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Fatima.

23 GENNAIO - FESTA DELLO SPOSALIZIO DI MARIA SANTISSIMA E DI SAN GIUSEPPE

23 GENNAIO
LA FESTA DELLO SPOSALIZIO
DI MARIA SANTISSIMA E DI SAN GIUSEPPE


La festa dello sposalizio di Maria Santissima e di San Giuseppe si è diffusa in Francia nell’inizio del sec XV, per i meriti, soprattutto di Giovanni Gersone (1363-1429), grande devoto di San Giuseppe. Adottata da molti ordini religiosi, si è diffusa per tutte le parti, fissata di preferenza nel giorno 23 Gennaio. Benedetto XIII la introdusse nello stato pontificio nel 1725. Un’ altra persona che merita essere ricordata e che molto ha contribuito a questa devozione fu San Gaspare Bertoni che, a Verona, ha dedicato l’altare maggiore della Chiesa delle sacre stigmate ai Santi sposi Maria e Giuseppe, celebrando con solennità, dal 1823, la festa del loro matrimonio. Tradizione sempre conservata dagli stigmatini.
Il suo primo biografo ha scritto:“avendo lui ottenuto il merito di propagare a Verona e radicare nei cuori la devozione a San Giuseppe fu anche l’autore della venerazione del più santo degli sposi, quasi come un presagio affinché i suoi figli spirituali avessero nei santissimi sposi i loro più validi protettori”.


LA VITA DI MARIA
COME RIVELATO ALLA VENERABILE MARIA D'AGREDA
(da "LA MISTICA CITTA' DI DIO")


Maria di Gesù di Ágreda, nata María Coronel y Arana (Ágreda, 2 aprile 1602 – Ágreda, 24 maggio 1665), è stata una religiosa e mistica spagnola, appartenente all'ordine delle monache Concezioniste francescane con il nome Maria di Gesù di Ágreda. È stata un'originalissima figura di donna, religiosa, mistica mariana e scrittrice della Spagna del XVII secolo; è in corso il processo di beatificazione; la Chiesa cattolica le ha attribuito il titolo di venerabile. Evangelizzatrice delle Americhe e teologa dell'Immacolata Concezione.
La mistica di Ágreda scrisse numerose opere, tra le quali la più famosa, ristampata anche al giorno d'oggi e che ha visto più di 6.000 edizioni in tutte le lingue, è la "Mistica città di Dio" ("Mística Ciudad de Dios"). L'opera, che la Vergine stessa avrebbe ispirato, narra la vita di Maria, arricchita di consigli spirituali. Si trattava soprattutto di un libro con cui l'autrice voleva indicare la Vergine come vero modello di vita per le monache. Scritta nel 1637, bruciata nel 1645 per ordine del suo confessore del tempo, fu riscritta nel 1650 su richiesta di un nuovo confessore, padre Andrea de Fuenmayor, con l'aggiunta della biografia di Maria di Gesù e delle grazie da lei ricevute. Dopo diverse vicissitudini il testo, che era anche finito nell'Indice dei libri proibiti, fu approvato dall'Inquisizione nel 1686. Suor Maria scrisse varie opere di carattere spirituale e mariano: è considerata l'unica "mistica mariana" della storia. Seguendo la dottrina del beato Giovanni Duns Scoto, è considerata anche l'unica vera teologa dell'Immacolata Concezione.
Maria morì nel convento di Ágreda il 24 maggio 1665, giorno di Pentecoste. Il suo corpo, rimasto incorrotto nei secoli, è stato sottoposto a quattordici ricognizioni ufficiali, l'ultima delle quali il 20 maggio 1989. Il processo di canonizzazione fu aperto il 28 gennaio 1673, ma si fermò pare per i problemi sorti proprio con "La mistica città di Dio". Attualmente, anche grazie alle sollecitazioni pervenute da più parti, il processo potrebbe riprendere: nel 1990 è stato nominato infatti un nuovo relatore e nel 2016 un nuovo vice-postulatore.


CAPITOLO 21
L'Altissimo ordina a Maria santissima di sposarsi.
La sua risposta a questo comando.

