Maria d'Agreda, rivelazioni inimmaginabili: Satana apparve a Giuda per dissuaderlo dal tradire il Signore!

I DEMONI SI RIUNISCONO ALL'INFERNO PER PARLARE DEL TRIONFO DI CRISTO, NOSTRO REDENTORE, E PRENDONO ALCUNE DECISIONI; I SACERDOTI E I FARISEI SI RADUNANO IN GERUSALEMME.

Come ho detto, tutti i misteri contenuti nel trionfo del nostro Salvatore furono grandi e mirabili, ma, nel suo genere, non lo è meno quello in ordine all'oppressione che sperimentò l'inferno quando i demoni vi furono fatti piombare al suo ingresso nella città santa. Per due giorni interi, dalla domenica in cui questo accadde sino al martedì, rimasero nell'umiliazione in cui li aveva posti la destra dell'Altissimo, pieni di penoso e confuso furore. Con strida orribili lo manifestavano alla turbolenta schiera dei dannati, che ricevettero terrore e strazio maggiori di quelli che soffrivano solitamente. Lucifero, il principe delle tenebre, più sbalordito di tutti, convocò i suoi seguaci e da una posizione elevata, come loro capo, affermò:

«Non è possibile che chi ci angustia in questo modo, abbattendo le nostre forze, sia soltanto un profeta: Mosè, Elia, Eliseo e altri nostri antichi nemici non ci hanno mai vinto con tanta violenza, nonostante i loro prodigi. Del resto, mai di alcuno mi sono state celate tante opere; in particolare, arrivo a sapere ben poco dei suoi atti interiori. Come un semplice uomo avrebbe potuto fare tutto questo e rivelare sulle cose un'autorità pari a quella resa evidente dalle sue azioni? Egli, inoltre, accoglie imperturbabile e senza superbia le lodi e la gloria che per esse gli vengono tributate. Peraltro, in questa esaltazione che ha ottenuto ha dimostrato un nuovo potere contro di noi e così ho minori energie per fare quanto desidero, cioè ucciderlo e cancellare completamente il suo nome dalla terra dei viventi. Lo hanno celebrato e acclamato come beato non solo i suoi, ma anche molti che io tenevo in mio dominio; lo hanno chiamato Messia, riconoscendolo come colui che è stato promesso nella loro legge, ed egli ha costretto tutti a venerarlo e adorarlo. Ciò è molto per una normale creatura e, se egli non è di più, bisogna dedurre che nessun altro ha avuto come lui l'Eterno dalla sua parte, per cui ci fa e ci farà enormi danni; da quando siamo stati scacciati dall'empireo, infatti, non abbiamo mai subito tale rovina né incontrato tanti ostacoli come da quando egli è venuto nel mondo. Se poi per caso è il Verbo incarnato, come temiamo, è necessario ponderare attentamente questa situazione, perché, se non lo eliminiamo, con il suo esempio e il suo insegnamento attirerà tutti dietro di sé. Per l'odio che ho verso di lui, ho provato ripetutamente ad ammazzarlo, senza riuscirci: una prima volta nella sua patria feci in modo che cercassero di gettarlo giù da un precipizio, ma egli con il suo potere si prese gioco di coloro che lo stavano per fare; un'altra disposi che fosse lapidato in Gerusalemme, ma egli si nascose dai farisei».

«Ora ho un'opportunità migliore, perché ho inviato una suggestione a Giuda, suo discepolo e nostro amico, spingendolo a mettere il suo Maestro nelle mani di costoro, che ho preparato accendendoli di furiosa invidia; senza dubbio, lo condanneranno a una pena molto crudele, come bramano. Aspettano solo le condizioni propizie che sto approntando con tutta la mia astuzia e diligenza, perché il traditore, gli scribi e i sacerdoti faranno esattamente quello che proporrò loro, ma nonostante questo ho una grave difficoltà, che richiede molta cautela. Se, infatti, egli è l'Atteso, offrirà i suoi dolori per la redenzione, guadagnando meriti infiniti a vantaggio di tutti. Aprirà il cielo e i salvati ascenderanno a godere il premio che ci è stato tolto; ciò sarà per noi un altro aspro tormento, se non ci affrettiamo a impedirlo. Egli, inoltre, con le sue sofferenze sarà uno straordinario modello di sopportazione per gli altri, perché è estremamente mite e umile di cuore, e non lo abbiamo mai visto impaziente o turbato. Educherà tutti a queste virtù, che sono quelle che più detesto perché offendono pesantemente me e chi si attiene ai miei dettami, per cui è conveniente per i nostri obiettivi parlare di quanto dobbiamo fare nel perseguitare questo Cristo e uomo nuovo, e bisogna che mi diciate che cosa ne pensate».


Essi discussero ampiamente su simili considerazioni, infuriandosi con inimmaginabile sdegno contro Gesù e lamentandosi dell'inganno in cui giudicavano di essere incorsi nel pretendere la sua soppressione con tanta scaltrezza. Così, con questa stessa malizia raddoppiata si sforzarono da allora in poi di tornare indietro e di evitare che egli perisse, essendosi già confermati nel sospetto che fosse il Messia, anche se non erano giunti ad esserne sicuri. Questo dubbio fu per satana motivo di tale sconcerto e affanno che, approvando il decreto con il quale si stabiliva ciò, concluse il conciliabolo proclamando: «Credetemi, compagni: se questa persona è anche Dio vero, con la sua passione distruggerà il nostro impero, riscatterà i mortali, li innalzerà a mai sperimentata felicità e darà loro maggiori risorse contro di noi; abbiamo sbagliato molto nel procurare il suo assassinio, sbrighiamoci a riparare a questa sciagura».

Con tale risoluzione, tutti i suoi ministri salirono in superficie e misero ogni impegno nel sottrarre sua Maestà al supplizio, intervenendo presso Pilato e sua moglie, come consta dai Vangeli, e in parecchi altri modi, in essi non riportati ma ugualmente certi. Prima di tutto assalirono Giuda con ulteriori istigazioni per farlo recedere dalla consegna concertata, senza essere però in grado di muoverlo a rinunciare ai suoi intenti e a desistere da essi. Pertanto, il demonio stesso gli apparve in forma corporale e tentò di farlo riflettere e di indurlo a interrompere le trattative; essendo informato della smisurata ingordigia di quell'avaro, con una sollecitudine più grande di quella che aveva impiegato per incitarlo a vendere il suo Signore, ardente di amore per tutti, gli porse molto denaro affinché non lo desse in balìa dei suoi nemici.

Ma, ahimè, tristezza della nostra miseria! Egli, che si era sottomesso al drago per obbedirgli nella perfidia, non poté farlo per ravvedersi! L'avversario, infatti, non aveva dalla sua parte la forza della grazia, senza la quale è vana ogni fatica per convincere ad abbandonare il peccato e seguire il bene. L'Altissimo non era nell'impossibilità di strapparlo dalla sua slealtà e ricondurlo a sé, ma per questo non erano un mezzo confacente le manovre di persuasione di Lucifero, che lo aveva fatto cadere; per di più, nella sua ineffabile equità riteneva di non dovergli somministrare altri aiuti, perché era arrivato a così dura ostinazione mentre si trovava alla scuola del divin Maestro, ponendo tante volte intralcio ai suoi ammonimenti, alle sue ispirazioni e ai suoi immensi favori. Costui, inoltre, aveva disprezzato con inammissibile temerarietà i suoi consigli e quelli della santissima e dolcissima Regina, come anche la luminosità della vita loro e degli altri apostoli. A tutto questo nella sua empietà aveva resistito con pertinacia propria di un diavolo, più che di un uomo libero di compiere opere rette. Dopo essere rimasto tanto a lungo nel male, era ormai in uno stato tale che l'odio concepito contro il suo Salvatore e contro la Madre della clemenza lo aveva reso incapace di domandare misericordia, indegno della luce per conoscerla e come insensibile alla voce della stessa ragione e della stessa legge naturale, che lo avrebbero potuto trattenere dal danneggiare l'innocente dalle cui mani aveva ricevuto tanti benefici. Si tratta di un raro esempio e di una istruzione pratica per la fragilità e la stoltezza di quanti, non temendoli, possono incorrere in pericoli simili e scivolare in una condizione così sventurata e deplorevole.

Quei serpenti lo lasciarono, senza più speranza di fargli cambiare idea, e andarono dai farisei per ottenere la medesima cosa attraverso molte suggestioni, che comunicarono loro affinché non opprimessero l'Unigenito; avvenne, però, lo stesso e non poterono farli retrocedere dal piano malvagio che avevano escogitato. Alcuni scribi, per cause terrene, presero a valutare con maggiore equilibrio se davvero convenisse loro quello che avevano deciso, ma, poiché non erano assistiti dal cielo, tornarono subito a essere vinti dal rancore e dall'invidia. Allora, il maligno e i suoi si diressero verso Pilato e la sua consorte, la quale, come ci è tramandato, fu stimolata a mettere in guardia con pietà femminile il marito da ogni coinvolgimento nella condanna di quel giusto. Per questa e somiglianti vie, lo spronarono a cercare numerosi espedienti per non pronunciare la sentenza capitale, ma non raggiunsero il loro scopo e, senza più fiducia di avere successo, mutarono progetto. Si eccitarono nuovamente contro Cristo e, non potendone impedire la morte, per provocare la sua inalterabile pazienza sobillarono i capi e i carnefici a dargliela al più presto e a tormentarlo con la spietata crudeltà che poi usarono. Gesù stesso permise questo per i sublimi fini della redenzione, anche se proibì alcune atrocità meno decenti che erano suggerite contro la sua venerabile persona e umanità.

Venerabile Maria d'Agreda

Tratto da:

La Mistica Città di Dio, libro 6, capitolo 8, paragrafi 1128-1136 (medjugorje.altervista.org/…/index.php)
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Bellissimo post
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Anche questi scritti come quelli della Valtorta hanno un valore e una bellezza incredibile. Mi sembra che in passato insieme all'imitazione di Cristo giravano molto tra i consacrati
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