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Questo pontificato sembra un fiume in piena, senza più argini


Se papa Francesco, infatti, si occupasse dei gravi peccati mortali che dilagano fuori e dentro la Chiesa, come anche il peccato di sodomia, come si è preoccupato dell’igiene per il baciamano, forse le cose andrebbero meglio!”

Ci ha scritto un Lettore (di cui abbiamo ogni identità, ma si firmerà con nome fittizio) chiedendoci di pubblicare queste righe, a riflessione di alcuni fatti recenti ecclesiali. Il titolo, il grassetto e link, li abbiamo aggiunti noi.

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Se ci si preoccupasse dei peccati mortali come della igiene…

Carissimi del sito “cronicas, ho visto che avete una rubrica di Lettere da parte dei Lettori, ecco, vorrei poter unire alle Loro anche la mia, se possibile, ringraziandovi in anticipo, o comunque vogliate decidere.

Seguendovi da qualche mese e dopo essere un “convertito” come Aldo Maria Valli, ci tengo a sottolineare che per me il papa è Francesco, prego molto per lui ogni giorno, offro per lui le mie personali sofferenze (che non sono poche) e credo non soltanto nel trionfo del Cuore immacolato di Maria, ma soprattutto nella promessa di Gesù riguardo alla protezione della sua Chiesa.

Ho letto l’editoriale che avete fatto sulla questione del baciamano, con la presunta risposta confidenziale del papa al suo portavoce qui, ma perseguendo tutta una serie di strafalcioni di questo pontificato, a cominciare dalla comunione ai divorziati risposati e il disastroso anno della misericordia con il condono, praticamente, a chi continua a peccare, così come al mortale peccato di sodomia volutamente taciuto nell’incontro sinodale del febbraio scorso, forse sarebbe il caso di dire che, la questione igienica del baciamano è davvero la più inutile delle preoccupazioni. Se papa Francesco, infatti, si occupasse più dei gravi peccati mortali che dilagano fuori e dentro la Chiesa, come anche il peccato di sodomia, come si è preoccupato dell’igiene per il baciamano, forse le cose andrebbero meglio! Oppure prendiamola ironicamente come ha fatto anche Aldo Maria Valli qui.

Mi preoccupa più di tutto il silenzio (sul peccato che dilaga, sulle offese a Dio) della gerarchia cattolica. Lo dico anche dopo i recenti fatti del Congresso di Verona, la cui reazione della CEI mi ha davvero sconvolto e scandalizzato. Parlandone con il mio parroco l’unica risposta ricevuta è stata questa: “Ma smettila! non fare il fariseo! Dobbiamo accettare le famiglie allargate, accettare che esistono nuove realtà, non solo di divorziati e risposati, ma anche di conviventi e di omosessuali. Se Dio li ha creati così bisogna allora che la chiesa riveda il suo insegnamento sulla morale e apra le sua braccia come fa la mamma che in famiglia ha questi figli!

Ne è scaturita una discussione che, naturalmente, ha visto in me il “nemico” numero uno, il vero peccatore, ma a tal punto da essermi stato minacciato di non ricevere l’assoluzione della confessione per Pasqua, se non avessi cambiato idea.Con grande gratitudine al buon Dio, ho trovato la possibilità di confidarmi con altri sacerdoti i quali mi hanno rassicurato, riguardo alla soluzione dei miei peccati, qualora andassi a confessarmi da loro per Pasqua, ma seppur grato a ciò non posso non chiedermi in quale situazione di grave confusione siamo stati abbandonati se, da una parte all’altra che vai, troviamo sacerdoti che usano l’assoluzione come ricatto e che se un vescovo viene messo al corrente di ciò, non solo non ti riceve, ma non reagisce facendo finta come se nulla fosse, lasciando il parroco libero di abusare di un potere divino che non gli appartiene affatto.

E’ vero che si dà di ciò la colpa a papa Francesco, a questo pontificato, ma i sacerdoti hanno il libero arbitrio come noi laici! Un libero arbitrio da usarsi correttamente facendo uso del potere sacerdotale nel modo corretto e non quale arma di ricatto. Ciò che vedo, piuttosto, è il dilagare di qualcosa di demoniaco. E’ come se questo pontificato stesse tirando fuori dalla Chiesa il peggio del peggio. Il mio parroco, per esempio, è sempre stato un progressista, aperto a tutto, ma molto contenuto fino al pontificato precedente, ora si sta scatenando, sembra sotto l’effetto di una ubriacatura il cui garante di un vino “acido” sembra sia stato illuminato, oltre che da altri seppure gesuiti modernisti come dite spesso voi stessi, anche da un vero svasato ex domenicano eretico, insomma, leggete qui l’ultimo articolo di Aldo Maria Valli per comprendere. Come siamo lontani dal grande Loyola che da giovane disse “se ce l’hanno fatta san Francesco e san Domenico, anch’io posso farcela, voglio diventare come loro“, e divenne un grande santo!