739. A tredici anni e mezzo, età in cui la nostra bellissima principessa, Maria purissima, era già molto cresciuta, ella ebbe un'altra visione astrattiva della Divinità, simile alle altre di questo genere finora riferite. In questa visione possiamo dire che le sia avvenuto quello che narra la Scrittura di Abramo, quando Dio gli ordinò di sacrificare il suo figlio diletto Isacco, unico pegno di tutte le sue speranze. Dio tentò Abramo, provando ed esaminando la sua pronta ubbidienza per coronarla. Similmente, anche della nostra gran Signora possiamo dire che Dio la tentò in questa visione, ordinandole di sposarsi. Da ciò comprenderemo anche quella verità che dice: quanto sono imperscrutabili i giudizi del Signore, e quanto s'innalzano le sue vie e i suoi pensieri sopra i nostri! E davvero, come il cielo dalla terra distavano quelli di Maria santissima da quelli che l'Altissimo le manifestò ordinandole che prendesse marito per avere protezione e compagnia. Ella, infatti, in tutta la sua vita aveva desiderato e deciso di rimanere nubile per quanto dipendeva dalla sua volontà, ripetendo e rinnovando più volte il voto di castità che in precedenza aveva fatto.

740. L'Altissimo aveva celebrato con la divina principessa Maria quel solenne sposalizio, di cui si è riferito sopra, quando fu portata al tempio, confermandolo con l'approvazione del voto di castità che ella fece e con la gloria e la presenza di tutti gli spiriti angelici. La candidissima colomba si era distaccata da ogni relazione umana e la sua attenzione, il suo pensiero, la sua speranza e il suo amore non erano rivolti a creatura alcuna, poiché era tutta convertita e trasformata nell'amore casto e puro di quel sommo Bene che non viene mai meno, sapendo che sarebbe divenuta più casta amandolo, più pura toccandolo e più vergine ricevendolo. Trovandosi dunque in tale disposizione fiduciosa quando il Signore le ordinò di sposarsi, senza manifestarle altro, quale sorpresa provò il cuore innocentissimo di questa divina giovane che viveva già sicura d'avere per sposo solamente lo stesso Dio che glielo comandava? Questa prova fu maggiore di quella di Abramo, poiché egli non amava tanto Isacco quanto Maria santissima amava l'inviolabile castità.

741. Tuttavia, a così impensato comando la prudentissima Vergine sospese il suo giudizio e ne fece uso solo per sperare e credere, meglio di Abramo, nella speranza contro la speranza, per cui rispose al Signore e disse: «Eterno Dio di maestà incomprensibile, creatore del cielo e della terra e di tutto ciò che è contenuto in essi, voi, Signore, che pesate i venti, e col vostro comando ponete limiti al mare, e alla vostra volontà ogni cosa creata è soggetta, ben potete fare di questo vile verme come più vi piace, senza che io manchi a tutto ciò che vi ho promesso; e se in questo non mi allontano, mio bene e Signore, dal vostro compiacimento, di nuovo asserisco e confermo che voglio essere casta finché avrò vita e voglio voi solo per Signore e sposo. Inoltre, giacché a me, come creatura vostra, spetta e compete solo di ubbidirvi, considerate, mio Sposo, che è vostro compito sollevare la mia debolezza umana da questo impegno, nel quale il vostro santo amore mi pone». In tale circostanza la castissima giovinetta Maria si turbò alquanto, come avvenne poi all'annuncio dell'arcangelo san Gabriele. Tuttavia, sebbene sentisse un po' di tristezza, questa non le impedì l'esercizio della più eroica ubbidienza che fino ad allora aveva osservato, per cui si consegnò tutta nelle mani del Signore. Sua Maestà le rispose: «Maria, non si turbi il tuo cuore, perché il tuo abbandono confidente mi è gradito e il mio braccio onnipotente non è soggetto a leggi; così sarò io ad occuparmi di ciò che a te più conviene».

742. Con questa sola promessa dell'Altissimo Maria santissima ritornò dalla visione al suo stato ordinario e, tra l'incertezza e la speranza in cui la lasciarono il divino comando e la promessa, restò sempre pensierosa, obbligandola il Signore in questo modo a moltiplicare con lacrime nuovi atti di amore e di confidenza, di fede, di umiltà, di obbedienza, di castità purissima e di altre virtù, che sarebbe impossibile riportare. Mentre la nostra gran Principessa era tutta assorta in questa orazione e presa da queste ansie rassegnate e prudenti, Dio parlò in sogno al sommo sacerdote, che era il santo Simeone, e gli ordinò che disponesse l'occorrente per far sposare Maria, figlia di Gioacchino e di Anna di Nazaret, perché sua Maestà la guardava con speciale cura ed amore. Il santo sacerdote rispose a Dio, chiedendogli che gli manifestasse la sua volontà circa la persona con la quale la giovane avrebbe dovuto sposarsi. Il Signore gli ordinò di radunare gli altri sacerdoti e dottori e di far loro presente che quella giovane era orfana, sola e non voleva sposarsi, ma che, per ottemperare all'usanza secondo cui le primogenite non uscivano dal tempio senza prendere marito, era conveniente che ella facesse altrettanto, sposandosi con chi ritenessero più adatto.

