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Istruzione Cattolica
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L'insegnamento del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa (Dignitatis Humanae) contraddice l'insegnamento infallibile della Chiesa Cattolica

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La dichiarazione del Vaticano II sulla libertà religiosa fu senza dubbio il più notorio di tutti i documenti del Vaticano II. Bisogna tenere presente, al fine della nostra analisi, che è un dogma della Chiesa Cattolica quello donde gli stati detengono un diritto, invero, un dovere, di impedire ai membri delle false religioni di propagare e praticare pubblicamente le loro false fedi. Gli stati debbono ciò fare di modo da proteggere il bene comune, la salvezza delle anime, il quale è danneggiato dalla pubblica disseminazione del male. È per ciò che la Chiesa Cattolica ha sempre insegnato che il Cattolicesimo deve essere la sola religione dello stato e che lo stato deve escludere e vietare la pubblica propagazione e professione di qualunque altra fede. Si osservano 3 proposizioni condannate da Papa Pio IX nel suo autoritativo Sillabo degli errori.

Papa Pio IX, Sillabo degli errori (77), 08/12/1864: "In questa epoca nostra non è più conveniente che la Fede Cattolica sia la sola religione dello stato, all'esclusione di qualunque altro culto. Condannata." [62]

Notasi che l'idea per la quale la Fede Cattolica non sia la sola religione dello stato, all'esclusione di quelle false, è condannata. Ciò significa che la Fede Cattolica deve essere la sola religione dello stato e che le altre devono essere escluse dalla pubblica adorazione, professione, pratica e propagazione. La Chiesa Cattolica non obbliga gli infedeli a credere nella Fede Cattolica, in quanto la credenza è, per definizione, un atto di libera volontà.

Papa Leone XIII, Immortale Dei (36), 01/11/1885: "Infatti, la Chiesa è abituata a porre saggia attenzione affinché nessuno sia forzato ad abbracciare la Fede Cattolica contro la propria volontà, poiché, come ricordaci saggiamente Sant'Agostino, l'uomo non può credere altrimenti fuorché il prodotto della sua volontà." [63]

Ciò malgrado, essa insegna che lo stato deve proibire la propagazione e la pubblica professione delle false religioni, poiché conducono le anime all'Inferno.

Papa Pio IX, Sillabo degli errori (78), 08/12/1864: "Sicché, in certe regioni dal nome Cattoliche è stato lodevolmente sanzionato dalla legge che agli uomini ivi immigranti fossero concessi esercizi pubblici di qualunque forma di loro propria adorazione. Condannata." [64]

Papa Pio IX, Sillabo degli errori (55), 08/12/1864: "La Chiesa è da essere separata dallo stato e lo stato dalla Chiesa. Condannata" [56]

In Quanta cura Papa Pio IX condanna anche l'idea per cui ad ogni uomo vada concesso il diritto alla libertà religiosa (diritto naturale, dunque proveniente da Dio)

Papa Pio IX, Quanta cura (3), 08/12/1864: "Da quale totalmente falsa idea di governo sociale essi non temono di alimentare quell'errata opinione, fatalissima nei suoi effetti per la Chiesa Cattolica e la salvezza delle anime, dal Nostro predecessore, Gregorio XVI, appellata insania, ossia, che la libertà di coscienza e di adorazione è il diritto personale di ciascun uomo, il quale dovrebbe essere legalmente proclamato ed asserito in ogni giustamente costituita società… " [66]

Il Vaticano II, incredibilmente, insegnò esattamente l'opposto.

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (2): "Questo sinodo del Vaticano dichiara che la persona umana detiene un diritto alla libertà religiosa. Tale libertà consiste in ciò, che tutti detengano tale immunità dalla coercizione da parte di individui o gruppi od alcun potere umano, che nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza nelle questioni religiose, né inibito dall'agire secondo la sua coscienza, sia in privato che in pubblico, entro i dovuti limiti… Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa dovrebbe avere tale riconoscimento nel regolamento della società di modo da divenire un diritto civile." [67]

