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Francesco I 1 1

Il Miracolo

Il 12 ottobre si festeggia Nostra Signora del Pilar (della Colonna), Patrona della Hispanidad. Il 2 gennaio dell’anno 40 di Gesù Cristo, la Vergine Maria ancora in vita, apparve “en su carne mortal”all’Apostolo san Giacomo Maggiore presso Saragozza. Confortò Ella l’Apostolo del suo Figlio, deluso per lo scarso esito della sua predicazione, e gli consegnò una colonnina di alabastro che tuttora si venera presso la meravigliosa Basilica del Pilar a Saragozza, nella Camera Angelica (uno speciale Angelo presiede infatti alla sua custodia). La Madonna nel consegnare il Pilar promise: “L’eccelso Re ha prescelto questo posto affinché in esso gli innalzi un tempio, dove sotto il titolo del mio nome il suo sia magnificato e dove i suoi tesori siano comunicati con abbondanza; egli darà libero corso alle sue antiche misericordie a vantaggio dei credenti e questi per mezzo della mia intercessione le otterranno, se le domanderanno con autentica confidenza e pia devozione. Da parte sua prometto loro enormi favori e la mia protezione, perché questa deve essere mia abitazione e mia eredità. In testimonianza di ciò, questo Pilastro con sopra la mia immagine resterà qui e durerà con La Santa Fede sino alla fine dei tempii”. E la storia conferma questa promessa materna: grazie infinite e miracoli insigni si operarono e tuttora si operano! Tra questi portenti, eccelle senza alcun dubbio il miracolo di Calanda – ossia la gamba di Juan Miguel Pellicer, amputata nel 1637 e reintegrata il 29 marzo 1640 – il cui decreto di riconoscimento di seguito riportiamo per propagare la potenza della Madre di Dio e Madre nostra, Onnipotente per grazia.
SENTENZA DELL’ARCIVESCOVO DI SARAGOZZA,
DON PEDRO APAOLAZA RAMIREZ,
DETTATA IL 27 APRILE DEL 1641,
CON LA QUALE SI DICHIARA MIRACOLOSA
E OTTENUTA PER INTERCESSIONE DI NOSTRA SIGNORA
DEL PILAR
LA RESTITUZIONE A MIGUEL JUAN PELLICER,
DI CALANDA, DELLA GAMBA DESTRA
AMPUTATA E SEPOLTA
DA DUE ANNI E CINQUE MESI.

IN NOMINE DOMINI. AMEN
Sappiamo tutti che il giorno 27 aprile dell’anno 1641 dalla Nascita del Signore, nella città di Saragozza, innanzi all’Illustrissimo e Reverendissimo signor Don Pedro Apaolaza, per Grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo di Saragozza, Consigliere del Re etc., in un processo e causa innanzi al suddetto Illustrissimo e Reverendissimo Arcivescovo, pendente, presso la Curia, ed avente per titolo “Processo degli Illustrissimi Signori Giurati del Consoglio e dell’Università della Città di Saragozza ai fini di accertare un miracolo”, su istanza e supplica dei dottori Felipe Bardaxì e Gil Fuster, dottori in utroque jure e di Miguel Ciprés, notaio causidico, persone nominate dai succitati Illustrissimi Signori Giurati e dal Consiglio di questa Città per istruire questo processo; il detto Illustrissimo e Reverendissimo Arcivescovo, mio Signore, ha redatto per iscritto, letto e promulgato una sentenza del seguente tenore:

CHRISTI AC BEATAE VIRGINIS MARIAE DE PILARI
NOMINIBUS INVOCATIS

Noi, Don Pedro de Apaolaza, per grazia di Dio e della Sede Apostolica Arcivescovo di Saragozza, Consigliere del Re etc., abbiamo preso visione di tutto il procedimento che si è svolto ad istanza degli Illustrissimi Signori Giurati del Consiglio e dell’Università di questa Città di Saragozza, prestando attenzione, indagando con diligenza e ricercando con maturità le questioni dal processo riguardate.
Consta dal suddetto processo che Dio Ottimo Massimo, che è glorioso nei Suoi Santi e meraviglioso nella Sua Maestà; le Cui ineffabili altezza e prudenza non hanno limiti, né possono essere circoscritte entro alcun termine, e che con il Suo retto giudizio dirige le realtà celesti e quelle terrene; e che, sebbene innalzi tutti i Suoi servi, li copra di grandi onori o li immetta nel possesso della beatitudine celeste, tuttavia, per dare a chi ne è degno ciò che ha meritato, innalza con maggiori onori, remunera con più ricchi premi chi riconosce più degno e chi è raccomandato dalla maggiore eccellenza dei meriti: volle che Colei che è esaltata sopra i cori degli Angeli, il cui trono è posto accanto a quello di Dio, e alla Cui destra è assisa vestita d’oro, cioè la Vergine Maria Sua Madre, fosse onorata con un miracolo avvenuto ai nostri giorni.

Risulta infatti che nell’Ospedale Generale di Santa Maria della Grazia, sito in questa città, a Miguel Juan Pellicer, nativo di Calanda, di questo Arcivescovado, a causa di un infortunio, fu recisa e amputata la gamba destra, poi affidata alla terra del cimitero del detto Ospedale due anni e vari mesi prima delle deposizioni dei detti testimoni, come dichiararono i testimoni 1, 5 e 7 in merito agli articoli 11 e 12.

Risulta anche, dalle dichiarazioni di cinque testimoni chiamati a deporre, e precisamente i testi 8, 9, 10, 12 e 13, in merito agli articoli 21 e 22, che la stessa notte in cui si dice che sia avvenuto il miracolo, che era uno degli ultimi giorni di marzo dell’anno scorso 1640, un’ora prima che il detto Juan Miguel Pellicer si ritirasse a dormire per terra, i detti testimoni videro la cicatrice della gamba tagliata e con le proprie mani la toccarono e la palparono.
Consta che, poco dopo che il citato Miguel Juan andò a coricarsi, i testi 8 e 13, che sono i genitori del detto Miguel, entrando nella stanza lo trovarono addormentato, con due gambe, e pieni di meraviglia gridarono per risvegliare il detto Miguel, e al loro urlo il testimone 12, che era rimasto fuori accanto al fuoco, ivi entrando trovò il detto Miguel che poco prima aveva visto con una sola gamba, con due gambe; e che, interrogato il detto Miguel dai suoi genitori su come ciò fosse potuto accadere, rispose che non lo sapeva.

Tuttavia [rispose] che non appena si fu adagiato sul suo giaciglio, preso da un sonno profondo, sognava di essere nella cappella della Vergine Maria del Pilar, e di ungersi con l’olio di una lampada, e credeva che ciò fosse avvenuto ad opera della Vergine, a cui si era affidato pienamente, e veramente di cuore, mentre si stava coricando. Ciò visto, il teste 12 (come afferma egli stesso in merito all’articolo 23) chiamò i testi 9 e 10, che erano i vicini (di casa) e che con lui e i genitori del detto Miguel avevano visto che questi aveva una sola gamba e gli avevano toccato la cicatrice della gamba amputata; costoro, tornando a casa di Miguel, lo videro con due gambe, e ne rimasero meravigliati, come essi stessi attestano nelle loro deposizioni sui detti articoli, dalle quali deposizioni degli otto testimoni risulta nel modo più assoluto sia la mancanza della gamba di Miguel, sia la sua reintegrazione.
Risulta anche l’identità della sua persona, attestata dalla maggior parte dei testi escussi in merito all’art. 29; nonché l’identità della gamba, che è la stessa che gli fu amputata, come si evince dai segni indicati dal detto Miguel e dai testimoni, e ritrovati sulla stessa gamba; come appare dalle deposizioni dei testimoni 8, 10, 13 sull’art. 24, e testimoni 5, 8, 11 e 13 sull’art. 30.
Consta anche dalla deposizione di numerosi testimoni che il giorni seguente vi fu un grande afflusso di popolo per vedere la gamba restituita in modo miracoloso al detto Miguel; e che per ringraziare Dio lo accompagnarono in chiesa, ove fu celebrato il Sacrificio della Messa in ringraziamento; e dove tutto il popolo vide il detto Miguel che camminava e che lodava Dio, che confessò i suoi peccati e che riceveva il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia; e che si riempirono di stupore e di meraviglia per ciò che gli era accaduto, perché riconoscevano che quegli era il giovane con una gamba sola che fino a poco tempo fa chiedeva l’elemosina; come si narra negli Atti degli Apostoli di quello storpio dalla nascita guarito miracolosamente da san Pietro.
Risultano inoltre, da numerose testimonianze in merito all’art. 6 e altri, la virtù e i buoni costumi dello stesso Miguel; la sua carità, tale che per aiutare i suoi genitori bisognosi si trasferì da questa città di Saragozza a Calanda; a cui giunse con grande fatica e ivi e per i luoghi d’intorno, raccoglieva elemosine per sostenere sé e i suoi genitori; e tutto ci dà ragione di un sì grande beneficio che il Signore gli ha concesso: poiché Dio dà la grazia agli umili.

