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Francesco I
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Ripartita la resa dei conti in Vaticano. Al contrario della narrazione, Papa Francesco non è tradito. E il fumo londinese sull’Ordine di Malta - Korazym.org

Condivido quattro articoli – a cui potrei aggiungere altro, perché anch’io nelle stanze vaticani ho vissuto tre decenni, ma non penso che è necessario che lo faccio… non è necessario bere tutto l’oceano per scoprire che è salato, basta un cucchiaino e non è necessario reinventare l’acqua calda, mentre con la quadratura del cerchio non perdo tempo… il pi greco e l’infinito, che è solo di Dio).

Quello che segue dice e spiega che Papa Francesco non è tradito, che è incapace a governare e a scegliersi i collaboratori, che dà ordini che poi contraddice nei fatti (come col Cardinale Pell, solo per citare un esempio), che ha creato un clima di sospetto e fa giustizie sommarie (con decapitazioni, cacciate e “non farti più vedere”). Leggetevi il commento dell’amico e collega Marco Tosatti e l’articolo di Lucetta Scaraffia, che riporta. E ovviamente scatta il “soccorso rosso” e la difesa d’ufficio per Papa Francesco a colpi di veline e sotto dettato da parte di alcuni vaticanisti a doppia spunta blu, come se, poverino, fosse tanto sfortunato da scegliersi una cerchia di collaboratori in malafede.

Cardinale Giovanni Angelo Becciu alla Conferenza Stampa del 25 settembre 2020.
Inoltre, dopo questi primi due, faccio seguire due altri articoli:
– Il primo è del giornalista di lunga corsa Massimo Franco sul Corriere della Sera, che già nel titolo dice tutto: “LO SCENARIO – Che cosa c’è dietro le dimissioni del cardinale Becciu, e perché la tregua in Vaticano è finita – Perché il cardinal Becciu è stato costretto alle dimissioni? E perché il cardinal Pell ha fatto le congratulazioni a Papa Francesco? Riparte la resa dei conti, in Vaticano”.
– Il secondo è un’analisi pubblicata su Stilum Curiae da Marco Tosatti – attento osservatore della matassa “Sovrano Militare Ordine di Malta – che fornisce una lettura sulla cacciata del Cardinale Becciu (in aggiunta alle questioni degli scandali finanziari e il futuro conclave che dovrà eleggere il successore di Bergoglio), che punta il dito verso il partito tedesco-svizzero nello SMOM, per cui Becciu era un’ostacolo serio per le loro manovre.
“Carissimo, noi/io prete di periferia… parroco di un popolo già disorientato di fronte a queste notizie Card. Becciu, restiamo veramente amareggiato. Una Chiesa che ha perso da dove nasce e cosa deve fare. Un caro saluto” (Messaggio ricevuto nella notte del 24 settembre 2020).
“Avendo pubblicato la nota della Sala Stampa nella tarda serata di ieri Bergoglio ha consegnato in pasto al mondo le sorti del suo ex primo collaboratore, consentendo così – probabilmente con un non troppo vago sadismo – atti di sciacallaggio nei confronti di un uomo che non solo è a servizio della Santa Sede da quarantanni, ma è anche stato in tante occasioni ‘il suo uomo di fiducia’. Gianluigi Nuzzi – per dirne uno – col suo solito stile morboso, sputa veleno dalle pagine dei social, quasi che la notizia fosse una sorta di pena del contrappasso per il cardinale sardo che ne avrebbe sollecitato e ottenuto il processo dopo la pubblicazione del libro ‘Via crucis’” (Stilum Curiae, 26 settembre 2020).
“La rinuncia ai ‘diritti’ del cardinale non esiste: o perde/rende la berretta; o ha dei doveri (fra i quali l’elezione del Papa dalla quale non è escluso nemmeno un cardinale scomunicato)” (Alberto Melloni, 26 settembre 2020).