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (2): "Laonde, questo diritto di non-interferenza persiste anche in coloro non svolgenti i loro obblighi di ricerca della verità, lottando per essa, e l'esercizio di questo diritto non dovrebbe essere inibito, sintantoché il dovuto ordine pubblico sia preservato." [68]

Il Vaticano II insegnò che la libertà religiosa deve essere un diritto civile, un errore direttamente condannato da Papa Pio IX. Il Vaticano II insegnò anche che tale diritto alla libertà religiosa vada applicato all'espressione sia privata che pubblica e che nessuno dovrebbe essere inibito dall'esprimere ed o praticare pubblicamente la propria religione. L'insegnamento del Vaticano II è, purtroppo, contrario all'insegnamento infallibile di Papa Pio IX e di molti altri Papi. L'insegnamento del Vaticano II circa la libertà religiosa potrebbe essere stato letteralmente aggiunto agli errori del Sillabo degli errori di Papa Pio IX, senza alcuna difficoltà.

Lo stesso Benedetto XVI ammise che l'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa contraddisse quello del Sillabo degli errori di Papa Pio IX. Ciò che è stupefacente è la realtà per la quale egli ammise quello che è in sede stato dimostrato.

Benedetto XVI, Principii di teologia Cattolica [Principles of Catholic theology], pagina 381, 1982: "Se fosse desiderabile offrire una diagnosi del testo [del documento del Vaticano II Gaudium et spes] nel suo complesso noi diremmo che, assieme agli altri testi sulla libertà religiosa e sulle religioni mondiali, esso è una revisione del sillabo di Pio IX, una specie di contro sillabo… Come risultato, lo schieramento della posizione adottata dalla Chiesa sotto Pio IX e Pio X in risposta alla situazione creata dalla nuova fase storica inaugurata dalla Rivoluzione Francese fu, in gran parte, corretto… " [69]

Benedetto XVI ammise che l'insegnamento del Vaticano II, a cui egli aderisce, fu direttamente contrario a quello del Sillabo degli errori di Papa Pio IX. In altre parole, egli ammise esattamente che l'insegnamento del Vaticano II fu contrario a quello del Magistero Ecclesiastico Cattolico. Si potrebbe difficilmente richiedere ulteriore conferma per cui l'insegnamento del Vaticano II è eretico, data l'evidenza dei fatti, ammessa dagli stessi esponenti del Concilio. Nel suo libro Benedetto XVI ribadisce ciò a più riprese, appellando l'insegnamento del Vaticano II il contro-sillabo, affermando l'impossibilità di ritornare all'insegnamento del Sillabo.

Benedetto XVI, Principii di teologia Cattolica [Principles of Catholic theology], pagina 385, 1982: "Mediante un tipo di necessità interiore, quindi, l'ottimismo del contro-sillabo diede strada ad un nuovo grido assai più inteso e drammatico del precedente." [70]

Benedetto XVI, Principii di teologia Cattolica [Principles of Catholic theology], pagina 391, 1982: "Il compito non è, dunque, quello di sopprimere il concilio, bensì quello di scoprire il reale concilio e calarsi nella sua vera intenzione in luce della presente esperienza. Ciò significa che vi può essere nessun ritorno al Sillabo, il quale può avere marcato la prima fase nel confronto con il liberalismo ed un nuovamente concepito Marxismo, non potendo, però, essere l'ultima fase." [71]

L'errore dottrinale del Vaticano II è forse più chiaramente espresso nella seguente citazione.

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (3): "Dunque, lo stato, il cui scopo effettivo è quello di supplire il bene comune temporale, dovrebbe certamente riconoscere e promuovere la vita religiosa dei suoi cittadini. Con uguale certezza esso eccederebbe i limiti della sua autorità ove si incaricasse di dirigere od inibire l'attività religiosa." [72]

Il Vaticano II dettò che lo stato eccederebbe la sua autorità nel caso esso inibisse l'attività cosiddetta religiosa. Ciò è totalmente eretico e,come abbiamo visto, condannato dalla Chiesa Cattolica.

