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La paternità esclusiva di Dio (Mt 23,9)

Nostro Solo comportandosi quali fratelli tra loro i credenti possono essere figli di Dio e solo vivendo da figli possono stabilire una relazione da fratelli. (quello) del cielo Nel Pater la sottolineatura che il Padre è “nei cieli” (di per sé ovvia), non serve all'evangelista per indicare un luogo (la residenza di Dio nei cieli), ma è una formulazione teologica che intende sottolineare la qualità dell'azione divina. I credenti sono chiamati a distinguere e opporre la qualità del "Padre dei cieli" a quella del "padre della terra" e invitati a rivolgersi all'unico Padre, "quello dei cieli" (cf Mt 7,11; 23,9; Eb 12,9). Rivolgersi al Padre del cielo , significa riconoscere in lui l'unico Padre (Ef 3,15) con l’esclusione di tutti gli altri: "E non riconoscete nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo" (Mt 23,9; Mt 19,29). Se avessimo ascoltato queste parole di Gesù oggi non avremmo tanti padri, tanti monsignori e tanti potenti a cui prestare l'ossequio dovuto a Dio solo! Essere "nei cieli" o "sulla terra" è quel che distingue la condizione divina da quella umana. Desiderare di salire e risiedere "nei cieli" significa voler raggiungere la condizione divina e poter così disporre come Dio del potere di vita e di morte sugli uomini. Questa suprema ambizione di ogni potente viene frustrata dalla manifestazione del vero Dio (Is 14,12-13; cf 24,21). Il vangelo di Matteo colloca nei cieli il "Padre", il "Figlio dell'Uomo" (Mt 24,30) e gli "angeli" (Mt 18,10; 24,36; 28,2). Unica presenza estranea sono gli "astri" e le "potenze" che anch'esse pretendono di risiedere nei cieli (cf Mt 24,29), usurpando questa prerogativa esclusivamente divina. Queste "potenze che stanno sulla terraferma e sull'acqua" (Enoc 61,10; cf 82,8; 4 Esdra 6,3) sono esseri intermedi tra l'uomo e la divinità, potenze cosmiche non ancora sottomesse a Dio, che governano gli astri e quindi l'universo, lo spazio tra cielo e la terra a servizio di Satana (Beliar): "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati, e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti" (Ef 6,12) Nella Lettera ai Colossesi alcune di queste potenze vengono indicate con i titoli di "Troni", "Dominazioni", "Principati" e "Potenze", e presentate come rivali di Gesù, nelle quali i Colossesi ripongono la loro fiducia, aspettando da esse la salvezza (cf Col 1,16). Mediante la professione di fede contenuta nell'invocazione al Padre del cielo, viene affermato che la sola signoria riconosciuta dalla comunità dei credenti è quella dell'unico Dio che legittimamente risiede nei cieli. Ogni altra presenza nei cieli viene considerata un' usurpazione che l'attività del Messia e dei suoi seguaci dovrà eliminare (Rm 8,39; Ef 2,2). La "potenza" del "Figlio dell'Uomo" annienterà tutte le "potenze dei cieli" alla sua venuta. Questa radicale ed esplicita affermazione di fede nel Padre, quello "del cielo” (Mt 23,9), si comprende meglio se inserita nel contesto di un'epoca nella quale sia l'imperatore romano sia ogni altro re pretendevano di venire considerato di natura divina, e il rifiuto di adorare costoro era causa di morte (cf Ap 13,15; Dn 3,1-6.15).

(Continua...)
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