Lingua
Click
886
signummagnum 4 7

"C'è un uomo inchiodato alla Croce": breve profilo biografico del venerabile Fulton Sheen

Aveva otto anni: vivace e buono. Un giorno serviva la S. Messa all’illustre Vescovo John Spalding: al ragazzino sfuggì di mano l’ampollina del vino, che si ruppe sul pavimento della cattedrale, con un gran fracasso. Fu portato altro vino e la Messa continuò, devota e solenne.
Il piccolo, in sacristia, si aspettava un terribile rimprovero da parte del Vescovo, che invece, tutto amabile, gli domandò: “Giovanotto, a che scuola andrai quando sarai grande?”.
Il bambino nominò la scuola superiore cattolica della sua città.
Il Vescovo sottolineò: “Ho detto, quando sarai grande!”. E aggiunse: “Dì a tua madre che un giorno andrai a studiare a Lovanio e poi diventerai Vescovo come me”. Rientrato in casa, il ragazzino, riferì tutto alla mamma, ma presto dimenticò completamente il discorso.

Sacerdote e docente
Si chiamava Fulton Sheen, il buon chierichetto, ed era nato a El Paso nell’Illinois (Stati Uniti) l’8 maggio 1895, da una famiglia di origine irlandese. Qualche anno dopo, i suoi genitori si trasferirono a Peoria, centro della diocesi, affinché il loro figli potessero frequentare le scuole cattoliche.
Ebbene, proprio a Peoria, Fulton, dopo le elementari, intraprese gli studi letterari e filosofici. Al centro della sua giovinezza, già c’era Gesù, che lo occupava e lo avvinceva a Sé, ispirandogli una grande voglia di essere simile a Lui.
Quando scoprì in modo chiaro la sua chiamata al sacerdozio, entrò in Seminario e studiò con passione teologia: destinazione, diventare un vero “alter Christus”. Nella cattedrale di Peoria, il 20 settembre 1919, a 24 anni, fu ordinato sacerdote.
Il Vescovo lo inviò a proseguire gli studi all’Università Cattolica di Washinton, ma don Fulton desiderava approfondire il pensiero filosofico di S. Tommaso d’Aquino - la filosofia dell’essere, la filosofia perenne - per confutare, alla luce della ragione e della fede, i gravi errori delle filosofie moderne, tutte negatrici di Dio e dell’uomo, negatrici della Verità.
Per questo suo desiderio, il Vescovo lo mandò a studiare all’Università di Lovanio, in Europa, dove don Fulton si distinse per la vita sacerdotale esemplare, per l’intelligenza brillante, per un certo fascino che emanava. A Lovanio ottenne il dottorato in filosofia, a Roma quello in Teologia. Ora era davvero diventato un maestro della Verità - della Fede cattolica - “cogitata” nella luce radiosa di Maestro Tommaso.
Ormai “dottore”, - trentenne - è mandato dal Vescovo come vice-parroco in una parrocchia di periferia. Comincia con la predicazione quaresimale: le prime sere erano pochi gli ascoltatori, ma con il passar dei giorni, crebbero in modo enorme a sentire il giovane predicatore.
Seguì una Pasqua meravigliosa, con numerose conversioni, con il ritorno ai Sacramenti, da parte di un numero grande di persone. Sì, perché don Fulton predicava per convertire le anime a Cristo, per condurle in Paradiso, e per questo - affinché la sua predicazione fosse efficace - passava lungo tempo in adorazione a Gesù Eucaristico, davanti al Tabernacolo.
Celebrava il S. Sacrificio della Messa, ogni giorno con più fervore, chiedendo a Gesù di poter conquistare a Lui più anime possibili. Per un anno così: apostolo della Parola, del Verbo di Dio.
Un anno dopo seppe dal suo Vescovo che era desiderato all’Università cattolica, come docente di filosofia. Per 25 anni, sarà un docente meraviglioso con allievi entusiasti di lui- soprattutto entusiasti della Verità che egli portava a scoprire e a possedere, “reptus”, come S. Agostino, “indagandae veritatis amore”.
La prima parte della “profezia” di Mons. Spalding si era avverata (“andrai a studiare a Lovanio”, quindi sarai professore). Don Fulton ora ricordava. Non gli bastava però la cattedra: voleva raggiungere più fratelli ancora, da condurre a Gesù, l’unico amore della sua vita.