743. Il sacerdote Simeone ubbidì all'ordine divino e, avendo convocato gli altri, comunicò loro la volontà dell'Altissimo. Nello stesso tempo fece loro conoscere quanto sua Maestà si compiacesse di quella vergine, Maria di Nazaret, secondo quanto gli era stato rivelato. Aggiunse che, trovandosi nel tempio priva dei suoi genitori, era loro dovere curarsi delle sue necessità e sceglierle uno sposo degno di una figlia tanto onesta, virtuosa e di costumi così irreprensibili, come ben sapevano tutti coloro che nel tempio l'avevano avvicinata. Oltre alla sua persona, la ricchezza, la nobiltà e le altre qualità erano molto distinte, per cui conveniva considerare molto bene a chi tutto ciò si dovesse consegnare. Aggiunse ancora che Maria di Nazaret non desiderava sposarsi, ma che diversamente non era conveniente per lei uscire dal tempio, perché era orfana e primogenita.

744. Discusso questo problema nell'adunanza dei sacerdoti e dei dottori, e mossi tutti da ispirazione divina, stabilirono che, trattandosi di una questione in cui si desiderava tanto non incorrere in errore e nella quale il medesimo Signore aveva manifestato il suo volere, conveniva ricercare la sua santa volontà anche nel resto e domandargli di manifestare in qualche modo la persona che fosse più adatta come sposo di Maria e che fosse della famiglia e stirpe di Davide, affinché si adempisse la legge. A questo scopo fissarono un giorno preciso, in cui tutti gli uomini liberi e celibi di questa stirpe che si trovavano in Gerusalemme si radunassero nel tempio. Questo giorno fu poi quello stesso in cui la nostra Principessa del cielo compiva quattordici anni. E siccome era necessario informarla di ciò che si era stabilito e domandare il suo consenso, il sacerdote Simeone la chiamò e le manifestò l'intenzione sua e degli altri sacerdoti di darle uno sposo prima che uscisse dal tempio.

745. La prudentissima Vergine, arrossendo per il suo pudore verginale, rispose al sacerdote con grande modestia e umiltà, e gli disse: «Io, signor mio, per quanto dipende dalla mia volontà, desidero continuare ad osservare castità perfetta per tutto il tempo della mia vita, dedicandomi al mio Dio nel servizio di questo santo tempio, in cambio dei grandi beni che in esso ho ricevuto. Né ho mai avuto intenzione o inclinazione per il matrimonio, giudicandomi inadatta agli impegni che comporta. Questa è la mia aspirazione, però voi, signore, che rappresentate Dio, m'insegnerete quale sarà la sua volontà». Il sacerdote replicò: «Figlia mia, il Signore accetterà i vostri santi desideri, però sappiate che al presente nessuna delle giovani d'Israele rinuncia al matrimonio, finché aspettiamo, secondo le divine profezie, la venuta del Messia; perciò nel nostro popolo si giudica felice e benedetta colei che ha una discendenza. Inoltre, anche nello stato del matrimonio potrete servire Dio con molta santità e perfezione e, affinché abbiate chi vi accompagni o si conformi ai vostri intenti, pregheremo il Signore di volervi indicare egli stesso lo sposo più conforme alla sua divina volontà tra quelli della stirpe di Davide. E voi domandate la stessa cosa pregando incessantemente, affinché l'Altissimo vi guardi benignamente e diriga noi tutti».

746. Questo accadde nove giorni prima della decisione definitiva. In questo tempo la santissima vergine moltiplicò le sue preghiere al Signore con incessanti lacrime e sospiri, chiedendo l'adempimento della sua divina volontà in ciò che nel suo timore le stava tanto a cuore. In uno di questi nove giorni le apparve il Signore e le disse: «Sposa e colomba mia, dilata il tuo cuore afflitto: non si turbi né si rattristi. Io sono attento ai tuoi desideri e alle tue preghiere, tutto governo e dalla mia luce è guidato il sacerdote. Io stesso ti darò uno sposo, il quale non impedisca i tuoi santi desideri, ma anzi con la mia grazia ti aiuti ad adempierli. Io ti cercherò un uomo perfetto, secondo il mio cuore, e lo sceglierò fra i miei servi. Il mio potere è infinito e non ti mancherà la mia protezione e la mia custodia».

