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Florilegio di eresia modernista-rahneriana nelle parole di Papa Francesco – Le cronache di Papa Francesco

Se tre indizi fanno un prova, allora ci sono diverse prove che l’eminenza grigia del pensiero di questo Papa altri non è che il suo confratello tedesco Karl Rahner, maestro di relativismo e di ambiguità.
«Dobbiamo ammettere realisticamente e con profonda sofferenza, che i Cristiani oggigiorno si sentono smarriti, confusi, perplessi ed anche delusi; vengono diffuse tante idee che si oppongono alla verità come è stata rivelata e insegnata da sempre; vere e proprie eresie si sono diffuse nelle aree del dogma e della morale, creando dubbi, confusioni e ribellioni; la liturgia è stata alterata; immersi in un relativismo intellettuale e morale e quindi nel permissivismo, i Cristiani sono tentati dall’ateismo, dall’agnosticismo, da un illuminismo vagamente morale e da una cristianità sociologica priva di dogmi o di una moralità obbiettiva» (S. Giovanni Paolo II, da L’Osservatore Romano, 7 febbraio 1981)
Immagine della cover: l’evento prodigioso accadde durante la missione per convertire gli Albigesi (gli eretici catari della Linguadoca) intorno al 1216. L’autorità locale, non sapendo come dirimere la disputa tra san Domenico di Guzman (Fondatore dei Predicatori, i Domenicani) e gli eretici, chiese ai contendenti di gettare i propri libri nel fuoco, con la convinzione che il libro detentore della verità sarebbe stato risparmiato. Gli eretici assistono increduli al miracolo del libro di Domenico risparmiato dalle fiamme, i testimoni sono tanti. Quindi provano a buttarlo nel fuoco una seconda e una terza volta, ma inutilmente, dimostrando così chiaramente sia la verità della fede cattolica in esso contenuta, sia la santità del suo Autore.
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Cari Amici, ci hanno inviato un “florilegio” di ben cinquanta affermazioni “dubbie” da parte del Pontefice Francesco I che, naturalmente, siamo andati a verificare personalmente e che vorremmo commentare con voi. Ne commenteremo pochi alla volta perché, come potrete ben vedere, già sei impegnano non solo l’andare a verificare i testi ufficiali dei quali dare prova, ma fornire anche le spiegazioni.
1) 16 marzo 2013: La Chiesa, infatti, pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo. Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera.”
– rispondiamo che – queste affermazioni si prestano ad alimentare una grave eresia. La prima riguarda “La Chiesa” che non è affatto “istituzione umana” è «il regno di Cristo già presente in mistero», come spiega il Catechismo n.763, e questo “regno” che non è di questo mondo, ha nella Chiesa – istituzione divina – quel campo di lavoro, quella vigna del Signore, dentro la quale Egli opera, agisce e guida il Suo popolo attraverso il magistero e i Sacramenti della salvezza. Di “istituzione umana” possono essere considerate SOLO le OPERE attraverso le quali nella Chiesa il popolo lavora e agisce e dove qui c’è sempre bisogno della RIFORMA, non nella sua istituzione, non nei Sacramenti, non nelle sue dottrine, non nel Vangelo. Basta sempre tenere bene a mente come: “Nella Chiesa dobbiamo dunque distinguere due realtà: l’istituzione e la sua comunione con Cristo…”, vedi qui, “… c’è in noi un aspetto che non può identificarsi con Cristo, ed è la nostra umanità peccatrice.”