Papa Leone XIII, Libertas (21-23), 20/06/1888: "La giustizia, oltreché la ragione medesima, dunque proibisce allo stato di essere ateo o di adottare una linea di azione sfociante nell'ateismo, ossia, trattare le varie cosiddette religioni in simile modo ed offrire promiscuamente loro gli stessi diritti e privilegi. Giacché nello stato è quindi necessaria la professione di una religione deve essere professata quella religione la sola quale è vera, riconoscibile senza difficoltà, specialmente negli stati Cattolici, perciocché i marchi della verità sono come se scalfiti in essa… Gli uomini detengono un diritto di propagare liberamente e prudentemente attraverso lo stato qualunque cosa sia vera ed onorabile, acciocché la possieda la quanta più gente possibile, tuttavia, le opinioni bugiarde, inferiori a nessuna piaga mentale, ed i vizi corrompenti il cuore e la vita morale dovrebbero essere diligentemente repressi dalla pubblica autorità, onde evitare che essi lavorino insidiosamente per la rovina dello stato." [73]

Si osserva Papa Leone XIII insegnare, reiterando semplicemente l'insegnamento di Papa dopo Papa, la verità donde lo stato non solamente può bensì deve inibire e proibire i diritti ed i privilegi delle altre cosiddette religioni operanti atti apparentemente religiosi - esattamente l'opposto di ciò che fu dettato dal Vaticano II. Tali atti pubblici, false opinioni e falsi insegnamenti dovrebbero essere repressi dall'autorità pubblica, lo stato, secondo l'insegnamento della Chiesa Cattolica, talché le anime non siano scandalizzate o da esse allettate.

L'errore del Vaticano II circa tale questione è assai chiaro, ciò malgrado, esistono persone che sempre tentanto di difendere l'indifendibile.

Taluni difensori dell'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa argomentano che il Vaticano II insegnò semplicemente che non si deve costringere la gente a credere e che, quindi, non abbia insegnato nulla di errato.

Patrizio Madrid, Finzione Papale [Pope fiction], pagina 277: "Notasi che la dichiarazione [sulla libertà religiosa] non sostiene una libertà generale al credere in qualunque cosa, bensì una libertà dall'essere costretti a credere in qualche cosa. In altre parole, nessuno è obbligato a sottomettersi alla Fede Cattolica." [74]

Come già visto, ciò è purtroppo falso. Il Vaticano II non insegnò meramente che la Chiesa Cattolica non obbliga né costringe un infedele ad essere Cattolico, esso, in aggiunta, insegnò che lo stato non detiene il diritto di abolire la pubblica espressione, propagazione e pratica delle false religioni, in quanto il diritto civile alla libertà religiosa dovrebbe essere riconosciuto universalmente. Di nuovo, occorre comprendere la distinzione tra i due temi talora mischiati dagli esponenti della "ermeneutica della continuità". Primo tema: la Chiesa Cattolica non obbliga né costringe un infedele a credere, giacché la credenza è libera - vero. Secondo tema: lo stato non può reprimere la pubblica espressione delle false religioni - falso; qui è dove il Vaticano II contraddisse la Chiesa Cattolica sulla libertà religiosa. Il secondo tema è la chiave.

Alfine di comprendere ciò meglio si consideri un esempio. Se uno stato si confrontasse con degli islamici e degli Ebrei celebranti i loro servizi in pubblico, anche senza disturbare la quiete, infrangere alcuna proprietà privata o senza disturbare in modo alcuno l'ordine pubblico, lo stato potrebbe e dovrebbe, secondo l'insegnamento Cattolico, reprimere tali celebrati servizi, o spedendo gli islamici e gli Ebrei a casa od arrestandoli, qualora la legge fosse ben scritta, in quanto essi avrebbero scandalizzato e causato la potenziale adesione alle loro false religioni. Lo stato annuncerebbe il loro obbligo di divenire Cattolici dinnanzi a Dio, nel tentativo di convertirli dirigendoli da sacerdoti Cattolici, tuttavia, esso non li obbligherebbe a farlo. Tale è un esempio della chiara distinzione tra il forzare a divenire Cattolici, primo, cosa che la Chiesa Cattolica condanna, in quanto la credenza è libera, ed il diritto-dovere dello stato di reprimere le attività delle false religioni, secondo, cosa che la Chiesa Cattolica insegna.