747. Maria santissima rispose e disse al Signore: «Sommo bene ed amore dell'anima mia, voi conoscete bene il segreto del mio cuore e i desideri che in esso avete posto dall'istante in cui mi avete dato l'esistenza. Conservatemi dunque, mio sposo, casta e pura, come ho desiderato ardentemente di essere per ispirazione ricevuta da voi stesso e per essere tutta vostra. Non disprezzate i miei sospiri, e non allontanatemi dalla vostra divina presenza. Considerate, mio Signore e padrone, che sono un vermiciattolo vile, debole e spregevole per la mia bassezza e, se venissi meno nello stato del matrimonio, mancherei a voi e ai miei desideri. Determinate dunque la mia sicura riuscita e non ve ne disinteressate per il fatto che io non ho meritato questa grazia. Infatti, anche se io sono polvere inutile, griderò ai piedi della vostra maestà sperando, o Signore, nella vostra misericordia infinita».

748. Inoltre la castissima giovinetta ricorreva ai suoi angeli santi, che sorpassava in santità e purezza; presentava loro molte volte l'ansietà del suo cuore per il nuovo stato che l'attendeva. Le dissero un giorno gli angeli santi: «O sposa dell'Altissimo, non potete certo ignorare né dimenticare questo titolo, né l'amore che vi porta, né che egli è onnipotenza e verità. Per questo, Signora, pacificate il vostro cuore, perché i cieli e la terra scompariranno prima che vengano meno la verità e il compimento delle sue promesse. Qualunque cosa vi succeda, riguarda il vostro sposo; il suo braccio onnipotente, che domina sugli elementi e tutte le creature, può arrestare la forza delle onde impetuose ed impedire la veemenza dei loro effetti, può far si che né il fuoco bruci, né la terra sia pesante. I suoi alti giudizi sono imperscrutabili e santi, i suoi decreti rettissimi e ammirabili e le creature non possono comprenderli, ma devono rispettarli. Se dunque la sua grandezza vuole che lo serviate nel matrimonio, meglio sarà per voi essergli gradita in esso piuttosto che disgustarlo in un altro stato. Sua Maestà senza dubbio farà con voi ciò che è meglio e ciò che è più perfetto e santo; siate dunque sicura delle sue promesse». In seguito a questa esortazione angelica si calmarono alquanto le ansietà della nostra Principessa e di nuovo chiese loro che l'assistessero e custodissero e che presentassero al Signore la sua conformità al volere divino e come ella stesse attendendo ciò che avrebbe ordinato.


Insegnamento che mi diede la Principessa del cielo

749. Figlia mia carissima, altissimi e venerabili sono i giudizi del Signore e le creature non devono investigarli, poiché non possono penetrarli. Sua Altezza mi ordinò di sposarmi, ma non me ne rivelò ancora il mistero; conveniva tuttavia che così facessi, affinché il mondo, ignaro allora del mistero, giudicasse onesta la mia maternità, reputando figlio del mio sposo il Verbo incarnato nel mio grembo. Fu inoltre mezzo opportuno per nasconderlo a Lucifero e ai suoi demoni, assai inferociti e tutti tesi a scaricare il loro smanioso furore su di me. Quando vide che abbracciavo lo stato matrimoniale, restò come accecato, credendo che non fosse compatibile avere per sposo un uomo ed essere madre di Dio. Con questo si tranquillizzò alquanto, dando tregua alla sua malizia. Nel farmi sposare, l'Altissimo ebbe pure altri fini, che in seguito divennero manifesti, anche se allora mi furono nascosti, perché così conveniva.

750. Voglio dirti inoltre, figlia mia, che per me sapere di dover prendere per sposo un uomo fu il maggior dolore che avessi patito sino a quel giorno, dato che il Signore non me ne aveva ancora spiegato il mistero; e se in questa pena non mi avesse confortato la sua virtù divina, lasciandomi qualche speranza benché oscura e indeterminata, avrei perso la vita per il dolore. Però da questo evento apprenderai quale debba essere la rassegnazione della creatura alla volontà dell'Altissimo e come debba piegare il suo scarso intelletto senza voler scrutare i sublimi misteri di Dio. E quando alla creatura si presenta qualche difficoltà o pericolo in ciò che il Signore dispone e ordina, sappia confidare in lui e creda che non la pone in essi per abbandonarvela, ma per tirarla fuori vittoriosa e con trionfo, se da parte sua coopera con la grazia del medesimo Signore. Ma quando l'anima pretende d'indagare i giudizi della sua sapienza e preferisce seguire la propria volontà anziché obbedire, creda e sappia che defrauda la gloria e la grandezza del suo Creatore e perde insieme il proprio merito.

