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Forse la CEI dovrebbe imparare tre lezioni da queste elezioni...

Cari Vescovi: vogliamo riscoprire il vero bene comune con la Dottrina sociale della Chiesa?

“Desidero risvegliare negli altri e in me stesso un fervore più grande affinché il deposito cattolico della fede, che l’Apostolo non ci ha affidato senza motivo e che è preferibile a tutti i tesori di questo mondo, venga custodito preziosamente intatto e autentico, poiché da esso dipendono la saggezza cristiana, la pace generale e la santità dell’uomo.“ (san Pietro Canisio, gesuita e Dottore della Chiesa)

A chiusura di questa “campagna elettorale” di cui abbiamo trattato qui a reti unificate, condividiamo tre articoli. Il primo è a firma del professore Roberto de Mattei – qui – da Corrispondenza Romana; il secondo del professore Stefano Fontana, qui. Ed anche se del 21 maggio, vi proponiamo di unire a queste riflessioni, l’articolo di Marco Tosatti qui, che aiuta a capire quando si dice: “due pesi due misure…

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Europee: De Mattei, ‘rosario di Salvini? Il vero sconfitto è Papa Francesco’

(AdnKronos – 27 maggio 2019) Presidente Fondazione Lepanto, ‘il leader politico riconosce il primato della religione e della morale sulla politica’. “Non è casuale che Salvini sia apparso ieri sera davanti alle telecamere con il crocifisso in mano. Il messaggio di Salvini suona come rimprovero al Papa. Ecco perché gli elettori hanno apprezzato. Il vero grande sconfitto di queste elezioni è Papa Francesco, che ha abdicato al suo ruolo: ha fatto campagna elettorale evidenziando il primato della politica sulla religione. Si comporta da politico”. Lo dice all’Adnkronos Roberto De Mattei, storico e presidente della Fondazione Lepanto.

“Il tema dell’immigrazione- continua De Mattei- è stato il leitmotiv di tutto il suo pontificato ed è diventato sempre più dominante non a caso alla vigilia della campagna elettorale. Avrebbe dovuto tacere. Anche il tema del rosario è importante. Il Papa non è intervenuto personalmente, ma tutti i suoi collaboratori hanno deplorato i gesti di Salvini. L’uomo della strada cattolico si chiede: perché si scandalizzano se Salvini bacia il rosario e non se il Papa bacia i piede dei leader Sud Sudanesi? Quella di Francesco è una forma di sottomissione”.

Per lo storico, “il leader politico riconosce il primato della religione e della morale sulla politica, mentre il Papa sembra sottomettere l’autorità religiosa a quella politica. Sono gesti simbolici opposti e paradossali. Ci si aspetterebbe il contrario . Però è confortante che l’opinione pubblica abbia seguito la logica. I vincitori di ieri sono proprio coloro che hanno evidenziato le radici e l’identità cristiana in Europa: Salvini e Orban”.

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Tre lezioni che i vescovi dovrebbero imparare

di Stefano Fontana

Studiare e applicare correttamente la Dottrina sociale della Chiesa; non ridurre il male a un capro espiatorio; insegnare chiaramente dei contenuti e gerarchizzarli. Ecco tre cose che i vescovi dovrebbero imparare per evitare le figuracce, l’ambiguità e di giocarsi la credibilità come è successo in queste elezioni Europee.

Ieri, dopo i risultati delle Europee molte persone segnalavano sui social che anche la Chiesa italiana, e i vescovi in particolare, avevano perso le elezioni. Spesso lo facevano in modo risentito, con accenti di rimprovero, di rivincita ed anche, purtroppo, di esasperata irriverenza. Se però, dopo le elezioni, tante persone hanno pensato che anche i vescovi italiani erano tra i perdenti, vuol dire che prima delle elezioni era stata evidente una loro scesa in campo in senso politico. La Chiesa italiana, sia nei suoi vertici che nei suoi ranghi, dovrebbe fare una riflessione sulle modalità dei suoi interventi in occasione di queste elezioni europee e sulle conseguenze che questo può avere per la credibilità stessa della Chiesa, in modo da aggiustare il tiro in futuro.

