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Il Trionfo del Cuore Immacolato di Maria è Millenarismo? Un colossale malinteso!

Il dott. Guido Vignelli risponde in modo magistrale a tutti i cattolici che nella promessa della Madonna a Fatima sentono puzza di millenarismo. Cerchiamo di chiarire una volta e per tutte.

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Pericolo di un nuovo millenarismo?


Eppure, la prospettiva di un’epoca storica di trionfo sociale della Chiesa è tutt’altro che scontata, perfino negli ambienti cattolici.

Alcuni la rifiutano, sostenendo ch’essa presupporrebbe l’avvento di una “teocrazia” mondana di sapore millenaristico, che smentirebbe quello spirito evangelico di trascendenza, rinuncia e spoliazione che dovrebbe caratterizzare la mentalità cristiana[175]. A questa prospettiva, essi contrappongono quel passo del nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica che afferma:

«La Chiesa ha respinto questa falsificazione del Regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto nella sua forma politica di un messianismo secolarizzato, “intrinsecamente perverso”. (...) Il Regno non si compirà dunque mediante un trionfo storico della Chiesa secondo un processo ascendente, ma mediante una vittoria di Dio sull’ultimo scatenarsi del male»[176].

Tuttavia, questo brano si limita ad ammonire che la vecchia eresia del millenarismo[177]va rifiutata anche nella sua attuale versione secolarizzata, secondo cui un necessario e inarrestabile progresso storico immanente realizzerebbe un futuro paradiso terrestre nel quale l’intera umanità vivrebbe libera da ogni necessità e da ogni autorità, realizzando la piu completa anarchia morale, civile e religiosa. Dunque il citato Catechismo condanna la tesi che, relegando l’assoluto nel relativo e il trascendente nell’empirico, secolarizza la speranza messianica del secondo avvento di Cristo e immanentizza l’escatologia mondanizzandola e temporalizzandola, ossia trasferendo il Regno divino dal Cielo alla Terra e relegandone il compimento nella storia umana o nella evoluzione cosmica[178]; in questo modo, «l’uomo si pone nella prospettiva di un messianismo temporale, che è una delle più radicali espressioni della secolarizzazione del Regno di Dio e del suo assorbimento nella immanenza della storia umana»[179].

Quest’antica tesi, di origini gnostiche, è stata rilanciata dalla fine del medioevo e lungo l’età moderna, dapprima presentandola in una prospettiva ecclesiale e messianica (l’avvento della “terza età del mondo” caratterizzata dalla Ecclesia spiritualis e dal “regno degli ultimi”)[180] ma poi rovesciandola in una prospettiva mondana e politica (l’avvento del nuovo paradiso terrestre caratterizzato dalla “nuova umanità” e dalla “democrazia”). Questa ideologia utopistica è alla radice della cosiddetta modernità, che pretende di attribuire all’uomo “evoluto” un’assoluta autonomia da Dio, dal cosmo e dalla propria stessa natura, tanto da essere capace di salvarsi e di realizzarsi nel mondo e nella storia. Figlia degenere dello spirito cristiano, eresia secolarizzata, questa ideologia riduce la teologia alla politica e la storia sacra della salvezza donata da Dio alla storia profana dell’autoredenzione umana; non a caso essa si è tradotta nel fanatismo rivoluzionario che ha prodotto i totalitarismi del XX secolo[181], e ha influito anche su alcune recenti deviazioni ecclesiali, come la citata “teologia della liberazione”[182].

Questa posizione dimentica che una concezione dell’uomo come essere nel mondo e per il mondo, ridotto a realizzarsi nell’angusto carcere del tempo e dello spazio, viene smentita dal fatto che l’insoddisfazione del cuore, il dolore e soprattutto la morte impediscono all’individuo di ottenere una piena e definitiva felicità nella propria vita terrena. Contro questo grave errore immanentistico, mons. Michael Schmaus avverte: «nella storia vi possono essere solo anticipazioni. (…) La costituzione definitiva del Regno di Dio è quindi un avvenimento post-storico»[183]; difatti «nella Croce apparve che con nessuna cosa e con nessun evento il mondo, nella sua forma attuale, può raggiungere un senso ultimo e una meta ultima. Il mondo sta sotto il segno della caducità. La Croce è eretta in esso come segno della rovina cui il mondo, nella sua attuale forma di essere, è votato. Non c’è quindi speranza che la storia umana possa sviluppare da sé un senso ultimo e una meta ultima. Il suo senso e la sua meta stanno in quel campo per cui la croce e la morte costituiscono il ponte: nella gloria di Dio, in cui Cristo è entrato con lo sfacelo della propria esistenza terrena. Per l’uomo, continuamente minacciato dalla tentazione di autonomia e di divinizzazione, ciò costituisce una stoltezza; ma questa stoltezza è la sapienza di Dio»[184].

Dal suo canto, Jacques Maritain ammonisce: «il cristiano (…) non potrebbe domandare – né porre come scopo della propria attività temporale – un definitivo avvento della giustizia, della pace e dell’umana felicità come termine del progresso della storia temporale; in verità, infatti, questo progresso non è capace di alcun termine finale. (…) Il fine a cui tende la storia non può essere il fine supremo, ma può essere solo un fine “infravalente”. (…) La Rivelazione custodita dalla Chiesa vieta di confondere gli ordini di finalità assegnando alla missione temporale del cristiano lo scopo dell’avvento terrestre del Regno di Dio. Per questo risultato ci vorranno “una nuova Terra e un nuovo Cielo”. La lotta temporale (…) non pretende di eliminare definitivamente il male né di far trionfare definitivamente il bene, ma essa viene svolta per ostacolare per quanto possibile l’avanzata del male e di affrettare per quanto possibile l’avanzata del bene nel mondo; questo è il compito proprio dei cristiani che lottano da cristiani per il bene del mondo in un mondo sottomesso alle leggi del tempo e del divenire»[185].

Pertanto p. Ugo Vanni ne conclude: «il cammino della Chiesa è un procedere nel deserto (…) Nel deserto, anche quando troviamo qualche oasi in cui tutto sembra vada bene, non possiamo illuderci di essere arrivati: l’oasi non è ancora la nuova Gerusalemme, è soltanto una pausa, un momento di calma, certamente da sfruttare e gustare. (…) Se troviamo un’oasi, sfruttiamola in tutta la sua bellezza, ma non facciamo di lei un’oasi definitiva. L’oasi definitiva sarà soltanto quella che ci permetterà di approdare alla nuova Gerusalemme»[186].

Tuttavia è chiaro che, come la caricatura non smentisce l’originale né l’abuso impedisce l’uso ma anzi li confermano, così la condanna dell’errore millenaristico non coinvolge affatto la ortodossa e sacrosanta speranza e attesa di un’epoca di trionfo terreno della Chiesa. Parliamo infatti di un’epoca che sarà non il culmine di una inevitabile evoluzione umana immanente, bensì il risultato di un gratuito e misericordioso intervento della Divina Provvidenza; inoltre quest’epoca non sarà caratterizzata dal dominio di Gesù Cristo tornato fisicamente in gloria sulla terra, ma solo da una sua maggiore influenza spirituale esercitata mediante la Chiesa. Tale epoca di trionfo, per quanto limitata e provvisoria, sarà appunto una di quelle “oasi nel deserto” concesse da Dio all’umanità redenta durante il suo lungo e duro pellegrinaggio verso la Patria celeste.

Insomma, è vero che il Regno di Dio si compirà definitivamente solo nell’altro mondo, ma questo compimento potrà avvenire proprio in quanto tale Regno sta già attuandosi in questo mondo, durante la storia, nella vita della Chiesa militante e della conseguente civiltà cristiana: «il Regno di Dio è già fra voi» (Mt. 12, 28). Si tratta di un Regno sia escatologico che temporale, sia ultraterreno che terreno, sia invisibile che visibile, sia individuale che sociale, in quanto la gloria di Dio deve realizzarsi in tutti i campi e a tutti i livelli[187]. Possiamo quindi aspettarci l’avvento di un’epoca caratterizzata da una rinascita della fede talmente forte, da poter vincere la Rivoluzione e costruire una Cristianità molto più perfetta, estesa e duratura di quella realizzata durante il Medioevo. Bisogna dunque respingere quella mentalità, derivata dallo storicismo moderno, che considera la storia come un inevitabile progresso verso la secolarizzazione della Religione, il “superamento” del Cristianesimo e l’emarginazione della Chiesa.

Una sana teologia cristiana della storia deve invece arrivare a questa semplice conclusione: «L’epoca moderna e contemporanea può essere compresa solo come un periodo nel quale il principio ostile a Cristo ha, pro tempore,prevalso (Dio lo ha permesso), ma non ha affatto riportato una vittoria decisiva, nonostante le apparenze, ed anzi un giorno, quando Dio lo vorrà, scomparirà. (…) Ecco perché l’epoca presente deve considerarsi, alla luce della teologia, caduca e transeunte: proprio perché essa si oppone a Cristo, che è la “pietra d’inciampo” (Lc. 2, 34) per coloro che lo avversano»[188].

Comunque sia, le seguenti riflessioni di un compianto filosofo cattolico dissipano l’equivoco millenaristico: «Le speranze della Chiesa nella pienezza del Regno di Dio vengono oggi (…) accusate di millenarismo. Coloro che la pensano così, sembrano esigere un Cristianesimo purificato da contaminazioni “politiche”, sradicato dalla storia, privato dal desiderio e dalla speranza di una integrazione dell’ordine temporale nel segno della Fede e della Grazia. Ma questa stessa negazione del Regno di Cristo nella storia (…) oggi si fonde col concetto umanistico e immanentistico di redenzione. Mentre sembra esigersi un Cristianesimo “liberato da ogni compromesso” e “spoliticizzato” – ossia liberato dalla sopravvivenza dell’ordine cristiano – si riduce la Redenzione alla lotta sociale e la missione apostolica all’impegno temporale, che diventa liberatrice distruzione dalla Tradizione e dal passato. Questo Cristianesimo è semplicemente rivoluzionario. (…) Se non seguiamo né l’errore giudaico dell’umanismo ebionita, presente ai nostri giorni nelle diverse correnti del Vangelo socializzato, né l’errore eretico che disprezza l’ordine naturale e rifiuta la speranza della sua integrazione nel Regno di Cristo, allora dobbiamo professare la speranza che la Chiesa ha istituzionalizzato liturgicamente nella festa di Cristo Re. In quest’epoca di mistero dell’iniquità, non è erroneo millenarismo vivere nella consolazione e nella speranza a cui il Vangelo c’invita; di questa speranza vivono i cristiani»[189].

Possiamo quindi periodizzare la storia sacra in senso trinitario evitando il pericolo di favorire il millenarismo. Ad esempio, secondo alcuni teologi, «la storia, che è il cammino dell’umanità verso Dio, si realizza in tre fasi: 1, nella prima, l’uomo è al centro del creato dirigendolo verso una meta: questo è il regno dell’uomo[190]; 2, nella seconda fase, è Cristo che sta al centro del mondo e l’uomo vi sta in quanto incorporato a Lui: questo è il regno di Cristo; 3, nella terza fase, quella conclusiva, Cristo torna nel mondo per consegnarlo al Padre; in tal modo si compie il Regno di Dio, che però si pone nell’eternità e non fa parte della storia»[191].

Secondo altri teologi, è meglio usare la seguente schematizzazione classica: la prima fase del Regno divino fu quella antica del Padre (Antico Testamento) che si realizzò principalmente nel popolo ebraico; la seconda è quella attuale del Figlio (Nuovo Testamento) che va realizzandosi nella Chiesa militante; la terza sarà quella dello Spirito Santo, fase definitiva ed eterna che si realizzerà solo nella compiuta Chiesa trionfante, ossia nella “Gerusalemme celeste”, alla fine dei tempi e nell’aldilà[192]. E’ dunque solo riferendosi alla beata eternità oltremondana che si può parlare propriamente di una “era dello Spirito Santo” o, per dir meglio, di una era del Padre e del Figlio nello Spirito, quindi di un’era dell’intera Trinità, un’era che compirà e unirà i Regni delle prime due Persone trinitarie in quello della terza. In questo modo viene evitata in radice ogni forma di millenarismo e viene corretta quella fuorviante impostazione storico-teologica gioachimita che si è poi secolarizzata nell’epoca moderna favorendo tanti equivoci ed errori.

Note

[175] Cfr. ad es. G. Forlai, Maria e il regno che verrà, cit., pp. 43-45; A. Garuti, Il mistero della Chiesa, Antonianum, Roma 2004, pp. 363-372. Questa posizione è tipica della citata mentalità “escatologistica”, ma è sostenuta perfino da un avversario dell’escatologismo come Marrou, il quale pretende che «non è permesso parlare di trionfo prima del Giorno del Giudizio» (H. I. Marrou, Teologia della storia, p. 118). La Madonna a Fatima si sarebbe quindi permessa una pericolosa improprietà lessicale, se non proprio sorico-teologica…
[176] Catechismo della Chiesa Cattolica, §§ 676-677. L’espressione «intrinsecamente perverso», che cita esplicitamente la frase di condanna del comunismo usata da Pio XI nella sua enciclica Divini Redemptoris, ci conferma che il nuovo Catechismo rifiuta solo il regno messianico secolarizzato.
[177] Essa fu condannata fin dal Concilio di Efeso (431 d. C.) e da molti Padri della Chiesa, come sant’Agostino nella sua Città di Dio (lib. XX, specie al cap. IX).
[178] Cfr. Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni attuali riguardanti l’escatologia, cit., Prefazione; cfr. anche Giovanni Paolo II, Centesimus annus, enciclica del 1-5-1991, € 25. Questo moderno millenarismo, forma d’immanentizzazione dell’eschatoncristiano, è stato analizzato da molti studiosi di vaglia, come Thomas Molnar nel suo saggio L’utopia eresia perenne (Borla, Torino 1968), ma soprattutto da Eric Voegelin in numerosi saggi come Il mito del mondo nuovo (Rusconi, Milano 1976).
[179] Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis nuntius, istruzione del 6-8-1984, X, 6.
[180] Cfr. Centro di Studi della Spiritualità medioevale, L’attesa dell’età nuova nella spiritualità della fine del medioevo, Accademia Tudertina, Todi 1962 (specie i saggi di Manselli, Helbling e Garin).
[181] Cfr. P. Arciprete, Apocalittica, terrorismo e rivoluzione. Radici religiose della violenza politica, Città Nuova, Roma 2009; L. Pellicani, La società dei giusti. Parabola storica dello gnosticismo rivoluzionario, Etas Libri, Milano 1995; I. Safarevic, Il socialismo come fenomeno mondiale, Effedieffe, Milano1999.
[182] Congregazione per la Dottrina della Fede, Libertatis nuntius, istruzione del 6-8-1984.
[183] M. Schmaus, I Novissimi, pp. 84 e 91.
[184] M. Schmaus, I Novissimi, p. 74.
[185] J. Maritain, Le paysan de la Garonne, Desclée de Brouwer, Paris 1966, pp. 294 e 296. Qui Maritain intende criticare soprattutto il millenarismo cosmico-storico del p. Teilhard de Chardin, allora di moda negli ambienti ecclesiastici.
[186] U. Vanni S.J., Intervista sull’Apocalisse, cit.
[187] Cfr. A. Durand S.J., Vangelo secondo san Matteo, Studium, Roma 1961, pp. 117-120.
[188] P. Pasqualucci, Politica e religione. Saggio di teologia della storia, Pellicani, Roma 2001, p. 82.
[189] F. Canals Vidal, El Reino mesianico, in La Ciudad Catòlica, Los mitos actuales, Speiro, Madrid 1969, pp. 52-53.
[190] Qui si allude all’epoca del Paradiso terrestre.
[191] A. Piolanti, Cristo nel destino oltremondano dell’uomo, in Aa. Vv., L’aldilà, Marietti, Torino 1957, p. 238; cfr. anche p. 242.
[192] Cfr. J. Bonsirven S.J., Le Règne de Dieu, Aubier, Paris 1957, cap. IV.

DI GIUDO VIGNELLI

Fonte:

arcsanmichele.com/…/8173-fine-dei-t…