751. Io riconoscevo che l'Altissimo è superiore a tutte le creature e che non ha bisogno del nostro ragionare, ma vuole solamente la sottomissione della volontà, poiché la creatura non può dargli consiglio, ma gli deve soltanto ubbidienza e lode. Quanto a me, sebbene il non saper ciò che mi avrebbe comandato e ordinato nello stato del matrimonio mi affliggesse molto per l'amore che io portavo alla castità, questo dolore e questa pena non suscitarono in me alcuna curiosità d'indagare oltre, anzi servirono a far sì che la mia ubbidienza fosse più eccellente e gradita ai suoi occhi. Conforma a questo esempio la rassegnazione, che devi avere a tutto ciò che comprenderai essere gradito al tuo Signore e sposo, abbandonandoti alla sua protezione e alla fermezza delle sue promesse infallibili. In tutto quello in cui avrai l'approvazione dei suoi sacerdoti e tuoi superiori, lasciati guidare senza resistere ai loro comandi né alle divine ispirazioni.


CAPITOLO 22
Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe.

752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa città santa, perché era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatré anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietà; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d'età, aveva fatto voto di castità. Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.

753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perché tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciò che dovevano fare. A quel punto, l'Altissimo ispirò al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestà di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtù ed onestà di questa vergine, nonché la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era già manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l'umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene così grande; ricordandosi del voto di castità che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnò alla divina volontà, rimettendosi a ciò che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l'onestissima giovane vergine Maria più di chiunque altro.

754. Mentre facevano questa orazione, tutti quelli là radunati videro fiorire solo la verga in mano a Giuseppe. Nello stesso tempo, una colomba candidissima, scendendo dall'alto circonfusa di ammirabile splendore, si posò sopra il capo del santo.
Contemporaneamente Dio gli parlò nell'intimo con queste parole: «Giuseppe, servo mio, Maria sarà la tua sposa: accettala con attenzione e rispetto, perché ella è gradita ai miei occhi, giusta e purissima d'anima e di corpo, e tu farai tutto quello che ti dirà». Essendosi il cielo dichiarato con quel segno, i sacerdoti diedero alla vergine Maria san Giuseppe, come sposo eletto da Dio. Chiamandola per celebrare le nozze, la prescelta uscì fuori come il sole, più bella della luna. Alla presenza di tutti, il suo aspetto apparve superiore a quello di un angelo, di incomparabile bellezza, onestà e grazia, e i sacerdoti la sposarono con il più casto e santo degli uomini, Giuseppe.

755. La divina Principessa, più pura delle stelle del firmamento, in lacrime e seria come una regina, con umiltà ma anche con maestà - poiché Maria riuniva in sé tutte queste perfezioni - prese congedo dai sacerdoti, domandando loro la benedizione, come anche alla maestra, e perdono alle compagne, ringraziando tutti per i benefici ricevuti da loro nel tempio. Fece tutto ciò con la più profonda umiltà, misurando con molta prudenza le parole, perché in tutte le occasioni parlava poco e con molta sapienza. Si allontanò così dal tempio, non senza grande dispiacere di lasciarlo contro la propria intenzione e il proprio desiderio. In compagnia di alcuni dei ministri che servivano nel tempio nelle cose temporali - laici dei più autorevoli - col suo sposo Giuseppe si avviò a Nazaret città della felicissima coppia. Sebbene san Giuseppe fosse nato in quel luogo, seguendo quanto l'Altissimo aveva disposto per mezzo di alcune vicende, era andato a vivere qualche tempo a Gerusalemme, per migliorare la sua condizione come infatti avvenne, divenendo sposo di colei che era stata scelta da Dio stesso per essere sua madre.

756. Arrivati a Nazaret, dove la Principessa del cielo aveva i suoi beni e le case dei suoi fortunati genitori, furono ricevuti e visitati da tutti gli amici e i parenti con grida di giubilo e applausi, come si usa fare in tali occasioni. Avendo santamente adempito all'obbligo naturale dei contatti e delle relazioni, i due santissimi sposi Giuseppe e Maria, liberi da impegni, restarono a casa loro. Secondo l'usanza introdotta fra gli Ebrei, nei primi giorni del matrimonio era previsto che gli sposi si prendessero un po' di tempo per verificare, nella convivenza, le abitudini e l'indole di entrambi, in modo da potersi conformare meglio l'uno all'altra.

757. In tali giorni il santo Giuseppe disse alla sua sposa Maria: «Sposa e signora mia, io rendo grazie all'altissimo Dio per il favore di avermi destinato senza merito ad essere vostro sposo, mentre mi giudicavo indegno della vostra compagnia; ma sua Maestà, che quando vuole può sollevare il povero, mi ha usato questa misericordia. Quindi io desidero che voi mi aiutiate, come spero dalla vostra discrezione e virtù, a dargli il contraccambio che gli devo, servendolo con rettitudine di cuore. A tal fine mi riterrete vostro servo, e col vero affetto con cui vi stimo, vi chiedo che vogliate supplire a molta parte del capitale e di altre doti che mi mancano, le quali mi sarebbero utili per essere vostro sposo; ditemi, signora, qual è la vostra volontà perché io l'adempia».

758. La divina sposa ascoltò questo discorso con cuore umile ed affabile severità nel volto, e rispose al santo: «Signor mio, io sono lieta che l'Altissimo, per mettermi in questa condizione, si sia degnato di assegnarmi voi per sposo e signore, e che il servire voi mi sia stato confermato dalla manifestazione della sua divina volontà. Però, se me lo permettete, vi dirò le intenzioni e i pensieri, che a tal fine desidero comunicarvi». L'Altissimo intanto disponeva con la sua grazia il cuore retto e sincero di san Giuseppe e, per mezzo delle parole di Maria santissima, lo infiammò di nuovo di divino amore. Egli così le rispose: «Parlate, signora, il vostro servo vi ascolta». In questa occasione la Signora del mondo era assistita dai mille angeli della sua custodia in forma visibile, come aveva loro richiesto. Ciò era dovuto al fatto che l'Altissimo, affinché la purissima vergine operasse in tutto con maggior grazia e merito, permise che ella sentisse il rispetto e la considerazione con cui doveva parlare al suo sposo, pur lasciandola nella sua naturale ritrosia ed esitazione che sempre aveva avuto a parlare con gli uomini da sola, cosa che fino allora non aveva mai fatto, se non casualmente qualche volta col sommo sacerdote.

759. Gli angeli santi ubbidirono alla loro Regina e l'assistettero, manifestandosi solo alla sua vista. In loro compagnia parlò al suo sposo san Giuseppe, dicendo: «Signore e sposo mio, è giusto che diamo lode e gloria con ogni devozione al nostro Dio e creatore, infinito nella sua bontà e incomprensibile nei suoi giudizi, che con noi poveri ha manifestato la sua grandezza e misericordia, scegliendoci per essere al suo servizio. Io mi considero, fra tutte, la creatura più debitrice a sua Altezza e, anzi, lo sono più di tutte insieme, perché, meritando meno, ho ricevuto dalla sua liberalissima mano più di loro. Nella mia tenera età, costretta dalla forza di questa verità che la luce divina mi comunicò rivelandomi il disinganno di tutto il visibile, mi consacrai a Dio con voto perpetuo d'essere casta nell'anima e nel corpo. Sono sua, e lo riconosco mio sposo e Signore, con volontà immutabile di mantenere la mia promessa di castità. Per adempiere ciò, signor mio, desidero che mi aiutiate, perché nel resto io sarò vostra serva fedele, ed avrò cura della vostra vita quanto durerà la mia. Accettate, signore e sposo mio, questa santa determinazione e confermatela con la vostra, perché come offerta gradita al nostro Dio eterno, egli ci riceva entrambi quale sacrificio di soave odore, e ci conceda di giungere insieme ai beni eterni che speriamo».