La seconda questione riguarda quella affermazione del “popolo di Dio” che, dal concilio Vaticano II ha decisamente preso la strada dottrinale protestante prima e dei gesuiti modernisti dopo. Per la dottrina protestante, infatti, “la Chiesa è essenzialmente spirituale” il cui “potere” non è affidato ad un Clero o ad una Gerarchia, ma all’assemblea, al popolo. Papa Francesco non ha mai nascosto di amare e portare avanti la TEOLOGIA DEL POPOLO attraverso la quale, da sempre, ha sempre ritenuto che la vera gerarchia di comando è nel popolo e che – la gerarchia clericale – dal prete al Papa – serve solo per “servire il popolo”. Se c’è del vero in questo concetto della “gerarchia in qualità di servizio”, non è affatto vero che al popolo è stato consegnato il “potere delle chiavi, del magistero e dei Sacramenti”, infatti è lo stesso Pontefice a mantenere ben strette “le chiavi” e a ricordarne il “potere” e l’uso proprio, a chi la pensasse diversamente. Su “La Chiesa” vi invitiamo ad approfondire qui cosa diceva Ratzinger al Meeting di Rimini del 1990.

2) 20 dicembre 2013: «La Madre di Gesù è stata la perfetta icona del silenzio. (…) Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento.»
– rispondiamo che – c’è qui un fatto curioso: che il sito Vaticano ha cancellato la frase, potete controllare qui, mentre questa frase è riportata da Radio Vaticana (controllate subito qui prima che la cancellino, forse si sono dimenticati della censura). Questo è il rischio che si corre quando un Papa parlando a braccio, presume con superbia di poter dire tutto ciò che gli passa per la testa. Se Giovanni Paolo II avesse detto quella frase, l’Osservatore Romano non l’avrebbe censurata, ma avrebbe riportato la fonte. Radio Vaticana intanto, che sta da poco aggiustando tutti gli aggiornamenti del rinnovamento della propria area mediatica, ha lasciato la frase come è stata pronunciata dal Pontefice. Fatto sta che in essa è contenuta non solo la falsa attribuzione a Giovanni Paolo II, ma anche un falso contenuto teologico-mariano! Da quel 2013 al 2017 Centenario di Fatima, in molte occasioni papa Francesco ha fatto emergere le sue preferenze nei confronti di una “Madonna che tace” piuttosto che una Madonna che “parli”! clicca qui. Il concetto del “silenzio” espresso dal Papa indica chiaramente un “silenzio” che deve caratterizzare i fedeli di questa chiesa “nuova”, un silenzio su tutti i fronti, compresa la preferenza ad una “Madonna dei Vangeli” – silenziosa appunto – nei confronti di una “Madonna inviata dal Cielo a parlare troppo”….
Che i Vangeli “non dicano nulla” è poi in contraddizione con il concetto teologico del “silenzio” che non è un “nulla” ma è IL TUTTO. Certo la Vergine Santa “era umana” ma era anche già L’IMMACOLATA e aveva già pronunciato su sé stessa la profezia di come “tutte le generazioni” l’avrebbero chiamata BEATA! L’unico essere umano a poter affermare da se stessa, una lode così eccelsa! MAI la Vergine Santa ha dubitato un solo istante di quanto stesse accadendo al Figlio, specialmente ai piedi della Croce, Ella non sta lì a “dubitare che erano BUGIE” quelle che Lei aveva saputo sul Figlio…. ma “conservava tutto nel Suo Cuore Immacolato” fino ad essere Corredentrice col Figlio, con la “spada che le trapasserà l’anima” in quel doloroso frangente. Mai la Vergine Santa ha dubitato di “essere stata ingannata da Dio o dall’Arcangelo Gabriele”, il solo dubbio non avrebbe fatto di Lei l’Immacolata che era, dal momento che i dubbi in noi, sulle opere di Dio e sul Suo progetto di salvezza, provengono dalla presenza del peccato originale che offusca in noi la Verità.
Bergoglio affermò di conoscere le “Glorie di Maria” di sant’Alfonso Maria de Liguori e le consigliò quale “lettura”, ma disse anche che a lui piacevano le “storielle degli esempi” inseriti nel testo, lasciando pensare che forse, la sua devozione mariana, è alquanto superficiale e ferma all’aspetto esteriore, devozionale, impedendo ad una vera teologia mariana, di penetrare nel più intimo come aiuterebbe a fare il Trattato della vera Devozione a Maria di san Montfort che, con le Glorie di Maria del Liguori, costituiscono le fondamenta di una vera ed autentica mariologia, attraverso la quale si eviterebbero scivoloni grossolani come questo fatto dal Papa. Non è un “caso” se alla cordata dei Modernisti e dei progressisti di stampo gesuitico, si affiancarono i “minimalisti“, coloro che intendevano sminuire – non tanto il ruolo – quanto la Persona stessa della Vergine Maria. Si legga anche qui.