Appare chiaro che mentre noi cattolici, accusati di fariseismo e di rigidismo dottrinale, continuiamo a disperderci sempre più (altri miei amici hanno di recente abbandonato la chiesa, per le feste e le confessioni si arrangiano come possono dai meno peggio), spesso dividendoci sul campo della battaglia, i nemici acquistano potere e guadagnano terreno perché nel fare il male sono tutti uniti, anche se vivono a distanza. Ho molto riflettuto sull’appello ai vescovi e cardinali che avete pubblicato da parte di un sacerdote, vedi qui, sono tante le domande così come anche le basi per poter fare qualcosa di robustamente serio e sano all’interno delle nostre famiglie, ben sapendo che qualunque cosa faremo, o ci inventeremo per mantenere desta la vigilanza e la Fede, sarà sempre etichettato come un qualcosa “contro papa Francesco“, additandoci per anticattolici.

Così come la Fede stessa non ci libera dalle paure, dalle angosce e dalle frustrazioni di questo tempo, Gesù ci ha dimostrato nel Getzemani che la paura e l’angoscia possono farci sudare sangue. Chiediamoci cosa vuol dire avere, oggi, coraggio? Il coraggio è quell’azione di guardare in faccia ciò che, secondo il Vangelo, deve piuttosto farci paura: “Temete colui che può far perire la vostra anima“, e a dirlo è Gesù. Il vero coraggio, allora, è di continuare a credere facendo il nostro dovere fino in fondo, non certo di esorcizzare questa paura fuggendo dalla verità.

Papa Francesco, se proprio doveva citare qualcuno per far riflettere i giornalisti, avrebbe potuto citare il grande predicatore domenicano Marie Dominique Molinièche diceva: “Troppi cristiani, oggi, non sopportano più la verità oggettiva di ciò che sta accadendo, non credono nell’inferno perché rifiutano di aver fiducia in Cristo (non volendosi convertire, ma pretendendo la salvezza), rifiutano di guardare in faccia la realtà e finiscono per costruirsi immagini comode di un Gesù che tutto perdona e magari alla fine cancellerà l’inferno, cioè, arrivano a credere che Gesù possa modificare le Scritture pur di soddisfare il loro orgoglio nelle immagini ingannevoli delle nuove dottrine legate alle mode di oggi. I cristiani di oggi esigono delle garanzie e delle sicurezze, non si fidano più neppure della Parola, vogliono sentire sempre più teologi ed esegeti pronti a dare ragione a ciò che vogliono sentirsi dire. Non bisogna confondere la fiducia teologica con l’ottimismo. La condizione necessaria per la vera fiducia, è di aver paura, timore per tutto ciò che può toglierci la beatitudine eterna…”

Non una risposta a quanto vi ho esposto, ma faccio mie le parole da un libretto del 1922 “Alle porte di Gerusalemme“, un dialogo tra un operaio miscredente, o con tanti dubbi, e un maestro di dottrina. Bella dote è la libertà, certamente un grande dono del buon Dio, ma da una parte sta la tirannia, dall’altra una esagerata licenza. C’è libertà sì, ma non ci è concessa la libertà di fare il male, ma piuttosto di fare il bene. La legge infatti suppone e tutela la libertà, ma la stessa libertà ha bisogno della legge, come il cavallo ha bisogno di freno, come la locomotiva ha bisogno delle rotaie, come il fiume ha bisogno dei suoi argini.

Questo pontificato sembra un cavallo selvatico senza freni, una locomotiva che pretenderebbe veicolare senza rotaie, un fiume in piena senza più argini. Potrebbe mai essere tutto ciò, vedere anche qui, vera opera dello Spirito Santo, la superba e presunta “nuova Pentecoste”? Non lo credo affatto, di certo sono prove che Dio permette affinché impariamo anche a superarle, pregando, resistendo e confidando nella vittoria finale.


Domenico
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Diodoro
@Sancte Joseph Concordo. Se la nostra Parrocchia "salta", nel senso che alcuni limiti vengono superati, si va a Messa altrove, pur sapendo che non è cosa di poco conto.
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Ma non é nella sua agenda occuparsi dei peccati mortali.... sui sacerdoti concordo ,paiono presi da una ubriacatura che ha dell'assurdo. Cose da mettere i brividi a tal punto che ho deciso che cambiero' parrocchia per la messa festiva. Non ci sono più freni ,e se chiedi le ragioni di certi gesti ti danno del fariseo. Se chiedi le ragioni non é per fare polemica , ma tu caro sacerdote mi devi …More
Ma non é nella sua agenda occuparsi dei peccati mortali.... sui sacerdoti concordo ,paiono presi da una ubriacatura che ha dell'assurdo. Cose da mettere i brividi a tal punto che ho deciso che cambiero' parrocchia per la messa festiva. Non ci sono più freni ,e se chiedi le ragioni di certi gesti ti danno del fariseo. Se chiedi le ragioni non é per fare polemica , ma tu caro sacerdote mi devi dire cosa vuoi ottenere da ciò che imponi dall'altare e perché lo fai.E' vero l'anno santo della misericordia ha addormentato l'intelletto e l'anima. Ma grazie a Dio abbiamo il campanello d'allarme attivato per cui alla larga meglio stiamo. P.S: la preghiera continua
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