Tutto questo in ogni caso ha una conseguenza pesantissima, molto negativa: l’immagine della Chiesa è sempre più opaca nell’opinione pubblica; sempre più grave il turbamento del popolo cattolico, già messo a dura prova nella sua fedeltà negli ultimi anni da ogni sorta di scandali finanziari, sessuali, dottrinali. Esultano i laicisti, poiché lo sgretolamento del corpo ecclesiale è purtroppo anche più rapido di quanto si potesse prevedere solo qualche tempo fa. Eppure, spes contra spem, bisogna resistere” (Siuseppe Rusconi – Rossoporpora,org, 26 settembre 2020).

La pietosa – falsa – narrazione del “Papa tradito”
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 26 settembre 2020


Vedo che sui giornali – o almeno su alcuni di essi – si sta cercando di costruire una narrazione che vuole il povero Pontefice regnante che tenta di fare pulizia nelle finanze vaticane e dintorni, e che purtroppo viene tradito… Sarebbe molto bello ed edificante, se fosse vero; ma in realtà non è così; e anche su giornali solitamente bene informati e certo non mainstream troviamo ricostruzioni e racconti frutto di rancori personali mai sopiti, ma che comunque danno un’impressione ingannevole.
Per chi segue con attenzione, e in maniera spassionata, le vicende vaticane, emergono alcuni elementi. È vero che papa Bergoglio ha tentato, all’inizio del suo pontificato, di fare chiarezza nel ginepraio dei soldi di Oltretevere. Ha firmato un Motu proprio, con cui affidava tutte le questioni finanziarie a un solo organismo, la Segreteria per l’Economia, e ha messo a capo di essa il Cardinale George Pell, dandogli tutto il potere per operare. Pell, da buon australiano giocatore di rugby si è buttato a capofitto nell’impresa. Trovando ovviamente tutte le difficoltà e le obiezioni di chi non voleva cedere i suoi poteri, e i suoi soldi: Segreteria di Stato, con la Sezione cconomica, l’amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), lo IOR, Propaganda Fide col suo bilancio indipendente e chi più ne ha più ne metta. E cosa ha fatto il Pontefice? Nei colloqui con Pell gli diceva: non guardi in faccia nessuno, vada avanti. E subito dopo firmava un rescritto con cui accontentava i suoi avversari, e gli toglieva un pezzo di potere. E Pell era amareggiato, e forse lo è ancora, da questa serie infinita di piccoli tradimenti perpetrati dal suo Superiore. E la piccola giungla vaticana è rimasta quello che era, una giungla. Quella fu l’occasione per fare pulizia; ma fallì, e per responsabilità sola ed unica del Pontefice.
Secondo elemento. Come Becciu ha dichiarato in passato, del suo operato ha reso conto ai superiori. Ora, per un Sostituto della Segreteria di Stato il Superiore reale è il Papa. Il Segretario di Stato vede, in genere, il Papa molto meno di frequente del Sostituto. Da quello che sapevamo negli anni passati, in tempi non sospetti, Pontefice usava ampiamente Becciu per lavori di ogni genere. Becciu aspirava alla porpora. Il Pontefice non voleva dargliela, voleva mandarlo a Cagliari. E alla fine Becciu ha ottenuto la porpora, e la Congregazione per la Cause dei Santi.
Qui sotto troverete inoltre un articolo di Lucetta Scaraffia che nelle stanze vaticane ha vissuto a lungo, e che a nostro parere è altamente condivisibile. Ma crediamo che oltre a questo ci siano altre considerazioni da fare. La prima è di carattere psicologico e comportamentale. Questo Pontefice, i cui sbalzi di umore repentini, fortissimi e con connotazioni anche verbali molto forti non sono un segreto per nessuno, in Vaticano, ha ormai una piccola lista di decapitazioni al suo attivo, piccole e grandi, da record. Vogliamo ricordare i funzionari della Congregazione per la Dottrina della fede mandati via senza motivo, il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Matthew Festing, il generale Domenico Giani, e altri ancora, e adesso il fedelissimo Becciu.