760. Il castissimo sposo Giuseppe, pieno d'intimo giubilo per le parole della sua divina sposa, le rispose: «Signora mia, dichiarandomi i vostri pensieri e casti propositi, avete aperto e sollevato il mio cuore, che io non volli manifestarvi prima di conoscere il vostro. Anch'io mi considero, fra gli uomini, debitore al Signore più di tutte le altre creature, perché da molto tempo mi ha chiamato con la sua vera luce, affinché l'amassi con rettitudine di cuore. Voglio, signora, che sappiate che a dodici anni anch'io ho fatto promessa di servire l'Altissimo in castità perpetua. Così ora torno a confermare il medesimo voto, per non invalidare il vostro; anzi, alla presenza di sua Altezza, vi prometto di aiutarvi, per quanto dipende da me, perché in tutta purezza lo serviate e lo amiate secondo il vostro desiderio. Io sarò, con il concorso della grazia, vostro fedelissimo servo e compagno, e vi supplico che accettiate il mio casto affetto e mi riteniate vostro fratello, senza mai dar luogo ad altro lecito amore, fuorché quello che dovete a Dio e poi a me». In questo colloquio l'Altissimo riconfermò nel cuore di san Giuseppe la virtù della castità e l'amore santo e puro che doveva alla sua santissima sposa Maria. Così il santo gliene portava in grado eminentissimo, e la stessa Signora con il suo prudentissimo conversare glielo aumentava dolcemente, elevandogli il cuore.

761. Con la virtù divina con cui il braccio dell'Onnipotente operava nei due santissimi e castissimi sposi, sentirono entrambi incomparabile giubilo e consolazione. La divina Principessa offrì a san Giuseppe di corrispondere al suo desiderio, come colei che era signora delle virtù e, senza difficoltà, praticava in tutto ciò che esse hanno di più sublime ed eccellente. Inoltre l'Altissimo diede a san Giuseppe rinnovata castità e padronanza sulla natura e sulle sue passioni, perché, senza ribellione né istigazione ma con ammirabile e nuova grazia, servisse la sua sposa Maria e, in lei, la volontà e il beneplacito del Signore. Subito distribuirono i beni ereditati da san Gioacchino e da sant'Anna, genitori della santissima Signora. Ella ne offrì una parte al tempio dove era stata, l'altra la distribuì ai poveri e la terza l'assegnò al santo sposo Giuseppe, perché l'amministrasse. Per sé la nostra Regina si riservò solo la cura di servirlo e di lavorare in casa, perché, quanto agli scambi con l'esterno e alla gestione dei beni, degli acquisti o delle vendite, la vergine prudentissima se ne esentò sempre.

762. Nei suoi primi anni, san Giuseppe aveva appreso il mestiere di falegname, come il più onesto e adatto per guadagnarsi da vivere, essendo povero di beni di fortuna. Perciò domandò alla sua santissima sposa se aveva piacere che egli esercitasse quel mestiere per servirla e per guadagnare qualcosa per i poveri, poiché era necessario lavorare senza vivere nell'ozio. La Vergine prudentissima diede a san Giuseppe la sua approvazione, avvertendolo che il Signore non li voleva ricchi, bensì poveri e amanti dei poveri, e che fossero loro rifugio fin dove il loro capitale lo permettesse. Fra i due santi sposi nacque presto una santa contesa, riguardo a chi dei due dovesse prestare ubbidienza all'altro come a superiore. Ma Maria santissima, che fra gli umili era umilissima, vinse in umiltà, né conseguì che, essendo l'uomo il capo, si pervertisse l'ordine della natura. Così volle ubbidire in tutto al suo sposo Giuseppe, chiedendogli solamente il consenso per fare l'elemosina ai poveri del Signore; e il santo le diede il permesso di farla.

763. In questi giorni il santo Giuseppe, riconoscendo con nuova luce del cielo le doti della sua sposa Maria, la sua rara prudenza, umiltà, purezza e tutte le sue virtù superiori ad ogni suo pensare ed immaginare, ne restò nuovamente stupito e, con gran giubilo del suo spirito, non cessava con ardenti affetti di lodare il Signore, rendendogli ancor più grazie per avergli data tale compagnia e tale sposa superiore ad ogni suo merito. Perché poi quest'opera risultasse in tutto perfettissima, l'Altissimo fece sì che la Principessa del cielo infondesse con la sua presenza, nel cuore del suo sposo, un timore ed un rispetto così grande che non è assolutamente possibile spiegare a parole. A provocare ciò in Giuseppe era un certo splendore, come raggi di luce divina, che emanava dal volto della nostra Regina, dal quale traspariva anche una maestà ineffabile che sempre la accompagnava. Le succedeva infatti come a Mosè quando scese dal monte, ma con tanta maggiore intensità, perché si intratteneva con Dio più a lungo e più intimamente.