Papa Pio IX, Sillabo degli errori (78), 08/12/1864: "Sicché, in certe regioni dal nome Cattoliche è stato lodevolmente sanzionato dalla legge che agli uomini ivi immigranti fossero concessi esercizi pubblici di qualunque forma di loro propria adorazione. Condannata." [75]

Ciononostante, il Vaticano II insegnò esattamente l'opposto. Il seguente passaggio è il più chiaro, ahimè, errore del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa.

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (3): "Dunque, lo stato, il cui scopo effettivo è quello di supplire il bene comune temporale, dovrebbe certamente riconoscere e promuovere la vita religiosa dei suoi cittadini. Con uguale certezza esso eccederebbe i limiti della sua autorità ove si incaricasse di dirigere od inibire l'attività religiosa." [76]

Il Vaticano II, tramite esso, insegna l'errore per cui lo stato eccederebbe la sua autorità laddove esso osasse dirigere o inibire l'attività cosiddetta religiosa. Si è appena osservato come il Sillabo degli errori condanni l'idea che lo stato non inibisca l'attività delle false religioni. Ciò dimostra che l'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa fu chiaramente errato e che il Vaticano II non insegnò solamente che una persona non deve essere costretta a divenire Cattolica.

Nel tentativo di difendere l'insegnamento errato del Concilio Vaticano II sulla libertà religiosa, alcuni si attivano con diverse idee e interpretazioni. Essi citerebbero il seguente passaggio del Vaticano II e lo interpreterebbero in un certo modo, nella speranza che esso, una volta inteso cosi, sia conforme all'insegnamento tradizionale contro la libertà religiosa. Tali tentativi sono stati purtroppo spesso imbarazzanti e poco efficaci. Vediamone uno: essi asserirebbero che il Concilio Vaticano II non permise la libertà incondizionata della pubblica adorazione, bensì che esso menzionò "certi limiti".

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (2): "Questo sinodo del Vaticano dichiara che la persona umana detiene un diritto alla libertà religiosa. Tale libertà consiste in ciò, che tutti detengano tale immunità dalla coercizione da parte di individui o gruppi o alcun potere umano, che nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza nelle questioni religiose, né inibito dall'agire secondo la sua coscienza, sia in privato che in pubblico, entro i dovuti limiti… Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa dovrebbe avere tale riconoscimento nel regolamento della società di modo da divenire un diritto civile." [77]

"Vede, il Vaticano II insegnò che gli stati possono porre dei limiti a questa espressione religiosa e ciò è conforme all'insegnamento tradizionale.", tale è la tesi di alcuni, ma questa è una distorsione del testo molto evidente. In tale passaggio, nell'insegnare che nessuno, non importa quale sia la sua religione, può essere inibito dall'esprimere la sua falsa religione pubblicamente, il Vaticano II copre semplicemente le sue basi, assicurandosi di non finire imputato per fomentare l'anarchia nello stato.

Il Concilio dovette infatti aggiungere la clausola "entro i dovuti limiti" così da non finire per fomentare, ad esempio, un gruppo apparentemente religioso inntento a bloccare il traffico durante le ore di punta o uno impegnato a sostenere dei servizi apparentemente religiosi nel mezzo delle autostrade. Sicché, fu insegnato che "nessuno… potrà essere inibito dall'agire secondo la sua coscienza, sia in privato che in pubblico, entro i dovuti limiti." Il Vaticano II non insegnò in alcuna maniera che uno stato Cattolico potesse inibire il diritto alla libertà religiosa dei cittadini non cattolici, no, il Vaticano II insegnò un errore innegabile sulla libertà religiosa: dove la libertà religiosa deve essere un diritto civile e per cui nessuno sarà dallo stato inibito dall'agire secondo la sua coscienza in pubblico, facendo semplicemente attenzione che il dovuto ordine pubblico non venga violato da coloro che esercitano tale diritto.