“Tradito” dice la narrazione di alcuni giornali. Ma scherziamo? Questo è il Pontificato in cui all’interno del Vaticano si sa che ogni parola può essere riferita, e provocare problemi; in cui i telefoni – e la mail – è sotto controllo; in cui cardinali vengono con le loro chiavette per collegarsi a internet bypassando il circuito vaticano; e ci si vorrebbe far credere che il Numero Uno, che sia a Buenos Aires che qui ha orecchie ovunque non sapesse che già da Nunzio in Africa il Card. Becciu aveva una passione – magari innocente e a buon fine – per affari e imprese? Piuttosto ancora una volta vediamo che come uno dei suoi uomini fidati (McCarrick ne è l’esempio massimo) viene coinvolto a torto o a ragione in scandali che sono o rischiano di diventare pubblici, la reazione è immediata e tranciante. Anche contro ogni ipotesi di minima giustizia. Buona lettura dell’articolo di Lucetta Scaraffia, pubblicata da quotidiano.net e rilanciata da il Sismografo.
Marco Tosatti

Vaticano oscuro
Il Cardinale Becciu cacciato dal Papa pazza al contrattacco
Dallo IOR agli scandali finanziari e sessuali. I veleni nella Chiesa
Minacce, veleni, ricatti a sfondo sessuale
Tutto è iniziato con la riforma dello Ior
Da quando Benedetto XVI ha cercato di far pulizia nella banca vaticana sono iniziati gli scandali. E i cattolici restano disorientati
di Lucetta Scaraffia
Il Giorno – Il Resto del Carlino – La Nazione – Quotidiano.net, 26 settembre 2020


Sono una cattolica che vive con dolore e angoscia questi giorni che alcuni media vogliono far passare per “grande pulizia in Vaticano”. Come qualcuno ha notato, in realtà quel che succede è più simile alle grandi purghe politiche dei regimi totalitari che a un serio e ponderato ricorso alla giustizia. Sono ormai molti anni, da quando cioè Benedetto XVI ha messo mano a una riforma dello Ior, la banca vaticana, che si susseguono scandali, fughe di notizie, arresti improvvisi, processi farsa. Dietro questo fuoco di sbarramento costituito da “operazioni di pulizia” è difficile capire cosa succede veramente.
A ciò si aggiungono le voci insistenti di possibili ricatti sulla base di scandali sessuali, più spesso omosessuali e pedofili, che avvelenano la vita e l’operato delle gerarchie vaticane. Ricordiamo che fino a pochi anni fa tutti i vescovi – e sottolineo tutti – erano tenuti a coprire di fatto gli scandali sessuali. Operazioni che oggi, se emergessero, potrebbero provocare gravi terremoti fin nelle posizioni apicali. Proviamo a fare una ipotesi: se, come molti sospettano, lo Ior è servito per decenni a ripulire il denaro sporco delle organizzazioni criminali, non è pensabile che queste ultime accettino senza fiatare che una simile risorsa venga loro sottratta. Da qui la logica ipotesi, per l’appunto, che esse cerchino d’impedire l’auspicata pulizia minacciando di rendere pubblica ai fedeli di tutto il mondo questa attività sotterranea della banca vaticana. È facile immaginare quale effetto devastante avrebbe questa pubblicità sulla vita della Chiesa.
Proprio tutto ciò spiega forse le infinite difficoltà che incontra ogni tentativo di riforma economica in Vaticano. E infatti i conati di riforma finanziaria si ripetono, senza alcun vero effetto dal punto di vista della pulizia, ma ogni volta producendo contraccolpi e rivelazioni utili alle lotte delle fazioni interne. Ogni volta qualcuno viene defenestrato, qualche colpevole viene messo all’indice e di conseguenza la sua ascesa viene così bruscamente interrotta. È lecito allora un sospetto: che le operazioni di pulizia finanziaria servano solo a stabilire nuovi equilibri di potere, a far fuori gli avversari. Per fare questo è fondamentale l’appoggio dei media. Sono loro infatti a diffondere la notizia, e a creare il colpevole, che quindi è condannato a priori e senza scampo, senza possibilità di difendersi. Dunque non si arriva quasi mai a un vero processo, e se vi si arriva è spesso un processo poco credibile – le regole della giustizia vaticana cambiano sempre e si ha la sensazione che siano più che altro pro forma – sicché di fatto è quasi sempre la stampa che in realtà stabilisce chi è colpevole.
Anche in questo caso, iniziato mesi fa con le denunce di malversazione a proposito dell’acquisto di un palazzo a Londra, lo scandalo è scoppiato subito, grazie a un tempestivo invio ai media delle foto dei sospettati. Trovato un capro espiatorio – il comandante dei gendarmi Giani, costretto alle dimissioni per una fuga di notizie – si è passati alla frettolosa condanna mediatica per gli accusati che infatti, nonostante nessun processo, sono stati licenziati.
Una giustizia molto sbrigativa, sebbene presentata ai giornali come esemplare, è ora toccata anche al cardinale Becciu. Senza processo, senza dargli alcuna possibilità di difendersi, è stato privato del ruolo e della carica cardinalizia, con l’unico effetto di lasciare sconcertati i fedeli, e non solo loro. Ma noi non sappiamo se sia colpevole, e in assenza processo non lo sapremo mai. Sappiamo però una cosa: Becciu ha deciso di difendersi a testa alta, rivolgendosi anche lui ai media per far valere le sue ragioni, senza ricorrere a quella che in Vaticano è l’arma più praticata, il ricatto.
Una autorità del suo livello infatti, che aveva avuto la responsabilità di risolvere molte situazioni controverse ’sporcandosi le mani’ per il papa, non deve certo mancare di materiale adatto. Personalmente sono certa che ha pagato anche per avere osato aprire la questione del cappuccino Salonia, che stava per diventare vescovo, accusato di abuso sessuale su alcune religiose. Delitto per il quale il frate non è stato condannato solo perché erano trascorsi i termini stabiliti per la denuncia. Come si vede il coraggio e la sincerità non pagano nella Chiesa, ma forse agli occhi dei fedeli sono virtù che ancora vengono apprezzate.
Lucetta Scaraffia

Lo scenario
Che cosa c’è dietro le dimissioni del cardinale Becciu, e perché la tregua in Vaticano è finita
Perché il cardinal Becciu è stato costretto alle dimissioni? E perché il cardinal Pell ha fatto le congratulazioni a Papa Francesco? Riparte la resa dei conti, in Vaticano
di Massimo Franco
Corriere della Sera, 26 settembre 2020


Il nome è grazioso: Casina del giardiniere. E l’edificio appare come un piccolo gioiello di mattoni rossi con la torretta, incastonato tra grandi putti di marmo bianco e guardato dall’alto da una statua nera di San Pietro, in una piccola conca dei Giardini vaticani. Ma a incrinare l’immagine vagamente bucolica è una garitta di vetro e alluminio, dove una sentinella si alterna ad altre guardie ventiquattr’ore su ventiquattro: c’è il timore che qualcuno si introduca di nascosto nel villino. Il viavai di tecnici e esperti informatici racconta mesi di indagini delicatissime: stanno analizzando e decifrando i computer sequestrati negli uffici vaticani, a caccia di misteri inconfessabili sugli intrecci finanziari di alcuni esponenti eccellenti della Santa Sede.

La Cascina del Giardiniere dei Giardini Vaticani.
È su questo sfondo cupo, gonfio di sospetti e di misteri, che si è consumata la defenestrazione traumatica del cardinale Giovanni Angelo Becciu. Si tratterebbe di una storia di soldi dell’Obolo di San Pietro dirottati su una cooperativa della Caritas gestita in Sardegna, la sua regione, da uno dei fratelli: un comportamento che ha portato a un’accusa di peculato e che ha provocato l’ira di papa Francesco.
Jorge Mario Bergoglio lo ha «degradato» in un amen, togliendogli il cardinalato e sbarrandogli le porte di un futuro Conclave. Frase standard, inappellabile: «Lei non ha più la mia fiducia», sebbene pronunciata con una punta di sofferenza. E pensare che il pontefice lo aveva promosso due anni fa, dopo averlo tenuto fino al 2018 come sostituto segretario di Stato, una sorta di «ministro dell’Interno».