3) 17 marzo 2017: in un’udienza nel Palazzo Apostolico, per spiegare cosa intenda lui per “unità nella differenza”, ha detto che anche dentro la santissima Trinità stanno tutti litigando a porte chiuse, mentre fuori l’immagine è di unità“.
– rispondiamo che – senza giustificare alcunché – il Papa si è ritenuto libero di fare una “battuta” ritenendola spiritosa, come è tipico dell’umorismo gesuita. Il pericolo sta nel fatto che da una battuta “innocente” espressa però, seriamente da un Pontefice, per spiegare cosa intenda lui per “unità nelle differenze“, l’immagine della Trinità viene deformata dal concetto eretico che ognuna delle Tre Persone ha di fatto una “volontà contraria” all’altra, salvando le apparenze e “litigando a porte chiuse fra Loro”. E’ questo un atteggiamento tipico del gesuitismo modernista, atto a “sdrammatizzare” – secondo loro – la serietà dottrinale e dogmatica della Santissima Trinità e il ruolo delle tre Persone, distinte fra Loro nel “carattere” e nell’essere Persone esercitanti una propria volontà la quale, però, seppur “distinta” (vediamo il Figlio nel Getsemani per esempio, in quanto anche vero Uomo) non è mai assolutamente diversa o separata fra Loro.
Tra le Santissime Persone, pur nella Loro diversità, c’è una sola unità di intenzione e di operazione che deriva dal fatto che sono UN SOLO DIO il quale non può mai contraddirsi: Dio Padre non contraddice mai il Figlio e lo Spirito Santo; il Figlio non contraddice mai il Padre e lo Spirito Santo; lo Spirito Santo (che procede dal Padre e dal Figlio) non agisce mai in discussione con il Padre e il Figlio. Il tentativo di BANALIZZARE l’opera della Santissima Trinità, umanizzandola nei rapporti fino a farne una “barzelletta” è indice della decadenza che i Vertici della Chiesa vivono l’oggi. Comunque, per sfatare ogni dubbio, ecco cosa dice la teologhessa amica di Bergoglio, presente in quella udienza e che potrete verificare nel link inserito sopra: “Cuda dice che il suo paragone le fece pensare a qualcosa di più terroso attribuito al famoso leader argentino Juan Domingo Perón. “Nel peronismo, quando sentono i gatti strillare, le persone esterne pensano che stiano combattendo; in effetti, si stanno riproducendo.”

4) 19 aprile 2017: Accettare che Cristo è morto, ed è morto crocifisso, non è un atto di fede, è un fatto storico. Invece credere che è risorto sì. La nostra fede nasce il mattino di Pasqua. Paolo fa un elenco delle persone a cui Gesù risorto apparve (cfr1Cor.15 vv. 5-7)….”
– rispondiamo che – innanzi tutto la frase NON deve essere tolta dal contesto dell’Udienza, perché in tutto il contesto è il Papa stesso a spiegare cosa intenda dire. Il gioco dell’estrapolazione delle singole frasi, può essere ingannevole. Dal canto nostro possiamo solo sottolineare quanto sia pericoloso però intraprendere una via di predicazione scardinata dalla Tradizione della Chiesa, inventata sul momento, arricchita di affermazioni che vogliono sembrare “innovative” ma che in realtà celano il germe dell’eresia (che è la tattica, il metodo del Modernismo). Accettare che Gesù è stato Crocefisso ed è morto è davvero “solo” un fatto storico e non di fede? La prima osservazione che ci viene è la formulazione del CREDO nel quale noi affermiamo di “credere” in Gesù nato, crocifisso, morto e risorto per noi…. e non la definiamo ATTO DI FEDE?