Nel tentativo di dimostrare la verità per la quale tale è il significato, chiaramente ovvio a qualunque onesto valutatore del presente tema, è possibile citare semplicemente il vero e proprio numero 2 della dichiarazione, nulla di più:

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (2): "Laonde, questo diritto di non-interferenza persiste anche in coloro non svolgenti i loro obblighi di ricerca della verità, lottando per essa, e l'esercizio di questo diritto non dovrebbe essere inibito, sintantoché il dovuto ordine pubblico sia preservato." [78]

Si osservi che "entro i dovuti limiti" significa semplicemente "sintantoché il dovuto ordine pubblico sia preservato". Laddove, secondo il Vaticano II, ogni uomo detiene il diritto alla libertà religiosa, espressione e pratica pubblica della falsa religione inclusa, un diritto che lo stato non può inibire sintantoché l'ordine pubblico sia preservato. Ciò è sbagliato. Il Vaticano II non fu conferme all'insegnamento tradizionale, non importa quanto tentino gli esponenti della "ermeneutica della continuità", ad utilizzare tale clausola per argomentare ciò. Il Vaticano II insegnò che lo stato non può inibire la pubblica espressione delle false religioni, come chiaramente visibile nella seguente citazione di già discussa.

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (3): "Dunque, lo stato, il cui scopo effettivo è quello di supplire il bene comune temporale, dovrebbe certamente riconoscere e promuovere la vita religiosa dei suoi cittadini. Con uguale certezza esso eccederebbe i limiti della sua autorità ove si incaricasse di dirigere od inibire l'attività religiosa." [79]

Non esiste ormai alcun modo per difendere l'errato insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa e, difatti, nessuno è mai riuscito veramente ad argomentare in tal senso.

In luce della chiara contraddizione tra l'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa e l'insegnamento tradizionale, altre persone hanno insistito che, malgrado la contraddizione, l'insegnamento del Vaticano II non coinvolge eresia per cui l'insegnamento tradizionale sulla libertà religiosa non venne insegnato infallibilmente come un dogma.

Cristoforo Ferrara, Notizie di famiglia Cattolica [Catholic family news], In opposizione all'impresa sedevacantista, Parte 2, Ottobre 2005, pagine 24-25: "L'impresa [sedevacantista] asserisce che esiste una netta contraddizione tra Dignitatis humanae e l'insegnamento tradizionale: DH afferma un diritto naturale di libertà religiosa nelle manifestazioni pubbliche delle false religioni da parte di membri di sette acattoliche, mentre l'insegnamento tradizionale condanna tale nozione… Tuttavia, assumiamo che esista una netta contraddizione tra DH ed il precedente insegnamento e che tale contraddizione sia manifesta, ossia, che nessuna spiegazione sia necessaria per dimostrarla. Anche se ciò fosse la contraddizione non coinvolgerebbe l'eresia manifesta in tale maniera, in quanto l'insegnamento tradizionale della Chiesa sul diritto ed il dovere dello stato di reprimere le violazioni esterne della Fede Cattolica non è un dogma definito della Fede Cattolica, né lo è l'insegnamento per cui esiste nessun diritto come tale pubblicamente da manifestare la falsa religione negli stati Cattolici." [80]

Ciò è completamente sbagliato e facilmente confutabile. L'idea insegnata dal Vaticano II, per cui ad ogni uomo deve essere concesso il diritto civile alla libertà religiosa (come ogni diritto viene da Dio, perciò Dio riconoscerebbe il diritto all'errore, mettendolo sullo stesso piano della Verità), cosicché gli sia per legge assicurato il diritto di praticare e diffondere pubblicamente la sua falsa religione, fu dogmaticamente, solennemente ed infallibilmente condannato da Papa Pio IX in Quanta cura. Il linguaggio utilizzato da Pio IX adempiette abbondantemente i requisiti per la definizione dogmatica.

Papa Pio IX, Quanta cura (3-6), 08/12/1864, ex-cathedra: "Da quale totalmente falsa idea di governo sociale essi non temono di alimentare quell'errata opinione, fatalissima nei suoi effetti per la Chiesa Cattolica e la salvezza delle anime, dal Nostro predecessore, Gregorio XVI, appellata insania, ossia, che 'la libertà di coscienza e di adorazione è il diritto personale di ciascun uomo, il quale dovrebbe essere legalmente proclamato ed asserito in ogni giustamente costituita società e che il diritto ad una assoluta libertà risiede nei cittadini, i quali dovrebbero essere soppressi da nessuna autorità, sia Ecclesiastica che civile, talché essi possano apertamente e pubblicamente manifestare e dichiarare qualunque delle loro idee, sia per bocca che per stampa od in qualunque altro modo'. Ciò malgrado, nell'affermare ciò sfrontatamente, essi non comprendono né notano che predicano la libertà di perdizione… Laonde, mediante la Nostra autorità Apostolica, noi riproviamo, proscriviamo e condanniamo tutte le singolari e malvagie opinioni e dottrine specialmente menzionate in questa lettera ed esigiamo e comandiamo che esse siano pienamente considerate da tutti i figlioli della Chiesa Cattolica come riprovate, proscritte e condannate." [81]

Papa Pio IX condannò, riprovò e proscrisse solennemente tale errata opinione mediante la sua autorità Apostolica, dichiarando solennemente che tutti i figli della Chiesa Cattolica devono considerare tale opinione come condannata, sempre in perpetuo. Tale è linguaggio solenne ed insegnamento infallibile dell'ordine più alto. Vi è nessun dubbio che Quanta cura costituisca una condanna dogmatica dell'idea per la quale la libertà religiosa sia un diritto civile appartenente ad ogni uomo. L'insegnamento del Vaticano II fu, dunque, eresia diretta contro l'insegnamento dogmatico ed infallibile su tale tema.

Si è dimostrato che l'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa fu sbagliato e già condannato dal Magistero infallibile della Chiesa Cattolica. Potrebbero esserci molti altri esempi da usare per illustrare la realtà per cui l'insegnamento del Vaticano II fu sbagliato. Ad esempio, il dogmatico Concilio di Vienna esortò specificatamente le guide Cattoliche degli stati a controllare, a sopprimere, pubblicamente la pratica pubblica dell'adorazione islamica. Papa Clemente V ricordò allo stato il suo dovere di proibire la pubblica professione delle false religioni.

Papa Clemente V, Concilio di Vienna, 1311-1312: "È un insulto al Santo Nome ed una disgrazia per la Fede Cattolica che in certune parti del mondo soggette a principi Cristiani nelle quali abitano i Saraceni [Maomettani], talora appartati, talvolta mischiati con i Cristiani, i preti Saraceni, comunemente appellati Zabazala, nei loro tempi o moschee, nelle quali i Saraceni si incontrano per adorare Maometto l'infedele, invocano ed estollano ad alto volume il suo nome ogni dì a certe ore da un luogo rialzato… Ciò scredita la nostra Fede, recando grande scandalo ai fedeli. Queste pratiche non possono essere tollerate senza indignare la Divina Maestà. Noi, dunque, con l'approvazione del sacro concilio, proibiamo strettamente tali pratiche d'ora innanzi nelle terre Cristiane. Noi esortiamo i principi Cattolici, tutti quanti… Essi debbono proibire espressamente la pubblica invocazione del sacrilego nome di Maometto… Coloro presumenti di agire altrimenti debbono essere castigati dai principi per la loro irriverenza, acciocché gli altri siano scoraggiati da tale sfrontatezza." [82]

Secondo il Vaticano II tale insegnamento del Concilio di Vienna fu errato. Fu anche errato, sempre secondo l'insegnamento del Vaticano II, che la religione Cristiana venisse dichiarata la religione dell'Impero Romano da Teodosio nel 392 DC e che tutti i tempi pagani venissero chiusi. [83] Ciò dimostra nuovamente la verità per la quale l'insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa fu eretico. Non a caso, parlando con molti "cattolici" oggi, si può facilmente sentire argomentare che la Chiesa costantiniana, fu un errore, e che ora, liberata dal potere temporale, non più protetta e difesa dallo stato, rispecchi più fedelmente il dettame evangelico. Questo tipo di idee sono logica conseguenza di cinquant'anni di insegnamento in tal senso.