Cristo in TV
Iniziò a tenere conferenze in patria e all’estero. I suoi discorsi erano sempre più seguiti: appassionava e conquistava. Nel 1930, fu invitato dalla NEC (la radio degli Stati Uniti), a parlare ogni domenica sera, in un programma intitolato “L’ora cattolica”. La sua voce diventò nota in tutti gli States, ascoltato da cattolici, da protestanti, da atei.
Si trovò sommerso da migliaia di lettere: persone che gli aprivano l’anima, alla ricerca di Dio; Rispondeva a tutti. E pregava, pregava per loro. Si vide una primavera di conversioni a Gesù, alla Chiesa Cattolica.
Anche il Papa Pio XI - e il Segretario di Stato, Card. Pacelli - seppero di lui e della sua opera. Nel 1935, il Papa, a esprimergli la sua riconoscenza lo nominò “Prelato domestico” con il titolo di Monsignore. Mons. Fulton si trovò a maneggiare una certa quantità di dollari, offertigli dagli ascoltatori. Lui però aveva le mani bucate, come quelle di Gesù sulla croce, e il denaro finiva alle missioni cattoliche e ai poveri.
Nel 1950, all’inizio dei programmi TV negli USA, fu chiamato dalla medesima NEC a comparire sui teleschermi. Cominciò con un programma “Vale la pena di vivere”, in cui partiva dalla necessità impellente che tutti - credenti non-credenti, protestanti, ebrei e atei - hanno di dare un senso alla vita. È realtà innegabile che ogni uomo, lasciato solo, può solo dire di se stesso: “Magna quaestio factus sum mihi”, Sono diventato un gran problema per me, e problema insolubile.
A questo problema, Mons. Sheem offriva risposta: Gesù Cristo, l’unica soluzione, il Cristo Crocifisso e risorto. Ogni settimana era seguito da 30 milioni di persone. Il suo linguaggio era limpido, comprensibile da tutti, di serietà straordinaria, eppure a volte scherzoso, sempre piacevole, anche quando poneva davanti alle più gravi responsabilità.
Il risultato? Meraviglioso! Conversioni e conversioni a Cristo e alla Chiesa Cattolica.
Sempre nel 1950 fu nominato direttore nazionale della Società per la propagazione della Fede. Iniziò una lunga serie di viaggi in Asia, in Africa e in Oceania per interessarsi dell’evangelizzazione di popoli.
Un’altra mirabile possibilità di irradiare Gesù, il suo Vangelo, di far comprendere che solo in Lui ogni anima, ogni popolo trova la sua vera grandezza.
Gesù nella parrocchia, Gesù sulla cattedra universitaria, Gesù alla radio e in TV, Gesù per le strade del mondo. Sì, perché solo Gesù è il Salvatore del mondo, il Figli di Dio incarnato e crocifisso, il Vivente!

“Un tesoro nell’argilla”
L’11 giugno 1951 a Roma, per volontà di Papa Pio XII, Mons. Fulton Sheen è consacrato Vescovo. Si avvera in pieno la profezia di Mons. Spalding di 50 anni prima. Nella sua autobiografia scriverà: “L’investitura episcopale può dare un senso di euforia, ma non necessariamente la stima che la gente ti dimostra, corrisponde a quella che il Signore ha di te”.
La sua autobiografia s’intitola “Un tesoro nell’argilla”, per dire il contrasto tra l’immenso valore del sacerdozio e la fragilità della persona umana cui è conferito. Tuttavia il sacerdote - il Vescovo- è chiamato a agire “in persona Christi”, a essere un Cristo vero, in mezzo al mondo, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
È Vescovo ausiliare di New York, ma lui commenta con il solito humor: “Non è detto che uno catturi più pesci vestito di violetto che di nero!”. Lui continua a parlare in Tv e a scrivere libri, uno più bello dell’altro, che hanno un grande successo, una fecondità mirabile di bene. Ne citiamo alcuni: “La pace dell’anima”, “La felicità del cuore”, “Il primo amore del mondo”, (sulla Madonna, quest’ultimo), in cui la dottrina si associa spesso alla poesia, sempre in uno stile denso di luce.
Per lo scrivente, forse il più bello la “La filosofia della religione” in cui mostra come ai nostri giorni la filosofia abbia raggiunto il livello più basso di irrazionalismo con cui guarda con disprezzo assoluto a Dio e alle verità eterne… e poi l’Autore indica il cammino della ragione sana illuminata dalla Fede, alla ricerca e al possesso di Dio, in Cristo, unica Via, unica Verità, unica Vita. È la filosofia di S. Tommaso, che sola ci è di guida per la comprensione dell’uomo, del mondo, di Dio. È la più vera apologetica che porta alla Verità eterna.
Mons. Fulton Sheen partecipa al Concilio Vaticano II, portando con intelligenza e fortezza questa Verità, al di là di ogni confusione. Nel 1966 è nominato Vescovo di Rochester e sperimenta sulla sua pelle la contestazione alla Verità che ormai dilaga nella Chiesa. La febbre dell’impegno nel mondo sembra impadronirsi di preti e suore, a scapito della preghiera e del rapporto con Dio. Il catechismo e i Sacramenti diventano secondari - o inutili - davanti alle cosiddette urgenze del tempo. È un vento infido che soffia e squassa tutto, cosìché Papa Paolo VI parla di “autodemolizione della Chiesa”.
Il Vescovo brillante dei teleschermi, noto nel mondo intero, anzi la voce per dire a preti e seminaristi che “innanzi-tutto il sacerdote è chiamato a essere con-vittima e con-redentore con il Signore Gesù offerto sulla croce e sull’altare: non basta alleviare le necessità materiali dei fratelli, occorre annunciare Gesù Cristo, farlo conoscere e amare. Convertire le anime a Lui e questo è frutto di santità, di unione con Dio”.

Cerca la Chiesa più odiata
Diventato Vescovo emerito a 75 anni, nel 1969, continua a tenere conferenze, a scrivere sui giornali e a scrivere libri. Sono ormai più di sessanta, tra cui la famosa sua Vita di Cristo. Le sue conversazioni televisive sono raccolte in volumi, diffusi in tutto il mondo. Solo Dio sa quante persone egli abbia convertito. Nella sua citata autobiografia, ricorda diverse storie in cui la conversione avvenne per incontri casuali o richiesti: si tratta di non cattolici che, grazie a lui, hanno trovato l’unica vera Chiesa di Cristo, o di cattolici da anni lontani dai Sacramenti, di peccatori con gravi colpe.
Il 20 settembre 1979, Mons. Sheen celebra S. Messa solenne per il suo 60° di sacerdozio, ricordando all’omelia: “Non è che non ami più la vita, ma ora voglio vedere il Signore. Ho passato tante ore davanti a Lui nel SS. Sacramento, ho parlato a Lui nella preghiera e di Lui con chiunque mi volesse ascoltare. Ora voglio vederlo faccia a faccia”. Il 2 ottobre 1979 Papa Giovanni Paolo II, in visita negli Stati Uniti, lo abbraccia a lungo nella cattedrale di S. Patrizio e gli dice: “Lei ha scritto e parlato bene del Signore Gesù!”.
Va a vedere Dio “faccia a faccia” il 9 dicembre 1979. Abbiamo letto tante pagine di Fulton Sheen ma due ci sono rimaste impresse come un dardo di fuoco che segna oggi che cosa dobbiamo fare, nella confusione dilagante del nostro tempo.
“Se io non fossi cattolico - diceva nel 1957 - e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la Chiesa che non va d’accordo con il mondo… Cerca quella Chiesa che i mondani vogliono distruggere in nome di Dio come crocifissero Cristo. Cerca quella Chiesa che il mondo rifiuta, come gli uomini rifiutarono di accogliere Cristo”.
Lui, da parte sua, il suo compito l’aveva chiaro davanti:
“Ero uscito di casa per saziarmi di sole. Trovai un Uomo che si dibatteva nel dolore della crocifissione. Mi fermai e gli dissi: “Permetti che ti stacchi dalla croce”. Lui rispose: “Lasciami dove sono, fino a quando ho i miei fratelli da salvare. Gli dissi: “Che cosa cuoi che io faccia per Te?”. Mi rispose: “Và per il mondo e dì a coloro che incontrerai che c’é un Uomo inchiodato alla croce”.

Di Paolo Risso

Fonte:
www.santiebeati.it/dettaglio/95154

...........

Il 2 Ottobre 1979, nella cattedrale St. Patrick di New York, davanti a un'immensa folla di fedeli venuti a salutare il Sovrano Pontefice, avanza faticosamente, tra i vescovi americani, un venerabile ottuagenario che inizia a inginocchiarsi. San Giovanni Paolo II lo rialza e lo abbraccia dicendo: « Ha scritto e parlato bene del Signore GESÙ CRISTO. Lei è un figlio leale della Chiesa». La folla è toccata dal gesto, ma il prelato è commosso dalle parole del Papa: nulla poteva rallegrare di più mons. Fulton Sheen, al termine della sua vita tutta dedicata all'amore di GESÙ CRISTO e della sua Chiesa. Secondo le sue proprie parole: La Chiesa è il Tempio della Vita e io ne sono una pietra viva; essa è l'Albero dal Frutto Eterno e io ne sono un ramo; è il Corpo mistico di Cristo sulla terra, di Cui io sono membro. La Chiesa è quindi per me più di quanto sono io per me stesso... Essa mi assorbe a tal punto che i suoi pensieri sono i miei pensieri, i suoi amori i miei amori, i suoi ideali i miei ideali. Considero il fatto di condividere la sua vita come il più grande dono che Dio mi abbia mai fatto, come considererei il fatto di perdere la sua vita come la più Mons. Fulton Sheen grande disgrazia che potesse accadermi... La mia vita è la sua vita, il mio essere è il suo essere, essa ha il mio amore, la mia dedizione».
Mons. Sheen è venuto al mondo l'8 maggio 1895, a El Paso (Illinois, Stati Uniti), primogenito di quattro figli maschi. Il giorno del suo Battesimo, viene posto sull’altare della Vergine in segno di speciale consacrazione alla Regina del Cielo. Riceve allora i nomi di Peter John, ma verrà comunemente chiamato con il cognome da nubile di Sua madre, Fulton, ed è con questo nome che sarà Conosciuto. Per tutta la sua vita, sarà riconoscente di aver avuto genitori profondamente cattolici. «Le influenze più proficue, scriverà, sono quelle inconsapevoli, non intenzionali, quando nessuno sta guardando, o quando la reazione alla buona azione non è ricercata. Tale è l'influenza a lungo termine di una madre casalinga; adempiendo ai suoi doveri quotidiani con amore e spirito di sacrificio, lascia la sua traccia impressa nei figli, traccia che si approfondisce con gli anni».
Fulton segue una formazione scolastica classica e si dimostra sotto tutti gli aspetti un allievo eccellente. Durante l'estate, aiuta suo padre nella fattoria, nonostante non sia attratto da questi lavori perché i suoi centri d'interesse sono piuttosto intellettuali. Un vicino dice un giorno a suo padre: «Il tuo figlio maggiore non varrà mai nulla: ha sempre il naso in un libro». Dopo i suoi studi secondari, il giovane entra all'università, dove i suoi successi gli valgono una borsa di studio in vista del conseguimento di un dottorato. Egli ha tuttavia percepito la chiamata del Signore al sacerdozio. Chiede consiglio a un buon prete, padre Bergan, che gli risponde con chiarezza: «Rinuncia alla tua borsa di studi: ecco quello che il Signore vuole che tu faccia. E se riporrai in Lui la tua fiducia, riceverai, dopo la tua Ordinazione, una formazione universitaria ancora migliore». Fulton decide allora di entrare in seminario; non lo rimpiangerà mai.

Un tempo notevole
Il 20 settembre 1919, giorno della sua ordinazione sacerdotale, fa due promesse: passare un'ora davanti al Santissimo Sacramento ogni giorno della sua vita, e celebrare la Messa ogni sabato in onore della Santa Vergine per chiedere la protezione della Regina dei cieli sul suo sacerdozio.
Egli parlerà in seguito del «sentimento profondo ed estatico d'amore che viene con l'ordinazione, e che rende insipido ogni altro amore». L'Ora santa sarà l'argomento frequente delle sue riflessioni e delle sue predicazioni, soprattutto quando si rivolgerà ai sacerdoti.
Egli sostiene che è impossibile per il sacerdote dare Cristo agli altri, se non trascorre un tempo notevole ogni giorno alla sua presenza: «Né le conoscenze teologiche, né l'azione sociale, da sole, sono sufficienti per mantenerci innamorati di Cristo, se non sono precedute da un incontro personale con Lui». Perché si tratta di amore, e l'amore esige di trascorrere del tempo con la persona amata: «Pochissime anime meditano: O questa parola le spaventa, o non ne conoscono nemmeno l'esistenza. Nell'Ordine umano, una persona innamorata ha sempre nel cuore la persona amata, vive alla presenza dell'altro, decide di fare la volontà dell'altro, e s'impegna con gelosia a non essere da meno, anche per poco, nel dono di sé. Applicate questo all'anima innamorata di Dio, e avrete i fondamenti della meditazione».
Appena ordinato prete, Fulton s'iscrive alla "Catholic University of America", a Washington, dove conseguirà i suoi diplomi universitari in teologia e in diritto canonico. Piuttosto che proseguire gli studi sul posto, chiede di fare il suo dottorato in un'università europea, e la sua scelta si posa su quella di Lovanio (Belgio). Dopo il dottorato, nel luglio 1925, Sheen consegue l'agrégation' di filosofia presso la stessa università. Viene allora nominato vicario in una parrocchia povera della sua diocesi di origine (Peoria). Dopo gli studi che ha appena fatti, molti sono sorpresi da questa nomina che sembra umiliante per un prete così brillante. Ma egli accetta di buon grado questo ministero; si lancia anima e Corpo nella cura pastorale delle anime, diventa in poco tempo l'amico di tutti e ottiene molte conversioni. Dopo otto mesi, il vescovo gli confessa: «Tre anni fa, l'avevo promessa alla “Catholic University of America" come membro del corpo docente. Ma a causa del Suo successo in Europa, volevo sapere se sarebbe rimasto obbediente. Ora può andare a insegnare con la mia benedizione».
Padre Sheen rimarrà a Washington più di vent'anni, apprezzato dagli studenti: «Durante le sue lezioni, dirà uno di loro, non sarebbe venuto più facilmente in mente di alzare la mano che di dire al sole di smettere di brillare per un istante. E non se ne aveva voglia, a tal punto era un professore avvincente».
Il giovane sacerdote considera l'insegnamento come «una delle più nobili vocazioni sulla terra, perché, in ultima analisi, l'obiettivo di qualsiasi istruzione è la conoscenza e l'amore della verità».
Le sue capacità intellettuali non gli impediranno di rimanere per tutta la vita molto vicino ai semplici fedeli. Dando prova di una grande amabilità verso tutti, non fa mai colpo con la sua scienza; cerca piuttosto di imparare sempre qualche cosa dal suo interlocutore. Nel suo insegnamento, si pone dapprima al livello dei suoi studenti per elevarli gradualmente più in alto.