Di fatto, lo aveva appoggiato anche nei passaggi più complessi degli ultimi anni. Quando nell’estate del 2017 si era spezzata la carriera di George Pell, cardinale australiano, «zar dell’economia» e avversario di molti, Becciu compreso, Francesco era apparso colpito e rassegnato. Di fronte alle accuse di pedofilia contro Pell e al processo al quale si era dovuto sottomettere in Australia, pur essendo perplesso aveva «congedato» uno degli uomini su cui aveva puntato per ripulire le finanze della santa Sede. E quando alcuni mesi dopo il supervisore generale Libero Milone, braccio operativo di Pell, disse di essersi dimesso perché era stato minacciato di arresto, puntando il dito sulla Gendarmeria e su Becciu, il Papa si era schierato con quest’ultimo.
Ma Pell alla fine è uscito indenne e riabilitato dalle vicende giudiziarie. Sulla sua via crucis processuale si è allungata l’ombra di una manovra oscura gestita «con cannoni australiani e munizioni vaticane», a sentire un intellettuale amico del Papa e dello stesso Pell. E la settimana prossima l’ex plenipotenziario tornerà a Roma dalla sua Australia dopo oltre tre anni di assenza, senza più il suo incarico: proprio mentre Becciu è costretto a difendersi non solo da accuse imbarazzanti, ma da una reazione papale che negli ambienti vaticani ha lasciato tutti di stucco; e dopo che il 14 ottobre del 2019 è stato indotto alle dimissioni il capo della Gendarmeria, Domenico Giani, legatissimo al cardinale italiano, con motivazioni ufficiali che non hanno convinto tutti.
La storia della cooperativa che ha inguaiato Becciu semina dubbi simili. «Se dovessimo far dimettere tutti i cardinali che danno soldi ai familiari, ne resterebbero pochi», è la battuta venata di cinismo curiale che si raccoglieva ieri tra le cosiddette Sacre Mura. Un’eco dello scontro senza esclusione di colpi che si è consumato in questi anni si è avvertita nella conferenza stampa di ieri mattina di Becciu. Oltre a difendere i versamenti di soldi per i quali è stato accusato di peculato,ha parlato delle tensioni del passato con Pell: tensioni che sembrano essere tuttora incandescenti, se è vera la dichiarazione lapidaria attribuita al cardinale australiano e diffusa ieri. Sono poche parole col sapore del fiele nei confronti di Becciu. «Il Santo Padre venne eletto per pulire le finanze vaticane», avrebbe scritto Pell. «Ha fatto un lungo lavoro e deve essere ringraziato e congratulato (sic) per i recenti sviluppi. Spero che la pulizia nelle stalle prosegua sia in Vaticano che a Vittoria». Lo Stato australiano di Victoria è quello dove, pare di capire, Pell ritiene gli sia stata preparata la trappola giudiziaria. Ma è il versante romano a lasciare presagire contraccolpi più duraturi e traumatici. La fase della resa dei conti si è riaperta in modo virulento; anzi, probabilmente era stata solo congelata durante l’emergenza del coronavirus. E il pontefice, per quanto indebolito, appare deciso a reagire con durezza agli scandali emersi nei mesi scorsi.
La storiaccia del palazzo londinese di Sloane Avenue, sul quale il Vaticano ha tentato una sfortunata speculazione immobiliare, investendo oltre 300 milioni di euro, attinti in parte dall’Obolo di San Pietro, continua a sprigionare veleni. E c’è chi sospetta che dietro gli ultimi sviluppi ci sia anche quello scandalo. «Bisogna andare fino in fondo», ha ordinato Francesco, usando, sembra, parole più crude. Becciu è l’ultimo e il più pesante anello che si spezza nella catena di comando bergogliana di questi anni. Si intuisce che al Papa è costato molto sacrificarlo: l’ormai ex cardinale lo ha servito lealmente durante gran parte del pontificato. Ma è chiaro anche che l’ex «ministro degli interni» della Santa Sede si prepara a sua volta a difendersi. «Fino in fondo».
Massimo Franco
Becciu. Il fumo di Londra sull’Ordine di Malta. Che accadra?
“Riflessione fatta da un caro amico sulle ultime vicende vaticane”
di Marco Tosatti
Stilum Curiae, 26 settembre 2020


Il terremoto che ha travolto la curia all’imbrunire di ieri, 24 settembre, con la violenta – almeno così ci hanno riferito – defenestrazione del card. Giovanni Angelo Becciu e la sua sicuramente obbligata rinuncia ai “diritti del cardinalato” (espressione che più confusa non potrebbe essere) apre scenari inquietanti sulla politica interna di Oltretevere, ma soprattutto ha riverberi di non poco conto anche su altre realtà con le quali Becciu aveva a che fare.
