Il fumo di Satana: La “teologia” di Francesco? Cancella 50 anni di magistero

Alla luce della nomina ad arcivescovo di Torino del giovanissimo prete calabrese don Roberto Repole ripropongo questo articolo del

10 Aprile 2018

La “teologia” di Francesco? Cancella 50 anni di magistero
PUBBLICATO 10 aprile 2018

Continuiamo la lettura dei volumetti sulla “Teologia di papa Francesco”, editi dalla Libreria Editrice Vaticana, che sono stati al centro del pasticcio che ha coinvolto Benedetto XVI e alla fine provocato le dimissioni di monsignor Dario Edoardo Viganò da prefetto della Segreteria per la Comunicazione. Scopo della collana è l’approfondimento del pensiero teologico dell’attuale Pontefice e la dimostrazione della sua continuità con i predecessori. Dopo aver affrontato i tedeschi Peter Hünermann e Jürgen Werbick, prendiamo ora in esame il lavoro dell’italiano don Roberto Repole, curatore della collana.

di Luisella Scrosati (09-04-2018)


Il sogno di una Chiesa evangelica, che si occupa dell’ecclesiologia del Papa, è particolarmente importante perché scritto dal curatore dell’intera collana, don Roberto Repole, torinese, classe 1967, attuale direttore della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sezione di Torino. Don Repole sceglie una via piuttosto difficile, volendo dimostrare la continuità del Papa con i predecessori, semplicemente ignorando di chiamare in causa tali predecessori. Il Papa più “vecchio” che compare è Giovanni Paolo II, relegato in una noticina, giusto per dire che il suo insegnamento presente in Apostolos Suos, 12 è troppo “all’interno di una cornice ancora tendenzialmente universalistica di Chiesa”.

Questo limite, che risalta, secondo lui, in modo ancora più evidente nella lettera Communionis notio della Congregazione per la Dottrina della Fede (1992), ha fatto sorgere – afferma Repole – “un intenso dibattito teologico che ha visto in Ratzinger e Kasper i due principali protagonisti”. In questa disputa, Francesco ha seguito la posizione di Kasper, sostenitore di una concezione “per cui non si possa intendere l’universalità della Chiesa come realtà previa all’esistenza
delle Chiese locali".


Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Roberto Repole

Stranamente si fa finta che Ratzinger sia un teologo che esprime il proprio personale pensiero, dibattendo con un altro teologo (Kasper) e che il Papa attuale avrebbe preferito quest’ultimo. Le cose però sono un tantino diverse: “La Chiesa universale precede le Chiese particolari, e queste devono sempre conformarsi a quella, secondo un criterio di unità e universalità” è un’affermazione che fece Benedetto XVI, in occasione della solennità di Pentecoste del 2010; affermazione da Papa, che riprende in modo sintetico quanto diffusamente spiegato nella già citata Communionis Notio, che egli firma da Prefetto della CDF, con approvazione di un Papa, Giovanni Paolo II. E sempre da Papa pubblicò l’Esortazione Apostolica Ecclesia in Medio Oriente, dove al n. 38 si legge che “la Chiesa universale è una realtà preliminare alle Chiese particolari, che nascono nella e dalla Chiesa universale”, precisando che “questa verità riflette fedelmente la dottrina cattolica e particolarmente quella del Concilio Vaticano II. Introduce alla comprensione della dimensione gerarchica della comunione ecclesiale e permette alla diversità ricca e legittima delle Chiese particolari di articolarsi sempre nell’unità”.

È quindi quanto meno curioso che Repole non riporti questi testi, ma riduca il tutto ad una disputa tra teologi, laddove Benedetto XVI intende esporre fedelmente la dottrina cattolica ed anche l’insegnamento del Concilio. Un modo singolare di provare la continuità quello di cancellare qualsiasi testo del Magistero precedente che possa mostrare qualche problema di discontinuità…

Ed infatti Repole presenta una linea diretta tra papa Francesco e il Vaticano II, come se nel frattempo non ci siano stati cinquant’anni di Magistero, che di quel Concilio hanno indicato l’interpretazione. Secondo Repole, l’insegnamento di Francesco segna una “nuova fase di recezione dell’insegnamento ecclesiologico espresso dal Vaticano II”, talmente nuova da non riuscire a trovare agganci se non in Francesco stesso ed in altri nuovi “pontefici”. I più citati: Spadaro, già ben conosciuto; Carlos Maria Galli, decano della Facoltà di teologia di Buenos Aires (della Pontificia Università Cattolica Argentina, il cui rettore è Victor Manuel Fernandez), che con Spadaro ha pubblicato La riforma e le riforme nella Chiesa. Un libro che provocherà la risposta di mons. Agostino Marchetto, che ha dovuto mettere in rilievo come nel volume, gli autori “si situano tutti, o quasi, in una linea unidimensionale di riforma, con sottolineatura della sinodalità-collegialità, senza tener molto presente e sviluppare l’altro polo del fondamentale binomio primato-sinodalità… E proprio per questo, in fondo, monocorde tono del coro e la conseguente unilateralità dell’opera, che è sorta in me l’idea di far udire un’altra voce” (cioè la pubblicazione di Marchetto La riforma e le riforme nella Chiesa. Una risposta).

La chiesa in uscita :