L'eretico insegnamento del Vaticano II sulla libertà religiosa è precisamente la ragione per la quale, appresso il Vaticano II, una serie di nazioni Cattoliche cambiarono le loro costituzioni Cattoliche con delle controparti secolari. Le costituzioni Cattoliche della Spagna e della Colombia furono effettivamente soppresse su espressa esortazione del Vaticano II, inoltre, le leggi di tali paesi furono cambiate di modo da permettere la pratica pubblica delle "fedi" non cattoliche.

Il "Fuero de los Españoles", il diritto fondamentale dello stato Spagnolo adottato il 17/07/1945 autorizzava solamente l'esercizio dei culti non cattolici privatamente, proibendo tutte le attività propagandistiche in favore di tali false credenze.

Articolo 6,1: "La professione e la pratica della Fede Cattolica, religione dello stato Spagnolo, beneficerà di protezione ufficiale."

Articolo 6,2, Vecchio: "… le sole cerimonie ed altre manifestazioni aperte di religione permesse saranno Cattoliche."

È visibile la realtà per cui, in conformità con l'insegnamento Cattolico tradizionale, la legge Spagnola decretava che le sole cerimonie e manifestazioni pubbliche di religione potessero essere Cattoliche, e non altre. Dopo il Vaticano II, tuttavia, la Legge organica dello stato [Ley organica del estado] del 10/01/1967 sostituì tale secondo paragrafo dell'articolo 6 con quello seguente.

Articolo 6,2, Nuovo: "Lo stato assumerà la protezione della libertà religiosa, la quale sarà sotto la protezione del giudiziario responsabile per la salvaguardia delle morali e dell'odine pubblico."

In aggiunta, l'introduzione della costituzione Spagnola, modificata da tale medesima Legge organica dello stato [Ley organica del estado], appresso il Vaticano II, dettò esplicitamente ciò che segue.

Introduzione della costituzione Spagnola, Modificata: "… Data la modica introdotta nell'articolo 6 dalla Legge organica dello stato [Ley organica del estado], ratificata dal referendum nazionale, di modo da adattare il suo testo alla dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa promulgata il 07/12/1965 [dal Vaticano II], la quale domanda l'esplicito riconoscimento di questo diritto [la libertà religiosa] ed è conforme, oltretutto, al secondo fondamentale principio del movimento secondo il quale l'insegnamento della Chiesa ispiri le nostre leggi… "

È osservabile che la seconda sezione dell'articolo 6 della costituzione Spagnola del 1945 fu rimpiazzata da quella del 1967 precisamente di modo da rendere le leggi Spagnole conformi alla dichiarazione del Vaticano II. Forse tale revisione di diritto Cattolico in un paese Cattolico, operata di modo da adottare la nuova religione del Vaticano II, illustra più di ogni altra cosa le forze dietro tali avvenimenti. La Spagna passò dall'essere una nazione Cattolica ad una nazione senza Dio, la quale oggi difende legalmente il divorzio, la sodomia, la pornografia ed i contraccettivi, tutto grazie al Vaticano II. Esagerazioni? Ci piacerebbe poterlo dire, ma questa è la realtà.

Papa San Pio X, Vehemener Nos, 11/02/1906: "Noi, in accordo con la suprema autorità da Noi posseduta grazie a Dio, disapproviamo e condanniamo il diritto stabilito separante lo stato Francese dalla Chiesa, per quelle ragioni da Noi avanzate: perciocché esso infligge la più grande ingiuria a Dio, rigettato solennemente, dichiarando dal principio che lo stato è destituito di alcuna adorazione religiosa… " [84]

Papa Gregorio XVI, Inter praecipuas (14), 08/05/1844: "L'esperienza mostra che esiste nessun modo più diretto di alienare il popolo dalla fedeltà e dall'obbedienza alle loro guide che tramite l'indifferenza verso la religione propagata da membri settari sotto il nome di libertà religiosa." [85]

In linea con il suo insegnamento eretico sulla libertà religiosa il Vaticano II insegnò l'errore per cui tutte le religioni possiedono la libertà di parola e di stampa.