Ad onor del vero, non tutti gli interventi di prelati erano fatti con i paraocchi.Per esempio mons. Crociata, vicepresidente della COMECE (Conferenze episcopali dell’Unione Europea), aveva detto che i vescovi devono sempre intervenire in nome dei motivi ultimi, evitando di mescolare la propria voce a quella dei politici. Anche il vescovo di Nanterre, mons. Rougé, aveva invitato a non demonizzare l’euroscetticismo ma a capirlo in quanto espressione di un malessere reale.

Tuttavia, la coralità degli interventi, a cominciare da quelli del presidente della CEI cardinale Bassetti, è stata a senso unico. É stata fatta passare l’idea che pensare al bene della propria nazione sia egoismo nazionalista e che dire “prima gli italiani” sia contrario al bene comune, il quale richiederebbe invece di essere europeista e globalista. Ma questo è contrario alla Dottrina sociale della Chiesa e non si trova in nessun insegnamento del magistero sociale, e men che meno in san Tommaso d’Aquino o in sant’Agostino. Dove avranno pescato i vescovi questa strana idea? Da questa stranezza è venuta la diffusa impressione che si trattasse di una strategia politica. Un primo insegnamento che i vescovi dovrebbero trarre da queste elezioni, allora, dovrebbe essere di conoscere la Dottrina sociale della Chiesa e di insegnarla correttamente.

Come il toro si getta sconsideratamente a testa in giù verso ogni cosa rossa che si muova, così hanno fatto gli uomini di Chiesa davanti a Salvini. Perché lanciarsi contro di lui a testa in giù per ogni cosa fatta o detta? Perché demonizzare anziché insegnare? Sull’esempio dei vescovi, questo accanimento è stato fatto proprio dai ranghi della Chiesa, a partire dai media cattolici fino all’ultimo dei consigli pastorali e addirittura alle preghiere dei fedeli durante la messa. Per esempio, nel suo editoriale di domenica 26 maggio, ormai a tempo scaduto, il direttore de “La Voce dei Berici” di Vicenza, denunciava Salvini che avrebbe parlato del Cuore Immacolato di Maria pensando a “una parte di mondo cattolico ultraconservatore … xenofobo, anti islamico, aggressivo, impastato di un’identità declinata in chiave nazionalistica”. Davanti a queste etichette – queste sì veramente aggressive – un poveretto che desidera semplicemente che le migrazioni vengano governate perché nel suo quartiere non ce la fa più, e che ama la propria nazione più che Bruxelles, si stizzisce e vota deciso per Salvini.

Una seconda lezione da imparare da parte dei vescovi è quindi di non individuare il capro espiatorio, protagonista di ogni male, perché la questione del bene e del male è più complessa e non la si risolve facendo perdere Salvini alle Europee. Se i vescovi si concentrassero di più sul male del peccato non cadrebbero in questi banali errori da politicanti inesperti.

Il cardinale Bagnasco, in una intervista alla vigilia delle elezioni, ha detto che i vescovi votano per l’Europa unita e che l’Italia deve portare in Europa la solidarietà. A voto avvenuto, il segretario della COMECE, padre Poquillon, si è dichiarato soddisfatto della così alta partecipazione al voto, segno di responsabilità. Ora, sia l’unità, sia la solidarietà, sia la partecipazione al voto sono elementi vuoti di contenuto. Unità per cosa? Solidarietà in che senso? Partecipazione a che scopo? Sono parole che non dicono niente.

Durante la campagna elettorale, da un lato gli uomini di Chiesa hanno demonizzato senza insegnare né distinguere, e dall’altro hanno detto parole vuote e generiche. Un altro insegnamento per i vescovi che deriva da questa sconfitta elettorale è allora anche quello di insegnare chiaramente dei contenuti ed anche di gerarchizzarli. Sviluppare la democrazia in Europa è meno importante che difendere la vita e la famiglia. Ma a parte qualche vescovo, che la Nuova Bussola ha già nominato, così non è avvenuto.

Si parla nella Chiesa di oggi della necessità di cogliere i “segni dei tempi”, che però in questa occasione non è stato fatto. I vescovi italiani non hanno colto l’odore delle loro pecore, si sono appiattiti sul politicamente corretto e hanno parlato come Repubblica o come il presidente della Repubblica Mattarella. É questo l’aspetto che maggiormente colpisce: che i vescovi non parlino da vescovi. E se non parlano da vescovi perché mai i fedeli dovrebbero ascoltarli? Nell’urna, ma non solo.

