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L'esistenza del Purgatorio e le obiezioni

L'esistenza del Purgatorio
Esiste veramente il Purgatorio?
La sua esistenza, se è ammessa dalla Chiesa Cattolica, è decisamente negata da altri. La verità possiamo attingerla con certezza solo dalle fonti della Rivelazione: la Sacra Scrittura e la Tradizione.
I negatori
Negano, ovviamente, l'esistenza del Purgatorio tutti coloro che non credono all'esistenza di una vita ultraterrena; ma negatori del Purgatorio sono anche i protestanti per la loro teoria sulla giustificazione solo esteriore e giuridica. Solo esteriore perché, per i protestanti, la giustificazione non cambia nulla nell'interno dell'uomo che resta peccatore; e solo giuridica o forense, trattandosi di semplice dichiarazione. Un esempio di giustificazione forense o giuridica: un uomo che ha ucciso, pur dichiarato innocente dal giudice, resta omicida. Giuridicamente (quindi esternamente) egli è immune dal delitto imputatogli, nella realtà però è colpevole per davvero per aver commesso realmente l'omicidio.
La giustificazione vera non è altro che l'applicazione dei meriti di Cristo per cui il peccatore è allo stesso tempo giusto (per l'applicazione dei meriti di Cristo) e peccatore per il suo stato reale di essere tutto peccato. Questa applicazione dei meriti di Cristo esclude ogni debito anche di pena. In merito all'esistenza del Purgatorio c'è poi da ricordare la controversia tra Chiesa Romana e Chiesa Ortodossa al Concilio di Firenze (14391445). L'opposizione alla tesi romana si ridusse a due punti fondamentali, e cioè al rifiuto del termine 'purgatorio' e alla negazione decisa del fuoco purificatore.
Ritornando ai negatori del Purgatorio, va detto che non mancano anche teologi moderni che, in pratica, negano tutto, affogando il vero concetto di Purgatorio in un mare di parole, non sappiamo fino a che punto sensate.
Cosa dicono la Sacra Scrittura e la Tradizione
Ci limiteremo ad alcuni testi sia della Sacra Scrittura sia della Tradizione.
Dalla Sacra Scrittura
Giuda Maccabeo, avendo scoperto sui soldati, caduti in battaglia, amuleti idolatrici, fa una colletta per far celebrare un sacrificio espiatorio. "Agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato" (2 Maccabei 12,4045). "Questo testo scrive Piolanti almeno indirettamente, afferma che ai morti 'cum pieta' è anche se macchiati da qualche colpa, e concesso da Dio il perdono dei propri peccati mercé le preghiere dei superstiti". Lo studioso Candido Pozo, nel commentare il testo, annota che l'autore ispirato loda non solo l'azione, ma anche la convinzione di Giuda Maccabeo ("agendo molto bene e pensando nobilmente della risurrezione"), cosa che l'autore non potrebbe fare se il modo di pensare di Giuda Maccabeo fosse falso. Modo di pensare che comprende due elementi essenziali: e cioè sia che quei defunti non sono morti in uno stato di condanna e d'inimicizia con Dio ("pensando che coloro che erano morti piamente "); e sia che, tuttavia, restava loro qualcosa da cui dovevano essere liberati ("perché fossero liberati dal loro peccato").
Un altro riferimento al Purgatorio. Il Vangelo di san Matteo dice: "Qualunque peccato o qualunque bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nell'altra vita" (12,3132). Dunque, almeno come interpretano alcuni esegeti, ci sono peccati che possono essere rimessi anche nell'altra vita. Un'interpretazione che non è da scartare, anche se alcuni moderni preferiscono vedere in questa frase enfatica unicamente la esclusione di qualunque perdono per il peccato contro lo Spirito Santo".
