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Fatima.

LA FALSITA' DELLE IPOTESI DI UN TRASPORTO UMANO DA PARTE DI CROCIATI

CENNI DI ALCUNE “PROVE”
STORICHE, ARCHEOLOGICHE E SCIENTIFICHE
COMPROVANTI “LA VERITA’” DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI
DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO

(articolo del Prof. GIORGIO NICOLINI)

Per “il miracolo” della traslazione della Santa Casa di Nazareth “in vari luoghi”, e infine a Loreto - per opera degli angeli del Cielo - , si potrebbe “quasi” dire la stessa cosa che già ebbe a dire San Simeone a Maria: “… è qui (…), segno di contraddizione” (Lc.2,34). Oggi molti dicono: “Smettete di parlare ancora della miracolosità della traslazione!...”. Ma ad essi si deve rispondere con le parole di Gesù nel Vangelo: “Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc.19,39-40). E sono proprio le pietre o, è meglio dire, “le Pareti di pietra” della Santa Casa di Loreto a “gridare”!... e gridano da oltre 700 anni!...
E’ incalcolabile il numero di scritti e di libri che sono stati composti ovunque nel mondo, in oltre 700 anni, sulla Santa Casa di Loreto: chi l’ha combattuta talvolta con virulenza (senza aver mai trovato alcun elemento vero per smentirla), chi l’ha difesa con ardore impareggiabile (a cominciare da tutti i Papi e tutti i Santi!...), documentandola in ogni modo.
E’ estremamente significativo, in proposito, come non ci sia mai stato neppure uno, tra i Papi e i Santi che ne hanno trattato, che abbia qualche volta smentito, o anche solo messo in dubbio, “la verità” delle “miracolose traslazioni”. Ma tutti costoro sono passati, come ognuno di noi passerà. Ma la Santa Casa di Loreto è sempre lì: ed è essa stessa che “grida” con le sue “Sante Pareti di pietra” “la verità” riguardo alla sua autenticità, e al modo miracoloso con cui è arrivata a Loreto.
Tutti i detrattori e i falsificatori non sono mai riusciti ad abbatterla, mentre chiunque si accosta alle Sante Pareti della Santa Casa di Loreto e alla sua storia, con animo sgombro da pregiudizi e aperto alla verità, accoglie sempre con gioia e commozione tutti “i veri” studi storici, archeologici e scientifici che hanno sempre attestato concordemente “la verità” di quanto asserito dai “testimoni oculari” degli eventi accaduti oltre 700 anni fa e che è stato poi tramandato ininterrottamente dalla “tradizione” “orale” e “scritta”, presso tutti i popoli, e che è stata sempre “approvata” dalla Chiesa in un modo ininterrotto, da oltre sette secoli.
Riguardo agli studi archeologici e architettonici basti pensare all’insigne architetto, Federico Mannucci, incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, che scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici”
(Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri” (Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).
L’architetto Mannucci dai suoi studi trasse, in sintesi, queste conclusioni:
1) i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata;
2) è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico;
3) la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche.