Avendo pubblicato la nota della Sala Stampa nella tarda serata di ieri Bergoglio ha consegnato in pasto al mondo le sorti del suo ex primo collaboratore, consentendo così – probabilmente con un non troppo vago sadismo – atti di sciacallaggio nei confronti di un uomo che non solo è a servizio della Santa Sede da quarantanni, ma è anche stato in tante occasioni “il suo uomo di fiducia”. Gianluigi Nuzzi – per dirne uno – col suo solito stile morboso, sputa veleno dalle pagine dei social, quasi che la notizia fosse una sorta di pena del contrappasso per il cardinale sardo che ne avrebbe sollecitato e ottenuto il processo dopo la pubblicazione del libro “Via crucis”.
Questo commento, però, non vuole entrare nel merito della vicenda e delle ragioni che avrebbero portato ai fatti di queste ultime ore, ma solo soffermarsi su una delle loro conseguenze.
Come tutti sappiamo Becciu era stato nominato, all’acme dell’ultima crisi interna dell’Ordine di Malta, “Delegato Speciale” del Papa affinché accompagnasse il processo di riforma delle costituzioni, sostituendo di fatto il ruolo di Cardinalis Patronus titolarmente ancora oggi conferito (per quel che può valere l’Annuario Pontificio) al card. Burke, dopo averlo silurato dalla Segnatura (punendolo per non aver votato per lui). Con la morte dell’ultimo Gran Maestro Dalla Torre (di cui ampiamente ci siamo occupati) Becciu – come abbiamo anche visto di recente – ha assunto un ruolo centrale nella vita interna dell’Ordine. Da una sorta di commissariamento non troppo velato si è passati a una forma di efficiente e proficua collaborazione per far fronte a talune istanze per le quali il fronte tedesco (che regge l’attuale esecutivo) ha sempre mostrato cieca sordità. Becciu, infatti, pare si sia accorto che la tendenza a laicizzare l’Ordine di Malta con un progressivo trasferimento della gestione capitale dal nucleo dei religiosi a quello dei cavalieri in obbedienza fosse una priorità dell’attuale governo dell’Ordine, guidato sostanzialmente dal Gran Cancelliere Boeselager. La prematura morte di Dalla Torre ha certamente creato un dissestamento nel sistema interno che avrebbe condotto all’approvazione di una riforma a scatola chiusa, e se da una parte si è riscontrata una forma di strumentalizzazione di presunte volontà dell’illustre defunto volta a blindare una riforma in realtà sempre rimasta allo stato embrionale, dall’altra si è visto sempre più crescere il ruolo direttivo e di argine di Becciu in questa vicenda, trasformandosi di fatto da mero osservatore ad ago della bilancia.
Il cardinale sardo, infatti, estraneo alle vicende della vita interna dell’Ordine fino a due anni fa, ma anche mente fina e acuta, si è reso probabilmente conto del golpe interno che Boeselager e i suoi vorrebbero compiere e col quale certamente si snaturerebbe l’istituzione, sottraendola peraltro anche al naturale legame con la Santa Sede, così come peraltro aveva già rilevato Burke prima di essere sollevato.
Pare infatti che mentre inizialmente la linea tedesca abbia sostenuto con insistenza la possibilità di un intervento diretto del Papa nelle vicende interne dell’Ordine – e il primo ad esserne stato beneficiato è lo stesso Boeselager che, dopo esser stato rimosso dall’ex Gran Maestro Festing, è stato reintegrato con un decreto diretto di Bergoglio dall’assai dubbio valore giuridico – in un secondo tempo, constatando che Becciu si era reso conto che la vera intenzione era marginalizzare i religiosi professi e dunque sottrarre l’Ordine all’egida della Santa Sede, pare vi sia stata una inversione di rotta, che ha provocato insofferenza verso il Delegato Speciale, il quale appunto non era più solo uno spettatore silente e che aveva anche costituito una sua commissione di studi per portare avanti sani progetti di riforma coerenti col diritto dei religiosi. In più Becciu si era anche messo di traverso quando l’attuale governo riteneva che l’attuale ottantenne Luogotenente Interinale potesse gestire il Capitolo Generale, quando invece il suo unico compito è quello di convocare il Consiglio Compìto di Stato per l’elezione del capo dell’Ordine. Insomma una presenza diventata, nel tempo, da “utile” a “scomoda” per via del continuo richiamo al rispetto delle procedure per chi si crede domineddio.
