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Il comandamento più importante

Mc 2,23 In giorno di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe
Il Sabato veniva annunciato da tre squilli di tromba dai leviti nel Tempio e dai guardiani della sinagoga nel paese. Si credeva che se tutto Israele avesse osservato secondo le prescrizioni due Sabati sarebbe iniziato subito il regno di Dio. E' il secondo sabato che incontriamo nel vangelo di Marco. La prima volta Gesù era andato nella sinagoga di Cafarnao per insegnare e il suo insegnamento aveva causato il discredito di quello degli scribi (“egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” Mc1,21). Inoltre Gesù aveva già trasgredito il divieto di curare gli ammalati in giorno di sabato guarendo la suocera di Pietro (Mc 1,31) e il lebbroso (Mc 1,40-42). Di sabato era proibito eseguire 39 lavori principali, dai lavori per la costruzione del tempio, suddivisi a loro volta in 39 lavori secondari per un totale di 1521 lavori proibiti. Era inoltre proibito percorrere più di 480 metri. L’osservanza di questo comandamento garantiva l'osservanza di tutta la Legge, ma la sua violazione significava la trasgressione di tutta la Legge ed era punita con la pena di morte: “Chiunque farà un lavoro di sabato sarà messo a morte” (Es 31,15). Gesù ha parlato di libertà dal giogo della Legge e i discepoli si comportano di conseguenza ignorando il comandamento ritenuto il più importante. Nel caso narrato da Marco sono almeno due le gravi trasgressioni compiute da Gesù e dai discepoli: passare e cogliere (Es 34,21).

24 I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché essi fanno in giorno di sabato quello che non è permesso?». Ogni qualvolta nei vangeli Gesù agisce da uomo libero o invita alla libertà, spuntano i farisei. Questi farisei sembrano nascosti tra i campi a spiare le mosse di Gesù. L'evangelista vuole indicare da una parte l'ossessione dei difensori della Legge, pronti a individuare qualunque infrazione alla stessa, e dall’altra il condizionamento che la dottrina dei farisei esercita sulla gente e che fa sorgere sensi di colpa ogni qualvolta un precetto venga trasgredito. Non importa che i farisei siano o no presenti per vigilare sull’esatto compimento della Legge. La loro dottrina è talmente inculcata nelle coscienze del popolo che condizionano ogni loro atto. La dottrina dei farisei era il criterio che serviva per giudicare la bontà o meno di un’azione. Secondo i farisei è la Legge a stabilire ciò che è permesso e ciò che non lo è. Gesù invita la gente a liberarsi da questo condizionamento e a giudicare da se stessa quel che è buono o no: “Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? (Lc 12,57). Il comportamento libero di Gesù e dei suoi discepoli mette in crisi la sicurezza dei farisei che si rivolgono a Gesù. Pensano che i discepoli siano dipendenti dal loro maestro, ma in realtà Gesù ha concesso piena libertà ai suoi.

25 Ma egli rispose loro «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell'offerta, che non è lecito mangiare se non ai soli sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni? Ai farisei, che passavano il giorno leggendo la Bibbia, Gesù, con profonda ironia, chiede se per caso hanno mai letto un brano molto famoso della Bibbia, quello dove il sommo sacerdote Achimelec (padre di Abiatàr) sfamò Davide e i suoi compagni con i pani del santuario che erano riservati ai sacerdoti (1 Sam 21,1ss). Con la sua domanda Gesù ammonisce i farisei che leggono ma non intendono, guardano senza vedere, ascoltano senza capire. Rischio presente anche nelle prime comunità cristiane se l’autore della Prima Lettera di Timoteo denuncia quanti “Pretendono di essere dottori della legge mentre non capiscono né quello che dicono, né alcuna di quelle cose che danno per sicure” (1 Tm 1,7). Gesù ricorda ai farisei come per re Davide la necessità sua e dei suoi compagni sia stata più importante dell'osservanza di un precetto della Legge. E come Davide ha esteso il privilegio ai suoi compagni ugualmente Gesù estende la sua libertà ai discepoli. Ma questo paragone è per i farisei un grave affronto: Gesù compara il comandamento più importante di tutti con uno dei tanti secondari precetti della Legge (Lv 24,8-9).

27 E diceva loro: il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Gesù si rifà al progetto originale di Dio prima che venisse ingabbiato dalla Legge. Il riposo del sabato non era nato come precetto volto a sottomettere l’uomo, ma come partecipazione dello stesso al riposo di Dio creatore (Es 20,8-11). Il sabato era il giorno benedetto da Dio (Gen 2,3) perché l’uomo interrompendo il suo lavoro assomigliava al Dio creatore. Il riposo del sabato non doveva rendere l’uomo suddito della Legge, ma invitarlo a essere imitatore di Dio stesso. I farisei hanno invece trasformato il dono di Dio in un’imposizione. Il segno di libertà in una schiavitù. Mentre il riposo del sabato era stato istituito da Dio per dare dignità agli uomini, i farisei lo avevano reso un’imposizione che toglieva la libertà. Il riposo del sabato serviva per far riposare l’uomo. La sua applicazione rigorosa e legalista gli rendeva impossibile la vita.

28 Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato». “Figlio dell’uomo” indica l’uomo che è portatore dello Spirito di Dio e agisce in base ad esso. Il titolo è riferito a Gesù, portatore dello Spirito e Figlio di Dio (Mc 1,10-11), ma Gesù, battezzando nello Spirito santo (Mc 1,8), lo estende a ogni uomo che riceve la sua pienezza di vita. L’uomo che accoglie lo Spirito santo non regola la sua condotta dall’osservanza della Legge, codice esterno all’uomo, ma dall’impulso interiore dello Spirito, forza interiore comunicata da Dio. Signore significa essere pienamente libero. L’uomo non è più soltanto immagine di Dio, ma figlio di Dio e quindi partecipe della sua stessa vita (lo Spirito). La libertà dell’uomo è la conseguenza del suo nuovo rapporto con Dio come Padre. I farisei seguono l’alleanza che Mosé, servo di Dio, ha stipolato tra dei servi e il loro Signore. I discepoli seguono l’alleanza che Gesù, figlio di Dio, ha stipulato tra dei figli e il loro Padre. Il credente non è un suddito che obbedisce al suo signore, ma un figlio che cresce assomigliando a suo Padre.

ISTRUZIONE CATTOLICA

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