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Farmaci introvabili in Italia: “Dirottati all’estero perché venduti a prezzi maggiori” L’ultimo caso è quello del Mirapexin, farmaco contro il morbo di Parkinson. Ma sono ormai centinaia, in Italia, …More
Farmaci introvabili in Italia: “Dirottati all’estero perché venduti a prezzi maggiori”

L’ultimo caso è quello del Mirapexin, farmaco contro il morbo di Parkinson. Ma sono ormai centinaia, in Italia, i medicinali introvabili sugli scaffali delle farmacie. Il mercato parallelo - e più remunerativo per Big Pharma - sta causando ovunque, nel nostro Paese, il «dirottamento» di scorte all’estero. Cure sottratte. «Una vera e propria emergenza», ha già denunciato tempo fa Federfarma Roma. Un allarme caduto però nel vuoto. Ora, giorno dopo giorno, l’emergenza cresce, come le proteste spesso disperate di pazienti costretti (quando le condizioni di salute permettono) a un pellegrinaggio da farmacia a farmacia nella speranza di trovare ciò che è stato prescritto per terapie anche salva-vita.

Nulla di illecito, ed è questo il paradosso italiano, vero nodo della questione: «Una normativa europea e la legge Bersani sulle liberalizzazioni - spiega il dottor Massimo Mana, presidente di Federfarma Piemonte - consentono alle farmacie italiane più attrezzate di fare attività di grossista». In pratica, «alcune farmacie possono esportare medicinali acquistati per il mercato italiano, perché all’estero quegli stessi medicinali vengono pagati di più, molto di più». Farmacie percentualmente non molto numerose (in Piemonte sono 30 su 1550), ma significative dal punto di vista delle scorte sottratte all’Italia. Con il risultato che dal 2009 a oggi è cresciuto il peso degli scatoloni che anziché essere destinati al nostro servizio sanitario o direttamente ai malati finiscono all’estero. L’elenco di farmaci introvabili è lungo: Federfarma Roma - in un esposto alla procura - ha fatto alcuni esempi, con tanto di prezzi, partendo proprio dal Mirapexin: in Italia costa 53,10 euro al netto dell’Iva e di eventuali sconti, in Germania è pagato 275,10 euro.

C’è di tutto, tra i medicinali che vanno all’estero, anti-tumorali compresi. Ci sono antiepilettici, eparine, anti-aritmici per salvare il cuore, anti-Parkinson, fino agli antidepressivi. E più i prezzi in Italia sono contenuti nell’interesse del malato e della Sanità pubblica, tanto più il commercio estero diventa appetibile. Si è provato persino a contingentare i rifornimenti, ma la tentazione di esportare è più forte e il risultato della riduzione delle scorte è stata soltanto una più rapida carenza di medicinali sugli scaffali italiani.

Sembra non esserci soluzione. Motivo per cui anche il Movimento Consumatori si è mosso a difesa dei malati, per tamponare l’emorragia. Federfarma Piemonte sta lavorando a un progetto che prevede - nelle farmacie che possono esportare - una sorta di area protetta per la copertura del fabbisogno italiano. Un sistema che si basa sull’incrocio dei dati relativi agli acquisti fatti al grossista di Big Pharma con quelli del fabbisogno del Servizio Sanitario Nazionale e sulla garanzia - ai primi - di vendere tutte le scorte destinate all’Italia. «Un primo passo concreto», dice Mana. Ma la questione è più ampia, «di Stato», mentre le segnalazioni continuano ad arrivare e disegnano un situazione sempre più allarmante.

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