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SUL PAPA E ZINGARETTI: PERMESSO DI PROSELITISMO? UNA PETIZIONE CONTRO LA RAI PER LA CENSURA ALLA VITA.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Romana Vulneratus Curia è rimasto molto colpito dall’uso disinvolto che il PD ha fatto della foto del suo segretario, Zingaretti, con il Pontefice regnante. Una fotografia del gennaio scorso, da Presidente della Regione Lazio. Ma tutto fa brodo a pochi giorni dalle elezioni europee, e a fronte di un Salvini che chiede aiuto alla Madonna e mostra – con grande sconcerto dei Professionisti di Dio, oibò – il Rosario. RVC ci ha partecipato il suo, di sconcerto.

E inoltre vogliamo farvi partecipi – la trovate in calce – di una sana iniziativa di protesta contro la RAI per la censura vergognosa esercitata dai telegiornali nei confronti della Marcia per la Vita di sabato scorso a Roma.


Caro Tosatti, mi informa un amico che vien fatta ri-circolare in questi giorni (cinque giorni prima del voto) l’immagine dell’incontro tra Papa Bergoglio e il segretario del partito neocomunista Zingaretti (avvenuta nel gennaio 2019 quando Zingaretti era Presidente della Regione Lazio). A parte la prima ironica riflessione sul fatto che il Papa non abbia assicurato la “par condicio” accettando anche di vedere politici di altri schieramenti a lui insopportabili, la considerazione successiva si riferisce ad un famoso detto (probabilmente di origine sarda): <quel che piace ai lupi non piace agli agnelli>. Inoltre mi sono ricordato di una espressione che mio padre buonanima citava spesso: <ci sono uomini talmente “ingenui” da esser convinti di fare una cosa buona,quando invece è cattiva e dannosa>.

Di fatto Papa Bergoglio, oggi – a sua insaputa certamente, speriamo -, permette un assist preelettorale ai nemici dei nostri valori evangelici, e non è la prima volta. In sé un incontro privato (non pubblicizzato) non ha assolutamente nulla di male; ma vederlo utilizzare e riutilizzare diventa preoccupante, soprattutto se i rappresentanti di altri partiti (che invece difendono i valori cattolici) vengono invece ripetutamente “rimproverati” pubblicamente di utilizzare persino (per esempio) quell’arma da guerra che è il santo Rosario.

Che questi altri uomini politici siano cattolici, o solo lo simulino per opportunità elettorale, è un processo alle intenzioni. Non mi spetta, e in realtà non spetta a nessuno, se non al confessore. Qualcuno, ricordiamolo, ha detto: <chi sono io per giudicare?>.

La novità secondo me che emerge in questo pontificato, e mi riferisco in particolare agli incontri (da Zingaretti a Zuckerberg, Jeffrey Sachs, Paul Ehrlich, ecc.) e all’esaltazione di personalità varie (dalla Bonino a Napolitano) potrebbe esser definita “proselitismo settario indiretto”.

Quello cioè che è concesso è di poter utilizzare “politicamente” incontri e citazioni, usando il rapporto personale con l’ Autorità morale. Così potremmo dire che, in tal senso, è il Papa che fa proselitismo (indiretto), scoraggiando (o persino diffidando) invece il “proselitismo apostolico”, obbligatorio per un cattolico (… apostolico, romano.). In questo caso viene usata la giustificazione del rispetto umano verso chi ha altri credo. In pratica, si afferma che il proselitismo è una “forzatura” di conversione altrui fatta con sotterfugi e usata per reclutare persone.

Quindi Bergoglio ci invita a non fare proselitismo, ma permette ai nemici della Chiesa di utilizzare la figura del Papa per poterlo fare. Ci invita a non farlo se parliamo delle Verità evangeliche contenute nella dottrina della tradizione e veniamo per questo chiamati fanatici, tradizionalisti, conservatori.

Ma ci invita a non farlo anche se parliamo del valore della vita umana che vogliamo difendere fin dal concepimento. La marcia per la vita, totalmente ignorata, di sabato scorso è l’ultimo esempio. Il Santo Curato d’Ars diceva che la prima tentazione che il demonio insinua in chi vuole servire Dio è il rispetto umano…”.

RVC

E a questo proposito vogliamo dare conto dell’iniziativa di Corrispondenza Romana, che ha lanciato una petizione sullo scandaloso silenzio che la Televisione di Stato ha riservato alla Marcia per la Vita.

Questo è il collegamento per firmare.