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Francesco I
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Il boomerang progressista

Neochiesa e il dogma dell’auto-invasione: la schiacciante vittoria della Lega come perfetto esempio di eterogenesi dei fini. L’hanno tanto denigrato che vien voglia di leggerlo: don Luigi Cozzi uno scomodo prete contro-corrente di Francesco Lamendola

L’hanno tanto denigrato che vien voglia di leggerlo

di

Francesco Lamendola

Heterogonie der Zwecke, eterogenesi dei fini: con questa espressione il filosofo e psicologo tedesco Wilhelm Wundt (Mannheim, Baden-Württemberg, 1832-Lipsia, 1920) ha definito il fenomeno che, in italiano, si può rendere con l’espressione conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Per fare un esempio di estrema attualità: il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, il direttore del La Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, e il direttore di Famiglia Cristiana, e quello de L’Avvenire, e lo stesso signor Bergoglio, tutti quanti, e molti altri ancora, hanno predicato per mesi e mesi, tutti i santi giorni, che i cattolici hanno il dovere di farsi invadere, in nome di una falsa accoglienza, da decine e centinaia di migliaia di falsi profughi africani di religione islamica; e che il leader della Lega, Matteo Salvini, non può dirsi cristiano, perché ha chiuso i porti; e che i buoni cattolici non possono, né devono votare per lui: e il risultato è stato quello delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, che hano visto al Lega balzare dal 4,9% del 2013 al 17,35% dei voti, e di quelle per il Parlamento europeo del 26 maggio 2019, che l’hanno vista arrivare addirittura al 34,26%. Era questo il risultato che Bassetti, Mogavero, Spadaro, Bergoglio, Famiglia Cristiana e L’Avvenire si proponevano, facendo incessantemente propaganda politica contro di essa in tutte le occasioni possibili, e perfino strumentalizzando le omelie della santa Messa, sino al punto d’inventarsi che la Sacra Famiglia era composta da profughi e migranti? Ed era questo l’obiettivo che si ripromettevano quando hanno scelto la linea del silenzio assordante su tutti i maggiori temi etici, a cominciare dall’aborto e dell’eutanasia, per non dispiacere ai progressisti e per non urtare le sensibilità, o le suscettibilità, dei cari amici radicali del signor Bergoglio e del signor Paglia, prima fra tutti la signora Emma Bonino, la quale si faceva fotografare mentre praticava l’aborto illegale per mezzo di una pompa di bicicletta, e che si è vantata d’aver eseguito migliaia di simili operazioni, prima che la relativa legge venisse approvata dal Parlamento italiano, sotto la spinta sua e del defunto Marco Pannella?

Un effetto boomerang: la cappa di piombo pluridecennale del politicamente corretto di marca partigiana e catto-progressista ha stancato gli Italiani, risvegliando in loro il "Dio, Patria e Famiglia"?

Certo, a questo punto tutti gli scenari sono possibili, e quindi non si può neanche escludere che la cricca dei signori che abbiamo citato, ponendosi il preciso obiettivo di sovvertire dall’interno la vera Chiesa cattolica e sostituirla con una contro-chiesa che si può solo definire come fa il libro dell’Apocalisse, cioè la Sinagoga di Satana, avessero quanto meno messo in conto un simile effetto elettorale, e che non gliene importasse nulla. Ad ogni modo, se non si vuole spingere troppo oltre il ragionamento per assurdo, bisogna ammettere che la maggioranza dei neopreti e dei neoteologi non desideravano la schiacciante vittoria di Salvini, ma semplicemente erano talmente presi dalla smania di far accettare ai cattolici, e agli italiani in genere, il dogma dell’auto-invasione come imperativo morale, e della tolleranza sulla trasgressione alla morale cattolica come corollario, da non aver valutato bene tutte le conseguenze del loro modo di agire. In linea di massima, e finché è lecito ragionare come se tutti, anche i più subdoli nemici della Chiesa, abbiano pur sempre una razionalità coerente che li spinge a proporzionare mezzi e fini, si deve concludere senz’altro che la schiacciante vittoria della Lega alle elezioni del 2019 non era stata prevista, né, tanto meno, desiderata, ma è stata, in parte almeno, un effetto boomerang del loro modo di fare campagna elettorale, irritando oltremodo i cattolici con le loro filippiche contro Salvini e contro il suo indegno opportunismo nello sbandierare i simboli cristiani e nell’invocare la protezione della Vergine Maria sugli italiani. Ecco: questo è un perfetto esempio di eterogenesi dei fini: quei signori si proponevano un certo obiettivo, la dissuasione dei cattolici dal votare per quel partito, e hanno ottenuto l’effetto diametralmente opposto, cioè hanno stancato la pazienza di molti credenti e li hanno spinti a trasgredire deliberatamente alle loro pressanti indicazioni di voto.

Il cardinale "segretario" del partito politico di Bergoglio, Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana: la sua campagna elettorale a favore del mondialismo e degli immigrati ha avuto un effetto Boomerang. Oggi un numero crescente di persone torna alla fede in Dio ma, si chiede cosa c’entri il signore argentino e cosa c’entrino i suoi tirapiedi e camerlenghi, con la vera Chiesa di Cristo!

Ebbene, la stessa cosa si sta verificando, sempre più spesso, anche in molti altri ambiti della società italiana: dopo la cappa di piombo pluridecennale del politicamente corretto di marca democratica, antifascista e progressista, la gente si è talmente stancata e disgustata che molti, per saturazione e per reazione, si stanno accostando a quelle idee, a quelle manifestazioni intellettuali e culturali, a quei personaggi, a quei libri, a quelle tesi che, per tutto questo tempo, sono state disprezzate, bandite, censurate, rimosse, criminalizzate, demonizzate, querelate e condannate, con fior di sentenze di tribunale e con una stretta giudiziaria che lascia poco spazio a quanti non sono disposti a sottomettersi a tutti i dogmi del politicamente corretto: dalla medicina alla politica, dalla ricerca storica a quella scientifica, dalla letteratura all’arte, dalla filosofia alla teologia. Insomma, a forza di battere la grancassa del progressismo, i progressisti hanno creato un effetto boomerang e hanno favorito il ritorno e la ripresa di modi di pensare, di sentimenti e idee, che erano sul punto di estinguersi per mancanza di linfa vitale. I sentimenti di Dio, patria e famiglia, in particolare, stanno conoscendo una rinascita; disprezzati, insultati, colpevolizzati per sette decenni, se non più, ora stanno tornando in auge: un numero crescente di persone torna alla fede in Dio (e si chiede cosa c’entri il signore argentino e cosa c’entrino i suoi tirapiedi e camerlenghi, con la vera Chiesa di Cristo), all’amor di patria, al senso della famiglia come unità naturale, necessaria, benefica e meritevole di esser difesa, sostenuta, preservata, affinché non subisca il destino di sparire, per esempio, sotto i colpi della potentissime lobby gay, che in Francia son riuscite, sotto il vergognoso governo del burattino Macron, a far abolire la parole padre e madre dal linguaggio degli insegnanti e degli operatori scolastici.

Per la "controchiesa" di Bergoglio la schiacciante vittoria della Lega non era stata prevista, né, tanto meno, desiderata, ma è stata, in parte almeno, un effetto Boomerang del loro modo di fare campagna elettorale, irritando oltremodo i cattolici con le loro filippiche contro Salvini!

Fatta questa premessa, passiamo a un caso ben preciso: uno su mille, uno su un milione, di ritorno d’interesse verso qualcosa o qualcuno ch’era stato sottratto perfino alla nostra memoria. Intendiamo parlare di un sacerdote friulano della vecchia scuola, quella preconciliare, il quale non si è piegato, come hanno fatto quasi tutti gli altri, a proclamare, da un giorno all’altro, dopo il Concilio appunto, essere vero, buono e giusto ciò che fino ad allora era sempre stato condannato come falso, cattivo e ingiusto: don Luigi Cozzi, parroco per molti anni del piccolo paese di Solimbergo, frazione di Sequals, nella diocesi di Concordia-Pordenone, scomparso nel 2001, alla bella età di ottantasette anni. Cordialmente detestato e nondimeno quasi sempre rispettato, per la sua dirittura e la sua coerenza, dalla maggior parte dei suoi confratelli, dato che il clero friulano era, sin d’allora, prevalentemente orientato in senso progressista, fece sentire la sua voce forte e chiara e attirò, per un momento, l’attenzione – negativa – della stampa e di alcuni giornalisti e intellettuali di fama, come Ricciardetto, al secolo Augusto Guerriero, il saggista e politologo, nonché firma celebre di Epoca, e filo-sionista irriducibile, che si piccava d’essere anche un po’ teologo (e non lo era affatto), i quali non si lasciarono sfuggire la ghiotta occasione di scagliarsi contro il prete tradizionalista, oscurantista e in odore di antisemitismo. Uomo colto e indipendente, dal temperamento energico e inflessibile, dalle vaste letture e dai molteplici interessi, compreso quello per l‘archeologia, don Cozzi ha scritto e pubblicato un certo numero di libri oggi pressoché introvabili, perché politicamente scorrettissimi, nei quali se la prende non solo col Concilio, ma con tutto l’orientamento della Chiesa contemporanea, infiltrata dalla massoneria, che lui denuncia apertamente, e subalterna, o peggio, alla massoneria ebraica; e delinea uno scenario geopolitico grandioso, nel quale le forze del male complottano nell’ombra per imporre all’umanità un totalitarismo senza precedenti, di cui il comunismo e il nazismo sono stati solo degli esperimenti locali e parziali. Con un occhio rivolto all’Apocalisse di san Giovanni e con l’altro all’attualità, e particolarmente attento a quel che stava accadendo nella Chiesa a partire dall’elezione di Giovanni XXIII, egli è stato uno dei pochissimi che hanno lanciato un grido d’allarme, allorché quasi tutti gli altri sacerdoti, timidi o incoscienti, tacevano o plaudivano le grandi novità conciliari, cioè il falso dialogo interreligioso, il falso ecumenismo, la falsa libertà religiosa, la rinuncia a scomunicare i nemici del cristianesimo, specialmente il marxismo, e tutta una serie di compromessi dottrinali e di stravolgimenti liturgici dagli esiti esiziali.

Don Luigi Cozzi ha scritto e pubblicato un certo numero di libri oggi pressoché introvabili, perché politicamente scorrettissimi, nei quali se la prende non solo col Concilio, ma con tutto l’orientamento della Chiesa contemporanea, infiltrata dalla massoneria, che lui denuncia apertamente, e subalterna, o peggio, alla massoneria ebraica; e delinea uno scenario geopolitico grandioso, nel quale le forze del male complottano nell’ombra per imporre all’umanità un totalitarismo senza precedenti, di cui il comunismo e il nazismo sono stati solo degli esperimenti locali e parziali!

Ed ecco un florilegio del pensiero di don Luigi Cozzi, tratto per l’appunto da uno studioso ultra politically correct, l’antropologo Alfonso M. Di Nola che lo cita solo per denigrarlo e ridicolizzarlo, definendo la sua opera libellistica delirante (p. 44), ed estrapolando le citazioni dal contesto, nel saggio Antisemitismo in Italia 1962/1972 (Firenze, Vallecchi, pp. 121-122 e 125-126):
[Dal libro “La stella, la croce, la svastica”, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1968:] “Washington… Mosca… sono lo strumento politico dell’unica potenza internazionale; la Sinagoga” (p. 5). “Non accusateci della stragi hitleriane che… sono state un prodotto della Sinagoga” (p. 6).
“La Sinagoga insonne, antitesi metafisica del Testamento, e del suo Cristo, negatrice per maledetta generazione dell’Anti-Spirito, si snoda con pervicacia indomabile” (p. 16). “L’Islam, parto ibrido di un rabbinismo idumeo… la famosa Egira o fuga dalla Mecca che segna l’inizio del nuovo esiziale sottoprodotto talmudico” (p. 27 s.). “A questa umana e divina Comunità d’amore (rappresentata dal Cristo) l’Eresia del Talmud sostituisce il suo dio affamatore e crudele: l’accumulo dell’oro nell’egoismo più sanguinario” (p. 31). “La Massoneria è una creazione ebrea” (p. 33, cfr. 132 ss.). “La faccia pustolosa di Carlo Marx, nipote di un rabbino” (p. 34). “[Il] protestantesimo, corruzione talmudica della divina integrità cattolica” (p. 34). “Incredibile parentela di sangue tra il giudaismo e i razzisti tedeschi” (p. 89). “Il battere trepido di tre miliardi di cuori umani era finito in una pantomima innominabile per le interminabili e violente risate dei semidei della Sinagoga” (p. 138). Polemica contro i provvedimenti del Vaticano II (p. 149). Accusa ai gesuiti di essere ebrei (p. 156). Convalida della colpa per deicidio (159 ss.). Bea era un ebreo di origine boema (p. 161). […] Il libro è recensito con giudizio equivoco da A. Pietrangeli su “Epoca”, 27 mag. 1969 (“Il libro oltre gli eccessi, la durezza del linguaggio e l’irritazione che suscita può rivelarsi non privo di argomenti validi” [sic].
[Dall’opuscolo “Querela a Ricciardetto”, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1970:]“I Giudei… infiltratisi troppo in alto nelle gerarchie ecclesiastiche” (p. 24). Genesi ebraica del nazionalsocialismo (p. 34). “I cattolici… sospinti dalle quinte colonne marrani che” (p. 41). [Dall’articolo “Domani potrebbe essere tardi”, pubblicato su “Relazioni” (Roma, Piazza Navona 93) gen-feb. 1971:] Utilizzazione della fonte di H. Ford (“L’ebreo internazionale”) assunta come valida e probante (p. 35). Qualificazione di Hitler come ebreo (p. 36). “Il cerchio cabalico del Serpente-Anrticristo era perfetto” (p. 37). “La falsa antitesi fra Rivoluzione liberal-capitalista francese e quella Supercapitalista-bolscevica russa” (p. 37). “Le ACLI ressero bene sino a quando… prese le redini del Movimento il pseudo convertito … Livio Labor (p. 38). “L’odioso profeta don Lorenzo Milani” (p. 38).


Massoneria mondialista e la nuova religione dei Sei Milioni "imposta per legge": davanti ad essa ogni ginocchio si deve piegare e ogni fronte si deve abbassare, né gli occhi di un cristiano devono mai più osare di guardar dritto un ebreo?

Come si vede, qualsiasi affermazione non piaccia a Di Nola viene subito bollata come antisemita e quindi consegnata alla perpetua infamia, nonché squalificata senza discussione con termini quali delirio e frutto di un’ala retriva della Chiesa, superata dal Concilio (p. 24), laddove nessuno ha spiegato a Di Nola, che passa per uno storico delle religioni, che c’è tradizione e Tradizione, e che se il Concilio ha realmente preteso di superare quest’ultima (e qui vengono al pettine i nodi della contro-chiesa odierna) allora quella non può essere la vera Chiesa di Cristo, dalla quale, come dice Romano Amerio, sulle orme di Gesù stesso, non può cadere neppure il più piccolo insegnamento, iota unum. Ma che ne sa di simili sottigliezze un intellettuale progressista, marxista e antifascista di professione, per il quale qualunque dubbio sul ruolo svolto dal giudaismo talmudico viene squalificato come intollerabile espressione di spirito antisemita, se non nazista? Tant’è vero che se un giornalista, dotato di rara onestà intellettuale, si permette di riconoscere ai lavori del Cozzi una base di serietà, pur nella durezza dello stile, ecco che il nostro Moralista si scaglia contro l’incauto, lo gratifica dei suoi ironici sic e definisce equivoco il suo giudizio, perché tale è, per lui, chiunque non si distenda interamente sulle sue posizioni, abbracciandole senza riserve. Ciò che vuole Di Nola è un atto di fede: la fede nella Religione dei Sei Milioni, davanti alla quale ogni ginocchio si deve piegare e ogni fronte si deve abbassare, né gli occhi di un cristiano devono mai più osare di guardar dritto un ebreo. Ora, se non ci fossero altre ragioni, basterebbe quest’arroganza intellettuale per invogliare a una lettura obiettiva del Cozzi, cosa che certo non traspare dalla scelta tendenziosa dei brani riportati. Però, in effetti, un’altra ragione c’è, e non solo riguardo al Cozzi e all’argomento in questione, ma anche per tanti altri autori condannati all’oblio dal politically correct: che molte delle loro analisi si sono rivelate, alla prova del tempo, incredibilmente verosimili; anzi, quasi profetiche.

Del 29 Maggio 2019

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