Quindi, si potrebbe dire, è già “un miracolo” il fatto stesso della attuale “sussistenza” delle Sante Pareti, che si reggono “contro” le stesse “leggi fisiche” e che nessuno “in modo umano” può aver edificato lì dove si trova. Questo è il parere di un architetto, come anche di tanti altri che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”.
Come anche l’architetto Giuseppe Sacconi, che dichiarò di aver constatato che “la Santa Casa sta, parte appoggiata sopra l’estremità di un’antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo”. Disse inoltre che, "senza entrare in questioni storiche o religiose, bisognava ammettere che la Santa Casa non può essere stata fabbricata, come è, nel posto ove si trova"
(“Annali Santa Casa”, anno 1925, n.1).
Bisogna anche chiederci: per quale motivo “straordinario” (e difatti era proprio per un motivo “straordinario”!…) il Comune di Recanati, nel cui territorio era “traslata” la Santa Casa, non la fece “abbattere” o “spostare” dalla strada, quando i recanatesi stessi nel 1289 (cioè, pochi anni prima dell’arrivo della Santa Casa: ed è un documento ancora esistente) avevano emanato disposizioni, secondo le quali qualunque costruzione avesse occupato strade pubbliche doveva essere immediatamente abbattuta? Nel caso della Santa Casa, al contrario, i recanatesi non solo “non la toccarono mai”, ma - lasciandola in mezzo alla strada (che veniva così interrotta) - edificarono anche subito delle mura di sostegno alla Santa Casa stessa, nel timore che crollasse, mura che poi – secondo le testimonianze dell’epoca - “si discostarono da sole”!… E tutt’oggi le pareti della Santa Casa sono senza appoggi laterali, senza fondamenta, e con una parte sospesa sul vuoto di un fosso!…
Come è perciò possibile pensare (come ancora purtroppo scrivono certi irrazionali e “pseudo-studiosi” di oggi) che i recanatesi - contro ogni legge fisica ed architettonica - possano aver edificato tre pareti in mezzo ad una loro strada principale di collegamento, violando le loro stesse leggi comunali, utilizzando delle pietre sconosciute nella regione marchigiana (e poi certificato essere provenienti dalla Palestina), usando una calce palestinese di oltre un millennio prima (e da dove prelevata?...), senza fare alcun fondamento alle pareti stesse, lasciando aperta la parete frontale, e poi – solo dopo alcuni anni – abbiano deciso di circondare queste tre “pareti” di un grosso muro di sostegno di veri mattoni locali (e questo muro con le ovvie e necessarie fondamenta!): muro però inutile, perché rimasto “misteriosamente” collocato ad una certa distanza, e quindi di nessun sostegno alle tre “Sante Pareti”… Non è tutto questo una assurdità evidente se si vuole credere che tutto ciò possa essere stata una semplice opera umana e si vuole escludere l’intervento soprannaturale?...
Come sarà stato possibile, inoltre, effettuare un “trasporto umano” delle “Sante Pareti”, “vagante” in mezzo Mediterraneo per cinque anni?… Tale “trasporto” – si scrive – potrebbe essere stato effettuato da dei supposti “crociati”, che però non sono “mai nominati” in nessun luogo e in nessun tempo e in nessun documento e in nessun reperto archeologico. Inoltre, con quali “mezzi” di allora trasportare delle pareti di una casa per cinque anni in tanti luoghi diversi? Anche con i mezzi di oggi sarebbe possibile?… Come “posarla”, poi, “dall’alto” (!) in mezzo a fitte selve (come a Tersatto, ed anche la zona lauretana, come era anticamente). Ed anche: come fu possibile “estrarre” le tre “Sante Pareti” dalle chiese sovrastanti che le custodivano?
Non è inoltre possibile sostenere l’ipotesi dello “smontaggio” e “rimontaggio” delle “sante pietre”, perché “la malta” con cui sono murate è “scientificamente” accertato essere della Palestina, dei dintorni di Nazareth e inesistente nelle Marche e in Italia. Come hanno fatto i supposti “crociati”, o chi per loro, a smontare e rimontare continuamente le “pietre” per “ricostruire” le Sacre Mura in tanti luoghi diversi (almeno cinque), per più anni (tra il 1291 e il 1296), e utilizzando (“procuratasi” “come”, “dove” e “quando?…) una malta di origine palestinese di un’altra epoca (perché la Santa Casa fu costruita oltre 2000 anni fa!) e senza mai fare alcuna commistione con altre “malte locali”?…
E come avranno fatto a non alterare minimamente - nella ricostruzione - la perfetta geometria della Casa, perfettamente combaciante con le dimensioni delle fondamenta rimaste a Nazareth e con la grotta antistante rimastavi?… E come avranno fatto quegli ipotetici “crociati”, nella collocazione finale e definitiva, a “ricostruirla” - come pure viene scritto - in poche ore notturne (per non farsi “accorgere” dai recanatesi che l’avrebbero impedito!…), in mezzo ad una strada senza solida consistenza, senza fare fondamenta, e “riedificando” parte delle mura… sul vuoto di un fosso?!…
Tutto ciò – come sopra evidenziato dall’architetto Mannucci e da altri studiosi – sarebbe potuto avvenire solo andando contro le stesse leggi fisiche ed architettoniche, per cui, se la traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto non fosse avvenuta per “un vero miracolo” soprannaturale, sarebbe però necessario - per assurdo - dichiarare almeno che fu per “un vero e straordinario miracolo” che degli uomini possano essere riusciti a tanto!...
Tutto quanto sopra esposto sommariamente - come si vede bene - è “un coacervo di assurdità” umanamente inspiegabili, ma “spiegabili” solo se si “accetta” la verità dell’evento soprannaturale.
Bisogna perciò rigettare fermamente una opinione dissacratoria degli ultimi decenni, purtroppo molto diffusasi, secondo cui la Santa Casa sarebbe stata ricostruita dagli uomini con delle “sante pietre” prelevate dalla Casa di Nazareth di Maria. Invece, come sopra dimostrato, a Loreto ci sono state portate proprio “le pareti” (proprio le “tre pareti integre”!) della Santa Casa e non solo delle “pietre” con cui sarebbe stata “ricostruita” la Santa Casa a Loreto, che è cosa assolutamente e umanamente “impossibile”!...
Per di più, l'unico documento cui si fa riferimento dai sostenitori del "trasporto umano" è già stato dimostrato trattarsi di "un falso storico" (cfr. in proposito in Internet: Il falso storico del Cartularium; e Le false origini del Cartularium, in www.telemaria.it/falseorigini.cartularium.pdf ).
In realtà, “le pareti (proprio “le pareti” e non solo “le pietre”!) della Santa Casa di Loreto sono assolutamente le stesse di Nazareth”: quindi, se a Loreto le pareti della Santa Casa sono “assolutamente” le stesse di Nazareth, tali pareti non possono essere state mai né “smontate” né “ricostruite”, in alcun modo e da nessuno!
Poiché non esiste in realtà nessuna documentazione che possa far ipotizzare un “trasporto umano” della Santa Casa, resta invece “vero” che le traslazioni furono “miracolose”, come sono “realmente” e “storicamente” documentate, e che sono state almeno “cinque”:

1) nel 1291 (il 9-10 maggio) a Tersatto, fino al 9-10 dicembre 1294;
2) nel 1295 per nove mesi ad Ancona in località “Posatora”;
3) verso la fine del 1295 (forse il 2 dicembre, secondo il Riera, uno studioso medievale) nella “selva della signora Loreta”, per otto mesi;
4) nell'agosto del 1296 sul campo di due fratelli, per quattro mesi;
5) infine, sulla pubblica strada, alla fine del 1296, sull’attuale collina ove poi sorse la Basilica e, attorno, la cittadina di Loreto.

Riguardo alle documentazioni sui fatti accaduti, esistevano anche degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei, i cui originali oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma, in aggiunta a quanto di tali documenti è comunque rimasto, esistono innumerevoli scritti e testimonianze posteriori che riportano e rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.
Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.
A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”. Da tale lapide di Tersatto si deduce che la data di arrivo della Santa Casa nella zona di Recanati come oggi si celebra - il 10 dicembre 1294 - è stato un errore di interpretazione fatto da parte di un archivista di Recanati, Girolamo Angelita, che nel XVI secolo fissò erroneamente quella data come quella di arrivo nella zona recanatese, confondendola con quella di partenza da Tersatto. Infatti tale data (il 10 dicembre 1294) riguardava “la partenza” o “scomparsa” delle tre “Sante Pareti” della Santa Casa da Tersatto, da cui poi fu portata dagli angeli del Cielo “in vari luoghi”, secondo come Gesù stesso rivelò a Santa Caterina da Bologna in una apparizione mistica il 25 marzo 1440.
Nella zona recanatese probabilmente la Santa Casa vi è giunta (secondo altri autori) forse il 2 dicembre 1295. Ciò lo attesterebbe anche l’anno che ad Ancona è indicato come quello della “sosta” in quella città. Infatti ad Ancona è accertato in maniera indiscutibile che la Santa Casa si fermò anche lì, per nove mesi, su una collina prospiciente il porto, nell’anno 1295. E quindi è logico pensare che sia giunta nella zona recanatese alla fine di quell’anno. Tale località anconitana venne chiamata - come ancor oggi - “Posatora” (dal latino “posat et ora”), proprio in riferimento al fatto della Santa Casa che vi si era “posata” ed era stata ivi pregata dalla città. Esiste ancor oggi in tale luogo una Chiesa che ricorda quell’evento, e ove si custodiscono due lapidi. Una lapide era antichissima, risalente alla fine del XIII secolo o all’inizio del XIV secolo: essa, malauguratamente, è stata smarrita negli ultimi decenni per lavori di restauro della Chiesa, ma è testimoniata da più persone ancor oggi viventi, le quali ricordano chiaramente alcune parole che vi erano scritte in latino volgare antico “Quita futa reposata la Madona de Loreta… (e altro)”; cioè, “da qui è fuggita dopo essersi posata la Madonna di Loreta… (e altro)”. Un’altra lapide del XVI secolo, traduzione e copia di quella più antica, riporta ancor oggi: “In questa Selva/Qui posò la S(anta) Casa/Della madre di Dio/P(er) nove Mesi/MCCXCV”. Così anche vi è la testimonianza di un sacerdote anconitano dell’epoca, don Matteo, che lasciò uno scritto con la memoria di quell’evento miracoloso.