Risulta, infine, l’affetto, la fede e la speranza del detto Miguel nei riguardi della Madre di Dio e Vergine del Pilar; come si evince dalla deposizione del medesimo sull’art. 9, ove afferma che, non appena giunto in questa città per ottenere la guarigione della sua gamba, si diresse nella chiesa di Santa Maria del Pilar, e lì confessò i suoi peccati e ricevette il salutare sacramento dell’Eucaristia prima di presentarsi all’Ospedale Generale per cercare di essere risanato. E in merito all’art. 11 afferma che, nel dolore e nei momenti dell’amputazione e della cauterizzazione della gamba, invocava sempre e con tutto il cuore la suddetta Vergine, si affidava a Lei e implorava il suo aiuto.
E, con riguardo all’art. 13, afferma che, induritasi un poco la cicatrice della ferita, ancor debole di forze tanto da non poter provvedere a se stesso, camminando con una gamba di legno, giunse, mosso dalla devozione alla Vergine a quel tempio del Pilar; e ringraziò per aver recuperato la salute, e offrì di nuovo alla Vergine se stesso e la sua vita.
E sull’art. 15, in modo conforme a quanto deposto dal primo teste, disse che, per il dolore che pativa nel moncone della gamba amputata, andava alla cappella della Vergine del Pilar e si ungeva con l’olio di una delle lampade lì presenti; e che, avendo riferito ciò al Professor Estanga, maestro chirurgo del detto Ospedale, primo teste in questo processo, questi gli rispose che tale unzione nuoceva alla guarigione della sua ferita per via dell’umidità dell’olio, fatta salva la fiducia in quanto poteva operare la Vergine; ma non per questo il detto Miguel smise di ungersi, ogni qualvolta gliene si offriva l’occasione.
E sebbene alcune delle surriportate cose si evincano dalla sola deposizione di Miguel , è tuttavia da reputare che siano degne di fede, perché depone su di un fatto proprio e non si tratta di una questione da cui può derivarne danno a qualcuno, ancor più quando si tratta di un miracolo, che, come tale, talora può essere provato anche mediante la testimonianza di una sola persona: circostanza che comunque non si dà in questo caso, in quanto il fatto, da cui risulta il miracolo, è provato da più testi concordi.
Da tutto ciò risulta che, nella questione qui trattata, sia possibile ritrovare tutti gli elementi che si richiedono per la natura e l’essenza di un vero miracolo. Si tratta invero di un fatto, opera di Dio su preghiera della Beata Vergine del Pilar a cui si affidò di cuore il detto Miguel Juan, che trascende l’ordine di tutta la natura creata. Questa non è in grado infatti di reintegrare una gamba recisa e amputata. Ed è anche per rafforzare la nostra fede, poiché, ancorché siamo (già) fedeli, la fede può aumentare, come dice San Luca nel cap. 17: “Adauge nobis fidem”, e san Marco nel cap. 9 “Credo, Domine, sed adiuva incredulitatem meam”. Ha predisposto (Dio) un simile fatto per accrescere la carità dei fedeli e per aumentare la devozione del popolo cristiano, perché si conservi nella stessa fede. E questo ancorché sia opinione di molti che non faccia parte dell’essenza del miracolo che questo produca un aumento di fede. E, infine, il fatto fu operato in un istante; invero, in un tempo così breve, come è stato dimostrato nel processo, il detto Miguel fu visto prima senza una gamba e poi con questa; quindi non si vede come si possa dubitare di ciò.
Ne a ciò osta quanto il detto Miguel e la maggior parte dei testimoni hanno deposto in merito all’art. 26, e cioè che il detto Miguel non fu in grado di rendere stabile immediatamente il suo piede. Aveva infatti i nervi e le dita dei piedi contratti e quasi inservibili, e non si sentiva il normale calore nella gamba, che appariva di colore cadaverico e non era né lunga né grossa quanto l’altra: tutte cose che sembrano ripugnare l’essenza del miracolo, sia perché non avvenne in un istante, sia perché una realtà così imperfetta non sembra poter venire da Dio, che non conosce opere imperfette.
Allora, a ciò si risponde che l’istantaneità fa parte del miracolo solo in quelle cose che la natura compie a poco a poco. È il caso, ad esempio, della guarigione di un febbricitante; che, per sapere se sia stata miracolosa, si può dire che non vi è altro segno che la sua istantaneità; infatti, la natura può ottenere ciò anche con il decorso del tempo, senza miracolo; e, nel dubbio, bisogna giudicarla una guarigione naturale, perché il miracolo deve essere oltre le possibilità di tutta la natura creata.

Ma quando la natura non può compiere un’operazione né in un istante né a poco a poco, allora, ancorché il fatto non sia avvenuto in un istante, lo si deve ritenere un miracolo, come nel nostro caso. È invero certo che la natura non può in alcun modo reintegrare nella sua pristina situazione chi è stato amputato di una gamba, poiché non si può ritornare dalla privazione all’originario stato di natura.
Pertanto, se fu visto il detto Miguel con una gamba sola, mentre ora ne ha due, ciò è avvenuto per miracolo, perché era naturalmente impossibile; e se non fu (subito) perfetto lo stato di salute della gamba reintegrata, ciò non ripugna alla essenza del miracolo, perché ciò che era miracoloso (e cioè la restituzione della gamba al detto Miguel) avvenne in modo perfetto ed istantaneo.
Per quanto concerne le altre cose, ossia il calore, l’estensione e la scioltezza nello sforzo, il recupero delle energie e della forza, non era necessario che ciò avvenisse miracolosamente. Infatti, la natura può fare tutto ciò, e così, anche se non avvennero in un istante, non per questo si può dire che non vi sia stato un miracolo. Oppure si può dire che, anche se Dio onnipotente e misericordioso poteva restituire in un istante e in perfette condizioni la gamba, tuttavia, come dice la glossa al capitolo VIII di San Matteo (in realtà San Marco, ndr): Chi poteva essere guarito con una sola parola è sanato poco a poco (si parla del cieco nato) per rendere manifesta la profondità dell’umana cecità, che a malapena, e quasi con passi successivi, ritorna alla luce, e ci mostra la Sua Grazia, con la quale sostiene ogni aumento della nostra perfezione. Oppure diciamo che in questo caso non vi fu una successione di miracoli, ma una pluralità: infatti, così come nel cap. VIII di Matteo (Marco) Cristo Signore ha voluto con un solo miracolo ridare la vista in modo confuso al cieco, e con un altro miracolo volle perfezionare la vista di costui, affinché potesse vedere in modo chiaro, così che ciò che si poteva con un primo miracolo fu compiuto per mezzo di due miracoli; non diversamente nel nostro caso, Dio avrebbe ben potuto concedere nel medesimo istante al detto Miguel una perfetta guarigione; ma tuttavia volle con un miracolo restituirgli la gamba, ancorché debole e più corta dell’altra, e con un altro miracolo, dopo tre giorni, volle che alla gamba così reintegrata si estendesse il calore naturale, che i nervi e le dita si distendessero, e infine che divenisse uguale all’altra. Così che non vi fu una successione temporale di miracoli, ma una sorta di divisione, o di moltiplicazione del miracolo, di modo che ciò che poteva farsi con uno solo, fu compiuto con due o più di due; forse, per manifestare che era avvenuto su preghiera della Beata Vergine del Pilar, in quanto solo dopo che il detto Miguel andò a visitarla, la salute gli fu restituita nel pristino stato, mettendo così in evidenza la fede e devozione del detto Miguel, e così favorendo (anche) la nostra.
Né infine è di ostacolo il fatto che al detto Miguel sia rimasto qualche dolore, poiché non è contrario alla natura del miracolo se nella liberazione (dal male) appaia un dolore, o che questo rimanga in colui che è stato miracolosamente guarito: come ben si evince dal cap. IX di San Marco, ove lo spirito [immondo], a un comando del Signore, esce da una persona sorda e muta, gridando e scuotendola fortemente, tanto da ridurla a così mal partito da sembrare morta, e morti dicevano che fosse morta. Per cui, non è contrario all’essenza del miracolo né il fatto che in colui che è guarito rimanga una debolezza del corpo o di qualche suo membro, un gonfiore o un qualche indurimento; né che ciò avvenga anche per mezzo o con l’aiuto della natura, o con qualche medicina umana.
Perciò considerate tutte queste e altre cose, con il consiglio degli infrascritti illustrissimi Dottori sia di Sacra Teologia, sia di Diritto Pontificio, affermiamo, pronunziamo e definiamo che a Miguel Juan Pellicier, nativo di Calanda, di cui si è trattato in questo processo, fu restituita miracolosamente la gamba destra che in precedenza gli era stata amputata; e che non è stato un fatto operato dalla natura, ma opera mirabile e miracolosa; e che si deve giudicare e tenere per miracolo, concorrendo tutte le condizioni richieste dal Diritto perché si possa parlare di un vero prodigio. Pertanto lo ascriviamo tra i miracoli e come tale lo approviamo, dichiariamo e autorizziamo e così diciamo.