Altro testo biblico: "Secondo la grazia di Dio a me concessa, quale sapiente architetto, io posi il fondamento e altri vi fabbrica sopra. Ognuno però badi a come fabbrica sopra. Infatti altro fondamento nessuno può porre oltre quello che è stato posto, che è Gesù Cristo. E se uno innalza su questo fondamento usando oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l'opera di ciascuno si renderà manifesta; infatti il giorno (del Signore) lo mostrerà, poiché nel fuoco si manifesta e l'opera di ciascuno, qual è, il fuoco la saggerà. Se l'opera, che qualcuno avrà innalzato sopra, resterà, egli ne avrà la ricompensa; ma se l'opera di uno brucerà, ne patirà danno, egli però sarà salvo, ma come attraverso il fuoco" (1 Con 3,1017). Commenta Piolanti: "L'Apostolo, alludendo all'uso di adoperare oro argento, pietre preziose per la costruzione dei templi e delle regge, applica questi nomi alla dottrine vere e proficue, mentre riserva i termini "legno, fieno, paglia" alla dottrine false, frivole e mondane, inadatte all'edificazione spirituale dei fedeli. L'opera di ogni predicatore sarà messa alla prova del fuoco ( ..) nel giorno del Signore (..). S. Tommaso d'Aquino (In 1 Cor,c.3, lect.2) interpreta il fuoco nel senso più esteso, e cioè come complesso dei giudizi e delle prove (fuoco metaforico) a cui Cristo sottopone l'opera di coloro che hanno lavorato nella sua Chiesa: pertanto egli ritiene che "il giorno del Signore" (..) siano tutti i momenti, in cui Dio manifesta il suo giudizio sull'opera dei costruttori del Regno (tribolazioni della vita presente, giudizio particolare, giudizio finale). In ognuno di questi momenti la Provvidenza mostra il valore delle opere: chi avrà costruito con materiale buono (oro, argento, pietre preziose), vedrà la consistenza del suo lavoro e ne avrà una ricompensa (ultraterrena); chi avrà edificato con materiale cattivo (legno, fieno, stoppa), constaterà la fragilità del proprio lavoro ed egli stesso ne subirà danno (ossia ne avrà un castigo), ma sarà salvo, non senza dolore e angoscia, come colui che fuggendo tra le fiamme ne prova spavento e ne riporta scottature. In questa prospettiva è implicita l'idea del Purgatorio. Infatti le prove, a cui saranno sottoposti gli architetti del Regno, non possono ritenersi soltanto terrene (tutto il contesto riguarda principalmente la vita futura), né possono restringersi solo a quelle del giudizio finale, perché in quel giudizio si avranno solo eletti o dannati, mentre nel testo si parla di un patimento (un danno...) transeunte, che si concluderà con la salvezza definitiva di colui che ha fabbricato sul fondamento vero, ma con materiale di scarto. Il concetto di una prova ultraterrena, ma non eterna, corrisponde alla dottrina cattolica del Purgatorio. Questa interpretazione è sostanzialmente comune a numerosi esegeti cattolici".
Dalla Tradizione
Le testimonianze tratte dalla Tradizione sono molto più dettagliate. Abbiamo prima di tutto gli Atti dei Martiri e le iscrizioni delle catacombe che testimoniano il valore della preghiera, delle opere buone e soprattutto del Sacrificio Eucaristico per i fedeli defunti.
I Padri, poi, della Chiesa d'Oriente e d'Occidente parlano di suffragi, di purificazione, di espiazione. Eccone qualche saggio.
Abercio, vescovo di Gerapoli in Asia Minore, compose nel II secolo il suo epitaffio sepolcrale, ove si legge: "Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio". Dunque la Chiesa primitiva credeva nel Purgatorio, dal momento che credeva nella necessità di pregare per i morti.
Origene fu il primo esplicito assertore della dottrina cattolica del Purgatorio. Egli distingue nettamente tra peccati gravi "ad mortem" e peccati degli imperfetti. Anche i buoni sono imperfetti e pertanto tutti i giusti saranno provati col fuoco cui accenna 1 Cor 3,13. "Se egli scrive in questa vita trascuriamo le parole ammonitrici della Sacra Scrittura e non ci vogliamo curare ed emendare in base ai suoi richiami, è certo che ci attende quel fuoco che è stato preparato per i peccatori, e ci accosteremo a quel fuoco nel quale le opere di ognuno esperimenteranno di che razza di fuoco si tratta. E, a mio avviso, noi tutti necessariamente passeremo per quel fuoco".