Togliere le maschere
Il suo insegnamento a tempo pieno non gli impedisce di accettare molti inviti a predicare ritiri o a tenere conferenze. Prepara i suoi interventi con grande cura, parlando sempre in piedi e senza appunti; ama dire che non si accende il fuoco da seduti. La sua presentazione chiara e precisa delle verità della fede cattolica è disseminata di battute che mantengono sveglia l'attenzione. Molto rapidamente, la sua fama si estende lontano. La vera fede è, ai suoi occhi, ciò che manca più dolorosamente al mondo.
Non esita quindi a ricordare con sicurezza le grandi verità del Vangelo, la cui meditazione suscita la conversione delle anime: morte, giudizio, paradiso e anche inferno. Per lui, l'uomo moderno vuole l'impossibile: una religione senza croce, un Cristo senza calvario, un regno senza giustizia e, nella propria chiesa, «un parroco che non parla mai dell'inferno». Ma questa non è la fede della Chiesa.
Infatti, al momento del giudizio, egli ricorda, «ogni uomo dovrà imparare da sé che stretta è la porta e angusta la vita che conduce alla Vita eterna e che pochi trovano questa porta... Là, tutte le maschere verranno tolte; l'uomo si staccherà dalla massa, lontano dalla folla, e l'unica voce che sentirà sarà la voce della sua coscienza, che lo rivelerà tale qual è in realtà... Non ci saranno stupefacenti per aiutarlo a dimenticare o per farlo entrare nell'irresponsabilità del sonno; nessun cocktail per renderlo sordo alla sua coscienza».
Mezzo secolo dopo, anche san Giovanni Paolo II scriverà: «La Chiesa non può omettere, senza grave mutilazione del suo messaggio essenziale, una costante catechesi su quelli che il linguaggio cristiano tradizionale designa come i quattro novissimi dell'uomo: morte, giudizio (particolare e universale), inferno e paradiso... Soltanto in questa visione escatologica si può avere la misura esatta del peccato e sentirsi spinti decisamente alla penitenza e alla riconciliazione» (Esortazione Reconciliatio et Pœnitentia, 2 dicembre 1984, n° 26).
A partire dal 1928, la voce di padre Sheen viene trasmessa regolarmente alla radio nel programma "Catholic Hour". Per oltre 20 anni, egli cerca di presentare agli ascoltatori, in termini semplici, il contenuto della fede cattolica che difende contro gli attacchi moderni. Queste trasmissioni fanno sì che egli riceva un gran numero di lettere; molti corrispondenti inviano denaro, che egli ridistribuisce largamente ai bisognosi: «Dio sostituisce in tempo, energia o denaro tutto ciò che è dato», risponde a chi si lamenta delle sue elargizioni. La sua notorietà lo fa nominare, nel 1934, ciambellano papale con il titolo di “Monsignore". Nel 1951, è la televisione che lo invita a predicare il Vangelo nella serie di trasmissioni “Life is Worth Living" (Vale la pena di vivere). Questo apostolato continuerà per sette anni.

Figura di primo piano
Nel corso di questi decenni, mons. Sheen rimane una figura di primo piano della lotta contro il Comunismo. Piuttosto che considerare i rivoluzionari russi gli unici responsabili del successo di questa ideologia, egli non esita ad attribuirlo a un Occidente secolarizzato che ha perso la fede, fonte della sua grandezza: «A mano a mano che l'Occidente perde il suo cristianesimo, perde la sua superiorità. L'ideologia del comunismo è sorta dai resti secolarizzati di una civiltà occidentale la cui anima era un tempo cristiana».
Del resto, la decadenza morale dell'Occidente gli fa prevedere il suo sicuro crollo se esso non realizza una seria riforma. Citando lo storico Arnold Toynbee, Sheen sottolinea che «sedici civiltà, tra le diciannove che sono crollate dall'inizio della storia, si sono disgregate dall'interno».
La redazione dei suoi libri nonché l'accurata preparazione delle sue omelie, conferenze e trasmissioni televisive gli richiedono molto tempo; nonostante questo, egli trova il modo di visitare i poveri, i malati e le missioni lontane nel terzo mondo, di rispondere personalmente a decine di migliaia di lettere e di istruire moltissime persone che arrivano o ritornano alla fede.
Insiste sul fatto che la grazia di Dio cerca un'anima che gli sia aperta. Ama ripetere che «il chiavistello si trova dalla nostra parte», perché «Dio non sfonda le porte: siamo noi che gli sbarriamo l'entrata».
Il fenomeno moderno dell'ateismo è l'oggetto delle sue riflessioni: «Nove volte su dieci, l'ateismo nasce dal seno di una cattiva coscienza, egli afferma. L'incredulità nasce dal peccato, non dalla ragione».
Ed egli consiglia volentieri a coloro che si trovano in questa situazione: «Se volete conoscere Dio, c'è un unico mezzo: mettetevi in ginocchio... Se non adorate Dio, adorerete qualche cos'altro e, nove volte su dieci, si tratterà di voi stessi».
È impossibile contare il numero di persone che si sono convertite grazie a questo apostolo instancabile: «Non tengo mai un registro dei convertiti, confessa, per paura di cadere nell'errore di pensare che sia stato io a guadagnarli a Cristo. Il Buon Dio non me ne darebbe altri. Mi punirebbe per il mio orgoglio...».
Un uomo che passeggia sotto dei meli dai frutti maturi li raccoglie senza difficoltà: allo stesso modo, egli riconosce, qualsiasi conversione è prima di tutto un dono di Dio, concesso alla preghiera, senza la quale non si può fare nulla di buono nell'ordine della grazia.

Dove sono i tuoi dèi ?
Nelle guerre che ha conosciute durante la sua vita, Fulton vede il risultato di una moltitudine di peccati. La violazione della legge morale conduce, in effetti, di per se stessa, a gravi conseguenze: è il peccato che provoca la sventura.
Di fronte a chi punta il dito verso Dio per renderlo responsabile del male, egli scrive: «Tali uomini pensano a Dio solo quando cercano un capro espiatorio per i propri peccati. Senza mai dirlo, presumono che l'uomo sia l'autore di tutto ciò che è buono e bello nel mondo, ma che Dio sia responsabile del male e delle guerre... Essi ignorano che Dio assomiglia a uno scrittore che abbia composto un'opera teatrale. Egli l'ha data agli uomini con tutte le indicazioni per recitarla alla perfezione, ma l'hanno rovinata».
Di fronte ai non credenti che chiedono, quando tutto va male: «Dov'è Dio?», egli replica: «Dove sono ora i tuoi dèi ? Dov'è il tuo “dio Progresso", se consideri queste due guerre mondiali nello spazio di ventun anni? Dov'è il tuo "dio Scienza", nel momento in cui si consacrano le proprie energie alla distruzione? Dov'è il tuo “Dio Evoluzione", ora che il mondo regredisce e diventa un immenso mattatoio?»

Dopo aver ricevuto la consacrazione episcopale a Roma, l'11 giugno 1951, mons. Fulton Sheen viene nominato vescovo ausiliare di New York. Svolgerà questo ministero per una quindicina d'anni occupandosi nel contempo della direzione della Society for the Propagation of the Faith, ente incaricato di coordinare l'aiuto alle missioni di tutte le diocesi americane, in collegamento con la Santa Sede. In questo ruolo, raccoglierà somme considerevoli per le missioni.
Ma la sua fama, da un lato, e il denaro che passa tra le sue mani, dall'altro, gli attirano gelosie e critiche. Una controversia con un alto dignitario ecclesiastico a proposito di un dono governativo a favore delle missioni rimarrà per lui, per dieci anni, una spina dolorosa. Paradossalmente, questa contraddizione lo farà progredire nella notte della fede e scoprire la gioia misteriosa di soffrire con il Salvatore: «Se non c'è un Venerdì Santo nella nostra vita, non ci sarà mai una Domenica di Pasqua, scrive... Il fatto di morire a se stessi è il preludio essenziale alla vera vita per sé».
Durante un viaggio in Terra Santa e in altri luoghi legati alla storia biblica, mons. Sheen si ferma a Efeso, città evangelizzata da san Paolo, che per poco non vi perdette la vita (cfr. Atti 19). «Efeso, dice il prelato, mi ha insegnato che il fatto di predicare la Parola provocherà sempre antagonismo. Che sia contro il comunismo o contro l'avarizia, che sia contro il divorzio o l'aborto, il predicatore verrà non solo tormentato, ma anche esposto a una rivolta organizzata».
Mons. Sheen prende parte a tutte le sessioni del Concilio Vaticano II: a più riprese, interviene nell'aula conciliare. Nel 1966, viene nominato vescovo di Rochester, incarico che svolgerà per tre anni. Nel 1969, va ufficialmente in pensione e riceve in questa occasione il titolo onorifico di arcivescovo. Tuttavia la sua attività non diminuisce: omelie e conferenze davanti agli uditori più svariati lo portano a percorrere gli Stati Uniti e l'Europa. Trova persino la forza di intraprendere una nuova serie televisiva intitolata "What Now, America?" (Che fare ora, America?). Vuole morire sulla breccia!
Gli anni che seguono il Concilio sono segnati da grandi sofferenze: pur rallegrandosi di certe riforme, egli è profondamente afflitto dal disordine che sembra regnare nella Chiesa: « Ci siamo allontanati dal vessillo di Cristo per andare verso quello del mondo. Noi non ci chiediamo: "questo piace a Cristo?", ma "questo piace al mondo?" Quindi mi vestirò e agirò in modo tale da non essere separato dal mondo; voglio essere con lui. Noi sposiamo questo mondo, e diventiamo vedovi del mondo futuro. Adottiamo il suo modo di esprimersi, i suoi modi. Ecco una delle ragioni di tanta instabilità nella Chiesa di oggi: la sabbia sulla quale camminiamo è mobile. Abbiamo abbandonato la roccia che è Cristo».

Uno spioncino
Nel 1976, l'arcivescovo emerito si reca a Rochester per l'inaugurazione degli "Sheen Archives", raccolta dei suoi scritti e delle sue registrazioni installata nel seminario diocesano. In questa occasione, fa una confidenza a coloro che immaginano di trovarvi il suo "segreto": in occasione dei suoi viaggi a Parigi, ama visitare un ex convento carmelitano, Oggi convertito in residenza per studenti.
In questo edificio, «c'è una stanza che visito sempre, dice. È in fondo a un corridoio... Al di sopra della scrivania c'è uno spioncino. Era la stanza del grande predicatore Lacordaire: quando era seduto a questa scrivania, poteva guardare attraverso lo spioncino. E che cosa vedeva? Vedeva il tabernacolo, vedeva il Santissimo Sacramento! Ecco ciò che ha fatto la grandezza di Lacordaire. Non esiste spiegazione completa di Fulton J. Sheen in questi libri, in questi nastri registrati. Dovete cercare un segreto che viene da altrove, là dove la scienza è convertita in saggezza, e questo avviene unicamente ai piedi di Cristo e del suo Santissimo Sacramento. Quindi, che tutti coloro che entrano in questa stanza si ricordino di questo spioncino. Guardate attraverso di esso, e avrete allora la spiegazione di Fulton John Sheen!».
A partire dal 1977, la sua salute comincia a declinare. Viene operato a cuore aperto, il che non è ancora mai stato tentato su un uomo della sua età. Non appena possibile, un sacerdote viene a celebrare la Messa ai piedi del suo letto. L'arcivescovo sofferente riesce a sussurrare le parole della consacrazione e, ansimando, dà una spiegazione della Messa a una delle inservienti che non è cattolica. Persino in questa situazione estrema, prende sul serio la frase dell'apostolo Paolo: "Guai a me se non annuncio il Vangelo" (cfr. 1Cor 9,16).
Una sera, mentre si trova in terapia intensiva ed è appena cosciente, sente un'infermiera parlare di un altro paziente che sta morendo in un letto vicino. Incapace di alzare la mano, Sheen alza il dito e traccia il segno di croce verso il moribondo, dandogli così l'assoluzione sotto condizione alle soglie dell'eternità.

