alla Verità. Non è la prima volta che il santo Padre rilegge il senso delle Scritture modificando quel senso che gli diedero i Padri, la Tradizione e quindi la Catechesi, la dottrina. È proprio questo cambiamento che, tra l’altro, finisce per seminare l’ambiguità e la confusione come è accaduto per la breve disputa sulle parole del Padre Nostro, clicca qui.
L’Anno è appena iniziato e non vogliamo cominciare “facendo le pulci” alle parole del Papa Francesco, tuttavia non possiamo ignorare certi pericolosi cambiamenti. Parliamo dell’Omelia per l’Epifania del 6 gennaio 2018, fresca fresca, qui integrale.
Dice il Papa Francesco: “Ma, potremmo chiederci ancora, perché, tra quanti alzavano lo sguardo al cielo, tanti altri non hanno seguito quella stella, «la sua stella» (Mt 2,2)? Forse perché non era una stella appariscente, che splendeva più di altre. Era una stella – dice il Vangelo – che i Magi videro appena «spuntare» (vv. 2.9)…”.
Allora, cominciamo col dire che il Papa “inventa” a modo suo la Scrittura, la frase precisa del Vangelo – versione ufficiale della Chiesa vedi qui – dice espressamente: “«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (..) Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia… (Mt.2,2-10).
Quindi non è corretto… come afferma il Papa che il Vangelo direbbe: “Era una stella che i Magi videro appena «spuntare»“… (il problema per noi non sta nel termine spuntare o sorgere, sia chiaro, ma nella combinazione di quel “videro appena spuntare” e nell’affermazione: Forse perché non era una stella appariscente, che splendeva più di altre) e non lo diciamo noi ma san Leone Magno che nel suo Discorso – vedi qui – sull’Epifania sottolinea: «Per questo ai tre Magi apparve in Oriente una stella di straordinaria luminosità, la quale, perché più fulgida e più bella delle altre stelle, facilmente attrasse la loro attenzione, mentre la rimiravano; così poterono rendersi conto che non avveniva a caso ciò che a loro sembrava tanto insolito. Infatti, colui che aveva dato il segno, diede a quelli che l’osservavano anche la grazia di comprenderlo…».


San Leone Magno
spiega anche il motivo per cui ai Magi fu dato di “vedere” questa stella particolare e la sua forte luminosità. Per Bergoglio la motivazione è tutta orizzontale e per SMINUIRE l’importanza gloriosa del Dio fatto Bambino che si manifesta, aggiunge: “La stella di Gesù non acceca, non stordisce, ma invita gentilmente. Possiamo chiederci quale stella scegliamo nella vita. Ci sono stelle abbaglianti, che suscitano emozioni forti, ma che non orientano il cammino. Così è per il successo, il denaro, la carriera, gli onori, i piaceri ricercati come scopo dell’esistenza. Sono meteore: brillano per un po’, ma si schiantano presto e il loro bagliore svanisce. Sono stelle cadenti, che depistano anziché orientare. La stella del Signore, invece, non è sempre folgorante, ma sempre presente; è mite; ti prende per mano nella vita, ti accompagna. Non promette ricompense materiali, ma garantisce la pace e dona, come ai Magi, «una gioia grandissima» (Mt 2,10). Chiede, però, di camminare“.
Ecco il solito metodo modernista di mischiare ciò che è vero con ciò che è ambiguo e interpretabile in modi diversi. Infatti è vero quando parla di stelle “cadenti”, meteore, la nostra gratuità e il metterci in cammino come i Magi, ma… perché dire cose giuste inserendo immagini ambigue quali quella della stella non luminosa, non folgorante? Se dovessimo guardare alla folgorazione avuta da san Paolo sulla via di Damasco, cosa dovremo pensare? Fu reso pure cieco per un certo periodo, forse per questa realtà dal carattere ardente e forte… Gesù risulterebbe meno mite e meno “dolce”?
E dove sta scritto che Gesù non promette “ricompense materiali”? Certo, dipende da cosa chiediamo e da come lo chiediamo, dipende dalle priorità, in questo senso comprendiamo bene il discorso del pontefice, ma se Gesù non avesse promesso anche – anche – beni materiali, a cosa ci serve pregare la divina Provvidenza e chi è ad aiutare i poveri, l’uomo? Capite bene dove si rischia di arrivare? Chi è il datore dei beni materiali? Non è forse lo stesso Dio al quale chiediamo: “dacci oggi il nostro pane quotidiano?”
Descrivendo poi la persona di Erode, il Papa fa un discorso in sé condivisibilissimo, anzi, necessario per rivedere lo stato della nostra coscienza in rapporto con Dio che si manifesta a noi. Tuttavia ecco la solita ciliegina sulla torta: “(Erode) Preferisce che tutto resti come prima – “si è sempre fatto così” – e nessuno ha il coraggio di andare“.
Ma non è così che stanno i fatti! Erode non si preoccupa affatto del “si è sempre fatto così“…. questa frase che Bergoglio usa spesso, la usa contro i “tradizionalisti e i conservatori” della dottrina cattolica! Infatti aggiunge: “Più sottile è la tentazione dei sacerdoti e degli scribi. Essi conoscono il luogo esatto e lo segnalano a Erode, citando anche la profezia antica. Sanno, ma non fanno un passo verso Betlemme. Può essere la tentazione di chi è credente da tempo: si disquisisce di fede, come di qualcosa che si sa già, ma non ci si mette in gioco personalmente per il Signore…”.
Una frase gettata lì, come è il metodo di Bergoglio atto ad incolpare quei sacerdoti troppo presi e zelanti dall’insegnare la sana dottrina. In verità, i sacerdoti di quel tempo temono Erode (e pure Cesare) e per questo non si muovono, non discutono affatto di fede, ma di successione, di chi fosse il re e cosa aspettarsi da questa profezia… Per Bergoglio – mettersi in gioco – è mettere da parte la dottrina e a questo scopo ha usato il brano dei Magi, lo si legge dopo in altre espressioni altrettanto chiare: “I Magi, invece, parlano poco e camminano molto. Pur ignari delle verità di fede, sono desiderosi e in cammino, come evidenziano i verbi del Vangelo: «venuti ad adorarlo» (v. 2), «partirono; entrati, si prostrarono; fecero ritorno» (vv. 9.11.12): sempre in movimento.
È vero che i Magi erano ignari delle “verità di fede” (come tutti del resto, Maria stessa serbava tutti questi eventi nel suo cuore, gli stessi Pastori erano ignari, fino a quel momento), ma il loro camminare e muoversi li spinge proprio a ricercare queste verità di fede, come ha spiegato san Leone Magno, mossi a capire se ciò che avevano appreso fosse vero, il cammino che fanno non è senza meta, ma per trovare le prove a ciò che avevano saputo e a cui hanno creduto. Dice infatti san Leone Magno Papa: I tre uomini assecondarono l’impulso della celeste illuminazione e mentre accompagnano con attenta contemplazione la scia di luce che li precede, sono guidati alla conoscenza della verità dallo splendore della grazia. Ed essi con buoni motivi pensano bene di ricercare nella città regale il luogo della nascita del Re, loro indicato.
Non è come afferma Bergoglio…. i Magi erano mossi intanto dalla GRAZIA, inoltre si mossero CON BUON MOTIVI… così li descrive ancora il grande Pontefice: i Magi realizzano il loro desiderio e sotto la guida della stella che li precede, giungono nel luogo ove è Gesù Cristo, il Signore bambino. Adorano il Verbo nella carne, la Sapienza nella infanzia, la Virtù nella debolezza e il Signore della maestà nella realtà dell’uomo. E perché manifestino il mistero che credono e comprendono, significano con i doni quello che credono con il cuore…..”.
E ancora afferma san Leone Magno: Una stella, più fulgente delle altre, attira l’attenzione dei Magi, abitanti dell’estremo oriente. Essi erano uomini non ignari nell’arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo comprendono l’importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la divina ispirazione, affinché non fosse nascosto ad essi il mistero significato da questa grande visione e non restasse oscuro per l’animo ciò che era mostrato agli occhi…”.
Capito? E ancora, specifica san Leone Magno: “Erode, ascoltando che era nato il Re dei Giudei, temette di averlo come successore“, non è come afferma Bergoglio che Erode pensava: “– “si è sempre fatto così” – e nessuno ha il coraggio di andare.”… Erode TEMEVA DI AVERE GESÙ QUALE SUCCESSORE, punto! Infatti lo dirà poi giusto all’Angelus.

Spiega ancora san Leone Magno: “I Magi, dopo aver adorato e soddisfatto a ogni devozione, in conformità all’avviso avuto in sogno, non fecero ritorno per quella via che avevano fatto venendo. Era necessario che, avendo creduto in Cristo, non camminassero più per i sentieri delle vecchie abitudini, ma, entrati nella via nuova, si tenessero lontano dagli errori abbandonati…”.
E ancora. Offrono l’incenso a Dio, la mirra all’uomo, l’oro al re, venerando consapevolmente l’unione della natura divina e di quella umana, perché Cristo, pure essendo nelle proprietà delle due nature, non era diviso nella potenza….”, ma per Bergoglio, la Visita dei Magi a Gesù è “solo”: “Fare il bene senza calcoli, anche se nessuno ce lo chiede, anche se non ci fa guadagnare nulla, anche se non ci fa piacere. Dio questo desidera. Egli, fattosi piccolo per noi, ci chiede di offrire qualcosa per i suoi fratelli più piccoli. Chi sono? Sono proprio quelli che non hanno da ricambiare, come il bisognoso, l’affamato, il forestiero, il carcerato, il povero (cfr Mt 25,31-46)“.
Questo è il problema di questo magistero “liquido”. Non accusiamo il Papa di aver detto delle eresie ma… santo cielo, qui ci troviamo davanti ad un nuovo vangelo! L’EPIFANIA DI GESÙ È LA SUA MANIFESTAZIONE e la nostra CONVERSIONE A LUI, i Magi non hanno intrapreso un viaggio per andare in Bangladesh, o in Africa o altrove per soccorrere il bisognoso, l’affamato, il carcerato, il forestiero… TUTTO A SUO TEMPO, le opere di carità non devo offuscare i TEMPI DEDICATI A DIO, e questo era il momento dedicato esclusivamente a Dio, i doni dei Magi sono per LUI, come possiamo imitarli noi oggi? Sempre dall’insegnamento della santa Tradizione: Dopo esserti CONVERTITO A GESÙ, ed averlo riconosciuto nella sua Manifestazione, porta anche tu i tuoi doni che dovranno impegnarti per tutto l’anno: l’oro della tua carità al più Mendicante dei mendicanti, che per te si è fatto povero; l’incenso delle tue Preghiere al Re dei re, che per te sta chiuso notte e giorno nel divin Sacramento; la mirra delle tue sofferenze, delle tue croci, della tua autentica conversione, della rinuncia ai vizi e ad ogni peccato, della tua volontà a Colui che per te si fece crocifiggere senza alcuna replica o difesa, facendosi obbediente al Padre col suo esempio.
Conclude con queste parole san Leone Magno, che vogliamo fare nostre: E certamente anche noi con questo caratteristico servizio della stella, siamo esortati a prestare adorazione, affinché pure noi obbediamo a questa grazia che tutti invita a Cristo. Chiunque nella Chiesa vive con pietà e castità, chiunque gusta le cose celesti e non le terrene, è come una luce celeste: mentre egli conserva il candore di santa vita, quasi stella, mostra a molti la via che porta al Signore. In questo studio della virtù, dilettissimi, dovete tutti darvi reciproco aiuto, affinché possiate risplendere, come figli della luce, nel regno di Dio, a cui si giunge con la Fede retta e con le opere buone: per Gesù Cristo, nostro Signore, il quale con il Padre e lo Spirito santo vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen”.

cronicasdepapafrancisco.com/…/bergoglio-sanle…

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Sam Gamgee
A volte 'staccare la spina ' fa solo bene . Meglio andarsi a godere il colossale patrimonio che abbiamo ,in particolare i Padri della Chiesa ( fino a S. Vincenzo di Lérins ) poco conosciuti dai piu' ,ed ovviamente i Dottori della Fede ,ma non solo .
Quasi sempre possiamo ben fare a meno di "abbeverarci" a fonti odierne con strani odori o comunque di dubbia salubrità: abbiamo un patrimonio immenso di sano magistero già "in cassaforte" a cui attingere!

Per chi sia dà un po' da fare, anche senza grandi biblioteche a disposizione e senza conoscere le lingue antiche, oggi tramite internet abbiamo tutti a disposizione un enorme patrimonio delle … Espandi