Attenzione poi all’espressione “ATTO” il quale è come un sigillo che ciò che professiamo è valenza di fede accertata da fatti reali. Ed è mai possibile separare quella crocifissione e morte dalla risurrezione quale atto di fede e di fatto storico? Le parole di Gesù sono chiarissime: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»(Gv.20,29) qui è chiaro l’atto di fede quanto l’evento storico, insieme, a seguito proprio di quella professione di FEDE che sigillava l’evento storico del momento: Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv.20,29). L’espressione racchiude l’Atto di Fede, quanto il riconoscimento di un fatto avvenuto entrato così nella storia. È lo stesso san Paolo, pochi versetti più avanti dello stesso discorso (che il Papa non riporta) ad affermare che: «Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.»(1Cor.15,13-14), sottolineando come FEDE ED EVENTO STORICO VANNO INSIEME PER LA SANA PREDICAZIONE. Quindi: “Accettare che Cristo è morto, ed è morto crocifisso”, E’ UN ATTO DI FEDE ED E’ ANCHE UN FATTO STORICO. Così “credere che Cristo è davvero risorto” è anche qui un ATTO DI FEDE ED UN FATTO STORICO.
Infine, la Fede “in noi” può e deve nascere anche NELLA SOFFERENZA ai piedi della Croce o inchiodati su di Essa. Non è vero che nasce “nel mattino di Pasqua”, lo stesso Buon Ladrone che vedendo il Crocefisso si converte, e lo stesso centurione che si converte dopo aver usato quella lancia nel Divino Costato, ci affermano questo.
Purtroppo c’è da sottolineare che è proprio del gesuitismo modernista, con a capo il de Chardin e Karl Rahner, ed oggi il preposto nero Arturo Sosa, quel DIVIDERE, separare, LA FEDE DAGLI EVENTI STORICI, è loro la dottrina modernista dello storicismo dei Vangeli e di certo archeologismo cristiano atto a stravolgere l’esegesi evangelica dalla Tradizione dei Padri e di tutta la Chiesa di sempre, qualcosa di utile la troverete qui per l’approfondimento.

5) 7 settembre 2016: «Giovanni era in carcere – …Era proprio nel momento del buio … Il Battista attendeva con ansia il Messia e nella sua predicazione lo aveva descritto a tinte forti, come un giudice che finalmente avrebbe instaurato il regno di Dio e purificato il suo popolo, premiando i buoni e castigando i cattivi. … Ora che Gesù ha iniziato la sua missione pubblica con uno stile diverso; Giovanni soffre perché si trova in un doppio buio: nel buio del carcere e di una cella, e nel buio del cuore. Non capisce questo stile di Gesù e vuole sapere se è proprio Lui il Messia, oppure se si deve aspettare un altro. E la risposta di Gesù sembra a prima vista non corrispondere alla richiesta del Battista…»
– rispondiamo chepovero san Giovanni Battista!!! che, da circa una cinquantina d’anni viene dipinto, dalla teologia ed esegesi modernista, come un “crudele giudica-matti, castiga-matti”, che non capiva nulla sulla venuta del Messia. Lo stile di Papa Francesco è tipicamente quello della predicazione gesuitica che ama “inventare”, arricchire cioè il Vangelo, con narrazioni non prettamente fedeli al testo. E’ una tattica a volte avvincente, altre volte avvilente. Sì, il Battista attendeva con molta ansia il Messia perchè – fin dal grembo di sua madre, santa Elisabetta – aveva “tremato” di sacro ardore di Dio (Lc.1,44) e aveva concepito tutta la sua esistenza per questo: aprire le porte al Messia che viene. Dopo un tempo lungo trascorso nel deserto, eccolo uscire allo scoperto per predicare la sua venuta (Lc.3,10-18), e fino all’incontro con Gesù che tutti ben conosciamo.
Quando Gesù in Luca 7,18-23 racconta e spiega cosa devono riferire a Giovanni, che in carcere è certamente preoccupato di non doversi trovare davanti ad un “falso messia”, non sta svilendo affatto il Battista, al contrario, lo rincuora, lo prepara al martirio… ed alla fine delle spiegazioni Gesù stesso afferma: «Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni, e il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui….»(Lc.7,28). Senza dubbio che la frase nasconde un paradosso, è la logica del Vangelo, la sequela di Gesù che rovescia le prospettive umane: ciò che è grande appare piccolo e ciò che è piccolo appare grande. Questo cambiamento è opera dello Spirito Santo, che fa vedere le cose dal punto di vista di Dio, come canta Maria nel Magnificat, proprio davanti alla madre del Battista: “ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili…”(Lc.1,52).
Giovanni soffre, certo che soffre, ma per l’ansia evangelica, ansia di predicazione! Ma non perché “dubita” del Messia, quanto piuttosto avendo compreso bene che da lì non ne sarebbe più uscito vivo, si preoccupava del fatto che il Messia fosse quello da lui stesso annunciato! San Giovanni Crisostomo, quando descrive la vita del Battista, si meraviglia dolorosamente: «Se un uomo di tale santità ha vissuto una vita così austera, come, noi, che crolliamo sotto il peccato, non faremmo la più piccola penitenza?». Che lezione per noi, altro che dire che “non capiva lo stile di Gesù“!! Il primo predicatore del Vangelo, il più grande testimone della verità, quello che additò la Verità stessa, fu anzitutto un’anima solitaria, distaccata da tutto, che fuggiva i piaceri e le mondanità. Giovanni Battista è puro e trasparente come il diamante. E del diamante possiede anche la durezza. La sua predicazione è SCOMODA!! Soprattutto oggi è scomoda ed è terribile perché parla in nome e in difesa delle esigenze dell’Amore Crocefisso oltraggiato, terribile perché deve scuotere l’indifferenza del mondo e delle coscienze degli uomini di ogni tempo; terribile perché è il testimone di quella Luce che il mondo rifiuta e ci ricorda che – oggi come nel suo tempo – non può esistere un compromesso tra la luce e le tenebre, tra Cristo e Belial. Le risposte che Gesù manda al Battista sono, invece, una grande SODDISFAZIONE, un grande appagamento, il Battista può ora dire come Simeone: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza…»(Lc.2,29-32). Altro che “buio del dubbio“, il Battista si è rallegrato di vedere partire i suoi migliori discepoli per andare incontro al vero Messia. Qui fu la sua grandezza: nella sua umiltà. Ha accettato di spogliarsi, cioè di essere un precursore e soltanto questo. Ha avuto questa abnegazione – così rara tra i precursori – di cedere il primo posto, quando la sua missione fu compiuta.

Così insegna Benedetto XVI sul Battista: «.. Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza. Giovanni è il dono divino lungamente invocato dai suoi genitori (…). Cari fratelli e sorelle, celebrare il martirio di san Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. La Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio. »(Udienza del 29.8.2012)
6) 9 ottobre 2017: Questo è dunque, «il mistero di Gesù: si abbassò, poi non passò oltre, andò da noi, feriti alla morte, si prese cura di noi, pagò per noi e continua a pagare». Le parole riportate da Luca nel vangelo sono chiare: «Ciò che spenderai di più, te lo pagherò al mio ritorno». Gesù «pagherà quando verrà per la seconda volta: pagherà per noi, come ha pagato già».
– rispondiamo che – questa frase ci è stata segnalata con la richiesta di capirne il senso o il significato. Noi l’abbiamo verificata segnalandovi il link ufficiale e l’abbiamo letta e riletta… Il metodo gesuitico è questo: non “leggere” il Vangelo, ma RACCONTARLO aggiungendo spesso piccole varianti più o meno significative. Basta prendere tutta la collezione di interventi sul medesimo brano del Buon Samaritano, per capire la dinamica della predica nello stile di Papa Francesco che è propria del gesuitismo.. ed è così che ha voluto infatti memorizzare, ufficialmente, tutta la collezione chiamata “Meditazioni quotidiane” o del mattino.