764. Subito Maria santissima ebbe una visione divina dal Signore, in cui sua Maestà le disse: «Sposa mia dilettissima ed eletta, vedi come io sono fedele nelle mie parole con quelli che mi amano e mi temono. Corrispondi dunque ora alla mia fedeltà, osservando la legge come mia sposa, in santità, purezza e in tutta perfezione. In ciò ti aiuterà la compagnia del mio servo Giuseppe che io ti ho dato. Ubbidisci a lui come devi ed attendi alla sua consolazione, perché tale è la mia volontà». Maria santissima rispose: «Altissimo Signore, io vi lodo e magnifico per i vostri ammirabili consigli e per la vostra provvidenza verso di me, indegna e povera creatura. Il mio desiderio è di ubbidirvi e compiacervi come vostra serva più debitrice a voi di ogni altra creatura. Concedetemi dunque, Signor mio, il vostro favore divino, perché in tutto mi assista e mi governi secondo il vostro maggior compiacimento, affinché, come vostra serva, attenda anche agli obblighi dello stato in cui mi ponete, senza mai vagare fuori dai vostri ordini e dal vostro volere. Datemi la vostra approvazione e benedizione; con essa riuscirò a ubbidire al vostro servo Giuseppe e a servirlo come mi comandate voi, mio creatore e mio Signore».

765. Su questi divini appoggi si fondò la casa e il matrimonio di Maria santissima e di Giuseppe. Dall'8 settembre, data delle nozze, fino al 25 marzo dell'anno seguente, giorno in cui avvenne l'incarnazione del Verbo, i due santi sposi vissero nel modo in cui l'Altissimo li andava rispettivamente predisponendo all'opera per cui li aveva scelti. La divina Signora ordinò poi gli oggetti personali e quelli della sua casa come dirò nei capitoli seguenti.

766. A questo punto però, non posso contenere oltre il mio affetto senza congratularmi per la fortuna del più felice degli uomini, san Giuseppe. Da dove vi è venuta, o uomo di Dio, tanta beatitudine e tale buona sorte che ha fatto sì che solo di voi, tra i figli di Adamo, si potesse dire che Dio stesso fosse vostro e così solamente vostro da essere ritenuto vostro unico figlio? L'eterno Padre vi dona sua figlia; il divin Figlio vi dona la sua vera Madre e lo Spirito Santo vi consegna e vi affida la sua sposa, ponendovi in sua vece. In tal modo tutta la santissima Trinità vi concede e vi dà in custodia per vostra legittima consorte la sua diletta, unica e fulgida come il sole. Conoscete voi, mio santo, la vostra dignità ed eccellenza? Comprendete che la vostra sposa è la Regina e signora del cielo e della terra, e voi siete depositario dei tesori inestimabili di Dio? Considerate, o uomo divino, il vostro impegno e sappiate che, se gli angeli e i serafini non sono invidiosi, sono però meravigliati ed estatici per la vostra sorte e per il mistero racchiuso nel vostro matrimonio. Ricevete dunque le congratulazioni per tanta felicità in nome di tutto il genere umano. In un certo senso, voi siete l'archivio contenente il registro delle divine misericordie, signore e sposo di colei di cui solo Dio è maggiore, per cui vi ritroverete, fra gli uomini e fra gli stessi ricco e nella prosperità. Ricordatevi però della nostra povertà e miseria, e di me, il più vile verme della terra, che desidero essere vostra fedele devota, beneficata e favorita dalla vostra potente intercessione.


Insegnamento della Regina del cielo

767. Figlia mia, dalla mia esemplare condotta nello stato del matrimonio in cui l'Altissimo mi pose, tu vedi condannati i pretesti che adducono, non essendo perfette, le anime che condividono tale condizione nel mondo. Niente è impossibile a Dio, né a chi con viva fede spera in lui e si rimette in tutto alla sua divina disposizione. Io vivevo in casa del mio sposo con la stessa perfezione con cui servivo nel tempio, perché cambiando stato non mutai l'affetto, né il desiderio e la premura di amare e servire Dio, ma anzi l'aumentai, perché niente mi trattenesse dai miei obblighi di sposa. Fu per questo che ebbi maggiore assistenza dal favore divino che, con la sua mano onnipotente, dispose ed aggiustò tutte le cose in sintonia con i miei desideri. Altrettanto farebbe il Signore con tutte le creature, se da parte loro corrispondessero adeguatamente. Esse invece incolpano lo stato del matrimonio ingannando così se stesse, perché l'impedimento a non essere perfette e sante non è dato dallo stato, ma dai pensieri e dalla sollecitudine vana ed eccessiva a cui si abbandonano, non cercando di piacere al Signore, ma preferendo il loro compiacimento.