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San Massimiliano Kolbe: povera Italia, che paese di bestemmiatori!

San Massimiliano Kolbe (1894-1941) è il celebre frate francescano polacco, fondatore della Milizia dell’Immacolata; il quale, deportato nel lager nazista di Auschwitz, fu fatto morire di fame in un sotterraneo al posto di un altro prigioniero, già condannato a morte, che spontaneamente egli aveva chiesto e ottenuto di sostituire.

Padre Kolbe aveva fatto gli studi filosofici e teologici dal 1912 al 1919 a Roma, ove faceva parte della comunità francescana del Collegio Serafico internazionale in via San Teodoro. Ebbene, in un quaderno di Appunti di cronaca del suo soggiorno romano, annotò quanto segue:

«29 gennaio 1918. Ho udito una bestemmia orribile contro la SS. Vergine Maria... Ebbene, mi propongo di lavorare al massimo delle mie possibilità per salvare queste povere anime e per riparare le offese così gravi che ogni giorno vengono lanciate contro l’Immacolata, contro Dio... Basta con simili cose!

13 febbraio 1918. Mercoledì delle Ceneri. Mio Dio, come si fa a vivere qui in mezzo a così orribili bestemmie? Povera Italia!

15 febbraio 1918. Di nuovo una bestemmia.

16 febbraio 1918. Bestemmie sotto le finestre. Che Paese di bestemmiatori!».

Monsignor Francesco Olgiati, negli anni Quaranta dello scorso secolo, scrisse sul gravissimo problema della bestemmia in Italia; e siccome nulla è cambiato, ne proponiamo alcuni squarci:

«I ministri della finanza in Italia hanno sempre avuto una gravissima preoccupazione: risolvere il problema tributario. I giornali discussero spesso diversi progetti di riforma dei tributi e la questione è diventata ogni giorno più assillante, perché il debito pubblico, come in tutti i Paesi, è enorme. Eppure vi era un metodo che avrebbe risolto il problema in meno d’un anno: far pagare una multa per ogni bestemmia che si pronunciava sotto il nostro bel cielo.

Del resto, quando nel 1919 un socialista sull’Avanti! lanciava la proposta geniale di dare il pane ai proletari gratuitamente, gli fu risposto che col metodo or ora indicato i cattolici non solo sarebbero stati in grado di accontentarlo, ma si sarebbero potute abolire tutte le altre tasse, sui sigari, sul vino, sulla ricchezza mobile e sulla miseria stabile.

Vincenzo Gioberti ha preso un grosso granchio quando scrisse il suo famoso libro: Primato morale e civile degli Italiani. Il nostro Paese, purtroppo, ha il primato della bestemmia. E siccome noi vogliamo finirla con questo primato obbrobrioso e infernale, dobbiamo muovere una guerra contro la triste abitudine, che disonora il nome della patria nostra...

R. Molteni, in un opuscolo su la bestemmia, riferisce che nelle carceri di Bengasi un soldato italiano scontò 30 giorni di prigionia, appioppatigli dal tribunale militare, pel fatto che spingendo avanti un asino cocciuto, si lasciò scappare di bocca, alla presenza di un arabo, una espressione con la quale dava del cane a Maometto! Quel soldato cercò di difendersi dicendo: “Come? Mai mi è capitato un simile guaio, finché ho bestemmiato Dio, la Madonna e tutti santi del calendario cristiano; e per aver preso per cane Maometto, processo, arresto, prigione, pane e acqua?» (Conferenze, Vita e Pensiero 1950).

Ed è quello che avviene in Italia ogni giorno ai nostri tempi: si bestemmia contro Dio, il Signore Gesù e tutti i santi... perfino in televisione e per radio; si proietta un film-bestemmia: Codice da Vinci. Nessuna protesta, o proteste fredde e di prammatica, levata di scudi momentanea e formale, ma poi... punto e a capo.

Si provi ad offendere Maometto, Budda, Confucio, la fede Indù... Allora, apriti cielo, esplodono violenze di piazza e proteste ad alto livello a difesa della libertà di religione, di tutte le religioni, ad eccezione di quella Cattolica che ha il dovere di subire la persecuzione perdonando come Gesù. E tuttavia non deve tacere, proprio come Gesù che, al vigliacco Pilato che lo invitava a difendersi sotto la minaccia di mandarlo a morte, dice chiaramente che egli sta commettendo un’ingiustizia; ed aggiunge: «Chi mi ha consegnato nelle tue mani, ha una colpa più grande» (Gv 19,11).

Anche noi seguaci di Cristo non dobbiamo tacere, bensì denunciare chi ci perseguita con la bestemmia, e in tanti altri modi; dopo di che dobbiamo lasciarci crocifiggere come Lui, perdonando.

Gerlando Lentini
Da La via - settembre 2008
permettimi di aggiungere questo file I miei angeli faranno suonare le loro trombe
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