Anche se la spoliazione dei diritti connessi al cardinalato di Becciu, di per sé crediamo non possa comportare automaticamente la perdita di quell’incarico (che peraltro gli fu affidato quando ancora era Arcivescovo Sostituto), è evidente però che trattasi di un compito fiduciario, fiducia che per quanto ci hanno riferito circa l’aggressività dell’incontro di ieri nel quale si è quasi giunti alle mani (che miseria!) si è certamente infranta.
Ad oggi, dunque, l’Ordine di Malta risulta essere privo di un rappresentante della Santa Sede: il cardinale patrono (Burke) è solo “titolare” e certamente sarebbe fantascienza ipotizzare un suo ritorno in sella; il delegato speciale è congelato e crediamo anche in uno stato di prova emotiva nel quale di certo non penserà alle beghe dei parrucconi di Via Condotti ma piuttosto a dimostrare la propria innocenza e la propria estraneità ai fatti che gli si imputano.
Questa situazione, però, provoca di riflesso una sorta di mano libera dell’asse tedesco che non incontrerà più la resistenza robusta da parte di un rappresentante diretto della Santa Sede; il che, naturalmente, risulta essere molto pericoloso perché se prima si aprivano varie ipotesi “di buona linea” per la nomina del successore di Dalla Torre, ad oggi si fa ampia strada la “soluzione Luzzago”, cioè l’elezione di un religioso fragile e facile vittima emotiva della linea tedesca che sarebbe continuamente sotto scacco dell’attuale governance dell’Ordine e che consentirebbe, di fatto, uno stato di cose che porterebbe a fratture, divisioni e alterazioni fatali dell’istituzione secolare dei cavalieri di Malta.
Qualcuno, riferendosi al fatto che l’attacco a Becciu sia partito dallo IOR, si addentra in scenari ipotetici nei quali ci possa essere anche lo zampino di Georg Boeselager, dal dicembre 2016 nominato da Parolin membro del Consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto per le Opere di Religione e fratello del più famoso Albrecht, Gran Cancelliere SMOM osteggiato da Becciu, e che dunque possa esservi un affondo del mai troppo sofferto Segretario di Stato, che così regolerebbe conti personali e dei suoi amici teutonici. Fantapolitica vaticana? Forse, ma è ormai certo che in questa notte dei lunghi coltelli che dura da sette anni tutto è possibile: sparigliare il mazzo può certamente aiutare chi è solito barare, mentre il demonio se la ride e gode del fango che finisce sul volto della Chiesa.
E intanto, mentre si aspetta di conoscere il nome del successore di Becciu (sempre se ci sarà), oscure e fitte nuvole si addensano sulle mura vaticane, che forse non vedeva intrighi e cortigianerie del genere dai tempi dei Borgia.
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Foto di copertina: uno scorcio dei Giardini Vaticani, con la Cascina del Giardiniere.

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Christoforus78
A me spiace solo per quei cattolici laici e religiosi che si ostinano a difendere l'operato dell'argentino, ostinandosi a non vedere il male che fa ed immaginandosi un bene che egli non compie. Amare un uomo significa desiderare che si salvi non avallare le sue opere malvagie. I suoi adulatori non amano Bergoglio, non amano Dio, amano solo se stessi ed appoggiano chi torna utile ai loro …More
A me spiace solo per quei cattolici laici e religiosi che si ostinano a difendere l'operato dell'argentino, ostinandosi a non vedere il male che fa ed immaginandosi un bene che egli non compie. Amare un uomo significa desiderare che si salvi non avallare le sue opere malvagie. I suoi adulatori non amano Bergoglio, non amano Dio, amano solo se stessi ed appoggiano chi torna utile ai loro interessi.