Ancor più probative dei documenti scritti, riguardo alla “verità” di tali fatti “miracolosi”, sono le tre chiese fatte costruire all’epoca dai Vescovi di Ancona: quella di Posatora (come scritto sopra), per onorare il luogo della sosta per nove mesi della Santa Casa su quella collina, quella di Barcaglione, tra Falconara ed Ancona (in ricordo del fatto che da quella collina fu “vista” dagli abitanti del luogo arrivare la Santa Casa “in volo” dal mare, proveniente da Tersatto) ed infine la Chiesa di “Santa Maria di Nazareth”, che è importantissima dal punto di vista storico, perché fu forse la prima in assoluto che venne edificata in contemporanea dei fatti miracolosi avvenuti e perché furono proprio i Vescovi di Ancona che, all’inizio del XIV secolo, vollero edificare tale Chiesa proprio accanto alla Cattedrale della loro città, per onorare “tutte le “traslazioni miracolose” avvenute (a Tersatto, ad Ancona e nella zona recanatese), e ove si compivano a tale scopo celebrazioni liturgiche pubbliche ed ufficiali in ricordo di tali “miracolose traslazioni”.
Esiste anche, tra le altre, un’altra testimonianza indiscutibile, importantissima e ancor più probativa di tutto quanto già sopra esposto, e che è “davvero” “risolutiva”: e riguarda la Basilica di “Santa Maria di Loreto” esistente a Forìo. Come si spiega, infatti, che a Forìo, nell’isola d’Ischia (nel Mar Tirreno, davanti a Napoli), della gente di mare che frequentava il porto di Ancona per ragioni di commercio e di lavoro, presumibilmente dei pescatori, proprio nel 1295 (l’anno della sosta della Santa Casa in Ancona!) hanno riportato nella propria isola “immediatamente” la notizia di quanto stava accadendo in Ancona e nel suo entroterra, edificando “subito” - nel 1295 ed alla fine del XIII secolo, cioè pochi mesi o anni dopo il verificarsi dei “fatti” - un Santuario in onore delle “traslazioni miracolose della Santa Casa di Nazareth” in terra marchigiana?… Essi devono evidentemente aver sentito parlare, dagli abitanti della città di Ancona, dei “fatti straordinari” che lì stavano accadendo e poi devono aver visto proprio loro stessi, con i loro occhi, “le tre pareti” della Santa Casa (o in Ancona o a Loreto), e forse possono persino aver visto qualcuna delle stesse “miracolose traslazioni” (avvenute in quell’anno “in vari luoghi”, fino al 1296), e hanno subito portato la notizia a Forìo ed edificato immediatamente un Santuario (prima ancora che si costruisse il Santuario stesso di Loreto). Tale Santuario, in onore e a ricordo delle “miracolose traslazioni”, è tutt’oggi esistente a Forìo ed anzi, recentemente, nel 1989, esso (assai ricco di arte, di storia e di devozione) è stato elevato anche al rango di “Basilica Minore”.
Non vedono certi “studiosi” “la contraddizione” “lampante” tra l’affermare che la “traslazione miracolosa” sarebbe un’amplificazione “leggendaria” dei secoli posteriori, mentre dalla Basilica costruita a Forìo alla fine del XIII secolo (oltre alle chiese di Ancona e di Tersatto), risulta al contrario e “indiscutibilmente” che i pescatori di Forìo hanno “immediatamente” (e proprio nel 1295!) riportato a Forìo, agli altri abitanti della loro cittadina, la notizia delle “traslazioni miracolose”, per “il ministero degli angeli”, avvenuta in Ancona o a Loreto? Se i pescatori di Forìo, approdati ad Ancona in quello stesso anno della traslazione, avessero saputo e constatato che si trattava di una “traslazione umana”, non avrebbero riferito “con naturalezza” questo fatto saputo dagli anconitani e da loro constatato direttamente?… Per quale motivo, invece, avrebbero riportato “la menzogna” (perché sarebbe “tale”!…) che si trattava di “una traslazione miracolosa”?… Quale motivo avevano di “alterare il fatto storico” e addirittura “inventare” “un fatto soprannaturale”, quando tutti i contemporanei potevano facilmente recarsi ad Ancona o a Loreto (come poi realmente avvenne, come dimostrano tante monete dell’epoca ritrovate a Loreto nel sottosuolo della Santa Casa) ed accertarsi direttamente che “non era un fatto soprannaturale”, avendo modo di poter interrogare gli stessi “testimoni” del luogo, ancora tutti viventi?…
