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Tempi di Maria 2

Potente preghiera di liberazione alle piaghe di Gesù - "Fuggite potenze nemiche! Gesù Cristo ha vinto!"

Eterno Padre Santo, siamo qui alla tua presenza, davanti al tuo trono. A te l’onore la gloria nei secoli! Ci mettiamo dinanzi all’Agnello senza macchia che si è donato e immolato per la salvezza e la redenzione di tutto il genere umano. Grazie per il suo Sangue prezioso. Infondi il tuo Spirito d’amore su di noi figli. Siamo a tua immagine, eredi e coeredi del tuo Figlio Gesù Cristo. Gesù, per il tuo Cuore squarciato, invochiamo la tua misericordia, la tua luce, la tua potenza nello Spirito Santo, coprici con le tue mani amorose. Il tuo cuore si commuove davanti alla nostra sofferenza e ai nostri peccati, noi fiduciosi della tua santa misericordia ti invochiamo, pietà di noi.

Padre Onnipotente, ci mettiamo sotto la santissima croce del tuo Figlio Gesù, possa Lui legare, inchiodare il nostro peccato, il male, la sofferenza alla sua santa croce e inchinati sotto di essa, scenda come effusione il suo Preziosissimo sangue. Gesù, ci hai comprato a caro prezzo, grazie ad esso e alle tue santissime piaghe siamo stati guariti.

Gesù, vogliamo contemplare la piaga della tua mano destra inchiodata, trafitta da questo chiodo fino al legno della croce, da dove sgorga sangue fino a noi e tu ci parli dicendo: “mi sono lasciato inchiodare per amor tuo, mettiti dentro questa piaga che mi procura tanto dolore, affidati ad essa perché con essa ti ho creato e ti voglio guarire.

Contempla la mia mano sinistra inchiodata fino al legno della croce: gronda di sangue per la tua salvezza, affidati a questa mano, per essere guidato e perché essa sia sempre sopra di te per proteggerti.

Contempla i miei piedi inchiodati da quest’unico chiodo, mi fa un male terribile!

Guarda il mio piede destro forato, sanguinante, affidati a questo mio piede, chi cammina con me, cammina nella luce e non inciamperà mai! Io ti sostengo quando vacilli.

Guarda il mio piede sinistro attraversato da questo chiodo, il mio sangue cade su di te, affidati a questa piaga del mio piede. Io sono la via che conduce al Padre, Io sono la verità che ti illumina, Io sono la vita che si dona per te.

Contempla il mio costato squarciato dalla lancia, esce sangue e acqua, questo sangue che ti salva dalla morte donandoti la vita, dalle tenebre donandoti la luce, dall’odio donandoti l’amore. L’acqua che sgorga dal mio costato ti lava da tutti i tuoi peccati.

Anche se i tuoi peccati sono rosso come scarlatto, io li farò diventare bianchi come lana. Contempla il mio capo trafitto da questa corona di spine, esso è uno dei dolori più atroci del mio corpo, tutto il mio volto è sanguinante. Ti voglio coprire con questo sangue e questo mio dolore, perché i miei pensieri siano i tuoi pensieri, il mio amore sia il tuo amore, perché tu abbia pensieri di giustizia e rettitudine. Tutto il mio corpo è dolorante e sanguina in continuazione per la salvezza dell’umanità! Così io ho preso tutti i vostri peccati e li ho inchiodati a questa croce vittoriosa”.

A te ho gridato, Signore, e tu mi hai guarito; ti loderò per sempre. Perché nel nome di Cristo Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo in terra e sotto terra e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore a gloria di Dio Padre.

Chi è come Dio? Nessuno è come Dio! Chi è come Dio? Nessuno è come Dio! Chi è come Dio? Nessuno è come Dio!

Fuggite potenze nemiche! Gesù Cristo ha vinto! Fuggite potenze nemiche! Gesù Cristo ha vinto! Fuggite potenze nemiche! Gesù Cristo ha vinto!

Per intercessione del grande Principe delle milizie celesti, l’Arcangelo San Michele, difendici nella battaglia contro le potenze malefiche, distruggi il potere delle tenebre e incatena gli spiriti immondi. Amen.

Per intercessione del grande Principe, l’Arcangelo San Gabriele, potenza e forza di Dio, donaci la potenza di combattere il male, la forza della fede, la forza della speranza, la forza di Dio donaci la potenza di combattere il male, la forza della fede, la forza della speranza, la forza della costanza, la forza della temperanza e reca il lieto annuncio della pace, della serenità e della gioia nel cuore. Amen.

Per intercessione del grande Principe, l’Arcangelo San Raffaele, medicina e guarigione di Dio, guarisci tutte le nostre infermità del corpo e dell'anima, liberaci dai mali che ci assoggettano nel tempo presente. Amen.

Per intercessione di tutta la corte celeste angeli e santi di Dio pregate per noi.

Per intercessione della Beatissima Vergine Maria, Madre di Grazia e di misericordia, coprici col tuo manto materno, proteggici in tutti i nostri passi, prendici per mano e portaci al tuo Figlio Gesù. Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. Amen.


"AVE SANTA CROCE, IN TE SOLA ABBIAMO SALVEZZA!"

La festa dell'Esaltazione della Santa Croce è una celebrazione peculiare che ha il suo posto unico all’interno del calendario liturgico dell'anno.

Già il nome della festa indica che esiste come una duplice dimensione, che è scopribile all’interno della Liturgia stessa: Gloria e passione, trionfo e dolore, vittoria anticipata e “apparente sconfitta”...

Ciò che alla ragione appare una insanabile contraddizione è così armonicamente congiunto dalla Sapienza di Dio: è un unico mistero che vive di due fasi.

In realtà qui siamo nel cuore stesso del mistero cristiano, che vive in una tensione continua tra queste due polarità; l’armonizzazione dell’una con l’altra realtà appare, però, a noi poveri mortali, un grande “segno di contraddizione” perché se da un lato sappiamo con la certezza che ci viene dalla fede che “l’Uomo dei dolori” che pende dal legno infame è Trionfatore della morte, del peccato, di satana, è il Re del Cielo e della terra, Colui in mano al quale è il potere assoluto per cui nulla gli è impossibile, tuttavia per quella Croce che Egli si è scelto come strumento per la nostra salvezza il nostro istinto prova spavento e, talvolta, ribrezzo, orrore: non è esso uno strumento di condanna, di morte, che nel caso di Cristo diventa anche emblema di vergognosa ingiustizia ed empietà?

Quella Croce, però, lo sappiamo, è stata trasformata dall’onnipotente carità di Cristo nella nostra salvezza perché Egli l’ha scelta come talamo nuziale su cui consumare, nel sangue da lui versato, le nozze con l’umanità nuova da lui ricreata e rigenerata.
“Ave O Croce” – ci fa cantare la Liturgia -, “nostra unica speranza”!

Quella Croce è “trono di potenza”, su cu inizia il nuovo regno, la cui sola legge è l’amore che rinnova il mondo intero; quella croce è “culla del creato”, centro del mondo, che riceve nel suo grembo il fiore più bello e prezioso dell’universo; quella croce è “bilancia del riscatto” su cui è pesato il corpo di Cristo che ha pagato ogni debito e che ha cancellato, per noi, ogni colpa; quella croce è il “legno della vita”:Gesù, Nuovo Adamo, abbracciandola e morendo su di essa, ha offerto al Padre un atto perfetto di religione: l’obbedienza sacrificale che ha riparato la disobbedienza del primo Adamo a causa della quale l’umanità era diventata, per usare la forte espressione di sant’Agostino, “massa perditionis”, massa di perdizione.

Ebbene, un tesoro così prezioso era giusto che venisse offerto anche a coloro che, risollevati per suo mezzo, dovevano partecipare dei frutti della salvezza.

Diceva un eccellente teologo del secolo scorso, il padre Antonio Royo Marin, che l’ostacolo più grande alla nostra salvezza e santificazione è l’orrore che abbiamo della Croce: infatti, se come i santi riuscissimo a cambiare il nostro rapporto con lei, se da nemica ce la rendessimo amica, se da fardello insopportabile caricatoci sulle spalle la vedessimo in una luce nuova, come un dolce giogo con cui partecipiamo intimamente alla vita di Cristo, alla sua grazia, diventando con lui “corredentori del genere umano”, piccoli mediatori del Mediatore per la salvezza di tanti nostri fratelli e sorelle che sono “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1, 79).

Se solo sapessimo far valere le ragioni della Fede e non della naturalità, della carità e non dell’egoismo, la nostra anima fiorirebbe, ogni dolore svanirebbe perchè la Croce diverrebbe per noi sorgente inesauribile di gioia e delizia.

Santa Teresa arrivò a dire: "Signore, o patire o morire”. E una sua discepola, santa Maria Maddalena de’Pazzi si spinse ancora oltre: “Patire, non morire”. San Francesco d'Assisi, quel serafino di carità crocifissa diceva sicuro: “Conosco Cristo povero e crocifisso, questo mi basta; tanta è la gioia che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Pazzi? Forse si, eppure è di questi pazzi per Cristo che appartiene il Regno dei Cieli, di questi veri cristiani la cui unica scienza e sapienza è stata il mistero della Croce “riattualizzato nelle loro membra”.
Sappiamo valorizzare questo mistero!

Oggi, tempo di ateismo più folle e di immoralità più balorda, il mistero del dolore rimane al centro della storia come una grande pietra di inciampo su cui, a loro danno, si sfracellano tutti coloro che rifiutano Gesù come Salvatore della loro vita o che, peggio ancora, gli fanno guerra: guerra alle sue Leggi, guerra alla sua Persona, guerra attraverso gli oltraggi mostruosi di cui è vittima nella Santissima Eucaristia.

L’Apostolo ci ammonisce: “abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5), il quale “si è fato obbediente fino alla morte e alla morte di Croce” (Fil 2, 8). Avremo i suoi stessi sentimenti se, invece di lottare contro la Croce così come si presenta nella nostra vita, la accoglieremo con fede ed amore: in questo modo leniremo le ferite del nostro amato Salvatore, prima di tutto quelle che gli abbiamo inferto noi coi nostri peccati e poi quelle apertegli di continuo da un mondo scellerato e da una Chiesa, troppo spesso, infedele e fedifraga.

Amiamo Gesù! Amiamolo “non a parole ma a fatti” (cf 1 Gv 3, 18), come ci ricorda san Giovanni. Questo amore sarà tanto più eloquente quanto più sapremo farci “crocifissi col Crocifisso”, “vittime con la Vittima, “riparatori con Riparatore”:

"O Crux ave, spes unica (...) piis adauge gratiam, reisque dele crimina" (1).
Salve, o Croce, unica speranza (...). Ai fedeli accresci la grazia e ai peccatori cancella le colpe (2).

Note:
1) Dall'Inno liturgico "Vexilla Regis".
2) Note storiche. « La data del 14 settembre segna l'anniversario di una dedicazione che lasciò nella storia ecclesiastica un profondo ricordo.
Il 14 settembre del 335 una folla considerevole di curiosi, di pellegrini, di monaci, di clero, di prelati, accorsi da tutte le province dell'Impero, si riunivano a Gerusalemme per la Dedicazione del magnifico santuario restaurato dall'imperatore Costantino nel luogo stesso dove il Signore aveva sofferto ed era stato sepolto.
L'anniversario continuò ad essere celebrato con non minore splendore negli anni seguenti. La pellegrina Eteria, venuta a Gerusalemme, al tramonto del IV secolo, ci riferisce che più di 50 vescovi assistevano ogni anno alla solennità del 14 settembre. La Dedicazione aveva rito pari alla Pasqua e all'Epifania e si protraeva per otto giorni con immenso concorso di pellegrini (...).
Un avvenimento venne nel corso dei secoli a rinnovare lo splendore della festa della Esaltazione. Gerusalemme nel 614 era stata occupata dai Persiani e messa a ferro e fuoco. Dopo le vittorie del pio imperatore Eraclio, la città santa era stata restaurata ed Eraclio aveva ottenuto che fosse restituita la Santa Croce, portata dagli invasori a Ctesifonte. Il 21 marzo del 630, la Croce fu di nuovo eretta nella Chiesa del S. Sepolcro e si riprese il 14 settembre seguente la cerimonia della Esaltazione »: dom P. Guéranger, L'anno liturgico, vol. II: olII. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. Roberti-P. Graziani-P. Suffia, Alba 1959, pp. 1072-1076.

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