PETRUS, ARCHIEPISCOPUS
Don Antonio Xavierre, Priore di Santa Cristina
Dottor Virto de Vera, Arciprete di Saragozza
Dottor Diego Chueca, Canonico Magistrale di Saragozza
Dottor Martin Iribarne, Canonico Lettore di Saragozza
Dottor Felipe de Bardaxì, Professore primario di Sacri Canoni
Dottor Juan Perat, Canonico della Santa Chiesa Metropolitana e Vicario Generale e Ufficiale
Dottor Juan Plano del Frago, Ufficiale
Fra Bartolomè Foyas, Provinciale dell’Ordine di san Francesco
Dottor Domingo Cebriàn, Cattedratico Primario di Teologia
E questa definitiva sentenza, così emanata e promulgata, fu accettata, lodata e approvata dai sopra citati, lodati e approvati dottori Felipe de Bardaxì e Miguel Ciprès, a istanza e supplica dei quali, l’Illustrissimo e Reverendissimo Signore, l’Arcivescovo, concesse loro copia e lettere di notifica della suddetta sentenza. Con tutta e ognuna delle anzidette cose fu composto questo documento pubblico alla presenza di Bartolomè Claudio e di Francisco Aznar, sacerdoti residenti a Saragozza, chiamati e scelti come testimoni di tutto quanto sopra riportato
Firmato da me, notai ANTONIO ALBERTO ZAPORTA, domiciliato in Saragozza, e, per autorità apostolica, ovunque occorra pubblico ufficiale e del processo soprascritto, al quale fui presente, notaio attuario.
(A cura di Giuliano Zoroddu. Da Vittorio Messori, Il Miracolo, Milano, 2010 (I ed. 1998), pp. 247-254)

Vittorio Messori

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Francesco I ha menzionato questo post in Santo del Cielo o collaboratore dell’Inferno? - Articolo di Jérôme Bourbon.