Di fronte a questa “prova” della Basilica costruita a Forìo, si dovrebbe comunque dire - se fosse vera “l’alterazione leggendaria” dei fatti - che “l’alterazione leggendaria” è “già” del 1295 e non certo di uno o due secoli dopo! E’ ragionevolmente possibile questo? Non è allora ancor più “evidentissimo” quanto tutto diventa “illogico”, “assurdo” ed “impossibile” se si contraddice “la verità” della “traslazione miracolosa”?…
Infine esiste ancor oggi la chiesetta della Banderuola, che ricorda la prima sosta della Santa Casa nella zona recanatese, in una selva di proprietà di una signora di nome Loreta (da cui il toponimo di “Loreto”), dietro l’attuale Stazione di Loreto. Esiste anche il ricordo del luogo del campo dei due fratelli (con una lapide commemorativa), accanto all’attuale Palazzo Apostolico sul colle lauretano, ed esiste infine soprattutto la BASILICA DI LORETO, costruita appositamente sul luogo stesso dell’ultima traslazione miracolosa in mezzo ad una pubblica strada, e voluta – tale Basilica – dai Sommi Pontefici, che l’hanno protetta, venerata, e beneficata in ogni modo, in tutti i secoli, approvando “la verità storica” delle “miracolose traslazioni” e promuovendone anche il culto liturgico, con l’istituzione della Festa della Traslazione Miracolosa, il 10 dicembre di ogni anno.
Di fronte a queste, e a tante altre “prove” storiche, archeologiche e scientifiche, che non è possibile qui riportare - e che rimando al mio libro “LA VERIDICITA’ STORICA DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO” e ad altri innumerevoli articoli pubblicati in Siti appositi lavocecattolica.it/santacasa.htm e in servizi televisivi telemaria.it - si deve concludere con le parole di San Pietro Canisio (Dottore della Chiesa), grande difensore della Santa Casa e della verità delle sue “traslazioni miracolose”: “Ma che vado io discorrendo intorno alle glorie di questa Santa Casa? Posso conchiudere con le parole del Patriarca Giacobbe: Terribile è questo luogo, è la Casa stessa di Dio e la Porta del Cielo! Perciò esortiamo tutti quanti i fedeli, quanti sono sinceramente cristiani, perché – memori della loro salvezza e non ingrati alla divina misericordia, la quale non desiste mai dal proteggerci – vogliano con la più grande devozione e pietà visitare, onorare e venerare questa abitazione di Maria, soggiorno di Cristo, talamo dello Spirito Santo, tesoro di ogni grazia, eterno monumento della Divina Misericordia, e comune difesa dei meschini, per rendere ogni grazia a Dio immortale, che schiuse questo asilo alla umana debolezza”.
Per approfondire questi argomenti, nel mio Sito Internet lavocecattolica.com è aperta una sezione interamente dedicata alle “miracolose traslazioni della Santa Casa di Nazareth”, nella quale sono gradualmente pubblicate tutte le documentazioni storiche, archeologiche, scientifiche, le approvazioni dei Papi e le rivelazioni mistiche dei Santi, attestanti “LA VERITA’ STORICA DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO”, “… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni, non sia cancellato il ricordo di un fatto così meraviglioso…”, come scrisse il Beato Giovanni Battista Spagnoli nel “riportare” (dalle antiche documentazioni) la storia delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa di Nazareth.

Prof. GIORGIO NICOLINI

Il pellegrinaggio a Tersatto del Prof. Giorgio Nicolini con un gruppo italiano, guidati dalla principessa INGRID FRANKOPAN, diretta discendente di Nicolò Frankopan (o Frangipane), che custodì la Santa Casa al suo arrivo a Tersatto il 9-10 maggio 1291 e vi edificò il Santuario con la cappella interna creata sulle dimensioni della Santa Casa sul punto ove aveva sostato fino al 9 dicembre 1294, quando da lì se ne dipartì per l'Italia: le foto illustrano la cappella edificata sul luogo ove sostò la Santa Casa per circa 3 anni e mezzo.

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA'