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Intervista esclusiva con Mons. Luigi Negri su Giussani, Giovanni Paolo II, Papa Francesco, Formigoni, CL, Familia Christi

Il milanese, Monsignore Luigi Negri, di 77 anni, è l'arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio. È stato un ciellino della prima ora. Prima di diventare vescovo è stato professore di Introduzione alla Teologia e Storia della Filosofia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Attualmente è membro della commissione episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi e membro del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.

Monsignore, lei è Milanese, che cosa le è rimasto della tradizione ambrosiana?
Lo straordinario sentimento della presenza inesorabile di Cristo in tutti gli aspetti dell’esistenza umana che, in quanto trasformati dalla fede, divengono capaci di diventare in qualche modo, ma realmente, Sacramento di Cristo nel mondo.

Lei ha studiato al famoso Liceo Berchet a Milano. Che ricordi ne ha?
Di un tempo bellissimo, nel quale non sono mancate le fatiche e le difficoltà, ma in cui si è affermata, potentemente in me, la coscienza di appartenere alla Chiesa e la responsabilità di renderla presente nel mondo come fattore di vita.

Al Berchet ha incontrato Don Giussani? Che cosa aveva in più rispetto agli altri insegnanti?
Non faccio paragoni. Dico quello che aveva don Giussani; una strapotente e contagiosa umanità come amore al proprio destino ed al destino del mondo.

Dopo il Liceo non è entrato in seminario, ma ha studiato filosofia. Perché?
Perché il mio cammino verso la vocazione sacerdotale ha avuto dei ritmi in cui si è espressa la mia storia. La vocazione non è uno schema, ma una storia che si evolve.

Negli anni ‘60 è stato il primo presidente della Gioventù Studentesca di Don Giussani. In che senso la Gioventù Studentesca era una cosa nuova?
Era una cosa nuova perché tentava di superare quello che in qualche modo era malamente tradizionale, quello che viveva una separazione astratta tra la fede e la vita.

Come ha vissuto il tempo del Concilio?
Come un giovane cristiano che lo seguiva cercando di immedesimarsi con le obiettive novità che erano proposte.

Che impatto hanno avuto sulla sua vita i cambiamenti liturgici di quel tempo?
Posso dire quasi nessuno. Come tutti i laici cristiani ne prendevamo atto anche se non capivamo tutto.

Per molti anni è stato professore a Milano. Che rapporta ha avuto con il Cardinal Martini?
Cordiali e profondi, pur nella consapevolezza che le nostre posizioni divergevano in aspetti non secondari, ma che non minavano una cordialità che ci ha introdotto ad un’amicizia che è durata sino alla sua morte.

Da professore è diventato vescovo di San Marino-Montefeltro. È stato un passaggio difficile?
Ovviamente, è stato un cambiamento di vita, ma ringrazio Dio che nel cambiamento di situazioni e di momenti il Signore mi ha consentito di approfondire il senso della mia identità e della mia missione.

Ha favorito lo studio del pensiero di Giovanni Paolo II. Non le sembra che questo pensiero è spesso – salva reverentia – un pò ermetico?
È difficile dire sempre parole profonde in modo semplice, ma non mi pare che il discorso di San Giovanni Paolo II sia particolarmente ermetico. Altri papi, come il presente, lo sono ben di più.

Ha scritto molti libri? Quale è stato il più importante?
Per me rimane e sarà, credo, il più importante per sempre “La Sfida”, il libro in cui ho raccolto tutte le sfide che hanno maturato la mia personalità -

C’è chi pensa che CL abbia perso il suo slancio cattolico e si sia appiattita come i vescovi italiani su posizioni liberal-chick nella peggiore tradizione democristiana. Lei che ne pensa?
Non mi sento di entrare in modo così immediato in un problema che è ampio e complesso. Con un pò di ironia potrei osservare che anche nella sua esperienza di crisi CL sembra rimanere fedele ai Vescovi.

Che rapporto ha avuto con Roberto Formigoni? Cosa pensa della sua incarcerazione?
Una sincera profonda e appassionata amicizia che lo ha fatto sentire parte irrinunciabile della mia vita e del mio cammino. Per questo la sua incarcerazione, assolutamente ingiustificata, è semplicemente uno scandalo.

Qual è oggi il problema più importante della Chiesa in Italia?
Recuperare la fede, viverla nel quotidiano della propria esperienza, comunicarla agli uomini di questo tempo, con la forza di una proposta di vita autentica

I Protestanti mostrano da decenni che il liberalismo rovina le loro chiese. Oggi, il neo-liberalismo è rampante nella Chiesa. Perché?
Perché i cattolici hanno una strana virtù: quella di essere sempre in ritardo sui tempi.

Tanti sono preoccupati per il destino di Familia Christi. Che cosa ne pensa?
Quando l’ho fondata l’ho affidata al Signore ed alla Madonna. Per questo non sono preoccupato del loro destino.

Che cosa fa l’arcivescovo «in pensione»?
Continua a vivere la sua vita di fede e soprattutto prega molto più di prima.

Che progetti ha per il futuro?
Quando guardo quella piccola striscia di terra che è il mio futuro, chiedo alla Madonna di aiutarmi a fare questo ultimo passo verso Cristo senza eccessivi rimorsi e paure.

Qual è il suo santo preferito?
San Luigi Gonzaga.

Grazie, Monsignore.
Più che "ermetico" il linguaggio di Bergoglio mi sembra "emetico"
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