Sulla schiena
Nel settembre 1978, torna in ospedale per quattro mesi. Scrive a un cugino: «Non mi lamento della mia condizione: credo fermamente che il Signore ci metta spesso sdraiati sulla schiena in modo che guardiamo costantemente verso il cielo».
Durante questo ricovero, consola e riporta alla fede un uomo anziano, lontano dalla Chiesa da quarantacinque anni e tentato di suicidarsi. Dopo diverse ore di conversazione, mons. Sheen lo confessa, lo riconcilia con la Chiesa e gli dà la Santa Eucaristia. Questo evento è un'immensa consolazione per l'anziano arcivescovo, che vi vede un frutto delle proprie sofferenze volontariamente accettate: «Avevo chiesto al Signore di permettere che le mie sofferenze facessero del bene a un'anima, ed Egli ha esaudito la mia preghiera».
Instancabile, riprende in seguito le sue attività. Nel gennaio del 1979, viene invitato al National Prayer Breakfast a Washington, in presenza di Jimmy Carter, allora presidente degli Stati Uniti. Il venerabile prelato inizia così il suo discorso: «Signor Presidente, Lei è un peccatore».
Dopo un momento di silenzio, prosegue: «Io sono un peccatore». Poi, lasciando vagare lo sguardo sulle celebrità presenti: «Siamo tutti peccatori, e tutti abbiamo bisogno di rivolgerci verso Dio». Billy Graham, protestante evangelico, affermerà che fu uno dei sermoni più eloquenti e più stimolanti che avesse mai sentiti.
Il Venerdì Santo successivo, molto indebolito dalle sue grandi sofferenze, mons. Sheen sale per l'ultima volta sul pulpito della chiesa di Sant'Agnese di New York, ben deciso a fare un'omelia, anche se questa dovesse costargli la vita. Ha sempre ritenuto che il pulpito sarebbe stato un buon posto per morire.
Eppure i mesi passano... Infine, il 9 dicembre 1979, Fulton Sheen ottiene la grazia che ha spesso chiesta: morire davanti al Santissimo Sacramento. Poco tempo prima, aveva confessato il suo desiderio di partire: «Non è che io non ami la vita; la amo. Ma voglio vedere il Signore. Ho trascorso ore davanti a Lui presente nel Santissimo Sacramento. Gli ho parlato nella preghiera, e ho parlato di Lui a chiunque volesse ascoltarmi, e ora voglio vederLo faccia a faccia!»
La causa di beatificazione di mons. Fulton Scheen, iniziata nel 2002, ha condotto nel 2012 alla dichiarazione dell'eroicità delle sue virtù; egli porta quindi ormai il titolo di "Venerabile".
Mentre preghiamo per la sua beatificazione, chiediamogli di condividere con noi il suo intenso amore per GESÙ Eucaristia e la sua sollecitudine per il destino eterno delle anime.

Dom Antoine Marie osb

Scrivi un commento
signummagnum
Gli anni che seguono il Concilio sono segnati da grandi sofferenze: pur rallegrandosi di certe riforme, egli è profondamente afflitto dal disordine che sembra regnare nella Chiesa: « Ci siamo allontanati dal vessillo di Cristo per andare verso quello del mondo. Noi non ci chiediamo: "questo piace a Cristo?", ma "questo piace al mondo?" Quindi mi vestirò e agirò in modo tale da non essere … Espandi
A Sam Gamgee piace questo. 
A maria immacolta piace questo. 
signummagnum
“Se io non fossi cattolico - diceva nel 1957 - e volessi trovare quale sia oggi, nel mondo, la vera Chiesa, andrei in cerca dell’unica Chiesa che non va d’accordo con il mondo. Andrei in cerca della Chiesa che è odiata dal mondo. Infatti, se oggi nel mondo Cristo è in qualche Chiesa, Egli dev’essere tuttora odiato come quando viveva sulla terra. Se dunque oggi vuoi trovare Cristo, trova la … Espandi
A maria immacolta piace questo. 
Visualizza 2 altri Mi piace.
Sam Gamgee
Ovviamente non e' possibile sapere quante persone furono condotte da Fulton Sheen alla conversione via radio per televisione : pero' ci sono dati ufficiali del periodo di pontificato di Pio XII -19 anni ,dal1939 al 1958 .Si convertirono 240.000 persone ,tra cui l'attore Sheen ( ed il figlio ,pure attore ,ha mantenuto questo cognome ,benche' sia un 'cognome d'arte'. Attualmente ,il cardinale … Espandi
A antiprogressista piace questo.