Documento del Vaticano II, Dignitatis humanae (4): "In aggiunta, le comunità religiose sono intitolate ad insegnare e testificare la loro fede pubblicamente in parola ed in stampa senza impedimento." [86]

L'idea per cui tutti detengano il diritto alla libertà di parola e di stampa fu condannata da molti Papi. Vengono citati solamente Papa Gregorio XVI e Papa Leone XIII. Notasi che Papa Gregorio XVI appellò tale idea, insegnata successivamente dal Vaticano II, dannosa e non sufficientemente denunciata.

Papa Gregorio XVI, Mirari vos (15), 15/08/1832: "Qui Noi dobbiamo includere quella dannosa e giammai sufficientemente denunciata libertà di pubblicare qualsivogliano scritti, disseminandoli alla gente, che taluni osano domandare e promuovere con sì grande clamore. Noi siamo inorriditi dal vedere quali mostruose dottrine e quali prodigiosi errori sono disseminati in lungo e largo in libri, opuscoli ed altri innumerevoli scritti, i quali, sebbene minuti nel peso, sono grandissimi nella malizia." [87]

Papa Leone XIII, Libertas (42), 20/06/1888: "Da ciò che è stato detto consegue che è assai illecito domandare, difendere o concedere libertà incondizionata di pensiero, di parola, di scritto o di adorazione, come se queste fossero sì tanti diritti offerti all'uomo dalla natura." [88]

Papa Leone XIII, Immortale Dei (34), 01/11/1885: "Laonde, Gregorio XVI nella sua lettera enciclica Mirari vos, datata 15/08/1832, inveì con pesanti parole contro i sofismi che persino all'epoca venivano pubblicamente inculcati - cioè, che nessuna preferenza sia mostrata per alcuna particolare forma di adorazione, che è un diritto degli individui formare i loro propri giudizi personali sulla religione, che la coscienza di ciascun uomo è la sola ed unicamente sufficiente guida e che è legittimo per ciascun uomo pubblicare le sue proprie visioni, qualunque esse siano, per cospirare persino contro lo stato." [89]

Dobbiamo concludere che l'insegnamento Cattolico contraddice direttamente l'errato insegnamento del Concilio Vaticano II.

Note di fine sezione 8 (4):

[62] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1777.

[63] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 2, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 115.

[64] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1778.

[65] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1755.

[66] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1690.

[67] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1002.

[68] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1003.

[69] Giuseppe Ratzinger, Principii di teologia Catholic [Principles of Catholic theology], 1982, Stamperia di Ignazio [Ignatius press], SUA, pagina 381.

[70] Giuseppe Ratzinger, Principii di teologia Catholic [Principles of Catholic theology], 1982, Stamperia di Ignazio [Ignatius press], SUA, pagina 385.

[71] Giuseppe Ratzinger, Principii di teologia Catholic [Principles of Catholic theology], 1982, Stamperia di Ignazio [Ignatius press], SUA, pagina 391.

[72] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1004.

[73] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 2, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagine 175-176.

[74] Patrizio Madrid, Finzione Papale [Pope fiction], 1999, Stamperia di Basilica [Basilica press], pagina 277.

[75] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1778.

[76] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1004.

[77] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1002.

[78] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1003.

[79] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1004.

[80] Cristoforo Ferrara, Notizie di famiglia Cattolica [Catholic family news], In opposizione all'impresa sedevacantista [Opposing the sedevacantist enterprise] Parte 2, 2005, SUA, pagine 24-25.

[81] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numeri 1690, 1699.

[82] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 1, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 380.

[83] Padre Giovanni Laux, Storia Ecclesiastica [Church history], pagina 98.

[84] Enrico Denzinger, Le fonti del dogma Cattolico [The sources of Catholic dogma], 1957, Compagnia del libro di Herder [Herder book company], SUA, numero 1995.

[85] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 1, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 271.

[86] Decreti dei concili ecumenici [Decrees of the ecumenical councils] Volume 2, 1990, Stamperia dell'università di Giorgiovilla [Georgetown university press], SUA, pagina 1004.

[87] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 1, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 238.

[88] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 2, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 180.

[89] Claudia Carlen, Le encicliche Papali [The Papal encyclicals], Volume 2, 1990, Stamperia Pierian [The Pierian Press], SUA, pagina 114.

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