Dunque: «… te lo pagherò al mio ritorno» non significa affatto che Gesù, nella sua seconda ed ultima venuta “pagherà di nuovo come ha pagato“…. Gesù per noi ha già pagato una volta per tutte, con la Sua morte e Crocifissione, il Suo ritorno sarà invece glorioso, da Vincitore E DA GIUDICE. Cosa significa allora quel “pagare?” che semmai pagherà a noi con la stessa moneta che avremo usato nei confronti della parabola descritta! Attraverso la parabola del buon samaritano Gesù annuncia una notizia inaudita e lieta: Dio si è fatto “prossimo”, Egli è venuto per donare a tutti gratuitamente Sé stesso, tutti possono ricevere la sua compassione non meritata, è Lui che “paga” il conto dell’albergo che è LA CHIESA nella quale deve essere trasportato ogni Uomo che ha bisogno di Dio, tratto dal pericolo di ogni genere di aggressione.. a nostra volta, ognuno di noi dovrà farsi prossimo al proprio prossimo, infatti: «Sarà infatti senza misericordia il giudizio verso chi non usa misericordia»(Gc. 2,13).
In breve, seguendo lo schema usato anche da sant’Agostino, si può riassumere così: l’uomo che discende da Gerusalemme a Gerico è Adamo e noi tutti in Adamo; scendiamo dal Paradiso terrestre da cui siamo espulsi (Gerusalemme, visio pacis) nel mondo della generazione e della corruzione, della mortalità (Gerico rappresenta la luna, che nasce, cresce, diminuisce, muore e di nuovo, nasce, cresce, ecc.); i briganti sono, come dice sant’Ambrogio, «gli angeli della notte e delle tenebre», che tentano l’uomo, facendolo cadere nel peccato che lo ferisce e lasciandolo semivivo, in quanto, spiega sant’Agostino, è vivo nella parte che, in lui, rimane capace di conoscere Dio, è morto invece in quella parte che è oppressa dai peccati; il sacerdote e il levita rappresentano l’antica legge, che non era in grado di restituire la sanità all’uomo ferito; invece il Samaritano rappresenta Cristo, che prende cura del ferito e lo salva; san Giovanni Crisostomo vede nel vino e nell’olio usati a questo fine il sangue di Cristo, versato nella passione, e l’olio della cresima. Ovviamente, la locanda è la Chiesa, la quale, ci dice sempre il Crisostomo, accoglie coloro che sono stanchi dal loro camminare nel mondo e affaticati dai peccati che portano, e li risana, offrendo loro un salubre pascolo; nel locandiere possiamo vedere gli apostoli e la gerarchia ecclesiastica che cura i fedeli e annuncia il vangelo; nel giorno del ritorno del Samaritano, il giorno del giudizio, sia particolare sia universale.
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Per ulteriori confronti consigliamo queste altre due letture:
Hit-parade nuovi Comandamenti neo chiesa da non perdere
Hit parade dei nuovi 12 articoli del Credo della neo chiesa

cronicasdepapafrancisco.com/…/florilegio-di-e…

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Per l'appunto: chi ha studiato un po' di sana teologia non si permetterebbe mai di difendere una frase che Bestemmia San Giovanni il Battista...il nanerottolo bianco ( e non mi sto riferendo a Bergoglio, ma al commentatore che lo difende ) dovrebbe abbassare la cresta!
Francesco I ha menzionato questo post in Florilegio eresia modernista-rahneriana nelle parole di Papa Francesco (2) – Le cronache di Papa ….
Bisognerebbe studiare un po' di sana teologia, prima di permettersi di diffondere testi in cui si afferma che il papa è eretico. La calunnia verso il Romano Pontefice è un peccato gravissimo, di cui bisognerà rendere conto alla giustizia di Dio. Nel "florilegio" qui riportato ci sono alcune espressioni dubbie e temerarie, ma altre che sono del tutto in linea con l'ortodossia cattolica. Ad … Espandi