Sant'Agostino, a sua volta, è colui che ci ha dato sul Purgatorio la sintesi più completa e ordinata. Egli afferma come dice Piolanti "con chiarezza inequivocabile che le pene purificatrici devono aver luogo tra il giudizio particolare (subito dopo la morte) e quello finale, dopo il quale non ci sarà più che l'Inferno e il Paradiso." Sant'Agostino scrive nel De Civitate Dei, al capitolo 21: "Alcuni soffriranno pene temporali solo in questa vita, altri le soffriranno dopo la morte; alcuni ancora le soffriranno in questa vita e nell'altra, però prima dell'ultimo e severissimo giudizio.

Dal Magistero
La Chiesa ha formulato dogmaticamente i dati della Scrittura e della Tradizione.
Il Concilio di Lione (1274) afferma che "le anime sono purificate dopo la morte con pene che lavano".
Il Concilio di Firenze (1439) è il primo a presentare il Purgatorio come verità di fede.
Il Concilio di Trento (1553), soprattutto col celebre decreto De Purgatorio, ribadisce che "il purgatorio esiste e che le anime ivi trattenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli".
Il Magistero della Chiesa però non ha definito nulla circa le pene del senso, e in particolare del fuoco, pene che si aggiungerebbero alla pena della differita visione di Dio. E tuttavia al fuoco accennano, per esempio, Innocenzo IV e Clemente VI.
Anche papa Paolo VI ha detto che le anime di coloro che muoiono in Grazia sono sia quelle che devono espiare col fuoco del Purgatorio, sia quelle che vanno subito in Paradiso.
L'esistenza del Purgatorio fa parte dunque delle verità da credere, essendo dogma di fede definita. Ma cosa significa dogma di fede definita? A scanso di equivoci va detto che ogni verità contenuta nella Rivelazione è verità di fede e cioè deve essere accettata e creduta incondizionatamente. Ma, quando i testi rivelati non sono del tutto chiari oppure quando una determinata verità viene contestata o messa in dubbio, la Chiesa, dopo accurato esame e approfondimento, può affermare che quella determinata verità è contenuta formalmente nella Sacra Scrittura e nella Tradizione, e quindi, come tale, deve accettarsi definitivamente; e affermazioni contrarie, da parte di chiunque si trattasse di teologi o di intellettuali, di semplici o di mentalità corrente vanno decisamente messe da parte come eretiche e contrarie alla fede.
Capitolo IV
La teologia e la pietà popolare
La teologia, che è approfondimento e sviluppo del dato rivelato, è, nei suoi più grandi maestri, unanime nell'ammettere l'esistenza del Purgatorio, oltre poi a svilupparne pure tutti i suoi elementi e a trarne conclusioni teoriche e pratiche.
I grandi Maestri della Scolastica
Tutti i grandi Maestri della Scolastica medievale (Pietro Lombardo, sant'Alberto Magno, Alessandro d'Hales, ecc.) hanno ammesso l'esistenza del Purgatorio. Non solo, ma sulle tracce di sant'Agostino, ne accettano quasi tutte le posizioni (la pena del danno e il fuoco reale). Qui ricorderemo solo san Tommaso d'Aquino. Egli dice "(...) se tolta la colpa con la contrizione, non viene tolto pure il reato della pena e non vengono tolti i peccati veniali, la giustizia di Dio esige che l'ordine intaccato dal peccato sia restaurato a mezzo della pena. E perciò è necessario che chi, ricevuto l'assoluzione del peccato, muore senza aver fatta la debita soddisfazione, sia punito dopo questa vita. Coloro perciò che negano il purgatorio, parlano contro la giustizia di Dio, e ciò è erroneo e contro la fede (...)."
Ci dice Piolanti: "Nel secolo XIII i grandi scolastici, chiosando il testo di Pietro Lombardo, costruirono una sintesi più consistente. Essi, pur discutendo su alcuni punti secondari (remissibilità del peccato veniale, la gravità e la durata della pena, il luogo del Purgatorio), tennero come dottrina di fede l'esistenza del Purgatorio, la temporaneità della pena e furono concordi nel ritenere reale il fuoco".
La pietà popolare
Prova della veridicità del Purgatorio è anche, in qualche modo, la pietà del popolo cristiano che sempre ha coltivato il culto dei defunti con suffragi, acquisto di indulgenze, ecc. E ilsensus fidelium, il sentire dei fedeli che ha il suo peso, rivelandosi espressione di una tradizione costante e mai smentita dalla Chiesa stessa. Ora, il popolo cristiano a cominciare dai primi secoli della Chiesa non solo ha sempre creduto nell'esistenza del Purgatorio, ma ha pure sempre suffragato e pregato per i defunti. Anche nel nostro tempo scristianizzato, dove è frequentemente diffuso un simbolismo di tipo magico, non è venuto meno il culto "cattolico" dei defunti. Scrivono Vittorio Messori e Aldo Cazzullo nel loro Il mistero di Torino: "A Milano c'è il Cimitero Monumentale e a Torino il Cimitero Generale. E benché a quest'ultimo ci vada tanto poca gente, tuttavia, sia nei sepolcri sotto le arcate sia nelle cappelle all'aperto, si sprecano i triangoli, i pentacoli, le squadre, le fronde di acacia, ma l'imponenza stessa delle costruzioni, la cura con cui sono tenute (...) mostrano che l'abbandono della fede nell'Aldilà cattolico non ha scalfito il culto dei defunti che la contrassegna."
D'altronde la Chiesa stessa ha cercato di spogliare la morte inculcando in tutti i modi la speranza della salvezza, attuata da Cristo Redentore col suo Sangue. Così l'uso di porre sulle tombe la croce, l'emblema di vincere la morte con la certezza della risurrezione finale del corpo. I luoghi dei seppellimenti, invece di chiamarli "necropoli" (terra dei morti) li ha chiamati "cimiteri" e cioè, secondo la traduzione greca della parola, "dormitori". II seppellimento lo ha chiamato "deposizione", più che "donazione" definitiva, per intendere un affidamento solo temporaneo che si concluderà con la restituzione (la risurrezione della carne).
I santi e il purgatorio
Ma sono soprattutto i santi che ci parlano del Purgatorio: queste pagine vogliono esserne dimostrazione e conferma.
Certo non tutti i santi hanno avuto visioni di anime purganti o sono scesi in Purgatorio o hanno avuto visite di anime purganti. E però quasi impossibile che ci siano santi che non si siano interessati profondamente alle anime purganti, suffragandole e invitando a suffragarle. Il che è un apporto all'insegnamento della Chiesa tutt'altro che disprezzabile. Si tratta ancora una volta del sensus fidei espresso dalla parte migliore della Chiesa.
I teologi, spesso, non prendono quasi in nessuna considerazione la pietà popolare e i fenomeni mistici relativi. è un bene? Certamente la teologia, in quanto scienza, deve mantenersi sempre all'altezza della sua dignità, vagliando tutto con serietà e rigore; ma deve anche tener presente che la stessa pietà popolare ha una sua dignità!
Il Magistero della Chiesa ha più volte richiamato l'attenzione dei teologi a non disprezzare tale pietà, piuttosto a guidarla, a purificarla da elementi e fanatismi.
Certamente molti di questi fenomeni non possono essere ritenuti prove convincenti; ma è pur vero che spesso essi si presentano con tale cruda realtà (si pensi, per esempio, alle mani bruciate che lasciano l'impronta sulla porta) da doverli ritenere, per lo meno, indizi di una realtà che supera ragione umana e le nostre convinzioni razionali.
Da aggiungere poi che quanto affermato, oltre al prezioso contributo dogmatico, induce ad una conclusione: il Purgatorio si rivela come una esigenza dell'anima umana. Come già si dice per altro, si potrebbe anche in questo caso affermare: se il Purgatorio non esistesse, bisognerebbe inventarlo. Poche cose sono così spontanee, umane, universalmente diffuse in ogni tempo e in ogni cultura della preghiera per i propri cari defunti. Ciò è tanto vero che molti protestanti, che pure negano l'esistenza del Purgatorio, nella pratica vi sono ritornati e trovano anche delle argomentazioni teologiche degne di attenzione per darne un fondamento. Pregare per i propri cari è un moto troppo spontaneo per soffocarlo; è una testimonianza bellissima di solidarietà, di amore, di aiuto che va al di là delle barriere della morte.